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Poverino….pietà…soffre…di chi parla la giornalista?
Poverino….pietà…soffre…di chi parla la giornalista?
Se in un articolo su un orribile caso di pedofilia leggete parole di pietà e commiserazione, di chi pensate si stia parlando?
Bravi, esatto, del pedofilo. Non certo delle vittime.
Non si contano le mail arrivate in questi giorni alla nostra associazione.
Di pura indignazione. Forse perché a forza di tirare la corda la gente si è davvero stancata.
Ma andiamo in ordine:
a Savona pochi giorni fa il Tribunale ha condannato a 9 anni (uno in più di quanto richiesto dal Pm) uno studente ventitreenne di pedagogia (questi quando si laureano sappiamo poi i danni che fanno…), tale Stefano Ferrando. Il reato? Abusi sessuali nei confronti di una bambina di ben… 2 anni, sorellina della sua (ex) ragazza. Lui pare abbia accolto la sentenza “impassibile” senza tradire alcuna emozione.
Nella sentenza anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici ma anche da quelli a tutela e cura dei minori e dall’insegnamento. E su questo punto la giornalista che parla di lui svela le sue carte e abile prefica si cosparge il capo di cenere e lancia il suo straziato grido di dolore e di cordoglio:
i fatti accaduti (ovvero la condanna) diventano per lei “una tragedia che lo annienta…un castello che crolla sulla giovane vita del ragazzo che aveva intrapreso gli studi di pedagogia e che proprio con le giovani generazioni aveva pensato di dedicarsi”.
E ancora, “insomma una punizione pesantissima per Ferrando”.
Peccato che la medesima costernazione non emerga per la bambina di due anni DUE ANNI né per la sua famiglia (sorella in primis che temiamo si sentirà in colpa per aver portato in casa, senza saperlo ovviamente, un simile orco!). No, per la vittima, silenzio. Chissenefrega se sta ancora male, chissenefrega sei suoi genitori sono distrutti (e magari esausti dopo dolorose perizie su perizie), chissenefrega se la sorella maggiore è in preda ai sensi di colpa, qua il vero crimine è l’aver bloccato la carriera, guarda caso di lavoro proprio tra i giovani, di un pedofilo. Che, per fortuna, è stato condannato in primo grado a ben 9 anni.
È quella che nel mio Libro nero sulla pedofilia chiamavo “la scomparsa dei fatti”. Che svaniscono appunto a favore di un cordoglio che questa società non può più accettare: quello di solidarietà. Verso chi abusa!






