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Lettera al comitato Free Don da Bill Nash

LA VOSTRA VOCE.
calendario don baresi marco fee donRiceviamo e pubblichiamo la lettera che Bill Nash ha scritto dagli Usa al gruppo di supporter di Don Marco Baresi, prete pedofilo condannato in due gradi di giudizio per abusi nei confronti di un minore e detenzione di materiale pedopornografico:
 
<<Buongiorno,
Il mio nome è Bill Nash e scrivo dagli Stati Uniti. Per due anni sono stato  un seminarista presso i Padri Missionari Saveriani, dove però ho subito abusi sessuali da parte di Padre James Tully.
Padre Tully ha abusato bambini per oltre tre decenni in vari continenti. Padre Tully era un prete molto “popolare” ma con un lato oscuro. Recentemente 8un anno fa) è stato laicizzato dal Papa. Ha lasciato alle spalle (impunito) decine di vittime. Negli Stati Uniti, i Padri Missionari Saveriani hanno avuto almeno tre preti (accertati) pedofili ch hanno abusato tantissimi bambini. Gli altri due sacerdoti sono stati inviati qui in Italia. Uno è padre Mario Pezzotti e l'altro era fratello Eugenio Cumerlato. L'Ordine ha pagato innumerevoli risarcimenti per pagare il lungo percorso terapeutico delle loro vittime. Ma nonostante abbiano saputo dei disturbi psicologici di questi uomini, hanno comunque permesso loro di continuare ad entrare in contatto con i bambini. Questo è un reato “aggiuntivo”.
Ho seguito le notizie di don Marco Baresi da Brescia e volevo condividere con voi quanto sono stato terrorizzato da quello che è successo. Don Marco è stato condannato due volte in un tribunale. Mi riesce difficile comprendere come si possa essere ciechi davanti ad un simile caso. La vostra prima preoccupazione non dovrebbe essere rivolta a questo sacerdote, ma piuttosto dovrebbe riguardare la condizione della vittima.
DON MARCO BARESI PRETE PEDOFILO
Stiamo parlando di bambini che sono stati violati nel modo peggiore dagli adulti. Questo comportamento è considerato criminale nella società civile. I problemi degli abusi sessuali da parte di membri della Chiesa cattolica sui minori non riguardano solo il mio paese. Sono accaduti in molte altre parti del mondo.
La cultura all'interno della Chiesa istituzionale ha contribuito a questa disfunzione, a livello globale. Sono deluso che il vostro gruppo abbia fatto solo ipotesi circa l'innocenza dell’amato sacerdote , senza aver espresso alcuna preoccupazione per la vittima. Inoltre, il vescovo ha espresso una posizione simile nella sua lettera ai sacerdoti della diocesi dello scorso 16 giugno. Per me è stato assolutamente agghiacciante l’aver letto questa lettera dove nonostante la (duplice) condanna penale, si ha continuato a sostenere che il sacerdote è innocente senza esprimere alcuna preoccupazione pastorale per le vittime. Non mi sarei mai aspettato qualcosa del genere nel 21 ° secolo. Mentre il resto del mondo ha cominciato a riconoscere che i crimini da parte del clero si sono verificati su larga scala, il vescovo e il tuo gruppo non hanno espresso alcuna preoccupazione, tranne forse che la reputazione della Chiesa potrebbe essere stata offuscata. Anche il Vaticano è stato costretto a riconoscere le mancanze da parte della Chiesa.
Mi permetto di suggerire al tuo gruppo di mettersi in contatto con il cardinale Levada e monsignor Sicluna presso la Congregazione per la Dottrina della Fede, al fine di aprire un'inchiesta sul caso di don Marco. Il caso è stato convalidato dalle autorità civili e si consiglia di proseguire vie canoniche. La vostra prima preoccupazione dovrebbe essere la protezione dei bambini e, se don Marco si è reso colpevole di crimini sessuali contro i bambini, allora dovrebbe essere controllato in modo che i bambini siano protetti. Inoltre dovrebbe essere rimosso da prete.
Dal 2002 la Chiesa cattolica negli Stati Uniti ha adottato una politica di tolleranza zero. Se ci sono delle accuse credibili di abusi nei confronti di un bambino non si può “lavorare” come prete. Questo è un passo prudente che la Chiesa è stata costretta ad adottare. Tale politica dovrebbe essere adottato universalmente nella Chiesa.
Mi permetto infine di suggerire al vostro gruppo di mostrare un po’ di compassione e sostegno per questa vittima. Stiamo parlando di un bambino che è stato violentato da un adulto. Immaginate quali danni possono essere stati causati. Il vostro gruppo sembra avere un sacco di energia, perché non incanalare parte di questa energia verso la guarigione di questa vittima e contribuendo a prevenire ulteriori danni? >>
Sincerely,bill nash
Bill Nash – SNAP Advocate
(per gentile concessione – traduzione nostra)

blog esclusivo /
PRETE PEDOFILO AMERICANO TROVA RIFUGIO A VICENZA.
bill nash
Ho seguito negli ultimi mesi da vicino questa vicenda dato che sono stato contattato direttamente dalla vittima (foto sopra) ed oggi, in contemporanea con l’America ve ne parlo.
Bill Nash, membro attivo del gruppo Snap, è stato vittima di abusi sessuali da parte di quest’uomo, tullpadre James Tully, prete missionario, il quale oggi dopo essersene andato dagli Usa (dove secondo le parole di Nash “ha avuto decadi di abusi a danno di bambini”) senza aver scontato un giorno di carcere, si trova attualmente in Italia.jim tully current
Per l’esattezza a Vicenza.
Bill Nash, forte del discorso fatto pochi mesi fa dal Santo Padre, chiede ufficialmente al Vaticano di ridurre allo stato laicale James Tully. Chiede inoltre che si verifichi che al momento Tully non svolga a attività che lo portino a contatto con bambini / adolescenti. Chi è di Vicenza e lo conosce può quindi darci informazioni in merito ai nostri recapiti.

Non so cosa sia stato. Se la musica, quelle vecchie foto sbiadite dal tempo, con colori che non esistono più. Oppure il fatto che alcune delle persone adulte che si vedono le conosco bene. So il loro dolore, quella luce mai completamente riaccesa che sbiadisce i loro volti.
Fatto sta che questo video mi ha commosso, molto, e per questo ho deciso di riportarvelo:

http://www.snapnetwork.org/Papal%20visit%202008/041506_press_conference_video_washington.html

WILLIAM MUELLER
Quest’uomo che vedete ritratto in una foto scattata durante l’anno scolastico 1970 – 1971 è William Mueller, insegnante di religione.
Definito recentemente uno dei “10 peggiori stupratori di bambini, nella storia della chiesa cattolica americana”. Benché il suo caso sia emerso solo negli ultimi 3 anni sono già più di 40 le vittime accertate, a partire dagli anni’60.
Insegnante di religione, specializzatosi in psicologia e sociologia era solito minacciare di morte le sue vittime.
Come sempre accade, ma questo oramai mi sono quasi stufato di scriverlo tanto è scontato, ogni qual volta veniva identificato come abusante, lo si spostava. In una nuova scuola.
“Per questo” ha dichiarato David Clohessey del gruppo SNAP, “lo si poteva fermare decadi fa”.
 

ARCHIVIO PROMETEO.
STUPRATO NELLA CASA DI DIO.
L’Associazione Prometeo si è conquistata da alcuni anni a questa parte un posto a sé stante nell’ancora sterile panorama della lotta alla pedofilia nel nostro paese. Ricchi di iniziative, instancabili, scomodi, gli operatori della Prometeo, capitanati da Massimiliano Frassi, lavorando a stretto contatto con le vittime, hanno una visione privilegiata di quello che accade intorno a noi.
In quest’ottica va inserita la presenza in Italia di Jim Parker, autore di un libro dal titolo sconvolgente “Raped in the house of God”, “Stuprato nella casa di Dio”.
Oggi che il Boston Globe ha pubblicato un’inchiesta sul fenomeno della pedofilia all’interno della chiesa cattolica americana, la testimonianza portata da Jim Parker assume un ruolo ancora più importante.
Nel suo libro, che Frassi vorrebbe far tradurre in italiano, Parker racconta la sua storia di chierichetto abusato più volte da parte di un sacerdote, ma soprattutto dimostra che i danni derivati dall’abuso non si esauriscono con l’abuso medesimo ma continuano nel tempo.
Parker racconta con emozione dei problemi che ancora oggi si porta appresso. Dagli attacchi di panico alla depressione. Racconta, e lo mette nero su bianco nel libro, di anni di scuola buttati via, di anni di silenzi e di aiuti mancati, di solitudine e sofferenza.
Oggi Parker ha trovato una compagna che lo segue e gli dà l’amore che per anni gli è mancato. Ha ancora tanta strada da fare ma sa che stavolta non sarà più in salita.
 Fonte: Vita – 2003

david snap
LA FOTO DELLA SETTIMANA.
Nella foto David Clohessy, presidente del gruppo americano SNAP mentre stringe a sé Joan Hillman. La dona tiene stretta una foto di lei da piccola e sta per parlare in una conferenza pubblica. La foto ha per lei un grande valore simbolico, dato che non si riferisce certo ai suoi anni migliori ma a quell’infanzia toltale con l’abuso da un prete pedofilo.

LE INTERVISTE ESCLUSIVE DEL BLOG:

Terrie Light a Cuneo

 

 Cari amici oggi in esclusiva per il blog incontriamo Terrie Light, responsabile del gruppo S.N.A.P. (Rete di sopravvissuti agli abusi sessuali di parte di sacerdoti) di San Francisco. Ho incontrato per la prima volta Terrie nel 2001, quando anticipando i tempi, invitammo lei ed il marito Bill a parlare (per la prima volta in Italia!) del cancro che attanaglia(va) la (nostra) Chiesa. Cancro tabù. Vietato allora parlarne. Impensabili fino ad allora i numeri. Eppure. Tutti sapevano. Molti avevano subito. La sua testimonianza fu incredibile. Di grande impatto emotivo. Ricordo una sala attente e silenziosa seguirla nella rappresentazione del suo dramma. Inutile dire che le sue parole diventarono un qualcosa più di un bel discorso quando due mesi dopo l’inchiesta del Boston Globe fece il giro del mondo. Leggete l’intervista con attenzione. E’ con orgoglio che ancora una volta arriva da questo spazio la voce delle vittime. Thanks Terrie.  

Potresti presentarti ai nostri amici, introducendo la tua storia? 

Sono nata il 7 agosto 1951. Ero la terza figlia di Paul e Barbara Friedrich. Mio fratello maggiore mori’ durante la sua prima settimana di vita. Cosi’ alla mia nascita c’eravamo solo io e mio fratello maggiore Mike. Dopo di me sono nati altri 5 figli, uno ogni due anni. Poi, nel corso dei dieci anni seguenti, ne sono nati altri quattro, per un totale di ben 9 figli. Io ero la figlia maggiore, e mia madre aveva sempre fatto fatica a badare da sola a tutti noi. Mia madre era stata in pratica figlia unica (aveva una sorella, ma aveva 11 anni in piu’ di lei) e sua madre era sempre ammalata. Mio padre aveva due lavori per cercare di mandare avanti la famiglia. Eravamo una tipica famiglia cattolica. Ogni domenica ci vestivamo rigorosamente per la festa e i nostri genitori ci portavano a messa. Le nostre vite erano basate sul calendario liturgico come molti altri ferventi cattolici. Mio padre era  un usciere, mia madre cantava nel coro. Entrambi davano una mano durante le diverse funzioni liturgiche. Il sabato mia madre aiutava a preparare il telo coprialtare per la messa. Quando mi era permesso di andare ad aiutarla a compiere questo suo compito “santo” ero felicissima. Ricordo che ero una bambina calma. Introversa. Avevo la lisca (problemi di pronuncia) ed ero timidissima. Tutti i miei ricordi di bambina hanno a che fare con funzioni familiari o liturgiche. Mi ricordo che quando avevo 5 anni mi portarono in un campo dove c’erano diverse autorita’ ecclesiastiche in abito da funzione. Stavano dando la benedizione al luogo in cui sarebbe poi sorta la nuova chiesa, quella di St Bede. Questa era la parrocchia di Padre Francis, un individuo con tantissime idee ma volte soltanto al suo personale arricchimento. Sarebbe presto diventato noto per il piccolo impero che creo’: una scuola, una palestra, un campo di baseball, e una leggendaria squadra di pallacanestro. Un assolato sabato pomeriggio del 1959, stavo aiutando mia madre in chiesa. Non ricordo come ma mi trovai tutto ad un tratto da sola. Il fatto non mi impauri’, Hayward era un paese piccolo e mi trovavo dopotutto in chiesa, la mia seconda casa. Mi incamminai verso la canonica per cercare aiuto: Padre Francis abitava li’. Non mi resi conto allora che non era un luogo sicuro. Riesco ancora a rivedere tutto nella mia mente: la porta che si apre, io che allungo il braccio, e lui che mi prende per mano e mi fa entrare. Entrai di mia volonta’: proprio come la metafora dell’agnello che va al macello. Lui mi condusse in una stanza. La mia mente di bambina non sempre riesce a capire cosa accadde quel giorno, ma in quello che dovrebbe essere stato un posto sicuro, la mia mente, la mia anima, il mio spirito ed il mio corpo vengono tutti violati. Lui mi continua a ripetere che verro’ punita in eterno se solo mi azzardo a dirlo a qualcuno. Io so che lui ha il potere di farmi andare all’inferno per sempre. Cosi’ cerco di nascondere i fatti di quel giorno in un’espugnabile fortezza mentale. In superficie, ho dimenticato, ma sotto sotto cerco di dare un senso a quello che e’ successo. La mia educazione cattolica cerca di illuminarmi. Leggo storie di martiri, di agnelli e bambini sacrificali, di Maria Maddalena. Mi insegnano che l’atto sessuale e’ tabu’, che e’ colpa delle ragazze se gli uomini pensano a cose sporche, e che e’ nostro dovere farli desistere dal peccato. Divento sempre piu’ religiosa. Voglio diventare una monaca di clausura. Leggo

la Bibbia. Vado a messa rigorosamente tutti i giorni festivi e tutte le domeniche. Devo riguadagnarmi il diritto al paradiso. Devo pagare per un terribile peccato.  Alle superiori mi innamoro. Il mio ragazzo vuole che la relazione diventi “sessuale”. E’ il 1968. Nessuna “brava” ragazza ha rapporti prematrimoniali con il suo ragazzo. Sono in estremo conflitto con la mia sessualita’. Faccio di tutto per restare una “brava” ragazza. Le suore continuano a ripeterci che l’atto sessuale e’ un peccato mortale e che e’ siamo anche responsabili per i peccati degli uomini. Il rapporto sessuale e’ un male. Ti fa bruciare in inferno. Il mio ragazzo mi dice che se lo amo, devo dimostrarglielo facendolo con lui. Amore, sesso, peccato, bene e male si intrecciano l’uno con l’atro. Alla fine cedo. Lo facciamo. Rimango incinta. E’ una delusione per i miei genitori, specialmente per mia madre. La madre del mio ragazzo logicamente da la colpa a me. Mia madre da la colpa a me. Vengo ripudiata. Voglio nascondermi da amici e famiglia, cosi’ vado a Los Angeles, in un istituto per ragazze madri. Gli assistenti sociali sono convinti che io serbi rancore verso mia madre, fatto che ha conseguentemente portato alla mia gravidanza indesiderata. Io so di aver fatto una cosa terribile e che sto ricevendo la giusta punizione. Durante la mia gravidanza continuo ad andare a messa ogni domenica. Mia figlia nasce il 10 maggio 1969. Osservo il suo piccolo viso prima di consegnarla alla infermiera. Non la devo mai piu’ rivedere. Che madre terribile che sono. Mi dicono che sto facendo la cosa giusta. Non so piu’ riconoscere il bene dal male. Non so nemmeno piu’ cosa pensare. Le mie decisioni hanno portato a conseguenza orribili in passato. Lascio che gli altri decidano per me. Gli assistenti sociali ci dicono di dimenticarci della gravidanza e di tornare alle nostre vite come se niente fosse. Sono un’esperta a questo gioco. L’ho fatto gia’ una volta quando il Padre mi ha stuprata a casa sua. Lo faccio di nuovo. Questa volta pero’ per bloccare il dolore uso droga e sesso. Smetto di andare in chiesa. Ormai non mi salvo piu’. Tanti anni dopo. Inizio ad andare in terapia. Voglio fare la cosa giusta. Voglio andare dalle autorita’ ecclesiastiche per denunciare Padre Francis. E’ il 1992 ed ho 41 anni. Credo ancora di essere l’unica vittima. Non ho mai sentito di altre bambine abusate da un sacerdote. Mi sento strana. Ho paura. Anche se la mia mente razionale mi dice che non puo’ piu’ accadere, credo ancora che lui mi possa fare del male. Sebbene sia difficile mi convinco ad incontrarmi con un funzionario ecclesiastico. Lui mi ascolta in silenzio, ma capisco subito che non mi crede. Afferma di non avere mai ricevuto nessun’altra denuncia su Padre Francis. Sono preoccupata per altri bambini. Lui mi dice di non preoccuparmi, il Padre ora vive in una casa di riposo. Credo alle parole del funzionario. Sento di avere fatto il mio dovere nell’aiutare altri bambini. Sono convinta di essere l’unica vittima e che la chiesa non ne abbia mai genuinamente saputo niente. Torno a casa e mi chiedo come faro’ a dimenticarmi di questo trauma. Nell’ottobre 1992 incontro Barbara Blaine e David Clohessy alla prima conferenza nazionale sull’abuso sessuale all’interno della Chiesa Cattolica. Incontro centinaia di altre vittime. Capisco di non essere l’unica e di non essere la sola bambina ad essere stata abusata da un sacerdote. Ma provo ancora vergogna ed ho paura a rendere pubblica la storia del mio abuso. Sono convinta di essere stata io a far peccare il Padre anche se a quel tempo avevo soltanto 7 anni. Nel marzo 1993, cerco di mettermi in contatto con altre vittime di abuso in California. Barbara ha l’idea di una conferenza SNAP (Gruppo di sopravvissuti ad abusi di sacerdoti) in California, e vuole che io parli pubblicamente della mia storia in modo che anche altre vittime la possano ascoltare. Barbara vuole anche organizzare una conferenza stampa agli Uffici Diocesani. David e Barbara arrivarono in California di venerdi pomeriggio il 30 aprile 1993. Andai a prenderli all’aeroporto e insieme ci recammo agli Uffici Diocesani. Non sapevo cosa aspettarmi. Diversi giornalisti ci stavano gia’ aspettando. Non avevo pensato piu’ di tanto alle complicazioni che sarebbero potute derivare dal rendere pubblica la mia storia. Ero solo alla disperata ricerca di altre vittime che mi avrebbero potuto aiutare. I mass media presenti quel giorno erano molti. Quel fine settimana 50 vittime hanno cominciato a partecipare al nostro gruppo di supporto e quel giorno abbiamo dato inizio ad un capitolo SNAP che continua tutt’oggi. Durante gli 8 anni seguenti ho continuato a dirigere il gruppo di supporto SNAP, ho viaggiato di citta’ in citta’ aiutando Barbara e David ad instaurare nuovi gruppi, ho parlato a centinaia di vittime che si sono messe in contatto per aiuto e supporto. Era importante che aiutassimo le vittime che si facevano avanti e offrissimo loro una mano amica. Mi ricordo di come fu importante per me quando Barbara e David mi aiutarono. Mi ricordo che apparire in pubblico mi aiuto’ a farmi perdere buon parte della vergogna e dei segni che avevo portato con me sin dal giorno del mio abuso. Barbara mi chiese nel 1995 se avessi voluto parlare alla Conferenza Cattolica Nazionale di Sacerdoti degli Stati Uniti. Dissi subito di si. Pensai che questa fosse l’opportunita’ giusta per fare la differenza. Se solo questi sacerdoti fossero riusciti a capire il nostro dolore e la nostra sofferenza, avrebbero sicuramente posto fine all’abuso. Oggi so che ci sono centinaia di sacerdoti abusanti e che provengono da tutto il mondo. Ho incontrato vittime del Sud America, Africa, Asia e Europa, cosi’ come degli Stati Uniti. So che il Papa si era sbagliato quando aveva affermato che si trattava solo di un problema del Nord America. Credevo che se solo avessi parlato al comitato dei sacerdoti, loro avrebbero posto fine al problema. Erano dopotutto I pastori che custodivano il gregge. Erano stati specialmente scelti dal Papa per far si che i bambini fossero al sicuro. Giusto?

Immaginate la mia delusione quando scoprii che a loro non ne importava nulla. A quel tempo non sapevo che erano gia’ stati informati del problema alla meta’ degli anni 80, un decennio prima. Non sapevo allora che molti di loro avevano gia’ cercato di coprire e di nascondere il problema. Mi resi conto quel pomeriggio che loro pensavano che il problema non li riguardasse e nemmeno noi. Ci incontrarono in una sala da pranzo. Loro erano seduti intorno ad un tavolo. In un angolo c’erano dei vassoi con del cibo avanzato. Durante il nostro incontro, presero il dolce, caffe’ ed acqua. Sentii di essere l’intrattenimento pomeridiano. Ci fecero entrare in fila e ci fecero sedere su sedie appoggiate al muro. Non ci chiesero di unirci al loro tavolo, non ci offrirono acqua o cibo. Ad ognuno di noi fu chiesto di presentarci e di parlare della nostra storia. Durante i nostri racconti, accadde un fatto inverosimile. Alcuni di loro sembravano impazziti, altri annoiati, altri si stavano persino addormentando. Di tutti i 25 sacerdoti presenti, solo 1 sembrava essere genuinamente interessato a quello che stavamo dicendo. Capii che tutto quello che potevo fare era solo raccontare i fatti della mia storia. Loro avrebbero dovuto vivere con le conseguenze di non avere ascoltato. Era quello il loro peccato. Continuavo a dare il mio supporto ai sopravvissuti e a parlare in pubblico il piu’ possible per tentare di far capire alla gente quello che stava realmente accadendo in chiesa. Persi molti amici. La mia famiglia non poteva capire o accettare quello che stavo facendo. L’unico aiuto che ricevetti durante i 6 anni che seguirono fu quello di alcuni amici vicini e di altri membri di SNAP. Quei 6 anni furono una lotta continua nel raccontare storie di abuso e di copertura che nessuno voleva sentire. I cattolici volevano solo credere che i sacerdoti “cattivi” fossero solo una manciata e che i cardinali avevano la situazione sotto controllo. Tutti i miei amici cattolici credevano io volesso solo fare del male alla chiesa. Io volevo solo proteggere i bambini da ulteriore abuso, ma spesso la frustrazione mi buttava giu’, specialmente quando le persone che sembravano capire l’importanza del problema erano cosi’ poche. Arrivai a Bergamo, in Italia, nel dicembre del 2001. Fu un incontro cosi’ frustrante per cosi’ tante vittime. Persino la stampa non era piu’ interessata a parlare del problema. Ma mi ricordo della preoccupazione genuina della gente su questo argomento.  Poco sapevo che in quel periodo una coppia di giornalisti del Boston Globe stava scrivendo un articolo su una storia che avrebbe trasformato l’opinione pubblica sulla crisi dell’abuso per sempre. Da gennaio 2002, i giornali statunitensi cominciarono a riportare giornalmente una nuova storia di abuso avvenuta a Boston. E pian piano, dopo Boston, le storie di abuso cominciarono a uscire allo scoperto da ogni stato e diocesi in tutti gli Stati Uniti. Nel 2002 incontrai la prima di molte altre vittime di Padre Francis. Mentre le vittime si facevano avanti per raccontare la loro storia dopo decenni di silenzio, il modello di inganno e copertura divento’ quasi tangibile. Incontrai vittime di Padre Francis che vennero abusate agli inizi degli anni ‘40 e vittime il cui abuso avvenne alla fine degli anni ’80. Scoprii inoltre che

la Diocesi era gia’ a conoscenza degli abusi di Padre Francis quando io raccontai la mia storia nel 1992. Mentirono quando mi dissero che ero stata l’unica bambina a riportare un accaduto del genere. Mentirono quando mi dissero che Padre Francis non poteva ormai piu’ nuocere ai bambini. Capii finalmente il motivo per il quale i parrocchiani davano della bugiarda a me e ad altri bambini, quando organizzammo una protesta davanti alla chiesa nel 1998. Il sacerdote di allora non credeva che Padre Francis fosse un predatore sessuale. Non credeva che io fossi stata abusata. Nel marzo 2003, quando il vescovo si scuso’ pubblicamente nella chiesa di St Bede per gli abusi portati a termine da Padre Francis, c’era ancora gente che non credeva lui fosse un pedofilo.  Cosi’, persino con le storie di abuso nei media ogni giorno per almeno un anno, persino quando una dozzina di vittime accertate ha reso pubblica la loro storia, persino quando il vescovo afferma che questo sacerdote e’ davvero un abusante, ci sono ancora persone che non credono che un prete possa molestare bambini. Continuo a darmi da fare affinche’ i genitori siano a conoscenza dell’esistenza di sacerdoti pericolosi. Continuo a lavorare per cambiare la risposta della chiesa alle vittime di abuso e ai sacerdoti pericolosi. Ma soprattutto continuo a guarire dal male che un sacerdote mi fece quando ero piccola.  bernard law with the police

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Molti soppravvissuti leggono questo blog giornalmente e mi scrivono. Non tutti pero’ riescono ad andare avanti dopo il trauma causato da un abuso, anche a distanza di anni: tu pero’ ce l’hai fatta. Che consiglio puoi dare a queste vittime?

Innanzitutto, alle vittime che stanno leggendo, ammiro il vostro coraggio. E’ difficile liberarsi dalla vergogna e dallo stigma dell’abuso sessuale. La vergogna provata dall’abuso di un sacerdote e’ ancora piu’ grande. Non mi permetto di sapere quello che ognuno di voi sta provando, perche’ siamo tutti diversi, e le nostre storie di abuso, per quanto simili, sono anche loro diverse l’una dall’altra. Pero’ so che per la maggior parte delle vittime il fatto di comunicare con altre persone le aiuta molto. Quando veniamo abusati la fiducia che riponiamo in un essere umano viene distrutta. Ma se riusciamo a ricostruire con un’altra persona quello che e’ stato distrutto in precedenza si puo’ ricominciare da capo. Per me il fatto di sapere che posso aiutare altre persone e’ stato estremamente utile. Parlare della mia storia ripetutamente mi ha aiutato enormemente. Anche se parlarne e’ sempre difficile e doloroso, quando lo faccio mi tolgo ogni volta un peso dalle spalle. I predatori ci hanno schiacciato con il peso della loro colpevolezza, della loro vergogna, del loro segreto. Spesso ci sentiamo “cattivi” o “peccatori”. E’ questo il loro peccato: il senso di colpa che ci hanno inflitto. Parlare con altre vittime o comunicare con loro tramite e-mail mi ha aiutata tantissimo. Soltanto loro possono capire la pazzia che l’abuso ci mette in testa e che entra a far parte delle nostre vite. Durante questi ultimi anni ho cercato di volermi bene. Il fatto di mangiare e dormire bene, fare esercizio, non bere e non usare droghe mi fa sentire meglio. Quando abuso del mio corpo mi sento peggio. Cerco di pensare in modo positivo per vincere il buio lasciato dall’abuso. Quando sono depressa o mi sento giu’, cerco di prendermela con calma. Non mi arrabbio con me stessa se ho avuto una brutta giornata e non lascio che questa sensazione rimanga dentro di me. Chiamo i miei amici, faccio una passeggiata con il mio cane, aiuto qualcuno che soffre, ecc. Ho iniziato anche a darmi al giardinaggio. Il fatto di lavorare la terra e far crescere qualcosa mi ha aiutata molto. Mi permette di vedere che con la giusta cura ed affetto si puo’ creare qualcosa di stupendo. 

Come aiuti persone che, come te, sono state abusate, e in che modo fornisci loro un futuro piu’ sereno? In che modo opera lo SNAP?

Di solito cerco di aiutare altre vittime ascoltando la loro storia e cercando di capire la loro esperienza personale. Cerco di fargli realizzare che non e’ stata colpa loro o dei loro genitori. Dico loro di non sentirsi in colpa, che non sono stati loro a peccare. Dico loro che la chiesa avrebbe dovuto proteggerli e avrebbe dovuto fermare il sarcedote. Che anche tutt’oggi e’ responsabilita’ della chiesa consegnare questi sacerdoti alla polizia o alle autorita’ civili. Le vittime spesso si sentono responsabili per l’abuso di altre vittime da parte dello stesso sacerdote, e dovrebbe essere la chiesa a proteggere e a porre un freno all’abuso. Se il sacerdote esercita ancora, aiuto le vittime a denunciarlo alla polizia. Se le vittime hanno bisogno di risposte pratiche, cerco di rispondere. Dico loro dell’esistenza di SNAP e degli altri sopravvissuti. Dico loro che non sono soli. Abbiamo contatti di consulenti SNAP in diverse zone del Paese. Do loro il nome e il numero di telefono del consulente piu’ vicino a loro. Dico loro del sito internet di SNAP e che se vogliono restare anonimi lo possono fare partecipando ai gruppi di supporto SNAP in linea. Se vivono vicino a me cerco di incontrarli per un caffe’ e per parlare loro di persona. Incontrare un’altra vittima faccia a faccia e’ estremamente importante, cosi’ cerco di farlo anch’io quando posso. Le vittime possono partecipare ai gruppi di supporto SNAP che vengono organizzati nelle citta’ piu’ grandi. Possono partecipare alla nostra annuale conferenza. Possono contribuire a cambiare la legge. Possono distribuire volantini nelle parrocchie e mettere in all’erta la gente della presenza di pedofili accertati mascherati da sacerdoti. In SNAP le vittime possono partecipare passivamente leggendo le informazioni del nostro sito internet oppure attivamente lavorando pubblicamente per cambiare la politica attuale e la chiesa. 

Cosa credi abbiano bisogno quegli individui che non pensano che questo problema li riguardi, affinche’ cambino idea e realizzino la gravita’ del problema?

Devono immaginarsi che i loro stessi figli e nipoti vengano abusati, sodomizzati e molestati. Devono immaginarsi di andare dal vescovo per riferirgli l’accaduto, sempre che il tale vescovo sia dalla loro parte e ponga un fine all’abuso. Devono immaginarsi l’articolo scritto da parte degli avvocati del vescovo che da la colpa dell’abuso al loro figlio di 10 anni. Questo fatto e’ veramente accaduto recentemente a Miami, in Florida. Spesso penso che le persone che sono stata abusate ma che non hanno ancora confrontato il loro stesso abuso e di conseguenza l’abusante stesso, sono coloro che fanno piu’ fatica ad accettare la verita’. L’abuso puo’ accadere a qualsiasi bambino. I bambini sono fidati e ingenui. Ogni genitore ha il dovere di proteggere il loro figlio nella maniera migliore. E credo che da adulti siamo tutti responsabili per la comunita’ in cui viviamo e le comunita’ dei nostri figli. Credo che tutti noi abbiamo una responsabilita’ morale di proteggere i nostri figli.

Lo scandalo del Boston Globe ha portato a cambiamenti positive nella Chiesa Cattolica o credi che i problemi siano rimasti gli stessi? Cosa pensa una vittima di tale scandalo sapendo che il Vescovo di Boston, Bernard Law, non solo non e’ mai stato punito ma e’ oggi un uomo libero?

Credo che lo scandalo esposto dal Boston Globe abbia portato a cambiamenti positivi. Credo anche che un’istituzione come la chiesa, talmente abituata a nascondere scandali e trasgressioni portati a termine dal suo proprio clero, possa solo veramente cambiare con uno sforzo enorme, in un vasto periodo temporale, e con un aiuto collettivo. Un cambiamento in istituzioni del genere, proprio per la loro natura specifica, richiede uno sforzo estremamente difficile, specialmente istituzioni gerarchiche come

la Chiesa Cattolica , caratterizzate da riservatezza e che non dispongono di misure di sorveglianza esterne, incapaci di stabilire in maniera indipendente le reali misure di un accaduto. Negli Stati Uniti i vescovi continuano a chiedere ai credenti di avere fiducia in loro e che il problema e’ gia’ stato risolto. Lo dubito fortemente. Cambiare il Sistema richiede uno sforzo sostanziale. I vescovi vogliono farci credere che l’abuso ecclesiastico avvenuto in passato non accadra’ piu’ perche’ ora se ne stanno curando loro stessi. Ma non e’ difficile vedere che negli Stati Uniti l’abuso continua tutt’oggi.

Per quanto riguarda il Cardinale Bernard Law: non e’ l’unico cardinale o vescovo che rimane tutt’oggi impunito. Non e’ l’unico che ha lasciato che centinaia di sacerdoti continuassero ad abusare bambini per decenni senza mai alzare un dito. Sarebbe dovuto andare in carcere cosi’ come altri responsabili di questo scandalo. Credo che lo stesso Vaticano protegga i sacerdoti abusanti e non faccia il necessario per cambiare la struttura ecclesiastica. Tale istituzione sembra essersi fermata in un limbo ristretto e autoprotettivo sull’argomento dell’abuso. Cosi’ nel 2000

la Chiesa e il Santo Padre si sono scusati per le trasgressioni della chiesa nel corso degli anni passati, anche se stavano comunque proteggendo (e lo stanno facendo tutt’oggi) sacerdoti pedofili. Ogni primavera, prego affinche’ i funzionari ecclesiastici, durante il periodo quaresimale, si pentano e la smettano di proteggere i propri sacerdoti invece dei loro figli.

Ringraziamenti:

A Terrie e Bill per la reciproca stima e l’amicizia.

A Veronica, per l’aiuto dato nella traduzione.

Per ulteriori info. sull’associazione S.N.A.P.: www.associazioneprometeo.org  spazio Links.

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