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SENTENZA PINO LA MONICA. Parte 3 – La voce delle bambine.

Continua l’analisi della sentenza di Pino La Monica, condannato in primo grado a
9 anni e 9 mesi per abusi su 9 bambine e detenzione di 399 files pedopornografici (files, giusto per ricordarlo a chi ha manifestato per lui catalogati, pescando un esempio tra i tanti, in cartelle così: “stupro anale di bambine”).
Abbiamo riportato alcuni giorni fa la prima parte con le testimonianze delle bambine. Testimonianze accomunate, l’ho già detto, da due fattori:
la grande dignità delle stesse e l’altrettanto grande sofferenza/paura, provata sulla propria pelle.
Continuiamo con altre voci, pescate nelle 100 e rotti pagine che ridanno senso alla parola giustizia. Ripartiamo da pagina 17 e da quei segnali che inequivocabilmente ci avvisano che c’è un disagio. Disagio che in questo caso, purtroppo, prende la parola di ABUSO SESSUALE.
La bimba fa la prima media e partecipa ai corsi di Pinuccio, “con entusiasmo e contentezza”. Tuttavia “durante l’anno, la ragazzina era visibilmente cambiata negli atteggiamenti e nell’umore ed aveva iniziato a rinchiudersi in sé stessa, ad intristirsi, come se stesse progressivamente sfiorendo, ed a manifestare sintomi di disagio e di ansia”.
Proprio perchè come sostengono i La Monica fans è tutta una cospirazione contro di lui, interessante evidenziare questo elemento (che pure ricorre spesso, perché l’ultima cosa che gli adulti pensano, è che possa esserci un abusante nel loro mondo!):
la mamma interroga la bimba su cosa stia accadendo ma la stessa sminuisce e dice che non c’è nulla, lasciandosi solo “sfuggire il desiderio di non andare più a teatro, cioè di non frequentare più i corsi pomeridiani, ma la mamma – per sua stessa ammissione – non aveva dato peso a ciò ed anzi aveva spronato la figlia a continuare le lezioni, non immaginando nemmeno lontanamente che i problemi fossero legati proprio a quei corsi”.
Come vedete è chiaro sia il contagio che il partire subito convinti che Pino sia un pedofilo…….
Finalmente la madre riesce a superare il muro di vergogna e silenzio della bimba. Che, con grandissima difficoltà, comincia  a parlare (altra dimostrazione pratica di come i bimbi puntino subito il dito contro i poveri innocenti accusati di abusarli):
“…le ha faticosamente rivelato, in notevole imbarazzo e con ritrosia (“cercava di parlarmi però poi faceva marcia indietro”), usando “mezze parole”, senza mai riuscire a dire apertamente, preferendo mimare i gesti, di avere subito, assieme alle amiche, toccamenti da parte dell’insegnante di teatro…”.
Dopo questa prima dolorosa rivelazione, nei giorni a seguire la bimba parla, aggiungendo particolari. Dice ad esempio che “tale insegnante, le prendeva la mano e gliela metteva a contatto con le proprie parti  intime, facendosele toccare” ed ancora che “durante un gioco al buio si è trovata sotto ad un banco con l’insegnante che le ha fatto infilare la mano nei propri pantaloni”.
Ancora una volta percepiamo la paura dei bimbi. Che in un contesto che doveva essere di gioco si ritrovano ad essere meri oggetti sessuali, manipolati per placare malate frustrazioni.
Un’altra bimba aggiunge:
”durante le lezioni di teatro , il professore (alt. Fermi. Errore nella sentenza. La dicitura esatta non è professore, ma:
“docente di attività espressiva propedeutica alle attività espressive e dinamiche comunicative e abilità razionali”. Continuiamo) si appartava in un’altra stanza con lei e con altre tre alunne, lasciando da solo il resto degli alunni in un’altra aula adiacente…a turno palpeggiava le ragazze toccandole il sedere e la vagina ed abbracciandole cercando ogni pretesto per porre in essere quei comportamenti…in particolare ad una delle ragazze ha afferrato la mano facendosi toccare il pene mentre con lei si era limitato ad abbracciarla forte avvicinandola alle sue parti intime”.
Un’altra bimba invece “rivela” ai genitori quanto accade in un modo quanto mai singolare.
È domenica ed il padre la sente urlare. La raggiunge e la bimba è al telefono che grida:
“mi devi lasciare in pace! Mi devi lasciare in pace!”.
Dopo la telefonata la bambina in “preda a disperazione e rabbia, gli ha rivelato che l’insegnante aveva iniziato a toccarle le tette e poi in seguito veniva fuori (dal bagno) con il pene dritto e se la tirava a lei…dicendole anche frasi del tenore <<mi sono innamorato di te, se vuoi scappiamo insieme>>.
Non posso esimermi dal segnalare che parliamo della stessa persona che dopo la condanna ha dichiarato che avrebbe continuato a lavorare con i bambini!
A tal riguardo questa bimba aggiunge che La Monica “teneva analoghi comportamenti anche nei riguardi di altre bambine più piccole di lei”.
Il padre della bimba dice: “mi ha detto che c’erano della bambine molto piccole che lui, con delle scuse banali, se le tirava a lui…”.
Un’altra bimba ancora aggiunge: “al termine di questo gioco la sensazione che restava sulle sue mani era quella di “bagnato…umido”, con un odore che la piccola ha definito “non proprio l’odore di lavanda…tipo come il pesce marcio”.
Direi che per oggi può bastare. Non vorrei che alla lettura di altri passaggi simili i suoi fans dovessero corressero ad aprire un altro mutuo. Sapete, coi tempi che corrono….

CONTINUA…..

SENTENZA PINO LA MONICA. Parte 2 – La voce delle bambine.

A grandissima richiesta continuiamo a commentare la sentenza che in primo grado, IN NOME DEL POPOLO ITALIANO, ha condannato “OLTRE OGNI RAGIONEVOLE DUBBIO” Giuseppe La Monica detto Pino (“docente di attività espressiva propedeutica alle attività espressive e dinamiche comunicative e abilità razionali” ) a 9 anni e 9 mesi per abusi su 9 bambine e detenzione di 399 files pedopornografici (foto di bambini anche di 3 anni d’età!).
È un viaggio nell’orrore e, se permettete, nello schifo quello che faremo oggi. Dovendo riportare alcune frasi (molte delle quali scritte nella sentenza in grassetto, affinché abbiano la dovuta evidenza) che rischiano di far diventare la nostra analisi quasi “morbosa”, se non fosse che le stesse sono le parole delle bambine. Dette con molto dolore, paura, vergogna.
Ma soprattutto con l’ingenuità e, aggiungo, la dignità che è loro. E che nessun pinolamonica di questa terra può nemmeno lontanamente sognarsi di intaccare.
Domani invece vedremo come La Monica si è difeso. Chi ha provato a tirare in ballo. Quali scusanti ha accampato.
Oggi parlano loro. 9 bambine, di tre paesi diversi. Bimbe fatte passare dagli ammiratori di La Monica con svariati epiteti (li ricordo tutti. Uno per uno. Sono per me una grande ferita. Che non si rimarginerà MAI! Molti addirittura ce li hanno mandati via mail. Che forse dovremmo raggruppare tutte e nell’adeguato teatro, mettere in scena…a buon intenditor….).
Ma ritorniamo a bomba sulla sentenza, pescando qua e là tra la voce delle bimbe.
Partiamo dalla prima.
La cui storia ci serve per far smentire (ma serve davvero farlo????) chi ancora crede che ai bambini basti puntare il dito contro qualcuno inventandosi a memoria chissà cosa, per farlo travolgere dall’onta dell’abuso.
La bambina 1, anni 10, dice al padre di non voler più andare ai corsi di La Monica, corsi che le piaceva frequentare fino a poco tempo prima.
”BAMBINA 1 ad un certo punto ha fatto sapere al papà di non voler più andare al corso perché non le piaceva ed anzi le faceva schifo; siccome la bambina era reticente sui motivi, il papà in quel momento ha ritenuto di non insistere nell’interrogarla, pensando che si trattasse di ragioni futili”.
”Quella sera stessa durante la cena, guardando assieme la TV, il papà ha nuovamente chiesto a BAMBINA 1 le ragioni del rifiuto del corso di teatro; a questo punto la bambina ha spiegato che non le piaceva un gioco che si faceva durante il corso. Anche di fronte a tale risposta il papà ha ritenuto di non insistere, apparendogli al situazione non preoccupante”.
Accade allora una cosa. Che dà la misura dell’intelligenza e della grandezza di quelli che mi piace chiamare i “nostri” bimbi.
La piccola aveva un diario. Una sorta di diario segreto, che ovviamente i genitori non dovevano leggere.
La stessa però fa in modo che il papà lo trovi, aperto e lo possa leggere.
Quando durante l’udienza il papà ha ricordato l’episodio si è profondamente commosso.
”Caro diario, oggi ho iniziato il corso di PINO. Qualcuno si è fatto male ma non era una tragedia! Però c’è una cosa che odio è che quando facciamo un gioco di doverci stringere gli devo sempre toccare il pisello!”.
Ci sono momenti nella vita repentini, come dei fulmini, che arrivano squarciando la notte e per un secondo la illuminano a giorno. Qua al contrario con la stessa velocità, arrivano di giorno e tutto intorno diventa notte. Ma non per un secondo per molto moltissimo tempo……..non sempre recuperato e sanato da sentenze così…..
Quel mondo, chi passa da qua lo conosce bene. Quella inversione improvvisa e violenta della propria esistenza, che da allora non è più come prima.
Unito a quel senso di impotenza, a quella ferita che ti esplode dentro e la domanda (nel 99% dei casi illegittima!): “come ho fatto a non capirlo prima?
”Il marito ne parla con la moglie e insieme decidono di rimettere il diario al suo posto. A riprova che la bimba voleva che fosse letto, sulle sue pagine apparirà la scritta “STATO GUARDATO”.
Dopo un iniziale momento di straniamento e di “imbarazzo” finalmente il padre affronta l’argomento con la bambina.
La quale “con imbarazzo, gli ha spiegato di non voler frequentare il corso di teatro perché l’insegnante durante il gioco del trenino, giocato a luci spente, le faceva mettere le mani nelle tasche dei propri pantaloni, che erano bucate, e si faceva toccare…”.
Nel frattempo le cose, per La Monica, precipitano. Viene arrestato per “presunti abusi avvenuti” in un altro paese e nasce un Comitato a suo favore. Molto rumoroso. Disturbante per le vittime. Come una nuvola di zanzare levatasi da un cumulo di letame.
E quella che in questa storia è la bambina 1 diventa, con la denuncia fatta la bambina 4. Alla faccia della cultura del contagio con cui hanno vinto una volta (leggasi Brescia) e da allora pensano di poterla applicare ogni volta devono difendere un proprio simile.
Ma lasciamo la piccola e passiamo ad un’altra bambina.
Anche lei è contenta di andare ai corsi di Pino. Anche lei improvvisamente, senza dare motivazioni serie, decide di non frequentare più i corsi di La Monica:
”adducendo motivazioni apparentemente banali e non preoccupanti” ma in contemporanea anche manifestando “sintomi di disagio e di ansia”.
La bimba non vuole più “addormentarsi con la luce spenta del tutto, temeva il buio ed anzi pretendeva sempre qualcuno al suo fianco al momento di prendere sonno”. Come se non bastasse, “piangeva spesso e chiedeva insistentemente di essere ascoltata: ma – come ammesso dalla stessa madre – tutti questi segnali non sono stati recepiti ed anzi quei comportamenti sono stati interpretati come banali capricci, tanto che BAMBINA 2 veniva rimproverata per essi”.
Come vedete siamo ancora una volta lontani anni luce dall’interpretazione che vi hanno fatto sempre bere, quella ciò di chissà quale complotto contro il Pinuccio.
Qua addirittura si fatica a capire i segnali di disagio dei bimbi e li si sgrida. Perché non vogliono più andare al corso.
Cambiamo nuovamente paese. E troviamo a testimoniare una assistente sociale, che riporta il colloquio col papà di un’altra bambina.
Il genitore le ha raccontato che sua figlia ed i figli di altri genitori si lamentano dei corsi tenuti da Pino La Monica specialmente per alcuni giochi “particolari “ che vengono fatti.
Il gioco di cui più hanno paura è quello del “nascondino al buio”, durante il quale “La Monica, secondo il racconto fatto dalle bambine ai genitori, dopo aver fatto buio nella stanza e dopo aver fatto nascondere sotto al proprio maglione una bambina, ne sospingeva il capo in basso fino ad avvicinarlo al pube, a diretto contatto con esso, al punto che la bambina avvertiva “qualcosa di molliccio ed odore come di pesce”.
Viene sentito il papà della bambina che conferma che la stessa aveva sempre seguito volentieri i corsi di la Monica, salvo “inspiegabilmente” cambiare idea ed impuntarsi per non volerli più frequentare.
I genitori si insospettiscono allora ed iniziano “a sondare la figlia”, caratterialmente molto riservata.. Dopo mille difficoltà e ritrosie la bimba trova la forza di aprirsi. E, seppure con molta fatica, e vergogna, racconta che “veniva avvolta dalla maglia dell’istruttore La Monica….veniva messa una posizione…in ginocchio o supina…veniva aiutata a restare ferma…si lamentava per il caldo…e rimaneva lì”.
Complimenti. Mi viene da chiedere ad alta voce se le tanto autoreferenziali doti decantate dall’imputato e da chi lo ha sostenuto stiano nelle modalità di far passare per giochi degli abusi sessuali su bambine di 10 anni.
Ma ad alta voce mi viene anche da sottolineare il dolore di questa bambina. E soprattutto la paura. Connotazione questa che non si evidenzia mai, ma che penso sia da mettere in conto tanto quanto la violenza subita.
Una bambina si trova in balia di un adulto. Deve stare ferma. Le manca l’aria. Non può urlare, chiedere aiuto, fuggire.
Deve stare lì, ferma, immobile, mentre lui….

CONTINUA.

SENTENZA PINO LA MONICA. Parte1 – La pedopornografia.


La sentenza di primo grado di condanna a 9 anni e 9 mesi di Giuseppe La Monica, detto Pino, l’ho ricevuta poco prima di Natale, anticipata da un lungo sms, questo:

“Ciao Max è uscita finalmente la sentenza. Avrei voluto spedirtela per e-mail ma 122 pagine sono troppe e la posta elettronica non le ingoia. Ti spedirò per posta un dischetto.
.Perchè lo faccio? Perchè lo meriti.
In questi due anni ci sei stato vicino più che mai.
Ti abbiamo conosciuto e poi incontrandoti abbiamo scoperto la meravigliosa persona che sei e la tua splendida associazione, fatta da tante belle persone che lavorano duramente nell’ombra.
Ti manderò un dischetto per posta della sentenza. perchè so che la pubblicherai.
Ovvio che depennerai tutti i nomi, ma per quanto riguarda mia figlia, e tu sai chi è perchè l’hai conosciuta, potrai scrivere xxxx (nota mia: in realtà ho deciso di omettere anche il soprannome).
E’ un nome anonimo, ma c’è chi lo conosce e gli servirà a fargli capire che non ho alcuna cosa di cui la coscienza mi rimproveri.
La mando a te perchè ripeto ci sei stato vicino per tutto questo tempo.
La mando a te perchè la metti sul tuo blog e sia di aiuto a tutti quelli che purtroppo si sono trovati nella nostra condizione, e che perciò abbiano il coraggio, senza se e senza ma, di denunciare senza timori eventuali casi.
La mando a te per fare coraggio a quelli di Rignano Flaminio , Vallo della Lucania e chissà quant’altri.
Per far capire a loro che la Giustizia, anche se lenta e farraginosa, alla fine arriva. Il tempo di attesa ti uccide, ma arriva.
Noi abbiamo avuto la fortuna che a sostenerci c’era un avvocato unico. Scarpati. Non era solo avvocato ma anche genitore, che ci ha sostenuto non solo professionalmente ma anche moralmente.
Ed abbiamo avuto una PM, Maria Rita Pantani che senza se e senza ma è andata in fondo alle cose.
I giudici non sono stati da meno, ma non hanno fatto altro che dedurre i fatti ed emettere una sentenza.
Grazie di tutto Max e…buon anno a te, ai tuoi collaboratori e a tutti quelli che ti seguono.”
Appena ricevuta l’ho letta di getto e lo ammetto sono stato male.
Nulla che non sapessi già, ma vedere una dopo l’altra tutte quelle barbarie…..
Poi ho dovuto metterla da parte ed impormi di non pensarci.
Ieri l’ho ripresa in mano. Letta a pezzi, poco per volta.
Ed oggi mi trovo a commentarla non sapendo sinceramente bene da dove cominciare né dove andare a parare.
Vorrei sdrammatizzare con una battuta ma stavolta a dire il vero c’è poco da ridere.
E se è di riso che abbiamo bisogno, pensiamo allora a chi ha fatto un mutuo per difenderlo, a chi faceva volantinaggi e raccolte firme, a chi ci inondava di minacce infamie ed insulti, a chi faceva l’elenco dei casi persi in Tribunale da noi (2 – dimenticando invece i più di mille vinti!) facendo passare l’equazione per cui tutti i casi di pedofilia erano “falsi”), ed a tutto il teatrino dei malati e deviati guitti che questa triste storia ha messo in scena.
Prima di analizzare quanto segue un  augurio, oggi come allora, che il sig. Giuseppe La Monica, detto Pino, si mantenga in salute e sentimento. Fino alla Cassazione. Ed alla certa Galera che ne seguirà……..
Perché dopo quanto ho letto il carcere è l’unico posto dove deve stare, per espiare una pena che per quanto grande sia (e 9 anni sono tanti in Italia) non sarà mai sufficiente….
In Galera. A meno che non scappi prima…
La sentenza (scritta benissimo! E chi vuole intendere intenda…) è innanzitutto testimone del grande lavoro fatto dalla Procura ma soprattutto del rispetto che si è sempre avuto per le parti ferite.
L’approccio alle parole delle bambine, alla loro sofferenza anche solo nel ricordo, si percepisce in ogni singola nota a loro dedicata.
Sembra quasi di vedere il Pubblico Ministero i Giudici ed i vari operatori delle forze dell’ordine avvicinarsi a loro in punta di piedi, con rispetto. E credetemi, io che di sentenze ne ho lette molte in questi anni, non sempre ho colto questo atteggiamento e proprio per questo, in tempi come questi, ci tengo a sottolinearlo.
Anche perché è marcatamente all’opposto dell’atteggiamento degli “altri”, di quelli che sfilano pro Pino e le cui testimonianze sono così ricche di contraddizioni che verrebbe da suggerire a qualsiasi altro pinolamonica di evitare nei propri processi di portare testimoni a proprio carico.
Parlando dei testimoni chiamati a sua difesa leggiamo (pag. 105):
“…la stessa credibilità di molte di queste testimonianze è apparsa già di per sé traballante e, per così dire, intermittente. Infatti gli esami condotti in aula hanno dato la netta impressione che quei testimoni fossero già ab initio inclini ad una assoluta ed incondizionata benevolenza verso l’imputato, tale da rasentare in qualche caso la beatificazione (sic) della sua figura (ad esempio Barbara L. ha parlato di PINO come di una “guida” che aiuta a “crescere”….), mentre tutte le persone offese, nelle rispettive audizioni protette, benché vittime, sono apparse più caute e prudenti, anche in negativo, ed in ogni caso non hanno mai mostrato di essere animate da acrimonia o da intenti di demonizzazione dell’imputato”.
Basterebbe questo per rispondere alle polemiche di questi mesi, alla differenza tra la mancanza totale di dignità da una parte e la grandezza morale dall’altra, ma riportiamo ancora una frase:
”Ora che le lezioni di LA MONICA potessero essere piacevoli ed interessanti per la maggioranza dei bambini partecipanti, e che i rapporti tra l’insegnante e gli alunni fossero talora splendidi e comunque generalmente buoni, può dirsi un dato di fatto sostanzialmente acquisito: del resto…è emerso che anche le stesse persone offese avevano già frequentato in precedenza e con soddisfazione, altri corsi dell’imputato o, comunque, alle prime lezioni iniziali dei corsi incriminati, si erano dimostrate contente (o anche entusiaste) di parteciparvi, tuttavia per queste 9 bambine l’iniziale approccio positivo con l’imputato e con i suoi metodi ad un certo punto è venuto meno (improvvisamente o progressivamente) e ciò proprio a causa delle pesanti attenzioni fisiche e degli abusi sessuali che hanno cominciato a subire…”.
Questa parte riassume quanto da sempre diciamo. Un pedofilo può incontrare migliaia di bambini ed essere per loro il miglior amico, professore, educatore, sacerdote, papà, etc. etc. del mondo. Poi però ne incontra uno, uno solo e con quel uno, spazza via tutto il bene che gli altri hanno avuto modo di vedere……
Questa, solo questa, è la pedofilia!
E qua le bambine sono ben 9. Di tre realtà diverse. A cui, non dimentichiamolo mai, vanno aggiunti i bimbi dei 399 files pedopornografici estremi. Di loro parlo sempre. Perché a differenza delle 9 bimbe non hanno avuto nessuno vicino. Nessuno che li aiutasse. Che li difendesse. Che li salvasse.
E chissà molti di loro che fine hanno fatto……
oggi perlomeno questa sentenza ridà loro la dignità rubata.
399 immagini pedopornografiche sono un mondo di bambini violati.
Ed i cui abusi sono stati minuziosamente catalogati.
”Negli allegati della consulenza  tecnica della Polizia postale sono presenti alcune stampe, esemplificative, delle immagini più significative, che ne consentono la valutazione: la natura pedopornografica è fuori discussione”.
Poco più avanti: “…dato il cospicuo numero… e considerato che normalmente i siti internet che offrono contenuti pedopornografici, proprio perché illeciti, non sono accessibili con facilità ed anzi sono sovente celati e protetti risulta francamente del tutto inverosimile l’ipotesi dello scaricamento casuale, o non voluto, in una unica occasione, ed appare per contro assai più razionale e credibile una attività, prolungata e ripetuta nel tempo, di ricerca mirata al procacciamento di simili contenuti.”
E da un’altra parte della sentenza leggiamo:
”significativamente poi non risulta che in quegli stessi PC fossero presenti anche immagini pornografiche “normali” cioè relative ad adulti”.
Questo passaggio pone la parola fine a tutte le (assurde) interpretazioni date dai suoi supporters in questi lunghi mesi…..
Certo ancora una volta viene un brivido (di paura e dolore) a pensare che un soggetto così di giorno aveva il compito di “educare” i bambini e la sera si metteva a caccia di loro coetanei in rete. Catturandoli. In situazioni così:
“rape child porn”, ovvero foto pornografiche con bambini stuprati (Rape = stupro); “3yo”, ovvero three years old, tre anni……
Lo stesso educ-attore che insegnava in rinomate scuole cattoliche.
Lo stesso educatore che d’ora in poi chiameremo non più così ma con le modalità con cui si presenta ai giudici, regalandoci in chiusura di questa prima analisi della sentenza, un sorriso. Lo stesso sorriso che impedisce alla bocca di allargarsi troppo. Per vomitare:
“docente di attività espressiva propedeutica alle attività espressive e dinamiche comunicative e abilità razionali” presentazione che il Giudice definisce, nero su bianco nella sentenza: “definizione di complessità pari alla sua astrusità”.

A breve. Dalla sentenza di primo grado di condanna di Pino La Monica: la voce delle bambine abusate (“l’insegnante aveva iniziato a toccarle le tette e poi in seguito veniva fuori – dal bagno – con il pene dritto e se al tirava a lei…dicendole frasi del tenore: mi sono innamorato di te, se vuoi scappiamo insieme…”) ed il modo in cui Pino si è difeso (partendo proprio dai pc che aveva e dai suoi colleghi dell’officina incanto).

acme

AL BAR DI FRASSI.
pino lamonica
Diciamolo subito. A volte penso che se non ci fossero bisognerebbe inventarli.
Poi sopraggiunge la ragione e penso che solo certe menti possono partorire cose simili. Ed inventarli sarebbe un crimine!
Torniamo, per l’ennesima volta, ad occuparci del Comitato Pro Pinuccio La Monica, quel Comitato che ha portato per primo (ed unico) il processo in piazza. Attaccato genitori e bambini. Ed inquirenti.
Fatto passare, con una logica collaudata quanto logora, i bimbi presunte vittime di abusi come “non credibili” e figli di genitori “contaminati”.
Lo stesso che ha manifestato fuori dal Tribunale, “accogliendo Pino come un eroe” o che ha indetto una conferenza stampa (l’ennesima) per dire alla popolazione tutta che avevano denunciato il Pubblico Ministero del Processo!
Lo stesso che oggi scrive che “non rilascerà più dichiarazioni sulla carta stampata” aggiungendo che questo è “ un processo che deve rimanere nel suo luogo deputato: un’aula di Tribunale!”. Praticamente tutto l’opposto di quanto fatto fino ad oggi.
Ma il meglio deve ancora arrivare.
Nell’atto di rendere pubblica alla vastissima popolazione che li segue (ma un giro tramite piccione viaggiatore non era più efficace?!), il Comitato si permette di citare Enzo Biagi  (“Per me contano solo i FATTI narrati in maniera chiara senza pregiudizi”) salvo aggiungere:
“Chi fosse interessato alle chiacchiere e ad un linguaggio da BAR, potrà continuare il suo GOSSIP in merito al processo su PINO in altri BLOG presenti in rete. Primo fra tutti quello del sig. Massimiliano Frassi (ma c’è ne sono molti altri in rete che affrontano l’argomento in questione).”
Ora. Che il linguaggio qua non sia quello finemente colto dei Pinucci sparsi per il mondo né delle menti eccelse del Comitato, non è una colpa semmai un vanto.
Per quanto concerne Enzo Biagi, dall’alto della nostra preparazione e del lavoro di quasi 12 anni, lavoro finalizzato ad avvicinare i bambini per curarli, non per fare il gioco del “gabbiano” o della “formichina”, riportiamo come vogliono lor Signori
(e lo scomparso Biagi) i FATTI.
Fatti, non pugnette,come dice quel comico vostro concittadino, FATTI. Come forse sono alcuni di quelli che sfilano in strada per gente accusata di abusi (anzi no m i correggo quelli sono stra-fatti….ops, linguaggio da Bar).
Fatti, non Gossip, poiché qua non si gioca con la pelle della gente. Soprattutto se si tratta di bimbi (o donne) vittima di abusi. Ai giochi, o giochetti come diciamo qua
al Bar, ci pensate voi!
FATTI:
Fatto n. ° 1:
i bambini sono stati ritenuti attendibili. E comunque, bimbi di tre         paesi diversi e che non si conoscono tra di loro o si sono coalizzati con una logica criminale, oppure sono realmente vittime di abusi.
Fatto n.° 2:
tre novanta nove. Trecentonovantanove. Tanti, se ben ricordo, sono i files e video pedopornografici (anche “estremi”) sequestrati a Pinuccio. Nessuno operatore al mondo che si occupi di LOTTA alla pedofilia si sognerebbe mai di scaricare anche solo un file con lo scopo di “conoscere il problema”.
Sarebbe come dire che chi lotta contro la droga e si occupa di tossicodipendenza (voi avete un amichetto esperto, peraltro, del tema….se già non l’hanno licenziato chiedetegli una nuova consulenza!), per conoscere il  problema deve farsi di cocaina, eroina, extasy, etc. etc.
E non una volta sola, no, almeno 399!!!!!!!!
Complimenti….scusate un attimo di pausa…..due cappuccini al cinque, no signora brioches finite….i panettoni sono buonissimi, la novità dell’anno, con l’olio vergine di oliva, quando passa per il cesto….
Rieccoci.
Fatto n.° 3:  si può difendere qualcuno accusato del peggiore dei crimini, portando in aula gente che l’ha conosciuto e lo ritiene una brava persona? Sì, e voi lo fate. E lo fate facendo sfilare dei bambini. Bambini di cui evidentemente non ve ne frega nulla, dimenticando o facendo finta di sapere che un pedofilo non abusa tutti i bimbi del mondo che gli capitano a tiro. Ne abusa solo alcuni. Che pazientemente e abilmente sceglie. Se funzionasse la vostra stessa logica gente come Totò Riìna o Bin Laden potrebbe portare a processo file decine di persone che li dipingono come la meglio società.
Fatto n.° 4:
Il vostro blog ha dei links a siti che difendono pedofili accertati. O a siti fatti da pedofili, e delinquenti, accertati. Complimenti vivissimi. E questa la vostra cultura? Visti i links la risposta che vi date è sì! E quindi diventa un fatto!
Fatto n.°5:
Lo scorso anno in questi giorni voi (e non i genitori o le associazioni anti pedofili!) facevate veglie, scrivevate al sindaco, organizzavate corsi e fiaccolate, distribuivate volantini e soprattutto, mentre le bambine andavano all’incidente probatorio (che credetemi, non dico a voi dico a chi mi legge, credetemi non è una “passeggiata”!) voi avevate in piazza lo stand con la raccolta firme. La raccolta firme pro Pinuccio!
E questi sono FATTI!!!!!!!!!!!
Commento al fatto: non oso immaginarmi se anche solo uno dei genitori delle vittime avesse fatto un decimo di tutto questo.
Fatto n.° 6:
È o non è un fatto che i legali di voi si stancano e se ne vanno? O li cacciate quando vi dicono che non c’è nulla da fare?
Ne avete cambiati quattro (e presto sarà interessante capire come mai l’ultimo se n’è andato, muy interesante Diòs mìo).
Fatto n.°7:
Siete voi o i genitori dei bimbi, quelli che hanno un consulente indagato per un reato gravissimo accaduto durante lo svolgimento di questo processo (oltre che autore di un blog diffamatorio contro chiunque si occupi di tutela dell’infanzia). La risposta è VOI. Altro fatto, quindi.
Fatto n. 7:
potrei continuare ma ho finito il tempo, e poi mi bruciano i toast.
p.s.: c’è Bar e Bar. Il nostro è una Locanda. Per nulla “in”, anche se amiamo vestirci bene e circondarci di persone “belle”. Soprattutto d’animo e di cuore. Oltre che d’aspetto. Gente che per apparire meglio di ciò che è non va dal barbiere per farsi la barba il giorno in cui deve deporre…….
Una Locanda dove fermarsi, buttare fuori tutta la rabbia e ritrovare la forza per guardare in faccia la vita e convincersi che no, non è poi così brutta. E che quanto capitato, dentro una casa, una scuola, una chiesa, è un brutto incidente da cicatrizzare il più in fretta possibile, rispondendo con l’amore, e solo con quello, a tanto inutile (e spesso impunito) dolore.
p.p.s.: Qua alla nostra Locanda per voi non c’è posto. Popolari sì, ma non per tutti!  
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