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Pedofilo suicida.

Un pedofilo di 49 anni, tale Roberto Patassini, meglio noto come “la nana” (sic) in carcere di Viterbo dove sta scontando una condanna a 10 anni perché coinvolto in una rete di prostituzione minorile e pedofilia che sfruttava bambini reclutati nei campi rom o nelle squadre di calcio giovanili e “venduti” a soggetti della “Roma bene” (l’inchiesta tristemente nota fu denominata “fiori nel fango”), si è tolto la vita .
Riporto la notizia e non credo serva aggiungere altro. Auspico solo che il caso non serva a qualcuno per protestare sulle “pessime condizioni” delle carceri italiane. Poiché soggetti simili forse 10 anni li scontano, ma spesso per le vittime la condanna è a vita…

Il suicidio dei pedofili e dei bambini loro vittima!

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C’è un tema che mi sta particolarmente a cuore. Ed è quello dei bimbi, vittima di abusi, che per questo motivo si tolgono la vita.
È forse questo l’ultimo grande tabù, all’interno di un tema (la pedofilia) che è già di per sé un grosso tabù.
Nei racconti di tantissimi sopravvissuti da me incontrati in questi anni, la morte ha fatto spesso capolino.
Morte come “via di fuga”, come “salvezza” (ed il solo scriverlo mi dà i brividi!). Come modo per interrompere le violenze subite. Come salvagente nel mare in burrasca degli interminabili abusi.
In bimbi grandi, o in bimbi molto piccoli.
Detti sottovoce o raccontati nelle pagine di un diario che fortunatamente non è rimasto segreto, i desideri di morte sono stati, purtroppo, un effetto collaterale costante.
E quando quei bimbi sfortunatamente riuscivano nel loro intento, nessuno e sottolineo NESSUNO pagava anche per quel ultimo sgarro, per quella ennesima violenza, al suo massimo livello, scatenata contro di loro.
In questo blog abbiamo toccato poi anche il possibile suicidio da parte dei pedofili.
Premesso che la cosa non ci deve toccare e soprattutto non deve toccare le vittime (accrescendole magari di inutili sensi di colpa), il possibile suicidio dei pedofili è solitamente una manifesta ammissione di colpa. O meglio, una “via di fuga” quando le carte processuali non permettono di farla franca e le persone che ti stanno intorno cominciano a chiederti di confrontarti con l’amara verità dei fatti.
Spesso la causa sono proprio quelle persone, che sono scese in piazza o  si sono battute con elevate energie, solamente per tutelare ciò che tutelabile non era ed impedendo così al vero pedofilo di fare i conti con la propria coscienza, ammettere il proprio crimine, scusarsi e “pagare” i conti per il danno fatto.
L’ultimo caso simile arriva da Milano, Corsico per l’esattezza. Dove un pedofilo (titolare di un noto bar del centro città) ha tentato il suicidio, insieme a moglie e figlia di 38 anni.
Condannato dalla Cassazione ad 8 anni per abusi su una bambina a giorni doveva entrare in carcere, ma il “poverino” non ha retto. Troppa la vergogna, la paura e così ha TENTATO, solo tentato il suicidio. Ed era così convinto di farlo che prima ha telefonato ai parenti raccontando cosa stava per fare.
In psichiatria questo è chiamato “un gesto dimostrativo”, fatto per attirare l’attenzione, raramente col reale fine di togliersi la vita.
Altrimenti non avrebbe chiamato nessuno.
E così il mix di farmaci ed alcool assunto da lui e dall’intera famigliola non è stato letale.
Sui giornali leggiamo che padre, madre e figlia si tenevano per mano.
Non commento. Per non diventare come loro…..
Dico però solo una cosa.
Premettendo che il suicidio è un atto comunque sempre doloroso (a prescindere da chi lo compie) e che per questo non va né giudicato né “commentato”, premettendo che quanto detto vale per chiunque (pure Hitler si suicidò ma come lui migliaia delle sue vittime rinchiuse nei campi di sterminio per suo volere), il messaggio che passa da casi così è il seguente:
il pedofilo che si suicida/tenta il suicido è un predatore che fa finalmente i conti con la propria coscienza.
Si specchia e finalmente vede la vera faccia, il vero volto, la sua vera e reale immagine.
Quel pedofilo fa soprattutto i conti con la vergogna, con la possibilità di essere smascherato e punito. Opzioni queste che a monte, quando godeva nell’abusare dei bambini, aveva allontanato, essendo certo lui di farla franca. Sempre e comunque.
Il predatore di bambini, invece, deve sapere che non solo questa società non lo tollera, né lo piange se si toglie di mezzo, ma che deve mettere in conto che in un modo o nell’altro “potrebbe non farla franca”. Ed a pagare, stavolta, sarà solo lui. A cui rimandiamo anche il conto, salatissimo, di tanti sensi di colpa instillati nelle sue prede. Soprattutto quelle che per causa sua il concetto di suicidio l’hanno fatto loro: riuscendo nel proprio intento.
 
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Nota:
Per rispolverare quando detto:
http://massimilianofrassi.splinder.com/tag/suicidio+di+bambini 

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