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IL NOSTRO RICORDO
 child cryingnoi non dimentichiamo silvestro delle cavetommy onofriBARRIOS CHRIScosmin 2cosmin angel 1

 

strage di erba

Ionut7[1]

Hanno nomi e volti che ben conosciamo. E da cui nel dolore del ricordo è difficile separarsi.
Sono passati anni, o pochi giorni, poco importa. Eppure vivono dentro la nostra vita, sono fonte del nostro impegno, lacrime ancora presenti e mai interrotte. La loro assenza è sempre frutto della violenza. Fisica e psicologica, da parte di esseri troppo disumani per chiamarli uomini. Verso i quali è inumano provare pietà, commiserazione, assurdi alibi che offrono in dono rinnovate verginità.
Questi sì che non hanno mai pianto, continuando la propria vita, magari solo frenata da improvvisi quanto saltuari arresti.
Tornando però al vero oggetto di questo mio intervento oggi, nella giornata in cui ci ricongiungiamo idealmente col nostro passato, con quella parte della nostra vita che ci ha creato, cresciuto, amato e che poi lungo la strada abbiamo perso, nella forma più strettamente fisica, oggi dicevo il ricordo spero vada anche a loro.
Figli di un’altra anagrafe, magari non propriamente la nostra, ma sì sa esiste un registro del cuore che spesso vale molto più di quello degli uffici comunali. E allora sotto forma di una candela, di un pensiero innalzato al cielo, di un fiore lasciato da qualche parte, che il nostro cuore oggi si ricongiunga con quello di Tommy, brutalmente ucciso a Parma, di Cosmin, una vita segnata dagli abusi e interrotta dalla leucemia, di Silvestro, seviziato per mesi e poi fatto a pezzi e di tutti quei bambini che tali non sono stati per colpa di mostri che non siamo riusciti a fermare in tempo.
Per loro oggi il nostro ricordo più bello.
Perché glielo dobbiamo.

libro bambini scomparsiBAMBINI SCOMPARSI – REPORTAGE  /  SECONDA ED ULTIMA PARTE.

Ed è incredibile leggere come, ogni qual volta un bimbo sparisca, le forze dell’ordine contattino in ogni realtà centinaia di pedofili accertati ed in libera uscita. Bombe innescate senza alcun controllo. Dal caso del piccolo Silvestro Delle Cave, abusato per mesi e poi ucciso brutalmente dai suoi carnefici, in poi la pedofilia appare come protagonista o come comparsa dietro ad ogni caso. Chiedo: “E’ plausibile pensare ad una rete di pedofili che anche nel nostro paese rapisce i bimbi per i propri turpi scopi?”.
“Ecco una domanda a cui non si può rispondere con un sì o con un no, anche se la pedopornografia dilagante ed i viaggi in Thailandia da parte di nostri connazionali sono testimoni di questa

noi non dimentichiamo silvestro delle cave
NOI NON DIMENTICHIAMO! – 1
Apriamo oggi un nuovo spazio, che periodicamente inseriremo qui. Per tenere sempre più alta l’attenzione, la guardia, ma anche l’indignazione.
Affinché chi pratica e difende il male sappia sempre di più che per lui non c’è, né mai ci sarà, posto. Lo apriamo a pochi giorni da una triste ricorrenza, quella del rapimento del piccolo Tommy Onofri (che anche in questo contesto ricorderemo nel giusto modo). In molti di voi mi hanno segnalato l’intervista, apparsa ieri sul Quotidiano Nazionale, del papà di Tommaso, intervista che avevo letto e che ovviamente mi ha colpito. Per quel dolore che non scomparirà mai, ma anche per quella dolorosa e sottile premonizione che alla fine i carcerieri/assassini (ed i loro parenti/amici/supporters vari) non la pagheranno mai fino in fondo, mentre a soffrire sarà solo la famiglia di Tommy….e noi con loro (a tal proposito una richiesta: è possibile che la si smetta di far parlare ‘sta gentaglia dal carcere???? Chiediamo troppo???!!!)
 
LA STORIA DI SILVESTRO.
Silvestro ha 9 anni, lo sguardo furbetto e il nome simpatico, “come quello del gatto dei cartoni animati”, così dicono i suoi amici.
Silvestro corre in strada, insegue un cartoccio di stracci che diventa pallone, una lattina vuota, un colpo tira e goal! Capocannoniere. O campione del mondo.
Un mondo povero, a tratti degradato, da conquistare giorno dopo giorno, per sopravvivere, guadagnarsi un’occasione, nel nome della legalità, con uno stato assente ed un altro, parallelo, presente. Fin troppo.
Silvestro corre, corre per le strade polverose, tra gatti randagi e ciottoli. Corre con i suoi amici, compagni di giorni che si alternano spensierati, lontano all’orizzonte il mondo degli adulti, lontano quel futuro, troppo lontano, ma per ora tutto è divertimento, spensieratezza, pulizia, gioco.
Come quello di fare gli scherzi, passione che riunisce magicamente tutti i bimbi del mondo, si suona il campanello di un citofono, magari si borbotta qualcosa e poi via di corsa, con l’adrenalina che corre a mille nelle vene e la certezza di aver compiuto chissà quale trasgressione.
E l’eco delle voci che dai citofoni fuoriescono ti rincorre, dandoti ancora più forza, rendendoti ancora più veloce mentre un brivido piacevole quanto repentino ti scorre lungo la schiena.
Roccarainola, così si chiama il paese, è un piccolo centro abitato, frazione di Cicciano.
Tutti nel bene o nel male si conoscono. Tutti sanno tutto di tutti.
Il rione delle case Gescal, case popolari, è forse quello più povero di altri, anche se a ben guardare quando si tratta di povertà qui non ci sono certo grandi differenze.
Silvestro gioca con i suoi amici e incontra il suo destino con un colpo di citofono, quello che suona direttamente all’inferno degli angeli.LE FOTO DEI PEDOFILI Allocca
Il nome sul campanello è quello di tale Andrea Allocca, pensionato settantenne.
Il vecchio scende in strada, sbraita, urla contro quei ragazzetti che gli hanno fatto lo scherzo. Silvestro si fa sempre più piccolo, si spaventa, non pensava ad una simile reazione, lui poi è un bambino e quello è solo un innocente sciocco gioco.
Piange Silvestro, si blocca dalla paura e piange. Forte. Il vecchio allora la smette di sgridarlo, il Diavolo si sa essere astuto e sfruttare ogni occasione gli si presenti. Prende il piccolo sotto braccio e lo accompagna “di sopra, a casa, dove si potrà calmare”.
Certo il bimbo l’ha fatta grossa, quelli non sono mica scherzi da fare, la punizione, capitelo bene, ci deve essere.
Inizia così, in quel dannato giorno del 1997, il ciclo di abusi sessuali a cui il piccolo Silvestro verrà sottoposto, in quella altrettanto maledetta palazzina al 27/a del rione Gescal.
Insieme allo “Zì Andrea” si uniscono ben presto il genero, Gregorio Sommese di 43 ani ed il cognato di quest’ultimo, Pio Trocchia.LE FOTO DEI PEDOFILI Somese
I tre abusano del bambino, a volte anche a cadenza quotidiana e poi gli danno pochi spiccioli, magari delle caramelle, facendogli passare il messaggio che lui “quelle cose lì le fa per soldi, per interesse e per questo è meglio che tenga la bocca chiusa”.
Il bambino sta male, tanto, diventa abulico, a scuola pure va male ed i giochi con i compagni si fanno sempre più rari, qualcosa, o qualcuno, gli ha spento la gioia di vivere.
LE FOTO DEI PEDOFILI TrocchiaSilvestro poi è ferito dai sensi di colpa, che gli esplodono dentro e gli fanno male, tanto troppo male. Per questo un giorno, dopo l’ennesimo stupro di gruppo, mente si riveste dolorante e piangente, davanti ai suoi carnefici sazi, Silvestro dice “basta!”. Non vuole più continuare, anzi non ha proprio mai voluto farlo, sono loro i cattivi che l’hanno obbligato e ora lui dirà tutto al suo papà……
Forse è stata la sua ultima frase, o forse ha detto qualcosa d’altro, magari una supplica, chissà.
Andrea Allocca, capo branco, prende un bastone e picchia forte sulla testa di Silvestro.
Quindi insieme a Gregorio Sommese fa a pezzi il corpo del bimbo, mentre Pio Trocchia va a prendere la sua Panda.
Andrea Allocca e Gregorio Sommese portano via i resti del bimbo dentro ad un sacco di juta, mentre Trocchia resta a casa a pulire.
Le ricerche di Silvestro, scomparso da casa oramai da cinque giorni partono dalla Campania per toccare l’Italia tutta.
Possibile che in una frazione così piccola nessuno abbia visto nulla? Nessuno sappia nulla? L’omertà si sa è un brutto male, che ama essere complice di altri mali grandi quanto lei.
Grazie ad una intercettazione telefonica i carabinieri arrestano Andrea Allocca e Gregorio Sommese: è soprattutto quest’ultimo a dare indicazioni al telefono, spaventato dalle perquisizioni fate dagli “sbirri” nel rione Gescal.
Poche ore dopo fermano anche Pio Trocchia.
I tre confessano. Nei minimi dettagli. Agli inquirenti non pare vero di ascoltare una dichiarazione tanto dettagliata, quanto violenta, ma soprattutto priva di emozioni. Silvestro è una cosa, un oggetto, usato, rotto e buttato.
“Speravo di ritrovarlo, ma non dopo aver subito questo” dice la madre Rosaria, mentre ancora non si trova il corpo del bimbo. Gli inquirenti requisiscono a casa di Alocca una roncola ed una pesante mazza, ma si rifiutano di rendere pubblici i dettagli del caso perché “troppo raccapriccianti”.
Riveleranno solo alcune dichiarazioni delle belve, che diranno che il bimbo prima l’hanno cercato di soffocare, poi l’hanno colpito più volte al capo e poi l’hanno fatto a pezzi; inoltre confermeranno che i resti sono stati bruciati, insieme ai suoi quaderni ed alla cartella di scuola.
La confessione, ripeto, viene fatta senza emozioni. Anzi, dopo l’omicidio i tre si ripuliscono e tornano a casa dalle rispettive famiglie per il pranzo, salvo tornare nel pomeriggio per eliminare gli ultimi resti di Silvestro.
Passano 8 anni: il 12 aprile 2005 viene ritrovata una valigia, durante gli scavi per la ristrutturazione di una casa. Contiene dei resti umani, un cranio sfondato e delle scarpine da tennis taglia 37 insieme a dei brandelli di abiti.
I genitori li riconoscono come quelli di Silvestro. L’esame del dna conferma l’esattezza del riconoscimento. Resta da capire come siano finiti lì e perché non siano stati bruciati come gli assassini avevano dichiarato.
Il 7 maggio viene celebrato il funerale del bimbo, a cui partecipano più di duemila persone.
 silvestro delle cave i resti
Gli assassini.
Andrea Allocca è morto in carcere per un edema polmonare solo due settimane dopo l’assassinio.
Il paese si è letteralmente rivoltato, rifiutando che venisse seppellito in terra consacrata (peccato non siano stati così “rivoltosi” quando lo dovevano) ed infatti i funerali sono stati fatti in un posto sconosciuto. Nessuno dei suoi parenti pare sia andato a dargli l’ultimo saluto……
Pio Trocchia è stato condannato con condanna definitiva all’ergastolo. Pare che in carcere sia diventato pazzo. Pare…..
Gregorio Sommese invece è stato assolto dall’omicidio ed ha scontato 9 anni, solamente 9 anni, per occultamento di cadavere.
Oggi Gregorio Sommese è LIBERO. La madre di Silvestro ha “ringraziato i Giudici” ed avvisato le altre mamme: “attente c’è un pedofilo in libertà”.
E se qualcuno sa dirci dove sia, gliene saremmo grati………..
LE FOTO DEI PEDOFILI Somese
 

SPECIALE TOMMASO ONOFRI

 

 

 

il tono dei messaggi che seguono è volutamente forte. Disturbante ed “antipatico”. Ha avuto la meglio la rabbia e l’indignazione, a scapito di una doverosa professionalità. Ma visto che da parte mia non avete mai avuto inganni è giusto che quello che ho scritto, appaia ancora una volta così come è. Senza trucchi né artifici, politicamente corretti e portatori di benefici. Perché da oggi ricambiamo i toni e non concediamo più niente a nessuno. Soprattutto quando quel “nessuno” uccide ed abusa dei nostri figli.

 

 

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“Quante strade dovrà percorrere un uomo prima che lo chiamino uomo”: è il quesito che si poneva Bob Dylan nella storica “Blowin’ in the wind”, aggiungendo che la risposta “amici cari, sta soffiando nel vento”. Sono passati 30 anni da quella attualissima canzone e probabilmente il vento ha cambiato direzione. Mutato il suo percorso e finito chissà dove. D’altronde non diciamo spesso che “non ci sono più le mezze stagioni?” ecco deve essere così anche per il vento. Un giorno se ne è andato ed oggi chissà dove porta le sue risposte. Perché è di questo che abbiamo bisogno, di risposte e queste non le sentiamo proprio, nella fredda brezza che ci disturba in questa giornata finto primaverile. Un bimbo di 18 mesi negli ultimi 30 giorni è entrato nella nostra vita. Diventato nostri figlio. Per colpa o per merito dei mass-media (tv in primis) ci siamo legati a lui. Ai suoi occhioni azzurri. Al suo sorriso simpaticissimo. A quelle guance che attiravano benevoli pizzicotti. E piano piano lui è diventato parte di noi. Sempre più tristi, arrabbiati, confusi e preoccupati per la sua sorte. Avremmo voluto andare noi a riprenderlo, chissà dove. Avremmo voluto tenercelo noi stessi, per portarlo via da un mondo che “a pelle” sentivamo non piacerci. Fatto di lati oscuri, zone d’ombra, padri collezionisti di immagini pedopornografiche, realizzate da chi con le stesse modalità ha rapito ed ucciso a diverse miglia di distanza da qui, bambini coetanei del “nostro” piccolo, per farne merce per pedofili. E proprio per questo, altrettanto indifesi. Chissà che dalla tua storia non impariamo qualcosa. Non troviamo gli insegnamenti per cambiare rotta e tornare a difendere tutti i bambini poiché tutti sono da considerarsi figli nostri.  Allora e solo allora il tuo sacrificio non sarà stato inutile e nel vento avremo nuovamente trovato la risposta che avevamo perso. In caso contrario sarà la follia ad avere prevalso. Truccata e vestita da normalità da così tanto tempo che nessuno oramai la sa più affrontare. E tu, Tommy, rimarrai solamente un fatto di cronaca. Quello di un bimbo di 18 mesi, rapito e massacrato, probabilmente, a badilate perché voleva tornare dalla sua mamma. Non un bimbo qualunque. Il nostro bimbo.  

 

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TOMMASO – pensieri 5.

L’inchiesta è ancora aperta e come già dissi qualche settimana fa, continuo a sperare che il padre del piccolo Tommy sia innocente. Lo spero per lui, ma soprattutto per l’altro figlio rimasto.

Se fosse colpevole sarà il senso di colpa, spero, ad avere la meglio ed a punirlo a vita, più di quanto non farebbe

la Giustizia , ma se è innocente resta una colpa gravissima, forse altrettanto grave: l’aver raccolto materiale pedopornografico. Materiale che non dimentichiamolo, se comprato va a finanziare la seguente attività, compiuta in Italia ma prevalentemente in paesi “poveri”:

un gruppo di adulti caccia dei bambini (anche di pochi mesi d’età), li tiene segregati, li droga e li abusa sotto gli occhi di un cameraman che riprende il tutto e lo immette in rete, ad uso e consumo dei pescecani che navigano le sue più putride acque.

Quando l’abuso è compiuto dei bimbi ci si sbarazza….facile, e doloroso, immaginarsi come.

Il sig. Onofri, stando alle dichiarazioni fate alla stampa dagli inquirenti, di immagini realizzate in questo modo ne aveva più di 300.

Se il Tribunale confermerà tale notizia, a costo di essere volgarmente impopolare, sottolineo fin d’ora che non ci sarà nessuna differenza tra lui e gli assassini del suo bambino.

Poiché in entrambe i casi si è stati complici, più o meni diretti, del peggiore dei crimini.

 

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TOMMASO – pensieri 4.

Da 10 anni a questa parte combatto orrori impossibili da immaginare per la maggior parte della gente, cosiddetta “normale”. Occupandomi infatti di difesa dei bambini che subiscono abusi mi scontro, a cadenza pressoché quotidiana con i loro oppressori. Squallidi aguzzini, a volte abilmente mascherati, che godono nel torturare, stuprare, seviziare piccoli di pochi anni, a volte anche solo pochi mesi d’età. Non ho mai ravveduto in loro il minimo pentimento, il più piccolo segno di commozione, assente totalmente ogni forma di empatia. Il bimbo ai loro occhi era solo un oggetto. Da sfruttare fino in fondo e poi buttare. Come un sacco dello sporco. Dentro ad un sacco dello sporco. Nessuno di loro inoltre ha mai ammesso la propria responsabilità, nemmeno quando le prove, schiaccianti, li inchiodavano all’evidenza. Ma nessuno di loro, soprattutto, ha nemmeno mai accettato che le vittime si ribellassero. Coerenti con quella logica che nel mio ultimo libro “Predatori di bambini” me li ha fatti paragonare ai criminali nazisti, si sono sempre ribellati aumentando la loro dose di violenza quando la vittima inerme provava a dire NO!, lasciando intendere che avrebbe chiesto aiuto, che li avrebbe bloccati. Ieri. Silvestro Delle Cave, ucciso dopo che per mesi aveva subìto abusi, a cadenza quotidiana, da un gruppo di pedofili. Il giorno che si ribella e dice NO! viene ucciso e gettata in una discarica. I suoi resti appariranno anni dopo dentro ad una valigia, grazie a degli scavi. Simone Allegretti, vittima del mostro di Foligno, ucciso, soffocato quando chiama la mamma, perché Luigi Chiatti lo sta abusando, gli sta facendo del male. Oggi Tommaso, 18 mesi Tommy per l’Italia intera, picchiato selvaggiamente perché terrorizzato piange e chiama la mamma.

Tre esempi, su tanti altri, a dimostrazione di quanto codardi siano questi predatori. Poiché non ci vuole nulla per spaventare un bambino e non ci vuole nulla nemmeno per fargli del male…..nulla, quel nulla che questa gente ha ben radicato nel cuore, quel nulla che ha preso il posto della propria anima. 

                                                                          ***********  tommy 1 TOMMASO – pensieri 3: domande. 

Si può morire a 18 mesi per essere stati presi a badilate, nel 2006, in una società evoluta? 

Si può morire a 18 mesi dopo che ti hanno strappato dalle braccia di tua mamma per portarti via?

Si può venire oltraggiati, buttati ai margini di un torrente, come un sacco della spazzatura con gli avanzi di un pic-nic? 

Si può guardare in faccia un bambino e decidere di ucciderlo? 

Si può prendere per mano il carnefice e davanti alle telecamere sorridere, accarezzarlo e difenderlo?

Si può infangare chi difende i bambini e difendere chi li infanga?

Si può pensare che il giorno che tutti diremo basta, la risposta non permetterà loro più di farla franca?

Si può dire che non ci sia differenza tra chi ammazza un bimbo a badilate e chi lo condanna a morte certa per averlo abusato con lo scopo di rivendere le immagini di quell’abuso? 

Si può dire che chi scarica quelle foto è complice di quell’abuso e quindi, a sua volta, un delinquente paragonabile (anche) ad un assassino? 

Si può tollerare una giustizia che fronteggia i suoi rappresentanti a colpi di scoop (e di impreparazione!), manco stessero giocando un derby calcistico?

 

 

TOMMASO – pensieri 2.

 

Da Libero, martedì 28 marzo 2006: “Non c’entro niente con questo sequestro. Mi hanno indagato e l’ho presa malissimo….. Ai genitori di Tommaso dico forza e coraggio”.

Mario Alessi, 44 anni, muratore, non mi è mai piaciuto.

Facile dirlo adesso, doverosa quindi la spiegazione.

Mi ha sempre ricordato, fisicamente, uno dei compagni di merende del Pacciani. Una di quelle bestie che vivono tra noi, a volte nemmeno tanto nascoste. Bestie che basta guardare negli occhi per non trovare traccia di pietas cristiana né di amore. Emozioni annullate dal vuoto di una presenza. Sguardi bagnati solo di miseria umana. E di dolore. Da arrecare agli altri, senza empatia né sensi di colpa.

Non mi è mai piaciuto nemmeno quella donna al suo fianco, ennesimo esempio di quel lerciume che ben conosco. Moglie di uno stupratore che aveva abusato una ragazza disabile sotto gli occhi del fidanzato e che anziché averlo ripudiato e tenuto ben lontano da lei, l’ha difeso, prendendolo per mano davanti alle telecamere, ad uso e consumo delle casalinghe frustrate che seguono le altrui vite in diretta, dimenticandosi così quanto insoddisfatte siano le proprie. Con lei, totale negazione di ciò che una donna dovrebbe essere, tutti quei parenti e conoscenti che nel nome del solito ed ipocrita “lo conosco bene ha garantito che è estraneo ai fatti” andrebbero pure loro condannati al carcere. O perlomeno presi a sonore bastonate. Prima che passi il breve tempo che trascorreranno dietro alle sbarre e tornano ad uscire. Più spavaldi, forti e pericolosi che mai.  

 

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TOMMASO – pensieri 1

Sabato sera.

Rientriamo da Cuneo, dopo una giornata di lavoro, conferenze nelle scuole e riunione con i volontari della sezione locale. In auto chiacchiere, tra un cd e l’altro in costante sottofondo. Alterniamo Springsteen e Sting a De Andrè e

la Carrà (tranquillo Simone, te lo faccio il cd della Raffa, non chiedermelo più che te lo faccio). Canzoni, battute e riflessioni sulla giornata trascorsa. Stiamo per arrivare a casa, mancano pochi chilometri, quando ascoltiamo la radio. Le notizie di RTL si incalzano. “Auto della polizia a sirene spiegate”, “elicottero sulla città”, “campagna setacciata”, “tre arresti”. Si percepisce che la fine della storia è vicina, ma si trova anche la forza per dire quello che l’ultima notizia confermerà, “impossibile pensare che dopo un mese il piccolo sia vivo”. Arrivo a casa pochi minuti dopo alle 20,50; di corsa viene accesa la tv.

Mi attendo edizioni speciali, dirette e commenti per sapere cos’è accaduto. Cosa stia accadendo. Mi fermo subito su Rai Uno: è il  programma con il gioco dei “pacchi”,  ma la gente del pubblico è tutta in piedi. Commossa la giocatrice (una semianalfabeta cinquantenne), commossa la presentatrice, una Antonella Clerici conciata come la zia trans del mago Zurlì, commosso il pubblico. Aspetto che rompano il silenzio e dicano qualcosa e quando lo fanno mi pento di aver pensato che la tv pubblica avesse deciso di seguire il piccolo Tommy: in realtà sono commossi perché la giocatrice deve scegliere tra due pacchi, uno che contiene 250 euro ed uno di 250mila, ed alla fine accetterà “solo” 80mila euro, dando il via in quel momento ad almeno una decina di gommoni stra carichi di clandestini  convinti che nel nostro paese basti scegliere il pacco giusto per diventare milionari. Zapping furioso ed immediato…..nulla. Nessuno ne parla, nessuna edizione speciale, nemmeno

la Carrà che dedica il suo programma alla solidarietà ed ai bambini trova lo spazio per fare un monologo, il doveroso indignato commosso saluto, di un’Italia del cazzo.

Ipocrita come tutti quegli imbecilli che il giorno seguente riempiranno i telegiornali di frasi di circostanza (“ho anche io un figlio, ma che brutte cose”, blablablabla”), pronti a giudicare e piangere a comando, ma assenti nel loro ruolo di parte attiva di una società che ha bisogno di fermarsi qui e rinascere. Sperando che la volta successiva sia quella buona. Per la cronaca gli speciali televisivi arriveranno a tarda sera, dopo le 23,30 quando davanti alla tv ci sono solo quattro segaioli in cerca di telefoni erotici e poveri insonni, come noi, sopraffatti dalla rabbia e dal dolore……23,30, giusto il tempo di mettere le coscienze a letto, prima che pericolosamente si risveglino.

E caccino a calci in culo tutti questi portatori (in)sani di sofferenza.

 

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L’audio e’ stato cancellato dallo spazio su Splinder

 TOMMASO –  pensieri 6/6. 

  tommaso onofri

 Premessa:

2004 – 2006

 

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