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Lo strano caso del dr. Sergio Angileri, psicologo di Palermo.

Lo strano caso del dottor Sergio Angileri, psicologo di Palermo.

PREMESSA:
chi ci segue da tempo sa che di “stranezze” nel campo della lotta alla pedofilia ce ne sono a decine. Io pure ci ho infarcito il mio prossimo libro in uscita. Alcune sono così folli che se non parlassimo di bimbi abusati ci sarebbe da morire dal ridere.
Il tizio che si difende dicendo che è stato il proprio gatto a scaricargli le foto pedo nel pc, o quello assolto perché abusante  sì ma pure sonnambulo, o l’educattore che spaccia per teatro il gioco della formichina, ne sono un esempio.
Quanto stiamo per commentare, bhè, crediamo non sia da meno:

Partiamo da un link di qualche anno fa, a cui abbiamo cambiato un verbo poiché male interpretato . Questo:  http://www.massimilianofrassi.it/blog/6351.html   
Il link che avete appena cliccato e riletto, come avete visto, vi ha rimandato ad un articolo, che riportammo in questo Blog dopo aver tracciato un profilo (in un altro articolo precedente) di come i criminali pedofili / pedocriminali (termine su cui siamo d’accordo tutti, se intendiamo la pedofilia un crimine, o sul quale siamo contrari se la pensiamo assolutamente da non punire) tendono a difendersi, secondo uno studio fatto in America. Nei giorni seguenti a quel nostro primo intervento pubblicammo quello a cui il link vi ha rimandato, ovvero un articolo tratto dal Giornale di Sicilia che riportava la auto difesa di uno psicologo palermitano, Sergio Angileri, dopo la condanna per pedopornografia, in primo grado.
Nel suo pc: “foto di neonati e di bambini seviziati”.
Il nostro errore fu di scrivere “arrestato” (errore a cui facciamo ammenda. Con arrestato si intendeva la logica conseguenza ad un simile crimine, dando l’arresto per scontato ed invece scoprendo che malgrado la denuncia tale arresto non era mai stato posto in essere, ma così vanno le cose nel nostro paese…..; non parlammo comunque mai di carcere!).
Ora Angileri torna a contattarci, con una mail di cui riportiamo alcuni significativi stralci, prima di passare ai nostri commenti.

<<Buongiorno, Massimiliano Frassi!
Vedo oggi, che continua ad essere presente l’informazione sul mio conto, sin dall’11.12.2007, completamente errata e non corrispondente a fatti di realtà. Prima fra tutte, l’informazione relativa ad un mio presunto arresto/carcerazione per cinque anni e sei mesi, che sarebbe avvenuta, secondo la sua diffamante informazione, già l’11.12.2007. (…) ancora oggi lei persevera con la sua azione diffamatoria nei miei confronti. Nemmeno una sola virgola di quello che scrisse la Petruzzella, la gip del primo grado, corrisponde ai fatti concreti e periziati. Nemmeno una delle cose da Petruzzella allora pensate contro di me si è mai realizzata o eseguita, proprio perché io non mai commesso nulla di ciò di cui mi si accusava e questo io glielo dissi sin da subito e ripetuto più volte. Lei, Frassi, ha continuato a fare orecchio da mercante.
(…) Per darle un’ultima opportunità, per darle ancora una volta la possibilità di correggere IMMEDIATAMENTE l’informazione on-line, la informo che:
1.     nel febbraio 2010 la Corte di Appello di Palermo ha abbondantemente riformulato la decisione di Petruzzella e, cosa di gran lunga più significativa,
2.     la Suprema Corte di Cassazione di Roma, ha ANNULLATO la stessa sentenza della Corte di Appello.
Ciò dunque dimostra la totale infondatezza della decisione di Petruzzella, avvenuta il 10.12.2007 e della stessa Corte di Appello, poi.  (…) Di conseguenza le intimo di correggere subito la informazione in Internet e le chiedo di fornire l’informazione che le sto qui informalmente, ma ufficialmente, fornendo.
Ho le prove che la sua azione diffamatoria è stato un atto continuato negli ultimi tre anni, nonostante le mie richieste. Nonostante ciò, vorrei evitare di avere ancora a che fare con gli orridi ambienti della “giustizia”, quindi vorrei evitare di doverla querelare e denunciare. (…)
Dr. Sergio Angileri
PS= mi saluti la sig.ra d.ssa Pugliese. Grazie.”

Questa parte della mail. Compresa di Ps, forse uno pseudo messaggio subliminale, incommentabile per il tasso di ridicolo (e non solo…) che porta con sé  (per chi non lo sapesse la dr.ssa Pugliese è un Pm della Procura di Bergamo già parte del pool anti pedofilia!).
Partiamo dalle notizie che ci vengono date. E da quelle stranamente omesse.
Il dr. Angileri, se ben ricordate, ammise di aver scaricato materiale pedopornografico, adducendo il tutto a “motivi di studio” (sic).  
Ma di questo nella sua mail non c’è traccia.
Il processo di appello riconfermò la condanna, seppure (come quasi sempre capita in appello) diminuendo la pena, che veniva comunque mantenuta alta, a ben 3 anni di reclusione. Anche per il secondo grado quindi il dr. Angileri era un pedofilo. Non in modo assoluto e definitivo, certo, ma per il secondo grado lo era, come lo era stato per il primo. Pedofilo o Pedocriminali, usando un termine molto in voga negli Stati Uniti. Ma non solo: si prospettava addirittura che lo fosse in modo ancora più “completo”, se così possiamo dire.
Leggete infatti l’articolo uscito al riguardo sul Giornale di Sicilia:

“I giudici della prima sezione della Corte d’appello di Palermo hanno ridotto di quasi la metà la condanna a Sergio Angileri, 63 anni. 
“Palermo. Nel suo computer vennero trovate migliaia di immagini pedo-pornografiche che ritraevano stupri, sevizie, persino sui neonati. Lui, psicologo, ha sempre detto che si trattava di materiale utile per il suo lavoro, ma la sua tesi non ha avuto pieno successo. Così Sergio Angileri, 63 anni, è stato condannato dalla prima sezione della corte d’appello  a 3 anni, riducendo però quasi della metà la pena a 5 anni e 6 mesi inflitta in primo grado. Inoltre è stata tolta la sospensione dalla professione per tre anni. Spunta però una nuova accusa, ovvero quella di produzione (e non solo possesso dunque) di immagini pedo-pornografiche. Giornale di Sicilia – 23 02 2010”

Avete letto con attenzione?
Non si tratta di uscirne puliti, anzi. Si è aperto un nuovo filone (di cui a breve sentiremo parlare essendo le indagini chiuse e l’udienza preliminare fissata), ovvero:
la produzione di materiale pedopornografico.
Reato questo ancora più grave del precedente, poiché non abbiamo modo di pensare ad altro se pensiamo a come il materiale pedopornografico venga prodotto da un individuo.
Anche questo fatto, stranamente, viene omesso.
Il dr. Angileri scrive poi che la Cassazione ha annullato tutto, facendo intendere che lo ha assolto (o forse ancora una volta abbiamo capito male noi, d’altronde come diceva il compianto Enzo Biagi  spesso “è difficile unire un paese dove quello che al Nord chiamano Uccello al Sud lo chiamano Pesce”).
Pertanto siamo portati a pensare che l’articolo che segue non abbia nulla a che vedere con lui. Segno che ci sono nella stessa città,  Palermo, due psicologi, entrambe condannati a 3 anni in secondo grado e per il medesimo reato:

“Stretta anti-pedofilia digitale.
Condannato per pedopornografia anche chi ha nell’hard disk del proprio computer file destinati al cestino e quindi cancellati. Lo precisa la Corte di Cassazione con la sentenza n. 639 del 13 gennaio. La corte ha così respinto sul punto il ricorso presentato da uno psicologo che era stato sanzionato con 3 anni di reclusione dalla Corte d’appello di Palermo e l’interdizione per 5 anni dai pubblici uffici per essersi procurato attraverso l’accesso a internet, pagato anche con carte di credito, immagini di contenuto pedopornografico scaricato poi su tre computer.
Tra i motivi di ricorso, la difesa aveva sostenuto che la semplice visione di immagini non costituisce reato e quindi la condanna era da annullare. La Corte ha però ricordato che, sulla base della fattispecie di reato delineato dall’articolo 4 della legge 269 del 1998, la condotta penalmente rilevante consiste nel fatto di procurarsi consapevolmente o di disporre di materiale pornografico realizzato attraverso lo sfruttamento sessuale dei minori di 18 anni. Nel 2006, poi, la legge n. 38 ha inasprito ulteriormente le sanzioni prevedendo un’aggravante quando il materiale detenuto è cospicuo e riformulando anche, in parte, i contenuti della condotta rilevante sostituendo il fatto di disporre di materiale pornografico con la semplice detenzione.
Ora la Cassazione precisa che nella condotta di «procurarsi» o di «disporre» rientra sicuramente anche la “semplice” visione di immagini pedopornografiche scaricate dal computer perché, per un tempo anche limitato alla sola visione, le immagini sono nella disponibilità dell’interessato. In altre parole, la condotta di chi si procura materiale pedopornografico scaricato attraverso downloading da un sito internet a pagamento «offende la libertà sessuale e individuale dei minori coinvolti come il comportamento di chi lo produce». Inoltre, come risultava dall’accertamento tecnico compiuto in sede di merito, un elevato numero di immagini era contenuto negli hard disk dei computer di proprietà dello psicologo siciliano in modalità «non allocata»: si trattava cioè di files avviati al cestino e quindi cancellati. Ma che, scrivono i giudici, «erano pur sempre disponibili attraverso una semplice riattivazione dell’accesso al file. Quindi erano “detenuti” e pertanto “disponibili”». Solo per i files definitivamente cancellati si può dire che fosse cessata la disponibilità. Del resto, conclude sul punto la sentenza della Cassazione, lo stesso interessato aveva ammesso in sede di interrogatorio reso nel giudizio di merito che il materiale incriminato non solo era stato scaricato in maniera consapevole da internet ma che, prima di procedere alla sua cancellazione, era stato ampiamente visionato, escludendo così un’operazione di involontario scaricamento.
di Giovanni Negri 16 gennaio 2011 Il Sole 24 ore.
Questo il link all’articolo pubblicato il 16 gennaio 2011 alle ore 08:15:
http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2011-01-16/stretta-antipedofilia-digitale-081527.shtml?uuid=AaKj8F0Cù

Strano. Il tono, ed i contenuti, paiono assai diversi da quelli scritti dall’Angileri.
Non ci resta a questo punto che pubblicare la sentenza (sempre ovviamente se si tratta della stessa persona). Ma di questa possibilità ne parliamo più avanti.
Passiamo invece ad un fatto che consideriamo personalmente in vari modi:
preoccupante, particolare, eloquente, pericoloso! Anche stavolta trovate voi le parole, dato che le nostre non sono ben comprese.
Quanto riportiamo di seguito appare da tempo sul sito del dr. Angileri (già il nostro post del 2007 l’aveva citato!), che offre anche a domicilio interventi psicoterapeutici: per chi scarica materiale pedo (e per questo è da considerarsi pedofilo) da internet. Leggiamo:

Pedofilia, Pedopornofilia, Pornodipendenza,

Internet Cybersex Dipendenza

Visite e interventi a domicilio, per psicologia e psicoterapia

“L’intervento qui presentato ed offerto, è quindi rivolto a coloro che sono “vittime di se stessi”, (gli abusanti adulti), a causa della propria condizione psicologica o della propria psicopatologia.
Gli interventi diretti alle “vittime propriamente dette” (gli abusati: bambini e minori in particolare), saranno invece consegnati ad altri specialisti settoriali per gli abusati. E’ noto che la quasi totalità degli interventi clinici e sociali, sono tutti a favore degli abusati e ciò è certamente più che comprensibile, dato che si tratta di bambini e minorenni. Molto di meno e molto poco si fa, invece, sia sul versante clinico che sociale, a favore degli abusanti allo stato libero e ancor di meno quando sono già reclusi dallo Stato.
Consapevoli del fatto che è molto più facile riscuotere l’approvazione e il plauso sociale aggregandosi alla già folta folla dei soccorritori degli abusati, noi abbiamo invece scelto la ben più difficile e meno acclamata via, di offrire aiuto psicologico, medico e sociale, a coloro che sono molto soli, oltre che prigionieri abbandonati nella loro patologia. Eppure essi (gli abusanti, detti anche da tutta la società, “mostri”), sono “bambini nati”, esattamente come le vittime abusate, anch’essi “bambini nati”.

Il Dott. Angileri dunque offre specialistica psicodiagnosi e consulenza nei casi su esposti. Laddove sia necessario, offre la terapia integrata specifica per questi casi, cioè coordinando insieme, l’intervento psicoterapeutico e farmacologico.
Il Dott. Angileri assume in carico e interviene sul piano psicoterapeutico, mentre gli specialisti coordinati (il neurologo, lo psichiatra e il medico internista), intervengono per la valutazione medica e organica e per la somministrazione farmacologica.
Poiché, infatti, quando la pedofilia, le parafile (sic) in genere e le forme ormai strutturate delle dipendenze, si presentano consolidate o cronicizzate, esse sono quasi sempre in comorbilità (sic)con altri quadri psicopatologici (assi ansioso-depressivi, alcuni disturbi di personalità, il disturbo ossessivo-compulsivo ecc.), la terapia, la maggior parte delle volte, richiede la coordinazione simultanea e monitorata, fra la psicoterapia e la psicofarmacoterapia.
Viene infine offerta, per quelle persone che a causa della loro condizione o patologia siano in una controversia giudiziaria, ( infatti le condotte generate dalle suddette psicopatologie vengono trattate dagli addetti giudiziari in conformità con leggi penali che definiscono la fattispecie di reato ), la possibilità di assistenza legale e di assistenza informatica, da parte di avvocati e ingegneri informatici di primissimo ordine ed esperienza nel settore, collegati con il nostro staff medico-psicologico, coordinando, in questi casi, le procedure legali e le procedure psicologiche, incluse le perizie tecniche e psichiatriche, laddove necessarie o richieste.” 

Noi siamo senza parole, e Voi?
Dato che siamo certi ci sommergerete di e-mail poiché non ci crederete, vi linkiamo al sito di Angileri, da cui abbiamo tolto quanto avete appena letto (cliccate la parte legata alla pedofilia per avere accesso alla parte sopra riportata):
http://www.psicoterapia-palermo.it/

Incredibile vero?  Già…Ma non basta: offrono anche supporto legale ai pedofili. E consulenza informatica (cosa vuol dire dare consulenza informatica ad una persona che ha scaricato materiale pedopornografico????????). Che errore commettiamo se pensiamo male ed inorridiamo davanti ad una simile proposta, peraltro che viene sbandierata alla luce del sole, come se fosse la cosa più naturale del mondo?
Questo, per oggi, è quanto.
Diamo la disponibilità al dr. Angileri a pubblicare in questo blog le sentenze integrali.
Saranno quelle e solo quelle a confermare o smentire la sua natura pedofila/pedocriminale,  i reati che non ha o che ha commesso. E ci scusiamo se abbiamo usato impropriamente il termine “arrestato”, che comunque resta oggi più che mai non un’offesa bensì una supposizione reale e concreta.
Di veramente offensivo qua ci sono solo le foto di “neonati” / “bambini abusati” in un computer. L’immagine personale/professionale del dr. Angileri sono lese non certo da un verbo frainteso ma da fatti eloquenti.
Credo però che faremo nelle apposite sedi istituzionali delle richieste di cui vi parleremo appunto dopo averle fatte, nei prossimi giorni.
Concludiamo non prima di porci, ad alta voce, un’ultimaa domanda, che va oltre la più banale logica, e che un caso così ci permette di fare, generalizzando:
permettereste ad una persona condannata (non arrestata nel senso di finita agli arresti domiciliari/carcerari, no solo condannata) per spaccio di eroina, di lavorare contattando dei tossicodipendenti con il fine di aiutarli?
Nulla di grave qualcuno mosso da coerente Garantismo, mi risponderà. Vero, verissimo. Ma credo che permettere ad una  persona così di contattare dei tossicodipendenti potrebbe mostrare un elevatissimo rischio che la persona anziché curarli dia loro della droga.
Ora ragionando sempre per assurdo mi chiedo come sia possibile che una persona condannata (non arrestata! Fottuto lapsus freudiano!) condannata per detenzione di materiale pedopornografico (ed oggi addirittura in attesa di possibile rinvio a giudizio per presunta produzione!) di contattare persone con lo stesso vizietto per curarle, mi pare una palese presa in giro delle elementari regole civili.
Poiché, pensando male probabilmente, dato che non è di sicuro questa l’intenzione del dr. Angileri, verrebbe da pensare appunto che sia quasi un modo legale per creare una rete tra pedofili (veri, presunti, condannati, arrestati, assolti, innocenti: trovi il sig. Angileri l’aggettivo più consono). E questo scusate ci inorridisce ed abbiamo tutto il diritto di urlarlo e farlo sapere al mondo.
In attesa che le parole “arrestato”  o “assolutamente innocente”   abbiano davvero il significato nella loro totalità.

Condannato in primo grado per pedopornografia Sergio Angileri, psicologo palermitano.

UN ‘ALTRA CONDANNA PER PEDOPORNOGRAFIA, STAVOLTA A PALERMO.
Riportiamo un articolo apparso sulla stampa nazionale che si ricollega alla perfezione all’intervento messo lunedì ed intitolato “Pedocriminali”. Tempismo perfetto, vero?!
Per il resto interessante vedere come le stesse parole del protagonista di questa vicenda, pedofilo secondo la condanna di primo grado, possano rientrare alla perfezione nel profilo tracciato ieri.
Ultima nota, nel suo sito, ancora on-line, una parte è dedicata alla cura di chi ha “dipendenza da internet per quanto concerne la fruizione di materiale pornografico”.
 
<<Acquisì immagini pornografiche con bambini.>>
Lui si giustifica: “Lo facevo per motivi di studio”
Pedofilia in Rete, 5 anni a uno psicologo.
“Uno psicologo di 61 anni, Sergio Angileri, è stato condannato a cinque anni e sei mesi di reclusione (tre sono cancellati dall´indulto), per detenzione continuata di materiale pedopornografico. Il pm aveva chiesto una condanna più lieve, a quattro anni e sei mesi. La sentenza, emessa a conclusione del rito abbreviato, prevede anche l´interdizione dalla professione di psicologo e da qualsiasi incarico nelle scuole di ogni ordine e grado. Il gup Marina Petruzzella ha ritenuto l´imputato socialmente pericoloso e gli ha imposto, una volta scontata la pena, la libertà vigilata. Lo psicoterapeuta, che ha uno studio in via Leonardo da Vinci, si era difeso motivando un interesse mosso da scopi unicamente professionali e sostenendo che la navigazione attraverso i siti “incriminati” era stata compiuta per motivi di studio.
L´imputato era finito sotto indagine nel 2003 per l´acquisto ripetuto, in maniera definita «seriale, maniacale», di materiale pedopornografico su Internet sin dal 2000. Per centinaia di volte il professionista avrebbe adoperato la sua carta di credito per acquistare foto pornografiche con al centro atti sessuali su neonati, anche di pochi mesi, e su bambini. La frequentazione reiterata dei siti per pedofili sarebbe emersa dai riscontri fatti dalla polizia postale. Nella sua abitazione è stato sequestrato materiale informatico in abbondanza, e la perizia disposta dal giudice ha confermato l´acquisto e la navigazione in siti pedopornografici.
Nonostante la difesa di Angileri, il pm ha definito preoccupante che il reato fosse commesso da uno psicologo, ovvero da un professionista che dovrebbe anche curare pazienti malati di pedofilia. Una condanna pesante, quella del giudice Petruzzella, perché è stato ritenuto che l´imputato abbia avuto continuamente – si parla di «migliaia di volte» – accesso a Internet. Di fronte alla perizia tecnica, condotta dall´esperto nominato dal giudice, Marcello La Bella, ritenuto un´autorità in materia, l´imputato ha inserito in sua difesa, tra gli atti del processo, un articolo pubblicato su una rivista nel 2005. Si tratta di un servizio in cui si afferma che, se tanta gente usufruisce di questo tipo di materiale, bisogna, piuttosto che scandalizzarsi, comprendere il fenomeno. È un reato introdotto di recente, quello dell´acquisizione di materiale pedopornografico, ma ritenuto ormai tra i più gravi, di rilevanza mondiale, e che coinvolge anche bambini ignari davanti al computer. Oltre all´acquisto, per il quale Angileri è finito sotto processo, i magistrati hanno scoperto una serie di foto, a sfondo erotico, scattate a una bambina. Lo psicologo si è difeso negando che le foto fossero pornografiche. “
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