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Pino La Monica: stop alle mail al Comune di Reggio.

STOP ALLE MAIL AL COMUNE DI REGGIO EMILIA. ;-) fermatevi per qualche giorno (almeno fino a martedì dopo la nuova puntata a Radio Ies). Pare che l’assessorato sia letteralmente ingolfato da vostre mails di indignazione per il caso La Monica. Breve tregua quindi in attesa di sentire cosa dirà l’assessore ;-) Una cosa aggiungo: siete davvero un esercito di anime GRANDIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII sempre e solo dalla parte dei bambini!

Elena La Monica, ovvero si fa più bella figura a stare zitti ed umili, in un angolino.

Che voi “popolino” del “Bar Frassi” ci avreste inondati di mails e telefonate ce lo aspettavamo. Così tante però no, quindi STOP ALLE MAILS.
Abbiamo capito e vi ringraziamo a nome di quell’Italia anti pedofila che ne ha letteralmente pieni i cosidetti della volgare arroganza di pochi rumorosi individui.
Completiamo l’articolo precedente a questo riportando integralmente la pubblicità ai corsi, quella stessa segnalata dalla sorella di Pino la Monica, tale Elena La Monica, la quale oggi sulla Gazzetta nega che i corsi siano per ragazzi.
Stanchezza da cambio di stagione? Stress? Stanchezza?
Oppure quella capacità camaleontica, a quanto pare vizio di famiglia, di dire una cosa ma farne un’altra  (leggasi: dico di fare i corsi e che i bimbi sono contenti ma intanto 9 di quei bimbi raccontano orrori che non sono di questo mondo?).
Chissà.

Corsi di Teatro…corpo voce ed emozione!
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 Questo giovedì iniziano i corsi di teatro per adulti e ragazzi di Nuova Officina Incanto tenuti da Pino La Monica…e come diceva Peppino De Filippo : “Ho detto tutto…”
Vi aspetto per emozionarci, ridere e creare insieme!
Per info e contatti rivolgersi a me…Elena.
A presto ragazzi!!!    

Dopo la lettura è evidente che ci siamo inventati noi che i corsi sono fatti per i ragazzi.
In qualità di una associazione che raduna quasi 2mila vittime di soggetti così, ringraziateci che ci limitiamo a lamentarci pubblicamente.
Questo l’articolo che oggi compare in prima pagina sulla Gazzetta di Reggio:
http://gazzettadireggio.gelocal.it/cronaca/2011/10/12/news/corso-di-pino-per-bimbi-e-polemica-ma-lui-nega-1.1329473

Con le dichiarazioni della sorella del condannato, Elena, che ripetiamo, contrastano e non poco con il comunicato di cui sopra. Dannazione. Vuoi vedere che la colpa è pure dei giornalisti? Tutti uniti in un grande complotto per bloccare il colto amato bravissimo fratello?
Oppure c’è dell’altro. Dell’altro che a noi sinceramente sfugge.
Ci occupiamo ogni anno di centinaia di casi. Solo pochi finiscono in questo blog, solo pochi hanno visibilità.
Quello della famiglia La Monica, uno di questi, visto le numerose attività da loro fatte durante e dopo il processo (leggasi fiaccolate, raccolte firme, etc. a cui noi “popolino” dovevamo sottostare passivamente in silenzio).
Resta che ci sfugge qualcosa. E ce lo chiediamo ad alta voce, come siamo soliti fare.
Cosa spinge una donna, peraltro pare pure maestra di professione, a difendere in questo modo malgrado l’evidenza dei fatti il proprio fratello?
Sorella che come se non bastasse è scesa in piazza per manifestare a favore di un padre a processo per accuse di abusi sul proprio figlio (leggasi questo nostro vecchio post: http://www.massimilianofrassi.it/blog/baciare-i-figli-maschi-sui-genitali-per-noi-e-normale.html ). Capiamo che sia doloroso ed umiliante essere sorelle di un pedofilo. Ma riteniamo che lo sia molto di più manifestare a favore di lui e di quelli come lui.
Come abbiamo già detto, ci sfugge davvero qualcosa. Ma quel poco che abbiamo e che questi soggetti si impegnano a portare ogni volta che parlano alla luce del sole, diciamo che basta e avanza.

Nota:
Una rilettura alla sentenza di primo grado che dice cos’ha fatto Pinuccio La Monica, è vivamente consigliata:
http://www.massimilianofrassi.it/blog/tag/sentenza-pino-la-monica

La Monica nega i corsi per bambini. E la sorella ci chiama bugiardi e manipolatori.

Premessa:
Raccogliamo e diffondiamo l’appello nato dalla nota emittente radiofonica
 Radio Ies:
”scrivete all’assessore Iuna Sassi del comune di Reggio Emilia. Questo è l’indirizzo: segreteria.assessoresassi@municipio.re.it  inviando semplicemente questo testo :
“DOPO L ‘ INDIFFERENZA VIENE LA COMPLICITA’ .
DITE NO ALLA PEDOFILIA, VIETATE I CORSI DI PINO LA MONICA “. “
Facciamo sentire al Comune che vanta gli spazi per i bambini più belli d’Italia, che quegli spazi sono tali solo se depurati da pedofili e loro sostenitori.

Fatta questa premessa necessaria, andiamo ad approfondire questo appello.
I corsi di La Monica, pubblicizzati inizialmente su Facebook nello spazio della Nuova Officina Incanto onlus come “corsi per ragazzi ed adulti” si tengono in uno spazio privato e non comunale, questo noi lo sapevamo già, ma poco importa, non è quello il punto:
il punto è che un soggetto condannato in primo grado a 9 anni e 9 mesi per abusi su 9 bambine (frequentanti i suoi corsi di teatro) e detenzione di 399 files pedoporno estremi, abbia il suo nome legato alla pubblicità di corsi di teatro per minori.
Ieri ovviamente dopo il caos scaturito da Radio Ies, Pino attraverso la sorella Elena strenua difensora e portavoce dello stesso ha negato tali corsi (più tardi riportiamo l’articolo integrale uscito sulla Gazzetta di Reggio di oggi).
La sorella nega i corsi per ragazzi dicendo:
“è l’ennesima menzogna nei confronti di mio fratello perché Pino il corso di teatro lo sta tenendo ma esclusivamente per 9 adulti di varie età. E Pino di corsi di teatro per bambini non ne terrà finché non sarà chiarita la sua posizione in ambito giudiziario. La trasmissione radiofonica? È stata basata su cose inesistenti”.
Avete letto? L’ennesima menzogna, dice Elena La Monica sorella di Pinuccio e verrebbe subito da chiederle quali sono le altre.
Vediamo però dovew sta la verità. I nuovi corsi “per ragazzi e per adulti” sono stati pubblicizzati su Facebook proprio da lei che della Nuova Officina Incanto onlus è maguardaunpo’, pure la Presidentessa.
Che poi dopo il polverone sia proprio lei a negare il tutto, è un problema suo, non certo nostro.
Chissà forse si è scordata quanto pochi giorni fa aveva scritto. Capita. Soprattutto col cambio di stagione.
La stessa causa che sicuramente le ha fatto dimenticare quanto, esattamente un anno fa (a condanna già avvenuta) dichiarava al Carlino di Reggio (vedi articolo nella foto datato 01 ottobre 2010 ed intitolato “Corsi teatrali per bimbi. Con Pino”) :
”Pino terrà insieme a me i corsi teatrali: per adulti e per bambini…ho interpellato il nostro avvocato, ci ha spiegato che fino a quando la sentenza non diventa definiva Pino ha tutti i diritti di continuare la sua attività di insegnamento ai bambini. Del resto, si sono tutti iscritti per andare da Pino”.
Giusto. La legge purtroppo non gli vieta di farlo. Come non vieta a noi, società civile, anzi “popolino” di indignarci e segnalare suoi corsi per bambini. Veri o presunti. Già presunti. Poiché a questo punto ci nasce un nuovo dubbio: forse si pubblicizzano corsi per bambini tenuti da Pinuccio anche quando non ci sono, per cercare di ridargli una verginità? Se la risposta è sì, suggeriamo di giocare la carta Lourdes, quella dei miracolati. Poiché tale “verginità” riteniamo sia definitivamente naufragata dentro 399 files pedofili estremi. Come facendo il gioco della formichina a 9 bambine.

Nota:
Ecco cosa scrive la sorella di Pino La Monica dopo la puntata radiofonica di ieri dedicata al caso la Monica:
“Ai bugiardi, ai truffatori, ai manipolatori…
A loro è dedicato questo mio ultimo intervento su Facebook…
Dopo aver montato intere vicende con menzogne e congetture, e avendo trovato nel popolino il consenso, continuate a ragliare dai vostri blog con menzogne…menzogne sulle quali addirittura si fanno discutibili e intere trasmissioni radiofoniche. Ma la menzogna ora è palese e con piacere vi comunico che sarà sotto gli occhi di tutti…mentre io me ne vado da questo luogo COLMA DI VERITA’ E COERENZA…Come al solito!!! “

 Nota 2:
il nostro giusto atto di denuncia civile, la nostra indignazione, le nostre paure, trovano conferma nell’articolo che segue.

Tornano i corsi di Pino La Monica: ma voi ci mandereste vostro figlio?

A parte il male fatto (che non dimenticheremo mai: a nome delle nove bambine e di tutte quelle creature orribilmente stuprate e fotografate per ben 399 volte, tanti erano i files pedoporno che aveva archiviato nel computer), a parte quello dicevamo, due frasi non riusciamo a dimenticare tra le tante dette in questi anni da Pinuccio La Monica.
Una la promessa di “indossare una maglia con la scritta SONO UN PEDOFILO!” qualora la Giustizia l’avesse condannato.
Promessa purtroppo non mantenuta.
La seconda invece che avremmo preferito questa sì non la mantenesse è stata quella che malgrado la sentenza di condanna in primo grado e le parole del Giudice, avrebbe comunque “tenuto dei corsi per bambini”.
E stasera quindi, secondo quanto comunicato via internet, Pinuccio tornerà all’opera, con un nuovo corso creato dalla sua Nuova Officina Incanto Onlus: dalle 19,30 alle 22,30 iniziano i nuovi corsi di teatro per adulti e ragazzi (in Via Ravà, laterale Via Settembrini, a Reggio Emilia).
A questo punto sorge spontanea una domanda:
quanti di voi manderebbero il proprio figlio a fare un corso di teatro ad un soggetto condannato in primo grado per aver abusato 9 bambine durante un suo corso di teatro?

Ma i pedofili, provano rimorso ?

Ma i pedofili, provano rimorso? La risposta è…..
C’è un video che in questi giorni impazza sulla rete. Ha come protagonisti due simpatici cuccioli. Uno, un po’ più grandicello, è di scimpanzè. Filmato mentre si prende amorevolmente cura di un piccolo tigrotto. Lo coccola, gioca con lui, addirittura gli dà il biberon, dopo aver provato se il latte scotta o meno.
Senza scomodare gli studi di Konrad Lorenz su quei sentimenti universali che si provano verso i cuccioli (d’uomo o d’animale che siano, tutti accomunati dalle stesse caratteristiche), questo filmato -  che se non l’avete ancora visto, fermatevi un attimo nella lettura e guardate qua: http://www.youtube.com/watch?v=rAsCg6VC2Wc  -  mi è venuto più volte in mente nelle ultime due giornate, a partire da sabato scorso. Giorno in cui ho fatto 6 colloqui con altrettanti adulti, abusati da bambini. Chi dallo zio, chi dai nonni (nonno e nonna), chi dal giovane vicino di casa, chi dai preti. Tutte e sei le persone incontrate stanno con grande difficoltà tornando alla vita (ma ce la faranno, è solo questione di tempo!!!)  ed hanno avuto, in un caso, gli ultimi 23 anni segnati da quegli abusi. Mai denunciati e per questo (anche per questo) restati impuniti.
Cosa c’entra questo con il filmato, vi starete chiedendo. Piano, che ci arrivo.
La vita dei 6 amici incontrati sabato scorso è stata, dicevo, profondamente segnata. Da solchi profondi, dentro ai quali sono caduti amori mancati, figli mai nati, relazioni sbagliate, punizioni auto indotte (anoressia, droga, tagli, etc.) illudendosi di soffocare quei fantasmi, che invece andavano scacciati in un altro modo: vivendo, innanzitutto.
Pensando alle loro vite non ho potuto pensare a quelle dei loro abusanti.
Due morti da tempo, altri sani e sereni. Con una famiglia accanto o una bella parrocchia. Liberi di circondarsi di affetti. E di bambini.
Chissà a quanti hanno fatto del male (quello della recidività è un tema a noi caro, come  ben sapete!), ma soprattutto (ed è questo il punto a cui vogliamo arrivare oggi) quanto sereni hanno vissuto.
E proprio sulla serenità vorrei spostarmi e riflettere con voi:
non ho mai incontrato in quasi 15 anni di lavoro un pedofilo pentito. Uno che chiedesse scusa, ma soprattutto che abbia avuto una vita, perdonate il francesismo, di merda.
Un pedofilo con gli attacchi di panico. Un pedofilo con i farmaci per affrontare il mondo. Con la depressione. Con i tagli sulle braccia. Col corpo troppo grasso o troppo magro.
Su questo punto vorrei riflettessero le vittime, trovando pure in questo la forza per reagire, ma soprattutto vorrei rifletteste voi.
E per farlo arrivo al filmato di cui sopra.
Che ci dimostra quello che è così scontato da dover essere rimarcato. Due esseri così lontani tra di loro (una tigre ed una scimmia) si incontrano, si riconoscono come cuccioli (quindi bisognosi di cure, attenzioni, affetto, coccole, giochi e chi più ne ha più ne metta) e, come natura vuole, si prendono cura l’uno dell’altro. Si incontrano e si vogliono bene.
Il pedofilo no. Certo pure lui fa di tutto per incontrarli quei cuccioli. Pure lui gioca con loro. Li coccola. Di loro si prende cura.
Fino ad un certo punto però, poi fa l’unica cosa che voleva fare: abusarli.
E quando se ne va, finalmente nutrito, tutto prova tranne che il rimorso.
Anzi, non vede l’ora di riprovarci. Di tornare a fare del male. A quei cuccioli. I nostri figli.

 

Nota: apprendiamo (e ringraziamo le vittime che ci hanno mandato la foto che pubblichiamo, da loro trovata libera in internet) che oggi compie gli anni Pino La Monica, (condannato per pedofilia a danno di ben 9 “cuccioli” e detenzione di materiale pedopornografico estremo a 9 anni e 9 mesi). Questa l’immagine che racconta cosa fa oggi e come pare stia. Immagine che vi prego di non commentare. Poiché si commenta da sola.

Un’ultima cosa, che stavo scordando di dirvi. La domanda del titolo:
“Ma i pedofili, provano rimorso?”.  La risposta è, ovviamente, no.

I Video dei sostenitori di Pino La Monica.

I Video dei sostenitori di Pino La Monica.
Per collegarci al post sopra riportato, ecco due video che ci avete fatto avere sempre dopo la lettura delle lettere sopra citate.
In questo caso i manifestanti sono a favore di Pino la Monica (condannato in primo grado a 9 anni e 9 mesi per abusi su 9 bimbe e detenzione di pedopornografia estrema). I video (incommentabili) appaiono sulla pagina pubblica di You Tube dello stesso La Monica.

Video 1:

http://www.youtube.com/watch?v=yH7mkIgmTUo&feature=share

Video 2:
http://www.youtube.com/watch?v=sE8xv_qnshY&feature=share

Slitta l’appello di Pino La Monica, ma arriva l’udienza preliminare per il suo consulente Stefano Zanetti.

Si torna a parlare del processo contro Pino La Monica (già condannato in primo grado a Reggio Emilia per abusi su 9 bambine e detenzione di 399 files di materiale pedopornografico estremo) e purtroppo le notizie non sono delle migliori.
Oggi la Gazzetta di Reggio dedica una pagina intera al caso con due notizie, una delle quali decisamente preoccupante.
Partiamo da questa:
l’appello (causa pare ingolfamento della Corte d’Appello) non si farà prima del…… 2013.
Decisamente assurdi i tempi della (in)giustizia italiana.
Anche perché nel frattempo (ed è qua che il ritardo diventa gravissimo) l’imputato se ne sta a zonzo a piede libero…..
Nel frattempo però si viene a sapere (nel medesimo articolo) che per il reato di subornazione di testimone il pubblico ministero dr.ssa Pantani intende procedere contro Stefano Zanetti, consulente di Pinuccio.
Inutile aggiungere alcun commento che non sia il seguente: come vedete continua  a piovere, l’estate tarda ed i calciatori italiani non stanno facendo proprio una bella figura.

Sentenza GIUSEPPE LA MONICA detto Pino.La fidanzata di 11 anni!

Abbiamo visto nelle precedenti analisi cosa si intende per pedopornografia quando si parla del caso La Monica (foto scaricate non casualmente, ben catalogate, nascoste o provate a cancellare, con bambini anche molto piccoli e seviziati!). Poi abbiamo dato voce alle bambine. Impaurite, vergognose, non portatrici di rancore, ma di paura, dolore vergogna e tanto schifo (“mi rivelò anche che, quando la sua testa veniva spinta giù, lei sentiva qualcosa di molliccio sulla fronte con puzza di pesce” ; “quando facciamo un gioco di doverci stringere gli devo sempre toccare il pisello!”: quest’ultima frase nella sentenza è in grassetto e la parola sempre è sottolineata! ), schifo quanto quello che proviamo noi!
Oggi analizziamo un’altra parte della sentenza di condanna di Pinuccio La Monica. Quella con le dichiarazioni dell’imputato (soffermandoci in particolar modo su un episodio particolare della sua vita…). Tralasciamo il modo in cui si presenta (l’abbiamo già riportato…) ed il modo in cui descrive i suoi corsi, solamente per evitarvi botte di noi assoluta. Segnaliamo solo una nota, di non poca importanza:
”sotto l’aspetto pedagogico egli ha affermato di ispirarsi ai modelli di Don Milani, Mario Lodi, ecc. ( peraltro, come si è già anticipato, l’imputato non può vantare alcun titolo di studio specifico in ambito pedagogico o psicologico) .”
L’imputato poi con termini definiti dagli stessi Giudici “alquanto confusi e con argomenti assai poco convincenti” tenta di difendersi, arrancando palesemente e cadendo a nostro avviso in mille evidenti contraddizioni.
C’è un episodio però che definire allucinante è poco. Viene chiamata a testimoniare una ragazza che noi chiameremo “Maria”. “Maria” è una ex studentessa di La Monica, che in passato ha frequentato un suo corso di teatro, “fin da quando lei era in prima elementare” (sic).
Di lei La Monca si innamora e “all’epoca delle scuole medie”, leggiamo, “quando lei aveva 11-12 anni, piano piano la loro frequentazione è uscita al di fuori dei corsi di teatro”.
“Maria” conferma di avere dormito con lui in più occasioni all’età di 13/14 anni , “ma senza alcun risvolto sessuale”.Pino si lega a lei e “progressivamente ha iniziato a cercarla in modo sempre più insistente” invitandola ad uscire per cena o ad andare a casa sua.
Ma il pezzo forte (di cui in passato peraltro avevamo già parlato in questo blog) arriva dopo. Ad ulteriore conferma che questa storia dovrebbe entrare dritta dritta nei manuale di criminologia:
”la testimone ha confermato che nel corso del 2007, l’imputato fece una sorta di pellegrinaggio a piedi fino a Santiago De Compostela, proprio per cercare di dimenticarla e tentare di tornare a considerarla di nuovo come una semplice amica/allieva, ma senza riuscirvi”.
Fermiamoci e facciamo due conti.
“Maria”è nata nel 1993. Pinuccio La Monica il 1 agosto del 1973, esattamente 20 anni prima.
Facile quindi fare i conti. Quando lei ha 11/ 12 anni lui ha 31/32 anni.
E se un uomo di 30 e rotti anni si innamora di una bambina di 10 e rotti anni, l’unica parola che a noi viene in mente è questa: PEDOFILIA!
Secondo un testimone “La Monica non aveva esitazione a dirle TI AMO anche al cospetto di terze persone, ad esternare il suo innamoramento per lei”. Un innamoramento che lo porterà pure a farle delle fotografie. Anche queste sequestrate dalla Polizia Postale….
La ragazza ad un certo punto decide di troncare la relazione malata. Ma Pino non molla. “Maria”dichiara di essere stata “bersagliata da insistenti chiamate e messaggi d’amore; di aver ricevuto altri messaggi d’amore anche dopo due anni da quei primi approcci; di essere stata costretta, a causa di questa pervicacia molesta, a far intervenire  i propri genitori (i quali contattarono l’imputato e gli intimarono di cessare di importunare la figlia)”.
Continua – la prossima volta, i capi di imputazione ed alcune domande. Che vi fate. Che ci facciamo.

Nota:
Pino ha dichiarato, tra le tante cose, che se non avesse più potuto lavorare in Italia a “contatto con i bambini” sarebbe emigrato.
Per un reato simile al suo (8 bambini anziché 9 e 80 video autoprodotti anziché 399 estremi scaricati) questa l’ultima condanna avvenuta in Romania:

CALCIO, ROMANIA: CONDANNATO A 30 ANNI ALLENATORE PEDOFILO
E’ stato condannato a 30 anni carcere per violenze e pedofilia l’ex allenatore della squadra di calcio giovanile Unirea Alba Iulia, Nicolae Stelian. E’ stato trovato colpevole di aver avuto rapporti sessuali con otto ragazzi della squadra giovanile. Tre di essi, scrive il quotidiano Adevarul, erano minori quando sono stati sottoposti agli abusi. Stelian ha peraltro filmato le scene di sesso e le ha scaricate sul suo pc personale. La polizia ha trovato 80 filmini nel suo computer dove sono riprese scene di sesso orale e anale. I fatti si sono svolti nel 2009-2010. Il Tribunale ha condannato l’allenatore in primo grado a 30 anni di carcere e ad un risarcimento morale di 520.000 lei (circa 122.000 euro).

SENTENZA PINO LA MONICA. Parte 3 – La voce delle bambine.

Continua l’analisi della sentenza di Pino La Monica, condannato in primo grado a
9 anni e 9 mesi per abusi su 9 bambine e detenzione di 399 files pedopornografici (files, giusto per ricordarlo a chi ha manifestato per lui catalogati, pescando un esempio tra i tanti, in cartelle così: “stupro anale di bambine”).
Abbiamo riportato alcuni giorni fa la prima parte con le testimonianze delle bambine. Testimonianze accomunate, l’ho già detto, da due fattori:
la grande dignità delle stesse e l’altrettanto grande sofferenza/paura, provata sulla propria pelle.
Continuiamo con altre voci, pescate nelle 100 e rotti pagine che ridanno senso alla parola giustizia. Ripartiamo da pagina 17 e da quei segnali che inequivocabilmente ci avvisano che c’è un disagio. Disagio che in questo caso, purtroppo, prende la parola di ABUSO SESSUALE.
La bimba fa la prima media e partecipa ai corsi di Pinuccio, “con entusiasmo e contentezza”. Tuttavia “durante l’anno, la ragazzina era visibilmente cambiata negli atteggiamenti e nell’umore ed aveva iniziato a rinchiudersi in sé stessa, ad intristirsi, come se stesse progressivamente sfiorendo, ed a manifestare sintomi di disagio e di ansia”.
Proprio perchè come sostengono i La Monica fans è tutta una cospirazione contro di lui, interessante evidenziare questo elemento (che pure ricorre spesso, perché l’ultima cosa che gli adulti pensano, è che possa esserci un abusante nel loro mondo!):
la mamma interroga la bimba su cosa stia accadendo ma la stessa sminuisce e dice che non c’è nulla, lasciandosi solo “sfuggire il desiderio di non andare più a teatro, cioè di non frequentare più i corsi pomeridiani, ma la mamma – per sua stessa ammissione – non aveva dato peso a ciò ed anzi aveva spronato la figlia a continuare le lezioni, non immaginando nemmeno lontanamente che i problemi fossero legati proprio a quei corsi”.
Come vedete è chiaro sia il contagio che il partire subito convinti che Pino sia un pedofilo…….
Finalmente la madre riesce a superare il muro di vergogna e silenzio della bimba. Che, con grandissima difficoltà, comincia  a parlare (altra dimostrazione pratica di come i bimbi puntino subito il dito contro i poveri innocenti accusati di abusarli):
“…le ha faticosamente rivelato, in notevole imbarazzo e con ritrosia (“cercava di parlarmi però poi faceva marcia indietro”), usando “mezze parole”, senza mai riuscire a dire apertamente, preferendo mimare i gesti, di avere subito, assieme alle amiche, toccamenti da parte dell’insegnante di teatro…”.
Dopo questa prima dolorosa rivelazione, nei giorni a seguire la bimba parla, aggiungendo particolari. Dice ad esempio che “tale insegnante, le prendeva la mano e gliela metteva a contatto con le proprie parti  intime, facendosele toccare” ed ancora che “durante un gioco al buio si è trovata sotto ad un banco con l’insegnante che le ha fatto infilare la mano nei propri pantaloni”.
Ancora una volta percepiamo la paura dei bimbi. Che in un contesto che doveva essere di gioco si ritrovano ad essere meri oggetti sessuali, manipolati per placare malate frustrazioni.
Un’altra bimba aggiunge:
”durante le lezioni di teatro , il professore (alt. Fermi. Errore nella sentenza. La dicitura esatta non è professore, ma:
“docente di attività espressiva propedeutica alle attività espressive e dinamiche comunicative e abilità razionali”. Continuiamo) si appartava in un’altra stanza con lei e con altre tre alunne, lasciando da solo il resto degli alunni in un’altra aula adiacente…a turno palpeggiava le ragazze toccandole il sedere e la vagina ed abbracciandole cercando ogni pretesto per porre in essere quei comportamenti…in particolare ad una delle ragazze ha afferrato la mano facendosi toccare il pene mentre con lei si era limitato ad abbracciarla forte avvicinandola alle sue parti intime”.
Un’altra bimba invece “rivela” ai genitori quanto accade in un modo quanto mai singolare.
È domenica ed il padre la sente urlare. La raggiunge e la bimba è al telefono che grida:
“mi devi lasciare in pace! Mi devi lasciare in pace!”.
Dopo la telefonata la bambina in “preda a disperazione e rabbia, gli ha rivelato che l’insegnante aveva iniziato a toccarle le tette e poi in seguito veniva fuori (dal bagno) con il pene dritto e se la tirava a lei…dicendole anche frasi del tenore <<mi sono innamorato di te, se vuoi scappiamo insieme>>.
Non posso esimermi dal segnalare che parliamo della stessa persona che dopo la condanna ha dichiarato che avrebbe continuato a lavorare con i bambini!
A tal riguardo questa bimba aggiunge che La Monica “teneva analoghi comportamenti anche nei riguardi di altre bambine più piccole di lei”.
Il padre della bimba dice: “mi ha detto che c’erano della bambine molto piccole che lui, con delle scuse banali, se le tirava a lui…”.
Un’altra bimba ancora aggiunge: “al termine di questo gioco la sensazione che restava sulle sue mani era quella di “bagnato…umido”, con un odore che la piccola ha definito “non proprio l’odore di lavanda…tipo come il pesce marcio”.
Direi che per oggi può bastare. Non vorrei che alla lettura di altri passaggi simili i suoi fans dovessero corressero ad aprire un altro mutuo. Sapete, coi tempi che corrono….

CONTINUA…..

SENTENZA PINO LA MONICA. Parte 2 – La voce delle bambine.

A grandissima richiesta continuiamo a commentare la sentenza che in primo grado, IN NOME DEL POPOLO ITALIANO, ha condannato “OLTRE OGNI RAGIONEVOLE DUBBIO” Giuseppe La Monica detto Pino (“docente di attività espressiva propedeutica alle attività espressive e dinamiche comunicative e abilità razionali” ) a 9 anni e 9 mesi per abusi su 9 bambine e detenzione di 399 files pedopornografici (foto di bambini anche di 3 anni d’età!).
È un viaggio nell’orrore e, se permettete, nello schifo quello che faremo oggi. Dovendo riportare alcune frasi (molte delle quali scritte nella sentenza in grassetto, affinché abbiano la dovuta evidenza) che rischiano di far diventare la nostra analisi quasi “morbosa”, se non fosse che le stesse sono le parole delle bambine. Dette con molto dolore, paura, vergogna.
Ma soprattutto con l’ingenuità e, aggiungo, la dignità che è loro. E che nessun pinolamonica di questa terra può nemmeno lontanamente sognarsi di intaccare.
Domani invece vedremo come La Monica si è difeso. Chi ha provato a tirare in ballo. Quali scusanti ha accampato.
Oggi parlano loro. 9 bambine, di tre paesi diversi. Bimbe fatte passare dagli ammiratori di La Monica con svariati epiteti (li ricordo tutti. Uno per uno. Sono per me una grande ferita. Che non si rimarginerà MAI! Molti addirittura ce li hanno mandati via mail. Che forse dovremmo raggruppare tutte e nell’adeguato teatro, mettere in scena…a buon intenditor….).
Ma ritorniamo a bomba sulla sentenza, pescando qua e là tra la voce delle bimbe.
Partiamo dalla prima.
La cui storia ci serve per far smentire (ma serve davvero farlo????) chi ancora crede che ai bambini basti puntare il dito contro qualcuno inventandosi a memoria chissà cosa, per farlo travolgere dall’onta dell’abuso.
La bambina 1, anni 10, dice al padre di non voler più andare ai corsi di La Monica, corsi che le piaceva frequentare fino a poco tempo prima.
”BAMBINA 1 ad un certo punto ha fatto sapere al papà di non voler più andare al corso perché non le piaceva ed anzi le faceva schifo; siccome la bambina era reticente sui motivi, il papà in quel momento ha ritenuto di non insistere nell’interrogarla, pensando che si trattasse di ragioni futili”.
”Quella sera stessa durante la cena, guardando assieme la TV, il papà ha nuovamente chiesto a BAMBINA 1 le ragioni del rifiuto del corso di teatro; a questo punto la bambina ha spiegato che non le piaceva un gioco che si faceva durante il corso. Anche di fronte a tale risposta il papà ha ritenuto di non insistere, apparendogli al situazione non preoccupante”.
Accade allora una cosa. Che dà la misura dell’intelligenza e della grandezza di quelli che mi piace chiamare i “nostri” bimbi.
La piccola aveva un diario. Una sorta di diario segreto, che ovviamente i genitori non dovevano leggere.
La stessa però fa in modo che il papà lo trovi, aperto e lo possa leggere.
Quando durante l’udienza il papà ha ricordato l’episodio si è profondamente commosso.
”Caro diario, oggi ho iniziato il corso di PINO. Qualcuno si è fatto male ma non era una tragedia! Però c’è una cosa che odio è che quando facciamo un gioco di doverci stringere gli devo sempre toccare il pisello!”.
Ci sono momenti nella vita repentini, come dei fulmini, che arrivano squarciando la notte e per un secondo la illuminano a giorno. Qua al contrario con la stessa velocità, arrivano di giorno e tutto intorno diventa notte. Ma non per un secondo per molto moltissimo tempo……..non sempre recuperato e sanato da sentenze così…..
Quel mondo, chi passa da qua lo conosce bene. Quella inversione improvvisa e violenta della propria esistenza, che da allora non è più come prima.
Unito a quel senso di impotenza, a quella ferita che ti esplode dentro e la domanda (nel 99% dei casi illegittima!): “come ho fatto a non capirlo prima?
”Il marito ne parla con la moglie e insieme decidono di rimettere il diario al suo posto. A riprova che la bimba voleva che fosse letto, sulle sue pagine apparirà la scritta “STATO GUARDATO”.
Dopo un iniziale momento di straniamento e di “imbarazzo” finalmente il padre affronta l’argomento con la bambina.
La quale “con imbarazzo, gli ha spiegato di non voler frequentare il corso di teatro perché l’insegnante durante il gioco del trenino, giocato a luci spente, le faceva mettere le mani nelle tasche dei propri pantaloni, che erano bucate, e si faceva toccare…”.
Nel frattempo le cose, per La Monica, precipitano. Viene arrestato per “presunti abusi avvenuti” in un altro paese e nasce un Comitato a suo favore. Molto rumoroso. Disturbante per le vittime. Come una nuvola di zanzare levatasi da un cumulo di letame.
E quella che in questa storia è la bambina 1 diventa, con la denuncia fatta la bambina 4. Alla faccia della cultura del contagio con cui hanno vinto una volta (leggasi Brescia) e da allora pensano di poterla applicare ogni volta devono difendere un proprio simile.
Ma lasciamo la piccola e passiamo ad un’altra bambina.
Anche lei è contenta di andare ai corsi di Pino. Anche lei improvvisamente, senza dare motivazioni serie, decide di non frequentare più i corsi di La Monica:
”adducendo motivazioni apparentemente banali e non preoccupanti” ma in contemporanea anche manifestando “sintomi di disagio e di ansia”.
La bimba non vuole più “addormentarsi con la luce spenta del tutto, temeva il buio ed anzi pretendeva sempre qualcuno al suo fianco al momento di prendere sonno”. Come se non bastasse, “piangeva spesso e chiedeva insistentemente di essere ascoltata: ma – come ammesso dalla stessa madre – tutti questi segnali non sono stati recepiti ed anzi quei comportamenti sono stati interpretati come banali capricci, tanto che BAMBINA 2 veniva rimproverata per essi”.
Come vedete siamo ancora una volta lontani anni luce dall’interpretazione che vi hanno fatto sempre bere, quella ciò di chissà quale complotto contro il Pinuccio.
Qua addirittura si fatica a capire i segnali di disagio dei bimbi e li si sgrida. Perché non vogliono più andare al corso.
Cambiamo nuovamente paese. E troviamo a testimoniare una assistente sociale, che riporta il colloquio col papà di un’altra bambina.
Il genitore le ha raccontato che sua figlia ed i figli di altri genitori si lamentano dei corsi tenuti da Pino La Monica specialmente per alcuni giochi “particolari “ che vengono fatti.
Il gioco di cui più hanno paura è quello del “nascondino al buio”, durante il quale “La Monica, secondo il racconto fatto dalle bambine ai genitori, dopo aver fatto buio nella stanza e dopo aver fatto nascondere sotto al proprio maglione una bambina, ne sospingeva il capo in basso fino ad avvicinarlo al pube, a diretto contatto con esso, al punto che la bambina avvertiva “qualcosa di molliccio ed odore come di pesce”.
Viene sentito il papà della bambina che conferma che la stessa aveva sempre seguito volentieri i corsi di la Monica, salvo “inspiegabilmente” cambiare idea ed impuntarsi per non volerli più frequentare.
I genitori si insospettiscono allora ed iniziano “a sondare la figlia”, caratterialmente molto riservata.. Dopo mille difficoltà e ritrosie la bimba trova la forza di aprirsi. E, seppure con molta fatica, e vergogna, racconta che “veniva avvolta dalla maglia dell’istruttore La Monica….veniva messa una posizione…in ginocchio o supina…veniva aiutata a restare ferma…si lamentava per il caldo…e rimaneva lì”.
Complimenti. Mi viene da chiedere ad alta voce se le tanto autoreferenziali doti decantate dall’imputato e da chi lo ha sostenuto stiano nelle modalità di far passare per giochi degli abusi sessuali su bambine di 10 anni.
Ma ad alta voce mi viene anche da sottolineare il dolore di questa bambina. E soprattutto la paura. Connotazione questa che non si evidenzia mai, ma che penso sia da mettere in conto tanto quanto la violenza subita.
Una bambina si trova in balia di un adulto. Deve stare ferma. Le manca l’aria. Non può urlare, chiedere aiuto, fuggire.
Deve stare lì, ferma, immobile, mentre lui….

CONTINUA.

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