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Sex dolls. Giochi per pedofili. Non c’è mai fine….

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Vedete questa foto? E’ di una bambola. Che raffigura le fattezze di una bimba. Oggi ne fanno di bimbe di  tre anni è sono…sex dolls, bambole del sesso. Bambole per pedofili che possono “giocare” con bambine piccolissime. Vi pare legale? No?! Bhé, legale lo è. Vengono vendute in tutto il mondo (Italia compresa)  ed il prezzo varia dalle 250 alle 700 sterline. Metto solo la foto del viso, per ovvi motivi. La denuncia è partita in Inghilterra alcuni anni fa e oggi torna sui media inglesi proprio per lì’abbassamento dell’età di questi che a tutti gli effetti sono giochi per pedofili. i quali stanchi poi di “usare” una bambola passeranno a quelle in carne ed ossa. In una società civile sarebbero fuori legge.  In una società che protegge i bambini la polizia avrebbe accesso ai dati di chi le acquista e si presenterebbe a casa loro con un mandato di cattura. Nella nostra società, se vi affettate alcune sono in vendita con lo sconto….

 

Dalla pagina Facebook di Massimiliano Frassi.

la rinascita di Pasqua.

La Rinascita di Pasqua.
Caro Gesù, permettimi una richiesta.
Gradirei che quest’anno la tua possibilità di rinascere la cedessi a qualcun altro.
Un passaggio di consegne ecco.
Avrei un piccolo, gigantesco, elenco da proporti. Perché sai da quando lassù avete optato per il libero arbitrio, qua è uno sfacelo.
Mi piacerebbe investissi, con quella possibilità, queste anime:
quella donna che entra ed esce da una reparto di oncologia e lo fa sempre da sola o con affetti sempre più rari;
la mamma che affianca il proprio bimbo per combattere contro il medesimo male della donna;
quelle anime che portano dentro di loro un fardello gigante, sai basterebbe guardarle negli occhi per capire quanto grande sia, peccato che negli occhi oggi guardiamo solo gli schermi dei cellulari;
ed ancora, quel bambino che vuole una famiglia perché a stare da solo, nella violenza, proprio non ci sta, non si può;
o quel suo coetaneo che essendo nato in posti come la Siria, non interessa a nessuno se crepa sotto a una bomba;
a quel bimbo che viene bullizzato e gli adulti non capiscono per quanto tempo si porterà i segni di certe parole, che fanno più male delle botte, perché scavano nell’anima;
ed anche quel cagnolino randagio che incrociamo impaurito quando usciamo dalla nostra calda casa.
Potrei continuare con tanti esempi, ma siamo su Facebook e lo sai che qua un pensiero non regge più di tre righe. Ma il succo resta quello. Sono tanti. E tu da lassù non puoi non vederli tutti.
Dai a loro la possibilità di rinascere. Fallo. E il tuo panorama si affaccerà finalmente su un mondo migliore, poiché loro di sicuro il male non lo replicheranno, proprio perché già l’hanno conosciuto.
Ah nel frattempo auguri a te ed a tutti gli amici, che transitano dalle mie parti.

 

 

Dalla pagina Facebook di Massimiliano Frassi.

Nicolay e il peso del dolore.

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La notizia è passata alcuni giorni fa. Affrontata superficialmente, tra un’isola dei morti di fama ed un inciucio politico. Inizialmente sembrava un caso legato ad un teppista, punito da un Karma particolarmente cinico. Poi è emerso altro. Partiamo dalla storia: Nicolay, il ragazzo della foto, ha 19 anni. Una sera, con degli amici, decide di dare fuoco all’auto di un 75enne. Scappa, ha il casco in testa, attraversa dei binari e causa casco non sente un treno in arrivo, che lo schiaccia, uccidendolo sul colpo. Successivamente si scopre che l’auto era quella di un pedofilo e che Nicolay e i suoi amici, da quella persona avevano subito abusi. Nella foto che ho pubblicato, ho aggiunto una pagina di un libro di Zero Calcare. E la scritta racconta proprio quello che voglio dire qua. Siamo circondati da persone che portano dei carichi giganteschi, di dolore. Lo fanno da sole e da sole attraversano questa società, coprendosi di maschere ed armature. Il mio lavoro consiste nel chiedere loro di lasciarmi quel fardello, per tornare libere alla vita. Ma non è di me che stavolta parlo, ma solo di loro. Di quanta forza serva, quanta resilienza. E quando non ce la fai davvero a volte prendi strade sbagliate, come quella della vendetta. Che ti fa scendere ad un livello diverso da quello che sei. O peggio ancora, ti toglie la vita per colpa di uno stupido incidente. Ciao Nicolay, scusaci se non ti abbiamo protetto noi, prima.

Prossime conferenze

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Rompere il silenzio è fondamentale.

 

 

 

prometeo max frassi

 

Mentre fisso la data del prossimo incontro nazionale del coordinamento vittime pedofilia, ancora non si è spenta l’eco (e il lavoro) della due giorni.
Uno dei temi più sviscerati e quindi approfonditi, è stato quello di raccontare il proprio vissuto. A chi si ha accanto, al proprio partner, a una migliore amica, a un parente.
Sembra facile ma è un passaggio complicato, poiché porta con sé un misto di vergogna, dolore, senso di colpa, frustrazione. Eppure, eppure quando poi lo si realizza ecco la frase che vi accomuna tutti: “pensavo sarebbe stato più difficile…pensavo che avrebbero reagito diversamente, invece”.

Invece vi hanno accolto. Invece le vostre parole sono state importanti. In primis per voi però, prima ancora che per gli altri, poiché per voi dovevate sviscerarle. Pronunciarle queste parole è a volte il primo passo per liberarsi, di una zavorra inutile alla vostra nuova vita, ma buona solo a produrre malessere.
Time’s up, gridano in America agli abusanti, il tempo è scaduto. Gridatelo voi a quel fottuto dolore che vi portate appresso, scoprite di svegliarvi un giorno e trovare nei vostri occhi una luce nuova, che manco vi immaginavate di poter avere.
Fidatevi, giuro che è così!

 

Il non pedofilo e il non giornalista: una storia vera.

IL NON PEDOFILO E IL NON GIORNALISTA. UNA RIFLESSIONE.

Partiamo dalla breve cronaca dei fatti. Un pedofilo viene condannato a 4 anni e 8 mesi. La vittima aveva 12 anni, all’epoca dei fatti e lui più di 40. Poco importa, a chi conosce le dinamiche dell’abuso che la bimba si fosse “innamorata” di lui. Resta una bimba e quel termine va scritto con virgolette gigantesche. Chi si occupa di abusi sa bene il lavoro di plagio che questi soggetti compiono così come cosa voglia dire per un bimbo, “innamorarsi di un adulto”. Ma questo poco importa anche certi pseudo giornalisti, obbligati a scrivere un giorno della festa del gnocco fritto e il giorno dopo di cronaca nera, sempre e solo schierati dalla parte sbagliata.. L’articolo che mi avete segnalato in tanti ne è una prova. E a leggerlo bene scatta pure una lacrimuccia per l’ennesimo adulto sedotto da una bambina. Adulto che si precisa subito dalle prime righe “ci ha sempre tenuto a dire che lui non era un pedofilo perché lei sembrava più grande….ovvero di 16 anni” (sic doppio e triplo sic). Già qua le braccia, e non solo, cadono  a terra. Già qua capiamo bene la cultura di chi sta dietro un simile orrore ma il meglio deve ancora venire e leggendo si scopre che fu la moglie del non-pedofilo ad accorgersi che il marito  aveva adescato la ragazzina. E come tutte le brave persone anziché denunciarlo ai carabinieri l’ha affrontato dicendogli di lasciarlo stare. Vi basta? Nooo, labile giornalista (no non è un refuso ho omesso l’apostrofo) continua con la sua carrellata a spada tratta: diversamente da lei si è comportata la madre della bambina, anzi della dodicenne che a chiamarla bambina pare brutto, la quale, pensate un po’ signori e signore, ha avuto l’ardire di aggredire l’uomo ch invece “fortunatamente per lui” è riuscito a sottrarsi alle aggressioni del padre della stessa, “trattenuto faticosamente a bada da altre persone”; per la serie, capite chi sono i veri barbari? Da anni ogni giorno scriviamo di quello che vediamo. Orchi impuniti, bambini violati. Da anni chiediamo che si crei una cultura che rimetta i bambini al centro. E dove la parola rispetto nei loro confronti non sia una mera opinione ma un dato di fatto. Da anni ritorniamo al via, come in certi giochi da tavolo, quando l’ignoranza e la complicità, si manifestano sotto forma di articoli di cronaca. C’è ancora tanto da fare…

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Un Manipolatore narcisista ha abusato di mia figlia.

<<Ho capito di aver avuto a che fare con un manipolatore narcisista che, in maniera diversa, ha abusato di entrambe>>.
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E’ un passaggio di una lettera ricevuta ieri da una madre. Ferita ma oggi in rinascita. Il “narcisista” in questione (allenatore) ha plagiato la sua bambina, per abusarla. Uno degli aspetti meno valutati nei tribunali è proprio il lavoro di plagio che i predatori fanno. Che è fondamentale per capire, in profondità, il danno arrecato alle vittime ed a chi sta loro intorno. In 20 anni di Prometeo ho incontrato a tal riguardo situazioni a dir poco paradossali. Ricordo una donna sposata che continuava a subire abusi dallo zio (abusi iniziati quando lei aveva 5 anni e da me arrivò che ne aveva 41) poiché lui le aveva fatto credere che “fosse normale che ogni nipote subisse abusi”. Lo dico velocemente ed il tempo di un post su un social. Ma ripeto, il plagio e il lavoro di questi soggetti (per nulla malati, quindi) è un qualcosa che oggi più che mai va conosciuto, capito e combattuto. E che spiega, anche a chi sta intorno alle vittime, la difficoltà che le stesse hanno avuto, in un primo momento, di potersi liberare dalle spire violente dei loro sfruttatori.

Lettera aperta alla bimba abusata dal pedofilo che poi si è tolto la vita

massimiliano frassi

Cara Amica,
non ti conosco di persona, ma come tanti altri ho letto la tua storia sui giornali. Di come hai trovato la forza (so quanta ce ne vuole: brava!!!!) di uscire allo scoperto raccontandoti a scuola, in un tema. Di vincere la paura e la vergogna, quel senso di sporco che ti si attacca addosso e ti impedisce di gridare, poiché il dolore a volte soffoca. Tanto. Ho letto anche che “lui” si è tolto la vita. Capita, quando la facciata si sgretola e capiscono che non la faranno più franca. Facile scappare così. Ma questi predatori sono codardi, tu lo sai bene. Ti scrivo queste poche righe, di getto,  poiché mi auguro un giorno di conoscerti di persona, per dimostrarti che c’è vita dopo l’abuso. Anche se a ben pensarci, in qualche modo ti conosco già,  dato che di anime come te io ne incontro un paio di migliaia all’anno, però ti scrivo  anche perché, proprio per la mia esperienza, ti chiedo una cosa: allontana subito, semmai ci fosse, il senso di colpa per la sua azione. Lui si è ucciso non perché tu hai parlato, ma perché, forse, ha capito la portata del male fatto. Oppure no, la portata loro la sanno fin dall’inizio, mi correggo. Si è ucciso perché la sua facciata, come ho già detto è crollata e non ha retto all’idea di finire in carcere per le sue azioni. Di sensi di colpa ne avrai già abbastanza. Impacchettali e seppelliscili con lui. L’anagrafe con te è stata poco generosa, ma sono certo che ora potrai rinascere e trovare chi vede in te una bellezza da rispettare e non da abusare. Semmai le mie parole ti arriveranno sappi che non sei sola. C’è un’Italia  pulita che ti ringrazia e sta con te. Massimiliano Frassi, per Prometeo  – associazione nazionale vittime pedofilia.

 

 

Le giornate dei blablabla.

Ubriachi (mai come quest’anno) di blablabla rientriamo nella (a)normalità post giornata contro la violenza sulle donne. Scarpe rosse ovunque ed intanto le due ragazze americane che hanno denunciato uno stupro da parte di due carabinieri sembrano uscire direttamente dal “processo per stupro di 40 anni fa”, con domande tipo “ma lei quella sera portava le mutandine?” (e qua ribadisco: cosa fanno 5 avvocati in un auto in fondo al mare? Un buon inizio” – Dal film Philadelphia). Questa foto ritrae una pietra. Messa su delle braci affinché diventi bollente. Viene usata in Camerun dalle mamme sulle figlie pre adolescenti. La si passa almeno due volte al giorno sul seno delle stesse, seno che viene poi fasciato con delle bende molto strette. Perché lo fanno? Semplice, non vogliono che il seno cresca. Così facendo pensano di ridurre la femminilità delle figlie, impedendo agli uomini di abusarle e permettendo loro di poter andare a scuola, studiare e poi lavorare. Questa pratica a dir poco anacronistica quanto preistorica in realtà ha di base un fondamento che è lo stesso che si applica in Italia: Non si “insegna” all’abusante a non fare del male, si insegna alle donne a cercare dei modi per proteggersi. Anche quando gli stessi sono così irrazionali. Chissà se queste bimbe del Camerun quando poi subiscono violenza è perché non portano comunque le mutandine…….

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<<La vera imputata è la donna. E scusatemi la franchezza, se si fa così, è solidarietà maschilista, perché solo se la donna viene trasformata in un’imputata, solo così si ottiene che non si facciano denunce per violenza carnale.>> Da una delle arringhe del famoso “Processo per stupro”, anno 1979.

 

Lo dissi a mia madre. Mi rispose: “taci!”. Lo dissi a mio padre: “Impossibile che ti ricordi, eri troppo piccola”. Lo dissi nuovamente a mia madre: “Per me stai esagerando la cosa”. Lo dissi a mio padre: “se anche fosse lui è di famiglia, non puoi chiederci di rinunciare a lui”. Lo dissi…a nessuno. E scappai di casa, mettendo tra me e loro più di mille chilometri di distanza.
Dal coordinamento nazionale vittime pedofilia di Prometeo.

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