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Le giornate dei blablabla.

Ubriachi (mai come quest’anno) di blablabla rientriamo nella (a)normalità post giornata contro la violenza sulle donne. Scarpe rosse ovunque ed intanto le due ragazze americane che hanno denunciato uno stupro da parte di due carabinieri sembrano uscire direttamente dal “processo per stupro di 40 anni fa”, con domande tipo “ma lei quella sera portava le mutandine?” (e qua ribadisco: cosa fanno 5 avvocati in un auto in fondo al mare? Un buon inizio” – Dal film Philadelphia). Questa foto ritrae una pietra. Messa su delle braci affinché diventi bollente. Viene usata in Camerun dalle mamme sulle figlie pre adolescenti. La si passa almeno due volte al giorno sul seno delle stesse, seno che viene poi fasciato con delle bende molto strette. Perché lo fanno? Semplice, non vogliono che il seno cresca. Così facendo pensano di ridurre la femminilità delle figlie, impedendo agli uomini di abusarle e permettendo loro di poter andare a scuola, studiare e poi lavorare. Questa pratica a dir poco anacronistica quanto preistorica in realtà ha di base un fondamento che è lo stesso che si applica in Italia: Non si “insegna” all’abusante a non fare del male, si insegna alle donne a cercare dei modi per proteggersi. Anche quando gli stessi sono così irrazionali. Chissà se queste bimbe del Camerun quando poi subiscono violenza è perché non portano comunque le mutandine…….

pietra
<<La vera imputata è la donna. E scusatemi la franchezza, se si fa così, è solidarietà maschilista, perché solo se la donna viene trasformata in un’imputata, solo così si ottiene che non si facciano denunce per violenza carnale.>> Da una delle arringhe del famoso “Processo per stupro”, anno 1979.

 

Lo dissi a mia madre. Mi rispose: “taci!”. Lo dissi a mio padre: “Impossibile che ti ricordi, eri troppo piccola”. Lo dissi nuovamente a mia madre: “Per me stai esagerando la cosa”. Lo dissi a mio padre: “se anche fosse lui è di famiglia, non puoi chiederci di rinunciare a lui”. Lo dissi…a nessuno. E scappai di casa, mettendo tra me e loro più di mille chilometri di distanza.
Dal coordinamento nazionale vittime pedofilia di Prometeo.

Parlare del proprio abuso…a 80 anni.

Un amico ha un figlio. Vittima di abusi. L’amico ne parla in famiglia. Non  lo fa subito con l’anziana madre, poi insieme ragioniamo sul fatto che è giusto che anche lei lo sappia e col giusto modo, gliene parla. “Inizialmente reagisce bene”, se così si può dire, nel senso che accoglie la notizia, con rabbia  e dolore, ma la affronta correttamente, dando solidarietà al nipote ed al figlio. Poi però…sta male. Ed un giorno trova il coraggio di raccontare, quello che 75 anni fa ha subìto per la prima volta ma non ha mai detto a nessuno. Ora di anni ne ha 80 tondi tondi. E finalmente si sente “più libera e meno sola”.

Dedicato a tutti quelli che: “ma oggi va di moda denunciare?” oppure “ma perché non avete parlato subito?”.

 

stop silence

Le vostre parole.

blog pedofilia (2)

Miei cari amici di Prometeo, ho voglia di raccontarvi questa piccola (grandissima) esperienza che mi ha procurato un profondo cambiamento : durante la seduta dalla psicologa qualche giorno fa, parlando della mia malattia fisica, dell’anoressia, della bulimia, della nausea che provo allo specchio quando mi guardo nuda, dell’odio verso il mio corpo e del mio fargli del male nascondendolo, buttandolo via o usandolo per sfregio…lei mi chiede “perchè secondo te aggredisci il tuo corpo?”, io le rispondo “perchè mi ha tradito, ha tradito il mio cuore non scappando, non urlando, non evitando, rimanendo fermo mentre subiva tutto quel male” lei mi guarda e dice “allora è con il tuo cuore che devi parlare perchè è lui ad essersi inaridito. Il tuo corpo, con tutto quello che ha subito, invece di consolarlo, coccolarlo, amarlo, proteggerlo tu vai a procurargli ulteriori aggressioni? Non ti fa tenerezza povero corpo? Come puoi infierire su di lui sapendo bene che ha subito abusi e violenze da quando è piccolo? E’ con il tuo cuore che devi parlare adesso” . In quel momento sono scoppiata in lacrime ed l’ho percepito per la prima volta il mio corpo, l’ho sentito piangere, l’ho visto sfinito, l’ho ascoltato implorante chiedermi amore, l’ho guardato che a braccia aperte era rivolto a me chiedendo un abbraccio e tanta protezione. Io non so neanche spiegarvi come, ma da quell’istante qualcosa dentro di me è profondamente cambiato ed ho iniziato a dialogare con il cuore per accordarmi con lui nel prendere il corpo dentro di se ed iniziare a dargli tutto quell’amore che non ha mai ricevuto. In queste sere prima di andare a dormire, mi guardo allo specchio e carezzo il viso, le braccia, la pancia, le gambe e mi abbraccio e sento il cuore felice del nostro cambiamento ed il corpo finalmente un po’ rilassato che si fida di me. Mi sono aperta all’amore e la mia promessa è quella di iniziare a rispettare seriamente ogni parte meravigliosa della mia esistenza. Vi abbraccio forte e vi ringrazio per essere un forte ed amorevole punto di riferimento.

V.

Pedofilia a Lonato. La società civile dice NO!

pedofilia a lonato

Conferenza a Langhirano 16 novembre 2017

langhirano 2017

IT: e quel mondo senza adulti positivi.

Sono andato a vedere It, tratto dal romanzo di Stephen King. Ho amato tantissimo King negli anni’80 e conservo ancora le prime edizioni di quei capolavori. Le aspettative sul film erano tante e a mio avviso ben riposte. Il film mi è piaciuto tantissimo. Ma non per la parte horror, che c’è, indiscutibilmente, ma per il numero di  messaggi che il film contiene. It è un film contro il bullismo, le discriminazioni razziali, la pedofilia. E’ un mondo, quello rappresentato, dove gli adulti sono assenti e se ci sono non fanno certo una bella figura, dal padre padrone a quello pedofilo, dal padre che si addormenta sempre ubriaco alla madre ipocondriaca che proietta le sue paranoie sul figlio, alla signora che non vede un bambino sparire in un tombino o al farmacista che flirta con una ragazzina, ripeto non ce n’è uno che si salvi.

Non c’è un adulto positivo nel film, così come nel libro. Segno che già 30 anni fa King aveva capito due cose fondamentali, che spesso mi avete sentito gridare: “non è un paese (mondo) per bambini” e che soprattutto, se questi si vogliono salvare, lo devono fare da soli! p.s. guardate con attenzione la scena iniziale. Quella oramai nota, del bimbo che perde la barchetta di carta nel tombino e lì vi compare il clown che lo rapirà.  Il bimbo NON scappa, ma si ferma e dialoga con lui. E la sua voce, quella del clown, è delicata, dolce, suadente. Quando mostrerà il suo vero volto, con tanto di fauci, sarà troppo tardi. E chi deve vedere, proteggere, intervenire, si volta dall’altra parte. Due minuti di scena che contengono tutto un mondo! p.p.s. non vi dico nella scena medesima chi mi ricorda il clown…..

 

https://www.youtube.com/watch?v=A1x1s__vlKU

Conferenza pedofilia e Cyberbullismo.

verdello 2017

La gente finge di non vedere…

it_background1Riporto uno stralcio di un articolo, legato all’uscita in Italia del film It tratto dal romanzo di Stephen King:

<< Tra i messaggi che il clown legge nel film, cita quello che riguarda “la gente che finge di non vedere, che non interviene quando vede scomparire, risucchiare da un tombino, un ragazzino.
A volte ci sono cose che scegliamo di cancellare perché non vogliamo prenderci responsabilità” >>.

Credo solo io, che calzi alla perfezione, al caso nostro?

it stephen king child abuse

La recidività dei pedofili.

Tutti i pedofili sono recidivi. basta leggere gli studi americani al riguardo. Oppure fare attenzione alle cronache, legate agli arresti di predatori “anziani”.
Questo caso arriva dalla Sicilia. Lui ha 89 anni. E’ ai domiciliari, proprio per abusi. ma malgrado questo non si ferma e torna ad adescare….
Quando le Istituzioni capiranno questa cosa, forse, faremo un passo in avanti nella lotta a questo crimine:

link (se non si apre, copiatelo):
http://ragusa.gds.it/2017/10/08/ai-domiciliari-per-pedofilia-ottantenne-continua-ad-adescare-bambini-a-modica_737879/#.Wds_zVQXuyo.Facebook

La paura del bimbo abusato.

Dalla pagina Facebook di Massimiliano Frassi.
A cura di blog Staff.

paura dei bimbi abusati

Sabato scorso splendido incontro del gruppo di auto aiuto vittime pedofilia. Tanti gli spunti che ancora una volta condividerò con voi. Di uno ne parlo subito anche se l’avevo già fatto in passato (ma d’altro canto parlo quotidianamente di pedofilia, tra blog e ora Facebook, da quasi 20 anni, quindi la ripetizione ci sta). Mi riferisco a:
la paura dei bambini abusati.
Per questa non parlano. Perchè “ti paralizza, ti toglie il fiato, non ti permette di muoverti e poi, di chiedere aiuto”.
La persona di fiducia si trasforma in un “mostro”.
“Cambia il suo aspetto. Diventa rosso in viso, ansima e tu sei un bimbo piccolo piccolo e non capisci. Gli dici no, ma lui capisce sì. Gli dici basta, ma lui capisce ancora. Gli dici che lo dirai alla tua mamma e lui ti risponde che non lo farebbe se fosse in te, altrimenti la mamma muore. E sarebbe colpa tua. E tu hai paura, tanta paura, tantissima paura. E sei solo un bimbo solo”.
Aiutiamo i bimbi a sconfiggere la paura. Uscire dal silenzio. Trovare quella luce che scalda il cuore, asciuga le ferite, riporta alla vita. Insieme si può.

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