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RIGNANO FLAMINIO – GLI ATTI – PARTE 2.

Premessa:
Tra le giustificazioni date da chi con ostinazione complice o per mezzo di parcelle profumatissime (di cosa, meglio non dire…) difende i presunti pedofili dei vari processi nelle materne, c’è l’idea di contagio.
Contagio tra genitori “isterici” o particolarmente “ansiogeni” e contagio favorito da persone come il sottoscritto, che non vede l’ora per arricchirsi economicamente di incontrare decimati a cui far credere che il proprio figlio abbia subito abusi.
Come se il mare di sofferenza in cui navigano sia per me/noi fonte di piacere…….oltre che di guadagno.
L’idea del contagio (e da pochi giorni pure della falsa memoria, sindrome studiata in America da decenni su casi “adulti” e mai su bambini, ma soprattutto la sindrome preferita dalle associazioni statunitensi apertamente schierata a favore della legittimazione della pedofilia) spiegata qui semplicemente vede una madre che legge/sente/apprende di casi simili di abuso e li proietta sul proprio bimbo/bimba convincendolo con domande suggestive a denunciare il povero bidello di turno o la santa maestria. L’abilità delle stesse (madri) è tale da far emergere lesioni, atti di penetrazione, ferite, disturbi da stress post traumatico, etc., nei propri piccoli.
Per chi la consoce forse bisognerebbe parlare di una nuova versione della sindrome di Munchausen…..
Tornando quindi agli atti dell’ordinanza di custodia cautelare, vediamo come l’idea del contagio è stata affrontata:

“Della credibilità di tali dichiarazioni non è motivo di dubitare come si è voluto anticipare, ché dalla loro lettura traspare evidente l’incredulità e la costernazione nonché il disagio profondi nell’apprendere di fatti sì gravi subiti dai propri figli nella scuola, e ad opera di insegnanti e personale interno cui si erano fiduciosamente affidati: nondimeno, è assai apprezzabile lo sforzo che essi fanno – reso evidente dal linguaggio ed articolazione delle denuncie illustrate, dall’assenza di domande suggestive o risposte “messe in bocca” – di rispettare il più possibile le modalità logiche ed espressive di bambini così piccoli, che rende il narrato ancor più efficace nella sua forza dimostrativa.
Sono puntuali i genitori – ciascuno con riguardo alla individua personalità del figlio – nel rappresentare quel “disagio” e quelle manifestazioni eccessive del bambino, all’inizio come curiosità verso al sfera sessuale tipiche dell’età; tuttavia, gli episodi nel tempo assumono connotazioni ben diverse, presuppongono una conoscenza non spiegabile, pongono forti interrogativi, necessitano di approfondimento. E non inficia in alcun modo l’affidabilità di tali denunce la circostanza che i genitori dei minori siano a un certo punto confrontati su quanto andava emergendo, dal momento che ciascun minore frequenta la stessa scuola, fa riferimento agli altri suoi compagni ed alle maestre che fuori da quella scuola li conduce in orario scolastico e, proprio per la gravità dei fatti di abuso e violenza riferiti, ha quasi dell’incredibile, ben fa comprendere la necessità dell’approfondimento e verifica, del confronto tra genitori.
Come rileverà anche il consulente del Pm, “l’incredulità ha accompagnato i genitori per lungo tempo”. (…)
E ancora:
“La correttezza dell’operato dei genitori ed il pieno rispetto dei piccoli in questa relazione di intimità che si instaura e che del tutto naturalmente si caratterizza della progressiva apertura del bambino alle confidenze, anche a domande che paiono condotte in maniera corretta e adeguata all’età, sono ulteriormente dimostrati dalla visione del materiale audio-video prodotto dai genitori di alcuni di essi.
Sono state infatti versate in atti e trascritte registrazione e video di ………., girate dagli stessi genitori.
Nel filmato di….si vede al minore infilarsi un asciugamani nelle mutandine in direzione della vagina e poi spostarlo verso il sederino, sollevarlo e mostrarlo alla madre. Rifiuta di parlare del “giochino”, poi dice che “fa il ditini così” ed apre le gambe e infila il dito nella vagina, continua a toccarsi, e quando la madre le chiede chi le ha insegnato questo giochino, la bimba risponde “e pure così…spingi” (e col dito cerca di spingere nella vagina) e poi spinge al sederino. (….) Dice che il gioco non le piace perché “è zozzo”, “le mani so zozze”.
In altrimenti la bimba è ripresa mentre è sola nella sua stanza controlla più volte che il padre si sia allontanato, poi si sdraia a pancia in giù e si colgono movimenti che paiono la simulazione di un atto sessuale”.

NOTA: L’unico contagio, aggiungo per ora, è quello di chi da Brescia in poi ha gestito questi casi. Insultando, contaminano, aggredendo, sporcando le vittime e chi sta orgogliosamente loro al fianco. Stesse le modalità di difesa, identiche le parole usate, ma di questo ne parleremo a breve…….
CONTINUA…..
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