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Sgominata gang di pedofili sadici: abusavano di neonati.

gang di pedofili sadiciSGOMINATA RETE DI PEDOFILI SADICI. ABUSAVANO DI NEONATI.

A grande richiesta riattiviamo il blog, penalizzato dalla nostra presenza sui social network. La prima notizia arriva dalla Gran Bretagna. Quelli che vedete nella foto formano una ”gang di pericolosissimi pedofili”, pedofili sadici, che “amavano” torturare oltre che abusare bambini anche molto piccoli (tra questi parecchi i neonati, prassi questa non nuova e che denunciamo da tempo). Il Giudice che li ha condannanti ha parlato di “atti di terrificante depravazione”. Oltre ad abusarli e torturarli giravano video con le proprie vittime, sempre ovviamente di natura pedofila per il vasto mercato della pedopornografia infantile. <<Gli atti commessi alla banda riflettono i comportamenti “più depravati e grossolanamente deviati che si possano immaginare”, ha affermato il giudice motivando la sentenza. Roba da “turbare qualunque persona decente” e di fronte a cui “ci si sente fisicamente male”. “Si tratta del peggior gruppo di pedofili che abbia mai investigato”, ha fatto eco alla BBC Ian Glover, il funzionario di polizia che ha diretto l’indagine.>>

 

Potebbero scarcerare Marc Dutroux, il “re” degli orchi.

Di Marc Dutroux tutto il mondo sa. Sa di quanto male ha fatto. Della sua pericolosità. Il caso fece clamore perchè dimostrò, per la prima volta nella storia, l’esistenza di forti reti di pedofili.
Bimbi rapiti per essere abusati. Poi uccisi o segregati per anni. Scomparsi. Mai più ritrovati.
Per questo fa male pensare che Dutroux possa uscire e anche se in libertà vigilata, STARE NON IN UNA CELLA MA NEL MONDO CIVILE, QUELLO STESSO CHE HA OLTRAGGIATO.
La risposta la darà il Tribunale di Bruxelles il giorno 18 febbraio p.v..
Chissà perché la possibilità che sia una risposta, per lui positiva, non pare così remota.

Editrice La Zisa contro la pedofilia e dalla parte dei bambini.

La Zisa contro la pedofilia e dalla parte dei bambini.
Continua l’impegno della nota casa editrice La Zisa di Palermo, nel dar voce a chi voce non ha con una serie di pubblicazioni molto importanti. Insieme al mio nuovo libro “Perché nessuno mi crede” in uscita entro fine mese, arriva a giorni anche il libro di Nicolò Angileri, già autore di “Angeli e Orchi”, nonché operatore della Squadra Mobile della Polizia di Stato in forze a Palermo. Questa la scheda libro. Su un fatto che ben conosciamo, tr ai piàù drammatici tra quelli accaduti nel nostro paese e per questo presto caduto nel dimenticatoio…..Fino ad oggi. Buona lettura. Romanzando un’agghiacciante vicenda di cronaca realmente accaduta a Palermo alcuni anni fa – una sordida storia di sfruttamento di minori e di film pedopornografici, Nicolò Angileri tratteggia il ritratto di un quartiere e delle figure che vi si muovono, alcune con ferocia, altre con rassegnazione, i bambini spesso con l’innocenza violata da adulti insensibili a tutto tranne che al richiamo del denaro. Per tutti, nel quartiere, i buoni come i cattivi, vige un tabù: non si fanno denunce alla polizia, non si è spioni. Il ricordo delle passate sofferenze e la consapevolezza che solo parlandone le potrà superare riusciranno a convincere uno dei piccoli abusati a raccontare tutto. Sullo sfondo, nel romanzo, si muovono personaggi indimenticabili delle battaglie civili di quegli anni contro la mafia, la delinquenza, l’ignoranza, come don Pino, padre Puglisi, che fu sempre al fianco degli oppressi e alla ribellione alle regole dell’omertà dedicò la vita. Il libro: Nicolò Angileri, “Destini che nessuno sa”, Romanzo, Pagine 160, Euro 14,00, Edizioni la Zisa (ISBN: 978-88-6684-026-8) Le Edizioni La Zisa aderiscono ad Addipizzo e tutti i volumi sono certificati “Pizzo free”.

rete di pedofili sgominata a Messina

 PEDOFILIA: VILLA DEGLI ORRORI A MESSINA, 11 INDAGATI

(fonte AGI) – La procura di Messina ha depositato l'avviso di chiusura delle indagini nei confronti di undici persone ritenute coinvolte nella rete di pedofili che aveva come base l'area del parcheggio cittadino di Villa Sabin.   Alcuni degli indagati sono dei ragazzini, adescati quando erano piu' piccoli, e che adesso avevano il compito di avvicinare le nuove vittime. L'operazione, denominata "Seppia" e durata parecchi mesi, nel dicembre scorso aveva portato all'arresto di quattro persone. Uno di loro, soprannominato proprio la "seppia" per la sua capacita' di attrarre i ragazzini, e' stato trovato in possesso di un album con le foto dei bimbi e l'indicazione degli abusi commessi. I poliziotti della Squadra mobile avevano scoperto che il parcheggio, utilizzato come spazio per giocare, all'imbrunire diventava luogo degli orrori.
  In una cabina dell'Enel, o sotto un tunnel o nel canneto venivano consumati gli abusi sessuali. Tutto e' partito dalla denuncia di un padre che, insospettito dal comportamento del figlio e dalla sua disponibilita' di denaro e figurine, ha fatto qualche domanda e nel gennaio 2009 si e' rivolto alla polizia. Qualche genitore ha investigato per conto suo. Le accuse contestate a vario titolo sono induzione alla prostituzione, atti sessuali con minori e atti
osceni in luogo pubblico.
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Premessa: non è una gara a chi arriva prima.
Nemmeno a chi per primo ha gridato “al lupo” quando il lupo c’era veramente. Ma è semmai un grido di dolore. Ed un, poco soddisfacente, l’avevamo detto. Pagandola cara, ma l’avevamo detto:
 
Tratto dal mio libro PREDATORI DI BAMBINI – IL LIBRO NERO DELLA PEDOFILIA , 2005. Lotrovate su: www.associazioneprometeo.org
 
predatoridibambinibigBORDELLI PER PEDOFILI.
Si chiama “internato” ed è un modello di intervento organizzato.
Come organizzato è il male fin qui denunciato. Esco subito dal rischio di pericolose displasie mentali e, con il mio stile qui volutamente lontano da toni oxfordiani, passo al sodo, con una necessaria premessa. Quanto sto per denunciare capita a casa mia. Poco distante da dove scrivo queste righe. Nelle scuole dove sarebbe potuto andare mio figlio, salvatosi solo per essere nato in un quartiere diverso.
Anche se questa premessa vale tanto per i capitoli precedenti quanto per quelli a seguire, questa volta ho trovato necessario chiarirlo, poiché mai come nelle pagine che vi apprestate a leggere il rischio di cadere nella fantascienza pura, per chi tra voi lettori è fortunatamente “estraneo” a questa realtà, è molto ma molto alto.
Provo allora a fare un po’ di ordine.
Nel 2001, l’Interpol lancia un allarme, mai giunto in Italia. Oppure, nella migliore delle ipotesi, non adeguatamente considerato.
Esistono, dice il rapporto-denuncia dell’Interpol, in alcuni paesi (Inghilterra, Spagna, Germania, Olanda, Belgio, ma anche Nigeria, Benìn e Marocco) delle “scuole di preparazione delle vittime per i pedofili”.
Le organizzazioni pedofile, stanche di trovarsi con bambini che non reggendo gli abusi sessuali e le torture si suicidavano (quando non venivano uccisi dagli stessi clienti!) hanno studiato un metodo per preparare le vittime predestinate, ad affrontare sevizie ed abusi sessuali, non “sprecando” così la propria mercanzia.
Chiaro no?!
Il metodo prevede vari passaggi progressivi:
dopo aver individuato una scuola dove intervenire, dopo aver trovato il “personale giusto”, si procede per tre fasi:
nella prima i bambini vengono picchiati, con violenze sempre più graduali e feroci, ma fatte in modo da non lasciare mai segni visibili sul corpo.
Il tutto serve per far alzare loro la soglia del dolore.
Nella seconda fase vengono sottoposti quotidianamente ad una sorta di lavaggio del cervello, mostrando in continuazione, scene di sesso tra adulti e bambini. Scene viste sia in filmati a loro proiettati per diverse ore, che “dal vivo”.
La terza fase consiste nel far avere loro dei rapporti sessuali, prima con uno e poi con più adulti. A questo punto il bambino è pronto: i clienti arrivano, lo abusano in gruppo, riprendono le proprie prodezze predatrici (mai rinunciare ad un souvenir da condividere con i propri simili!) e se ne vanno, non prima di essersi rivestiti ed aver pagato in contanti il proprio svago, nel bordello costruito per andare incontro alle proprie torbide esigenze: bordello la cui merce è fatta ad immagine e somiglianza dei nostri figli.
Il tutto avviene nei pressi della scuola (appartamenti privati, stabili in disuso, chiese), dove i bambini a gruppi (spesso formati da intere classi) vengono portati con la complicità di docenti e personale vario (meglio se bidelli depravati ed affini deviati).
Vi chiederete come questo sia possibile, ma soprattutto come quei bambini, tolti da scuole materne, non corrano a casa a chiedere aiuto ai genitori.
La domanda se la sono fatta, prima di voi, i loro aguzzini, poiché nulla deve essere lasciato al caso. Troppi i rischi, molti di più i guadagni.
E quindi in una analisi dettagliata dei ricavi e degli investimenti, ecco che la possibilità di essere denunciati deve ridursi e scendere intorno allo zero, anche se, diciamocelo molto apertamente, questo è quello che avranno pensato riuniti in branco, durante il loro personale consiglio d’amministrazione:
“se per sbaglio ci scoprissero, chi mai crederebbe ad una storia così?!”.
Nella scelta metodica e scientifica del Male quindi, è la paura il primo elemento da introdurre, per poter realizzare il proprio piano criminoso.
I bambini innanzitutto devono essere spaventati a morte, affinché il loro silenzio sia garantito, a favore dell’incolumità predatoria.
Anche in questo caso le bestie non fanno molta fatica. E’ facile, terribilmente facile spaventare un bambino. Ma proprio perché è così facile le cose vanno fatte…….bene:
il cagnolino è simpaticissimo, un tenero batuffolo di pelo bianco cotonato. Quasi un agnellino. Vero e proprio peluche vivente, con tanto di bandana rossa al collo. Rincorre saltellando la pallina blu e la riporta scodinzolando. Poi la molla di scatto e si mette a leccare il viso del bimbo, che ha cinque anni ed ha sempre desiderato un cucciolo così. Una volta l’ha anche visto in TV ed ha ottenuto dalla mamma che ci avrebbe fatto un pensiero, “magari lo porta Babbo Natale, basta non fare più i capricci”. Il bimbo pensa già a quale nome dargli ed a come ottenere di poterlo portare via con sé. Per il solletico ride forte e più ride più il suo equivalente a quattro zampe si agita ed aumenta le leccate e così il solletico, in un circolo vizioso che pare non avere mai fine. Per la gioia di entrambi.
L’uomo (?) prende in braccio il cagnolino, mentre il bimbo oramai ha il viso completamente bagnato. Lo accarezza e poi con un gesto secco gli rompe l’osso del collo:
“se parli la stessa cosa capiterà anche a te!”
“E adesso non fare quella faccia, è colpa tua, ho dovuto farlo, se solo non avessi fatto tutti quei capricci….”.
Il bimbo è paralizzato dalla paura.
E’ passato in meno di due secondi da un momento di gioia e svago ad un momento di terrore puro. E’ troppo piccolo per capire cosa stia accadendo, ma già grande per capire che il suo amico non respira più, è morto, gli hanno fatto tanto tanto male.
Non capisce perchè la colpa debba essere sua, ma se loro, “i grandi”, dicono che è così dovrà pur essere vero.
Gli occhi del bimbo si riempiono di lacrime, ma le grida che riceve gliele bloccano.
Un’enorme diga gli offusca la vista, arginando il dolore, mentre un braccio lo strattona e lo butta sul materasso.
Per qualcuno inizia il divertimento ed è meglio che lui non si ribelli, altrimenti sa bene cosa potrebbe capitare. A sé stesso. Alla sua sorellina. Magari addirittura a mamma o papà. Altro che capricci.
Al cliente di oggi le lacrime non piacciono, al contrario del Don che si eccita solamente se il bimbo piange.
Per la cronaca da quel giorno, di qualche mese fa, il bimbo non è più stato in grado di giocare con un cane e quando ne vede uno, anche se solo in tv o per strada, piange, tutte le lacrime che non ha potuto sfogare in quel mostruoso giorno…… di scuola.
 
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Balli sporchi.
La bimba sta ballando.
Ma non lo fa come si deve. Troppo goffa.
“Pensa a come si dimenano le veline” dice il sacerdote (?) mentre posiziona la videocamera. E lei ricomincia a muoversi. Ma ha quattro anni ed i balli che questi adulti vorrebbero vedere proprio non li sa fare.
Il predatore con la veste, omino che se lo incontrasse il commissario Montalbano lo descriverebbe come “viscido e segaligno”, perde la pazienza. Toglie dalla borsa la grossa croce di metallo ma al solo vederla la bimba si fa la pipì addosso dalla paura. Ieri la stessa croce, mentre lei doveva fare le brutte cose ad un uomo con la maschera da diavolo, l’hanno infilata nel sederino della sua migliore amica che ha urlato a squarciagola e poi le hanno fatto le fotografie e teme che oggi possano fare la stessa cosa anche a lei.
 “La biondina è troppo agitata” dice una voce che, se questo fosse solo un film dell’orrore, non vedremmo ma sentiremmo arrivare dritta dall’oltretomba, “lascia stare la croce, la usiamo dopo, prima prendi questo…..”.
Pochi istanti dopo la bambina cadrà in un sonno profondo.
Come si nutriranno le bestie possiamo da qui in poi, solo immaginarlo……
 
*****
 zombies
La domanda.
Fatti così, è stato accertato essere avvenuti in diverse scuole italiane, prevalentemente al Nord (Veneto, e Lombardia in primis).
Restano però ancora aperti molti quesiti.
Come si individuano i target?
Come si trovano i clienti?
Chi gestisce il traffico?
Dove finisce il materiale pedopornografico prodotto?
Ma soprattutto,
dove stanno “operando” in questo momento?
 
*****
 
Il processo del secolo.
A metà del 2005 si è aperto in Francia il più grande processo per pedofili mai realizzato prima d’ora, tra i cugini d’oltralpe.
Impressionanti i fatti, tutti racchiusi in quelle 25.000 pagine di istruttoria ed in quei tre interminabili giorni che sono stati necessari per leggere tutti i motivi del rinvio a giudizio di imputati che rischiano pesante, visto che per tre di loro si profila addirittura l’ergastolo.
Impressionanti dicevo, come le cifre che vado a snocciolare:
– 66 sono gli accusati, 39 uomini e ben 27 donne, di un’età che spazia dai 24 ai 73 anni.
– 45 i bambini stuprati, di una età che va dai 6 mesi ai 12 anni; bambini come Marié, di anni 4, fatta prostituire dai genitori (?) per ben 45 volte!
 – 20 gli psicologi che sostengono la giuria popolare per riuscire ad ascoltare i racconti e le testimonianze dirette e dettagliate delle sevizie, racconti e testimonianze che in aula di Tribunale hanno provocato lo svenimento di più di una persona, tra quelle presenti.
Questa, in sintesi, la trama di un racconto che ancora una volta non esce dalla mente folle e visionaria di qualche scrittore di romanzi horror, ma dalle lacrime e dal dolore di troppi bambini:
nella tranquilla cittadina di Angers, centro cattolicissimo che esporta preti e suore in tutto il paese tenendo alto il tasso di vocazioni, in uno stesso quartiere si sono ritrovati, uniti ancora una volta dal minimo comune denominatore della follia, un gruppo elevatissimo di pedofili, alcuni dei quali già seguiti in passato dai servizi sociali. E quindi recidivi. Come tutti i pedofili del mondo.
Pedofili travestiti da genitori che vendevano l’unica merce in loro possesso: i propri figli.
Figli barattati per una stecca di sigarette, la gomma (di seconda mano) di un automobile, la ricarica di un cellulare.
“Dei miei figli non me ne frega niente” dice chiaramente la voce di una donna che proprio non riesco a chiamare madre, nel nastro con l’intercettazione telefonica effettuata dalla gendarmeria.
Oggi tutti i bimbi sono stati messi in un istituto e ci si interroga, per l’ennesima volta su quale futuro potranno avere, dopo che i loro genitori li hanno venduti ma anche abusati personalmente, in orge pedofile, consumate nella maggior parte dei casi nel piacevole quartiere popolare di St. Leonard, noto per ospitare uno dei migliori licei cattolici del paese. Interessante, la risposta data da un avvocato, all’unica domanda che si possa fare in casi come questi:
“come è stato possibile tutto ciò?”.
“Tutto ha funzionato come un esplosivo al plastico” – ha risposto il legale – “la massa di queste persone sarebbe rimasta inerte senza un detonatore, cioè tre o quattro individui perversi che hanno fatto esplodere tutto!”[1].
Tra i punti interrogativi a cui, temo, non si giungerà mai a dare una risposta, anche in questo caso c’è n’è uno, fondamentale:
chi erano i clienti, esterni a tale gruppo di abusanti?
Ma soprattutto:
dove si stanno “servendo” in questo momento?
 
*****
 
«Conosco i mostri.
So come vanno a caccia.
Posso individuarne l’odore
sotto il migliore travestimento,
sotto il profumo più forte».
Andrew Vachss.

[1] Per dovere di cronaca il processo di Angers è terminato con pesanti condanne di tutti gli imputati.

Piovra

COMUNICATO STAMPA
 
La recente inchiesta legata ai presunti abusi avvenuti in una scuola materna a Rignano Flaminio, alle porte di Roma dimostra oramai senza alcun dubbio l’esistenza di una rete di pedofili attiva nel nostro paese”.
A sostenerlo è Massimiliano Frassi, presidente dell’Associazione Prometeo onlus da anni impegnata in prima linea nella lotta alla pedofilia.
“Casi identici a quello romano” continua Frassi, “sono accaduti in Piemonte, in Lombardia, in Veneto. Ora col caso del Lazio e con un altro caso identico in Campania, sembra quasi che la rete si stia spostando in un’area più sicura”.
“Le modalità di abuso e di sevizia, la presenza di donne, la scelta delle vittime sono esattamente le stesse oramai in una decina circa di scuole materne. E’ ora che si crei un pool ministeriale che si occupi di questi fatti gravissimi”.
Un pool peraltro già creato dai presunti pedofili che hanno in tutti i casi citati da Frassi la difesa da parte degli stessi legali…….
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