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RICORDANDO SIMEONE, ANNI 8 – parte 2/2

La storia messa ieri e che vi ha colpito ha una serie di epiloghi altrettanto dolorosi. Di quella follia che sa dove nutrirsi e come replicarsi, soprattutto quando ha dei piccoli come Simeone o Silvestro, come protagonisti.

Dopo un’infanzia di botte ed abusi nel 2000 è stato arrestato anche M. uno dei fratelli di D., reo di aver abusato la propria sorella incinta, dopo che i due erano andati a vivere insieme. Il ragazzo era già noto alle forze dell’ordine perché si prostituiva e conviveva con una rumena che a sua volta veniva picchiata e fatta prostituire.
Lo stesso anno la madre Bruna è morta di cancro………
Come già scritto ieri invece l’assassino di Simeone, Vincenzo ha avuto l’ergastolo. In cella ha iniziato a confessare, dopo che per anni si era fatto vanto PUBBLICAMENTE “di scoparsi i suoi figli quando voleva” aggiungendo che “era così forte da uscire sempre pulito dalle loro accuse”.

La vicenda di Simeone presenta comunque ancora molti lati oscuri, “mai approfonditi”. Nella baracca dove è stato portato, ad esempio, si sapeva che spesso i bambini del quartiere venivano portati per essere abusati da “gruppi di adulti o da ragazzi più grandi”. Le vittime avevano scritto “i soprannomi dei loro aguzzini” su un tavolino di plastica, che durante le indagini per l’assassinio di Simeone pare essere sparito nel nulla.

Anche C. ha avuto la condanna definitiva e tra breve, dopo circa 15 anni passati dietro le sbarre, grazie ai relativi sconti di pena, dovrebbe uscire.

L’epilogo però più tragico, e per certi versi inaspettato, avviene sempre nell’estate del’ 98.
Un bimbo di 4 anni dice alla mamma di Simeone, la signora Irma, che suo marito Franco “lo tocca e gli fa delle strane carezze”. La madre ne parla con al figlia più grande R. Che ha 14 anni. La ragazzina scoppia in lacrime e trova il coraggio di dire quello che non aveva mai detto: che per 10 anni il patrigno l’aveva abusata e che lei spesso si era ritrovata a difendere anche Simeone, tenendolo con sé per evitare che lui gli facesse nuovamente del male.
La donna allora insieme alla figlia firma una denuncia di 3 pagine che presenta alla stazione dei carabinieri di Ostia, ai quali le voci che il padre di Simeone fosse un pedofilo erano già giunte da più parti (a tal punto che qualcuno, per avvertimento, gli aveva incendiato la porta di casa).
Nell’ultima intervista rilasciata alla stampa la signora Irma, che mai si sarebbe aspettata di avere anche un orco in casa, dichiara:
“non vedo l’ora di andarmene da qui….ogni cosa che tocco mi riporta a quei giorni che mi hanno distrutto la vita, ogni sera è come se il cuore mi venisse di nuovo squarciato, salgo le case con le buste della spesa e mi ricordo di quando Simeone si nascondeva sul pianerottolo per spaventarmi, lo faceva sempre poi frugava nei sacchetti per vedere cosa avessi comperato. Vedo i suoi amichetti che tornano da scuola e lo rivedo in mezzo a loro: oggi sarebbe in quinta elementare…..
Vorrei un appartamento vicino a Ostia Antica, dove è sepolto Simeone, al cimitero, ci vado tutti i giorni, riempio d’acqua i vasi, ogni tanto gli lascio un regalino, una macchinina, dei dolci, spesso lì incontro le sue maestre, le mamme dei suoi compagni di scuola, lui non resta mai da solo e io voglio restare con lui”…………

RICORDANDO SIMEONE, ANNI 8.

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Per un certo periodo a cadenza quotidiana dalle pagine di questo blog ci siamo occupati della caratteristica principale di ogni pedofilo: la recidività.
Per questo lanciammo la mappatura dell’orco (per qualcuno disturbante), proprio perché sappiamo che questi soggetti passeranno la vita a predare. I bambini.
Oggi torniamo sull’argomento andando a conoscere meglio una storia che di recente, grazie alla tv, è entrata nelle vostre case, scuotendovi, ma che prima di allora rischiava di cadere nell’oblio.
La storia di Simeone.
 
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Nell’estate del ‘98 nella pineta di Ostia viene trovato il corpo di un bimbo.
Il piccolo prima di essere stato ucciso ha subito abusi sessuali.
Subito indagato un suo amichetto, D., di anni 11:
“volevo bene a Simeone, era mio amico però si è rifiutato di giocare con me e allora l’ho colpito con una vanga e poi sono scappato”.
Questa la sua prima dichiarazione. Che non convince gli inquirenti. Per la brutalità con cui il piccolo è stato ucciso, per quei segnali, inequivocabili, di abuso sessuale.
Messo sotto pressione D, aggiunge:
….con me c’era anche papà Vincenzo”.
“Papà” in realtà non merita tale appellativo. poiché i suoi figli è solito abusarli. Picchiarli. Umiliarli. Per lui sono oggetti, punto e basta. Per questo sconvolse, all’epoca, la difesa ad oltranza della moglie di Vincenzo, la signora Bruna:
“siamo sposati da 37 anni, conosco il suo carattere come le mie tasche, lui non farebbe male a nessuno”…… Nessuno, lo stesso Nessuno forse che acceca Polifemo, permettendo ad Ulisse di fuggire…..nessuno, già….
 “Ma io non c’entro nulla, non so cosa gli ha preso a questo figlio mio per dire ‘ste cose, forse l’hanno drogato”.
Mentre l’uomo viene posto in stato di fermo crolla il fragile alibi che si era creato e dai figli emerge il suo vero volto, questo:
«Mio padre mi ha violentato quando avevo sette anni. Lui è fatto così, ci ha provato con tutti i suoi figli. Avevamo sempre le sue mani addosso, voleva che entrassimo nel suo letto. Sono cresciuto in questo ambiente e non ho difficoltà ad ammetterlo: sono gay e vivo con un uomo. Ma non sono l’unica vittima, anche D. ha subito le stesse attenzioni, ed è per questo che pure lui sta diventando omosessuale. Tutto il quartiere sapeva o immaginava queste cose, per questo i rapporti della mia famiglia con il vicinato sono sempre stati difficili. Anche mamma sapeva, certo. Ma che poteva fare lei, poverina? Quell’uomo ci picchiava e terrorizzava. È stata dura la nostra vita».
A parlare è il secondogenito, S. di anni 25.
Subito dopo va dalle forze dell’ordine anche il primogenito, C. di anni 35. Il padre dice di aver passato la serata a casa dove c’era pure lui. C. dichiara:
“«Ho detto una bugia. Non ero a Ostia con i miei genitori quella maledetta domenica sera. Sono stato tutto il tempo alla nostra baracca sul fiume. Lunedì mattina, il mio fratellino D. mi ha raccontato tutto, tremava come una foglia. “Ieri sera”, mi ha detto, “io, papà e Simeone siamo andati alla capanna nella pineta per fare le porcherie. È stato papà a uccidere Simeone, soffocandolo. Poi lo ha coperto con le tavole di legno”».
In realtà il bimbo pare essere stato ucciso altrove, ma in questa nuova dichiarazione gli inquirenti trovano un ulteriore appiglio per approfondire quella che è oramai l’unica pista certa: la pedofilia.
Trovano però anche degli elementi che non li convincono e che li porteranno, a breve, ad iscrivere anche C. nel registro degli indagati. Il ragazzo infatti spesso si contraddice, appare confuso, molto agitato e preoccupato…..
Nel frattempo parla però anche la moglie e qua torniamo al punto iniziale di questa breve discussione, la recidività, ma anche, evidentemente, la solita storia, fatta di bimbi non creduti e di mostri liberi nell’abuso:

“A noi ci hanno rovinato i figli , prima le 2 femmine con le storie assurde della violenza sessuale dalle quali però mio marito è uscito pulito e ora ci si è messo pure il più piccolo che hanno affidato a un’istituzione religiosa di Roma. Quando ho sentito alla radio che D. ha accusato il padre mi si è bloccato il cuore. In tribunale, mia figlia M., che aveva tredici anni, l’hanno chiamata l’ipocrita. Aveva denunciato papà perché voleva andare a vivere con un uomo sposato con il quale poi si è messa insieme quando è diventata maggiorenne. Ma allora noi eravamo contrari e andavamo a cercarli, loro si nascondevano e noi continuavamo a dargli la caccia: “Se quello ti mette incinta e poi ti lascia chi ti piglia a te?”. Questo le dicevo perché questa è la nostra mentalità. Alla fine l’assistente sociale ha detto che dalle visite mediche era uscita pulita come io l’avevo fatta. L’altra figlia E., lo stesso. Andava alle scuole di Fiumicino, aveva tredici anni, e voleva essere libera di fare quello che le pareva. Ha pensato bene di fare la stessa cosa della sorella, così ha raccontato alle maestre che il padre le aveva usato violenza. Ma anche lì la visita medica ha dimostrato che era tutta una bugia e che non c’era stato nessun danno. Allora sono stata male. Ho avuto mille dubbi. Avranno ragione le mie figlie e io non mi sono accorta mai di nulla? Poi ho guardato in faccia Vincenzo e ho capito. (….) Lui non farebbe male a nessuno. Magari gli vengono i cinque minuti, magari si arrabbia, ma poi gli passa.”

In realtà le accuse di abusi nei confronti del padre padrone risalgono a diversi anni prima. Il giornalista Di Stefano le ricostruisce nei dettagli, parlando di “via crucis dei minori” e mettendo nomi e cognomi di chi non ha mai creduto a quei bambini, spesso anche davanti all’evidenza dei fatti.
Bambini di cui, nel tempo, si sono occupati:
11 magistrati, almeno 7 assistenti sociali (di cui una, tale Gloria Mancini scriverà: “ho approfondito le indagini su Vincenzo, è un uomo ignorante ma non cattivo, gran lavoratore che si è fatto in quattro per i figli. Sembra che tutte le accuse fatte dai figli siano delle grandi bugie”), 10, se non più, tra poliziotti e carabinieri, 3 tra neuropsichiatri e psicologi , compreso un cattedratico; due suore di un istituto di recupero; una casa-famiglia, e via dicendo…..per un elenco destinato ad aumentare.

Dopo i due ragazzi parla anche una figlia, pure lei oramai maggiorenne:
“Ho il volto tumefatto, il naso schiacciato come quello di un pugile, come se qualcuno mi avesse sferrato un pugno. Ma non so come mi sono procurata questa deformazione. Mia madre mi diceva che ci sono nata. Ma quando fui ricoverata per un anno al Sant’Eugenio di Roma, perché ero ritardata nello sviluppo a causa delle violenze sessuali che mio padre mi infliggeva, il medico mi diagnosticò la frattura del setto nasale dovuta ad un pugno o ad uno schiaffo. «Non si nasce con il naso così», mi disse. Ma io non avevo nessun ricordo di un episodio simile. Forse avevo cancellato dalla mente le prime botte che mi venivano date per non farmi piangere, le stesse alle quali sono stata poi abituata nel corso degli anni. Sì, la mia vita, come quella dei miei fratelli, è stata solo violenza e se oggi siamo qui, ridotti a piccoli esseri impauriti, è perché non hanno voluto ascoltarci quando prendevamo coraggio e denunciavamo le violenze che subivamo. Se avessero creduto a me, ai miei fratelli B., M., C., M., G., S., E. e D., oggi piangeremmo tutti di meno. E se mia madre Bruna, sempre pronta a frustarci con la cinghia, quando ci ribellavamo a un padre padrone, fosse stata qualche volta dalla nostra parte, tanto dolore oggi non ci sarebbe……per anni mi ha stuprata, usata, picchiata, fino a definirmi pubblicamente, ubriaco d’alcol e d’impunità, “la mia ragazza, la mia fidanzata”…..ha abusato di tutti i suoi figli….. Oggi vivo ancora nell’incubo. Certe mattine mi sveglio, quando il mio uomo è già uscito, ed allora mi viene il terrore che lui possa apparire in camera da letto. Ieri mattina stavo rassettando la cucina, mi sono voltata ed ho visto la bottiglia del vino con un bicchiere accanto. Ho cominciato a tremare, come se quella fosse la sua bottiglia, come se lui stesse per entrare d’improvviso in cucina ed allungare di nuovo le mani su di me. Quando bussano alla porta mi batte il cuore, penso che spalanco l’uscio e me lo trovo davanti. Poi guardo i giornali e ritrovo fiducia. Forse, da dove sta adesso, non uscirà più. Almeno io lo spero».

Conclusioni:
come sempre capita l’orco poteva essere fermato prima.
E ribadirlo chissà che non possa servire per altri casi del tutto identici a questo.
Silvano è stato condannato all’ergastolo. Insieme a lui con la condanna a 15 anni il figlio C. ., presente nel momento in cui il padre picchiava ed abusava Simeone e reo di averlo aiutato a disfarsi del corpo.
Qua termina la prima parte di questa storia. Scritta in modo volutamente schematico. Riportando quel necessario che, come si suol dire, basta e avanza.
A breve una piccola aggiunta. Piccola quanto dolorosa.
Per non dimenticare più SIMEONE NARDACCI, morto all’età di 8 anni, per “omertà e pedofilia”.

L’audio e’ stato cancellato dallo spazio su Splinder

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