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“Ero solo una bambina vivace”. La vostra voce.
“Ero solo una bambina vivace”.
Uno dei meriti che questo blog ha è quello senza dubbio di avervi dato voce. Non solamente raccontandovi, ma mostrandovi gli effetti benefici dimettere voi stessi sulla carta quel immenso dolore. Di cui a tratti vi vergognavate pure e che invece, una volta buttato letteralmente fuori dal vostro corpo, ha dimostrato fare meno male. E poter essere più facilmente affrontato.
L’amica che ospitiamo oggi quel dolore lo ha raccontato in terza persona, sotto forma di una storia……la sua. Ma soprattutto l’ha fatto con una delicatezza straordinaria.
A lei il nostro abbraccio migliore ed il più sincero ringraziamento.
Alzarsi quella mattina per Sonia era stato più duro del previsto,gli tornavano in mente orribili scene della sera prima,ed ogni flash era come una fitta atroce su una ferita che non aveva mai smesso di sanguinare. Si sentiva sporca tradita,aveva il morale a terra ed un odio puro dentro di sé anche perché non era la prima volta che succedeva.
Era accaduto la prima volta tanti anni prima,quel maledetto giorno in cui aveva smesso di credere negli uomini,aveva abbandonato i sogni di bambina ,aveva costruito una corazza intorno al suo cuore,aveva bandito gli abbracci e le carezze e aveva promesso a se stessa che non si sarebbe fatta distruggere da un balordo.
Era solo una bambina vivace,allegra con tanta voglia di vivere,voleva diventare una ballerina,ma il destino aveva in serbo per lei spiacevoli sorprese.
Ricordava tutto di quella notte,il buio, mani troppo veloci,mani che non avrebbero dovuto esserci,sensazioni strane,sensazioni che una bambina di nove anni non dovrebbe conoscere,ed un grande incolmabile senso di smarrimento.
Da quel giorno era cambiato tutto, la piccola bimba sognatrice aveva capito che doveva crescere in fretta,era finito il tempo dei giochi ,era arrivato il tempo delle scelte, e lei la sua scelta l’aveva già fatta, avrebbe portato il suo segreto nella tomba, non avrebbe rovinato la vita delle persone che le volevano bene, avrebbe indossato una maschera di bambina felice e per sopravvivere avrebbe imparato ad odiare.
Gli anni erano passati, la storia si era ripetuta,le notti orribili si erano susseguite,ed il suo odio era cresciuto con lei, piccola donna delusa dalla vita che non aveva più voglia di lottare.
Quel giorno però doveva alzarsi, fare uno sforzo immane,doveva esserci era il matrimonio della sorella che ignara di tutto si sposava con l’essere più meschino che abbia mai messo piede su questa terra.
Quante volte aveva immaginato quella cerimonia,aveva sognato come nei migliori film americani, che al momento del parli ora o taccia per sempre, avrebbe gridato io mi oppongo,avrebbe svelato la vera natura di quel verme, ma il poi il suo sguardo si sarebbe posato sul volto della sorella, la donna che l’ aveva cresciuta e amata,che aveva fatto di tutto per renderla felice, non poteva rovinargli il giorno più bello della sua vita, non aveva nessun diritto di distruggere il suo mondo.
In quel momento confermò la promessa fatta a sé stessa tanti anni prima, lei avrebbe taciuto per sempre, si alzò e andò ad indossare la maschera della donna felice.
“Mi hanno detto che devo ucciderti”: poesia sulla pedofilia.
Mi hanno detto che devo “ucciderti”
Mi hanno detto che devo “ucciderti”
Mia piccola,dolce,splendente, Dandy.
Ma io ti guardo con la solita tenerezza
Sei, la sorpresa, la gioia,il candore.
Mi hanno detto che devo “ucciderti”
Piccola bambina dal vestito rosa.
“ucciderti per vivermi”.
Ma, la cosa che in questa notte così difficile,
mi sento di fare
è di guardarti con Amore,
di guardare te di fronte a me.
E, nella nuova estate, al Faro di Punta Carena
Arriverò con dei tulipani gialli e tante margherite bianche.
Penso che starai bene lì..
È il mio luogo dell’anima,
la mia anima,la tua anima….
Ma non è un funerale…
Ti voglio soltanto pensare nel luogo della felicità assoluta.
Fernanda.
Quella che avete letto è una poesia scritta, per noi, da una nostra Amica. Che partecipa al coordinamento vittime e da una discussione nata all’interno ha scritto poi di getto questo gioiellino.
La discussione verteva sul “lasciar andare la bambina che è in noi”. Bimba che non possiamo più difendere, ma che deve essere lasciata andare appunto.
Non possiamo più curarla, ma possiamo prenderci cura di ciò che quella bimba è divenuta: oggi. Adulta.
E questa, in prosa, la risposta di Fernanda. Alla bimba che è in lei e che, finalmente, ha deciso di lasciar andare. Regalandole un posto ….migliore…
E qua valgono le parole di un altro grande poeta, che io cito sempre, Renato Zero, quando scrive “dolore no, non sentirai, se fai poesia sarà poesia per sempre”.
“È solo un gioco” – la storia di Giuliana.
“È solo un gioco – la storia di Giuliana”
Premessa (mia).
Oramai non si contano le lettere di questo tipo che ogni settimana arrivano a noi. Onorandoci, con i loro scritti, di poter aprire il cuore ed accogliere tutte queste anime. Ferite sì, sconfitte, mai. Anime belle. Anime grandi.
Anime che con una dignità che è dono di pochi, attraversano i peggiori incubi divenuti realtà, per rinascere. Tornare alla vita e passo dopo passo, riuscire a specchiarsi e vedere la bellezza, che abbiamo il dono di riconoscere fin dal primo incontro, in loro.
Giuliana, nome fittizio, una delle tante? No.
Unica come tutte queste storie e le persone che le popolano, sono. Accomunate da dolori simili, da percorsi simili, da punizioni simili, ma anche dalla certezza, che non ci stancheremo mai di ripetere, ovvero che nessun dolore può vivere per sempre. E da tanto tantissimo fango, nascono poi davvero delle splendide rose.
Quella di oggi, ve la presentiamo, tramite le sue stesse parole.
Intanto, grazie Giuliana….benvenuta. Con te siamo meno soli….
Gentilissimo sig. Massimiliano,
oggi mi sono decisa a scriverle. E’ da un po’ di tempo che volevo farlo, da quando ho conosciuto il vostro bellissimo blog. Volevo raccontarle la mia storia, una storia fatta di silenzi e bugie, forse un po’ troppo lunga, magari anche noiosa, ed è sempre stato questo a farmi esitare. Oggi però scrivo, perché ho bisogno di sfogarmi. Perché oggi mi sono sentita di nuovo abusata.
Ieri mi hanno offerto un lavoro come baby sitter: ovviamente in nero, 5€ all’ora, da svolgere solo quando necessario alla famiglia, che mi avrebbe avvisata il giorno prima. Inizialmente esito un po’, le condizioni non mi sembrano le migliori, ma qui in Sardegna il lavoro è oro puro, non ce lo si può lasciar scappare… E così accetto il colloquio. Poi inizia la solita tiritera di mia madre:”Lo sai dov’è la casa?”, “Vuoi che ti accompagni?”, “Guarda di non farti mettere i piedi in testa”, “Attenta che quella strada è brutta, la sera al buio magari ti fai andare a prendere da *G* (il mio fidanzato, di cui non faccio il nome per privacy)”. Insomma, alla veneranda età di 29 anni vengo trattata come se ne avessi 7, e fossi anche un po’ “tonta”. Io, come sempre, sto zitta, cerco di rispondere con ironia e non farmi assalire dalla rabbia che mi contorce lo stomaco per essere continuamente trattata da minorata mentale. Ed ecco che con l’avvicinarsi dell’ora del colloquio l’ansia aumenta sempre di più, finché… attacco di panico, niente colloquio. Perso il lavoro. La seconda volta che mi capita in 2 settimane. Ma il bello deve ancora venire: ci pensa mia sorella a farmi la paternale, a notte fonda, mentre lei è a lavoro per il turno notturno. Mi manda un sms per dirmi che mi devo dare una mossa, che non posso continuare così, che ho già perso 2 lavori e devo iniziare a reagire e devo imparare a contare solo su me stessa, come ha fatto lei nonostante le difficoltà e il suo passato comune al mio. E mia madre la difende. La giustifica e la difende, e nega pure che lo sta facendo, prendendomi ancora per una minorata mentale. E io oggi, in questa situazione, mi sono sentita davvero di nuovo abusata. Da mia madre, che non solo non rispetta il mio dolore, come ha fatto mia sorella, ma ci mette pure il carico sopra.
La mia storia è di quelle “da manuale”: classica famiglia per bene, tutti bravissime persone. Peccato che dentro ci sia il lupo cattivo, e che questo risponda al nome di “papà”.
Mio padre, in uomo fragile, pieno di insicurezze e probabilmente di fobie. Un uomo che però, da bambina, per me era solo un papà cattivo, grazie anche a mia madre, che non perdeva occasione per rincarare la dose. Papà era violento, nei modi e nei fatti. Quando litigava con mamma (6 giorni su 7), non gli si poteva rivolgere la parola, non si poteva “disturbare papà perché è arrabbiato”. Bestemmie, insulti pesantissimi verso mia madre, urla… questo lo scenario se non quotidiano, quasi. E mia mamma per fuggire cosa faceva? Scappava. Scappava in chiesa. Catechismo, coro, pulizie della parrocchia… Con la scusante che essendo tutto volontariato poteva tranquillamente lasciarci soli tutto il tempo che voleva. Stava andando in chiesa, mica a divertirsi, no?
Mia madre non è mai stata sfiorata con dito. Ma noi, io, mio fratello e mia sorella, quante ne abbiamo prese di botte. Perfino il cane, il dolcissimo migliore amico, che veniva preso a calci davanti al mio viso in lacrime, che non potevo gridare “Basta! Smettila!” e restituire quei calci a mio padre come avrei voluto, perché poi ci sarei passata anch’io. Guai a far notare le mie lacrime!!! Sarei stata picchiata ugualmente, come insegnava mamma: “non piangere sennò tua padre ti picchia!”; e guai a scappare nella mia cameretta! Sarei stata inseguita e picchiata anche così.
In questo ambiente penoso riesco a vivere più o meno bene, con la speranza che un giorno mamma e papà avrebbero magari divorziato, e io sarei stata “salva”. Invece no, nulla cambia. E arriva quel giorno, quella maledettissima sera. Avevo 9 anni. Era un periodo in cui mio papà era strano. Non capivo perché, ma mi trasmetteva una sensazione orribile. E poi c’erano le battutine spinte con la mia amichetta del cuore, una mia compagnetta di classe che probabilmente, purtroppo, sul sesso sapeva già troppo. Un giorno papà la porta in camera da letto. Rimangono su circa 10 minuti. A me la cosa non piace, e qualche giorno dopo lo racconto a mamma. Come, dopo aver chiesto spiegazioni a mio padre, crede a lui, che ovviamente nega tutto. Poi, quel maledettissimo giorno di maggio, tocca a me. Mi chiede di entrare in camera da letto. Io, titubante, entro. Mi dice di sdraiarmi sul letto, gli chiedo “che cosa vuoi?”, e lui “nulla, solo fare un gioco”. Non volevo, capivo che c’era qualcosa di sbagliato, ma accettai. Si mise sopra di me… e il resto lo lascio immaginare. Fortunatamente non ci fu il peggio, non arrivò nemmeno a spogliarmi, perché, non so con quale forza e quale coraggio, mi ribellai. Gli dissi ripetutamente di lasciarmi andare, finché non arrivai a dirlo con tono serissimo, arrabbiato e imperioso, quasi si fossero ribaltati i ruoli. Si alzo e mi lascio andare.
Dal giorno la mia vita è cambiata, mi è crollò il mondo addosso. Era colpa mia, tutta colpa mia!! Io non dovevo accettare, perché dentro di me avevo capito che quello che voleva fare era sbagliato, ma inizialmente non fui abbastanza forte da dire di no. Speravo solo che smettesse lui. E tutt’ora, quando ci penso, mi sento in parte in colpa, anche se razionalmente so bene che non è così.
Iniziai a ingrassare: dovevo mangiare tutto quello che mi offriva mamma, sennò si dispiaceva e soffriva. Iniziai a rinchiudermi in casa: io dovevo stare con mamma, dovevo salvarla da quel mostro di suo marito! Dovevo proteggerla!!
Poi arrivarono le scuole medie: a metà dell’anno il mio andamento scolastico iniziò a peggiorare. Non riuscivo più a studiare, stavo a casa per saltare le interrogazioni, e pian piano scoprii che stare a casa, chiusa e rifugiata nella mia cameretta, era veramente bello. La mia salvezza! Le assenze da scuola divennero sempre di più, fino a che, in seconda superiore non decisi di ritirarmi da scuola. Nessuno mi ostacolò, nessuno vedeva il mio dolore, il mio malessere. Forse era molto più facile nascondere la testa sotto la sabbia, e raccontarsi che ero solo una ragazzina svogliata, anche un po’ ipocondriaca (visti i continui mal di testa), con la tipica crisi adolescenziale. L’anno dopo tornai a scuola, ma ormai il danno era avanzato… continuai ad alternare anni di promozioni risicate per mia delle assenze ad anni in cui decidevo di ritirarmi. Tutto questo fino alla quarta superiore. Quando decisi di ritirarmi definitivamente per studiare a casa, come privatista. Tutto sembrava andare per il meglio, mi sentivo più forte, qualcosa stava cambiando. Avevo anche nuove amiche! Poi però, nel giro di pochi mesi, il crollo. L’ansia che aveva iniziato ad accompagnarmi e a fare da sfondo costante delle mie giornate, prese il sopravvento. Crisi sempre più frequenti, fino ad arrivare al panico incontrollabile. I medici non hanno dubbi: depressione.
Vado avanti da sola per 3 lunghissimi anni, finché conosco il mio meraviglioso *G*, e decido di volerne uscire, per lui e per me. Mentre facciamo i diversi tentativi farmacologici ordinatici dal medico di famiglia, arriva un’altra botta: lo scorso anno litigo con mio padre e gli rinfaccio tutto, davanti a mia madre, incredula e sconcertata. Lui inizialmente smentisce, cerca di mettermi paura, vorrebbe picchiarmi, ma la mia rabbia è incontrollabile e non gliela do vinta. Se ne va per qualche ora. La sera torna a casa, crolla, ammette le sue colpe e supplica mia madre di non buttarlo fuori di casa. Poi arriva quella che per me è stata la seconda botta: racconto tutto a mia sorella, e scopro che anche lei è stata abusata da lui, e lei purtroppo per tanti anni. Tutto il resto è storia attuale. Decido di ignorare le scelte del mio medico, che diceva non avessi bisogno di un sostegno psicologico, ed accanto alla terapia con gli antidepressivi (seguita da psichiatra e non più da lui) associo una psicoterapia con una bravissima professionista. Sono solo 6 mesi che ho iniziato, sto già molto meglio e ne vado fiera. Ho ancora tanta strada da fare, tanti gradini da risalire, ma almeno ora ho un po’ di consapevolezza che posso farcela. Ho ancora innumerevoli insicurezze, debolezze e paure, come quella di affrontare il mondo del lavoro di cui ho parlato in apertura. Ma ce la metterò tutta per superarle.
Infine chiedo scusa per la lettera un po’ disordinata e per gli eventuali errori: l’ho scritta di getto, cercando di riassumere più possibile quello che ho vissuto, e volutamente non l’ho riletta, perché so già che cancellerei troppe cose. Spero solo di non averla annoiata troppo! ![]()
Grazie per tutto quello che fa. Grazie davvero!
Un abbraccio!
”Giuliana”.
LA STORIA DELLA BAMBINA, DELLA SCATOLA DI CIOCCOLATINI. E LA BANDIERA DI VITTORIA.
“A volte torno…ed è tutto così chiaro..
Sono piccola piccola…ho i capelli biondi e ricciolini. Sono adorabile.
Sono felice e sorridente. Racconto un sacco di poesie. Ne so tante a memoria. Aspetto che il mio papà torni dal lavoro. Guardo dalla finestra in attesa dell’autobus nr. 28. Eccolo! Eccolo che arriva! Si aprono le porte. Scende lui..il mio papà. Corro ad aspettarlo davanti alla porta. Quando entra salto di gioia e mi attacco alla sua gamba come una piccola scimmietta su un ramo e lui mi porta in giro per casa così! Io mi diverto un mondo!!! Lui è il mio papà…
…..sono piccola, ho i capelli corti ora, anche se desidero così tanto lasciarli crescere ma la mamma non vuole.. Poi è un casino pettinarli tutte le volte a me e alle mie sorelle. Invidio mia cugina che invece ha dei bellissimi capelli lunghi che arrivano fino in fondo alla schiena… Lei ha il permesso di tenerli sciolti. Quando ne ha voglia, si fa una bella coda alta..
Sono piccola…
Un giorno per le scale incontro un simpatico signore che mi offre una scatola di cioccolatini. Blu e bianca. Dentro i cioccolatini a forma di mezza luna con dentro il ripieno al gusto di banana… in cambio dei miei sogni e della mia infanzia.
Mio padre domattina parte. Stasera in TV c’è un film. Mi fa paura. Ci sono persone cattive, c’è un incendio e ci sono dei morti. Mio padre domattina parte. Va a lavorare per noi. Io mi sento semplicemente abbandonata. Senza difese. Senza protezione. Mio padre domattina parte. Ed io sicuramente morirò. A casa arriveranno ladri, assassini. Nessuno ci proteggerà. Moriremo tutti. Mio padre domattina parte…
Sono piccola e piango. piango spesso. Mi metto sul letto, in un angolo.. e penso ad escogitare un modo per morire. Sono piccola e odio la vita, odio me. Non valgo niente. Sono cattiva e viziata. Sono una creatura indesiderata nata per fare del male. Sono piccola e la notte faccio degli incubi. Nessuno lo sa. Ogni notte quel signore mi aspetta sulle scale dietro l’angolo.. Ha i capelli neri neri, i suoi occhi brillano al buio, la faccia segnata da rughe e alcool. Aspetta proprio me per catturarmi.
Quando mi sveglio al mattino, spero così tanto che non sia successo di nuovo,ma appena apro gli occhi sento il pigiama bagnato… ho fatto la pipì a letto, di nuovo. Mi dispiace. Non volevo davvero non volevo..
Sono piccola e ho paura di salire le scale da sola. Mi fermo davanti al portone del condominio e aspetto…aspetto che qualche viso conosciuto mi porti a casa.. Ma è tardi ormai…fuori e buio e qualcosa mi dice che quel qualcuno non arriverà. Io scoppio a piangere…poi mi faccio forza e comincio a correre. E corro e corro e quelle scale non finiscono mai e sono così grandi per i miei piccoli passi e il fiato non mi basta mai e il battito del cuore arriva in testa e sento pulsare le vene e sento che sto per svenire dalla paura. Lui mi sta inseguendo, è dietro di me, ne sono certa. Sento i suoi passi sento il suo odore che si avvicina ed io corro corro….
…..Oggi a scuola, durante la lezione di lettere, io e la mia compagna di banco Niky, incuranti di quanto accadeva intorno, disegnavamo. Disegnavamo delle principesse. La mia era bionda e aveva un bellissimo vestito rosa che stavo finendo di colorare quando davanti al banco compare un’ombra… La maestra arrabbiata prende il righello, ma non uno qualunque. Quello di legno largo e alto circa mezzo cm. Io e Niky tendiamo le mani, per meritarci la nostra porzione. Due colpi a palmo. Lei scoppia a piangere. Quando il legno colpisce il mio palmo, per un attimo ho come un formicolio e non lo sento quasi più ma resto inerme,senza reagire.. Io sono forte. Non piango mai davanti agli altri. Io non sono mica una femminuccia! Anzi, io vorrei essere un maschio. Le femmine sono troppo deboli…
Sono piccola e sogno…sogno un mondo migliore in cui i bambini regnano e fanno la differenza . Mi distendo sul prato e adoro guardare le nuvole e dar loro forma… Mi piace raccogliere i fiori. Mettere insieme dei fiori per me è un’arte. Li curo in ogni aspetto e aggiungo qualche filino d’erba qua e là. Poi corro a casa per darlo a mia madre. Forse così riuscirò ad ottenere un po’ di amore…un po’. … Lei mi ringrazia e resta meravigliata di quel che riesco a fare con quelle piccole manine.. Il mio cuore si riempie…
Oggi compio 11 anni. Sorrido forzatamente davanti alla macchina fotografica. Questa foto la conserverò…per poi strapparla e buttarla via. Braccia conserte, una maglietta leggera lillà, gli occhiali che tanto odiavo e lo sguardo pieno di quel che solo io sapevo. Questa stupida torta e questa stupida finta festa. Vorrei sparire.
Ho 11 anni e nessuno scommetterebbe 1 solo centesimo che io nella vita possa diventare qualcuno.
Ho 11 anni e ancora non so quanto dovrò combattere per la mia libertà…quanto soffrirò e quanto sbaglierò. Quanto faranno male i ricordi e quando dovrò sforzarmi per riuscire a volermi bene.
Ho 11 anni e ancora non so che un giorno scoprirò che la vita è bella. Che l’amore esiste e che io posso guarire. Che Dio mi ama e che io posso cambiare. Ancora non so che imparerò a sorridere, ad amare e ad amarmi… Che non mi importerà nulla di quello che le persone pensano di me e che non avrò paura di dire chi sono stata e chi sono diventata. Ancora non so che ce la farò. Si, ce la farò…
I piedi nel fango, il vestito sporco, le cicatrici sulle mani, il buio neglio occhi, gli incubi.
Tutto sparirà. La corsa finirà….
Terrò una bandiera nella mano destra. Ma non una bandiera bianca. Una bandiera di vittoria…..

Testimonianza di abuso. La vostra voce, che sa di rinascita.
Testimonianza di abuso. La vostra voce, che sa di rinascita.
Due anni fa andando alla ricerca di parole che potevano darmi un po’ di speranza “inciampai” nel tuo blog… lo lessi dall’inizio alla fine… quasi senza respirare… da quel momento quel blog è diventato anche un po’ mio… ti scrissi una mail… ti raccontai di me… per la prima volta mi sentii capita… non giudicata… poi nacque quello che oggi è il coordinamento nazionale vittime pedofilia ma non ebbi il coraggio di entrarvi da subito… ricordo i tuoi inviti così “in punta di piedi” e la mia titubanza, le mie scuse inventate perché non mi sentivo pronta… poi… ho trovato quel “coraggio”… più che altro era forte la voglia di conoscerti di persona… capire se eri vero oppure no… se eri davvero così come ti immaginavo leggendo quello che pubblicavi o quello che mi rispondevi ogni volta che ne ho avuto bisogno… conoscere te… capire che persone così immensamente normali e speciali allo stesso tempo esistono davvero è stato il mio nuovo inizio… sei stato tu a spingermi verso la ricerca di uno psicologo… tu mi hai fatto capire che potevo avere di più… che meritavo una vita degna di quel nome… che potevo desiderare di guardarmi allo specchio senza provare quel senso di vergogna e di schifo che provavo da sempre… tu mi hai fatto capire che dovevo guardarmi intorno e avrei visto che avevo già tra le mie mani gli “strumenti” per farcela… che ero già riuscita a costruire qualcosa senza rendermene conto, senza assaporare nulla davvero… oggi posso dirti che comincio ad amare la vita… comincio ad amare me… e tu sai che non è poco… sai cosa vuol dire davvero tutto questo… incontrare te e con te tutte le Anime Grandi della Prometeo, non avrei mai potuto desiderare di meglio… sono felice per questo… per tutti gli Amici che ho oggi… tutte quelle anime pronte a darmi una mano quando ne ho bisogno… e oggi sento che posso essere anch’io d’aiuto a qualcuno… la strada da fare è ancora tanta… non mi sono mai illusa che fosse semplice o breve… ma mangiare quel pezzetto d’elefante ogni giorno mi porterà a finirlo… e quando sarà finito voi sarete con me a festeggiare, di questo ne sono sicura… io ti voglio bene, Max… non sono parole dette così, tanto per… no, io ti voglio bene davvero perché oggi io so che ne sono capace, so che pur non avendolo mai “imparato” io posso amare, io so amare… non sono quello che ho vissuto… io sono migliore… e vincerò… vincerò
grazie Max… grazie con tutto il cuore ♥
”Monica”
Storia di una Gabbianella, che oggi vola in alto.
LA VOSTRA VOCE, SENSO DEL NOSTRO IMPEGNO.
Oggi vi presento “Sara”. Sara, come voi, è un essere speciale:
è una gabbianella dalle ali colorate, che oggi ha il dono del volo e quando è lassù, raggiunge al giusta distanza da quel dolore che non può più nuocerle. Perché, appunto, Lei vola (e lui no), perché appunto Lei è un essere speciale (l’esatto opposto di chi le ha fatto del male).
Questa la sua storia, che in questa giornata per molti di voi vacanziera, dedichiamo a tutte quelle gabbianelle che ancora non si sono viste nella giusta prospettiva. Che ancora non hanno dato il giusto valore a quelle ali, che le porteranno lontane. Dal dolore, verso la vita.
<< Da dove cominciare non saprei…… nel blog ne ho lette alcune
davvero agghiaccianti, e ho pianto dopo, tanto.
Non ricordo come sono venuta a conoscenza del blog, di te e dell’associazione, , anche perchè quando sei sensibile a certe cose, l’occhio cade subito là… e leggevo di te, delle vittime, delle vostre attività… ci
ho impiegato un anno per trovare il coraggio di scrivere… poi ieri la trasmissione in tv su rai uno con la tua intervista e mi sono “fatta coraggio”… ti scrivo perchè vorrei comunicare questo:
è vero che se trovi qualcuno che ti infonde fiducia, qualcuno che è disposto ad esserci per te, solo ascoltandoti e non facendoti sentire in colpa per tutto il male che hai ricevuto, se trovi accanto poi le persone giuste, si può fare,
ce la si può fare a trovare un po’ più di amore per la vita

e questa è la mia storia. non so se può essere utile farla leggere ad altri,
il mio e’ un voler condividere quello che e’ stato il mio dolore
perchè ho toccato con mano che parlarne fa davvero bene. ma non mettere il mio nome… è la prima volta
che la racconto diciamo così “pubblicamente”… sono un po’ agitata.
Non ho avuto un’infanzia facile, ho visto mio padre picchiare mia mamma più di una volta, ma col tempo ho capito che era a causa di una malattia psichiatrica… forse questo ha influito dopo: non sono mai riuscita a parlarne con loro, per tutta la mia adolescenza e anche dopo, sentivo di non potermi fidare, non vedevo nessuno intorno a me capace di potermi concretamente dare aiuto.. non ho mai vissuto realmente la mia vita, diciamo che ho provato a sopravvivere..ma è diverso .
La prima volta è accaduto nella casa delle vacanze, avevo 10 anni, mia mamma mi aveva mandato da sola con i miei nonni per un mesetto, poi sarebbe arrivata anche lei e tutto il resto della famiglia…
Era una mattina di giugno, mia nonna non c’era, io ero sul letto, ero in
costume e mio nonno vicino a me. Non saprò mai perché, ma lui cominciò ad accarezzarmi sulle braccia, poi sulla pancia, e scendeva fino alla mutandina e continuava anche ‘’dentro’’… lui ‘’ giocava’’, mi diceva… io non capivo… rimasi immobile… “vedi, ti ho toccato la farfallina” diceva.. scappare, restare, chiedere aiuto, acconsentire.. che si fa?
Cosa si fa se ti accade questo?
Nessuno te lo spiega, ma tu percepisci che c’è qualcosa che proprio non va…
… mia nonna tornò, lui si ricompose… si era sbottonato il pantalone.. il resto non lo ricordo… ma ricordo che nei giorni successivi mi toccò ancora, quando mia nonna non vedeva o non c’era, mi toccava un seno che
appena spuntava, ero così piccola, poi incominciò a baciarmi, lui voleva sulla bocca.. provai un senso di schifo terribile… era il gesto che aveva dichiarato definitivamente lo stato di allarme: non era ‘’un’impressione’’!
Da allora mio nonno continuò.. anche quando ritornammo in città. ogni volta che andavamo a trovarlo a casa, se capitava che rimanessimo soli in una stanza, incurante della presenza di altre persone nella casa, tentava di baciarmi, di toccarmi… era la prima volta che provavo tanto disgusto e tanta vergogna… è durato 2 anni, poi mio nonno è morto di infarto e credo di essere stata l’unica ad esserne stata felice!
Ma sembra che non ci fosse ancora pace per me: mia madre, dopo un periodo di grave depressione, voleva divorziare da mio padre (cosa che poi ha fatto più), ha cominciato a frequentare un gruppo di preghiera, una comunità; avevo qualche anno in più: 13 più o meno. Quest’uomo, 46 anni, sposato con tre figli, che tanto piaceva a tutti, perché gentile, perché autorevole, fu il mio nemico. Un giorno, sul pianerottolo dove si riunivano con la comunità, uscivo dal bagno, stavo davanti allo specchio, entrò, si avvicinò a me, mi prese i capelli e si poggiò dietro di me..si era eccitato.. si strofinava addosso a me, mi toccava.. mi prese il terrore, la paura: l’incubo non era finito! Questa cosa si è ripetuta più volte. Era come ossessionato, ogni momento in cui era indisturbato era buono per eccitarsi addosso a me, in bagno, nel corridoio, sapeva come trovarmi; era alto, non riuscivo a divincolarmi, mi stringeva forte il braccio, io mi sentivo niente, ero paralizzata dalla paura e dalla vergogna. L’incubo è finito anche qui più o meno un paio d’anni dopo quando poi, per altri motivi, lasciammo la comunità e noi ci trasferimmo in un’altra parrocchia. Avrei voluto avere il coraggio di raccontare cosa mi stava accadendo, ma non ce l’ho fatta. Ho sempre avuto paura che non mi avrebbero creduto, che mi avrebbero accusata di essermi inventata tutto.
Sono vissuta nel timore, nella diffidenza, nell’ansia…
A 17 anni ho avuto il primo di una lunga serie di attacchi di panico… ma io non sapevo che si chiamavano così, l’ho capito dopo. Il sesso per me era qualcosa di vergognoso e sporco, il mio primo rapporto è stato molto complicato, poi col tempo pensi che se non lo fai dicono che non sei normale e ti abitui anche questo. io mi sentivo sporca e in colpa per tutto quello che succedeva di male intorno a me. Anche oggi, io preferirei mille volte solo stare abbracciati, che avere un rapporto, sento sempre che qualcosa mi dà fastidio.
La mia famiglia non se ne è mai accorta, e tutt’ora non lo sanno. Eppure ho sofferto di disturbi psicosomatici, ansia, attacchi di panico, disturbi
alimentari… ma come potevano comprendere cosa mi stava accompagnando da tanti anni.
Devo dire però che ho mantenuto la mia fede sempre. Dio non c’entra con l’egoismo degli uomini, io ci credo fermamente e penso anche che mi è stato accanto, ha sofferto con me e ha messo sulla mia strada chi poi mi ha tanto aiutato.
La mia sfera affettiva manca di un pezzo, mi definisco un puzzle a cui è stato tolto il pezzo centrale.
Da tre anni sono in psicoterapia, e adesso abbiamo un solo incontro al mese. Ma non perché avessi trovato il coraggio di parlare, quello è venuto dopo. C’è stato un momento, quando sono diventata mamma, in cui ho avvertito che stavo per precipitare davvero: depressione e attacchi di panico così violenti da non farmi mangiare più e non uscire più di casa.
Si, dopo tre mesi dal parto, ho iniziato ad avere crisi di panico ingestibili, urlavo, cercavo la finestra per fuggire, avvertivo un caldo più forte degli altri, mi sentivo soffocare, pensavo realmente che sarei morta subito, non
mangiavo più. Ero stravolta! Ho perso 15 chili in due mesi.. mangiavo solo un omogeneizzato al giorno e bevevo un solo bicchiere d’acqua al giorno.. era tutto quello che con la forza riuscivano a farmi ingoiare.
In realtà, se guardo indietro, non sono mai stata realmente sola, mio marito è rimasto accanto a me, nonostante tutto, e nonostante la sua incapacità ad accettare questo mio stato, le persone a me vicine mi hanno offerto il loro
aiuto come potevano. Così ho cominciato questo percorso psicologico.. ma non era abbastanza. Dopo pochi mesi che avevo cominciato a curarmi ho incontrato quello che chiamo “il mio amico del cuore e della mente”. Lui ha avuto la capacità di ispirarmi fiducia, di farmi sentire capace, importante, lui, che è abituato a fare da solo nelle sue cose, per alcune sue vicende personali ha chiesto aiuto anche a me, si è fidato di me… che per la mia personalità e la mia bassissima autostima, è stato un gesto importante. A lui ho raccontato tutto, per la prima volta ho raccontato la mia storia, mi sono fidata, lui non mi avrebbe mai fatto del male e così è, mi è stato sempre vicino, anche da lontano.
Mi ripeteva “per te ci sono sempre”: sembra una frase fatta, ma credo sia
stata la medicina decisiva, quella a cui pensavo nei momenti più tristi, di solitudine e di vuoto…
Il suo affetto e la sua amicizia mi hanno curato lentamente, senza che se ne
accorgesse; oggi lo vedo chiaramente…
Oggi gestisco la casa, vivo la mia famiglia, continuo il lavoro, e da un anno non ho più attacchi di panico, nonostante i problemi che la vita continuamente riserva un po’ a tutti…
Questo blog, l’ascolto continuo che dai a chi ha subito abusi, mi fa pensare a ciò che per me rappresenta il mio amico: la differenza tra lui e “il resto del mondo” è che ha il dono di infondere così tanto coraggio, da farmi finalmente aprire la scatola dove “dormiva silenzioso e amaro il dolore”. Quell’uomo che 21 anni fa mi tolse la gioia di vivere un’adolescenza normale è ricomparso, poco tempo fa, mi ha contattato su fb, per ben due volte.. pazzesco!
All’inizio sono andata in crisi, ma come! Perché? Cosa vuole da me ancora? Non gli è bastato?
Allora non si rende conto del male che mi ha fatto? …no…
L’ho bloccato e basta… Avevo chiamato il mio amico, ero spaventata, e non sapevo che fare. Adesso denunciarlo sarebbe servito? Avrei dovuto farlo molto prima…Ora ho trovato le strategie per continuare la mia vita, so che non sono più
sola! Ci sono sempre momenti in cui piango di tristezza, ma adesso almeno so dare un nome alle mie emozioni e cerco di riconoscere il perchè, e credo sia un passo importante.
E per una come me, per chi ha questo tipo di cicatrici, questo fa la differenza…
Leggo molto, mi piacciono i libri, se dovessi paragonarmi ad un personaggio, mi viene in mente la gabbianella, quella del romanzo di Sepùlveda, a cui il gatto insegnò a volare, nonostante avesse perso la sua mamma. >>
”Sara”
La bambina ed il maestro pedofilo – seconda ed ultima parte.
Testimonianza di abuso: parlano le vittime.
“quando una persona muore, dicono che il corpo muore ma lo spirito è vivo, invece in me è morta la mia anima e sono viva con il corpo”.
La prima parte l’abbiamo pubblicata ieri. E tantissimi sono stati i messaggi di solidarietà (calcolando il periodo di ferie siamo rimasti stupiti noi stessi del numero di mail/messaggi ricevuti). Oggi la parte finale di questo dramma. Che dimostra ancora una volta quanto impunti siano certi criminali e quanto, negli anni, il loro dolore continui a vivere.
A “Sole” il nostro abbraccio migliore e l’augurio che da sempre qua facciamo a chi come lei ha già vissuto un’esistenza intera: buona vita!
“L’ anno seguente ho cambiato la scuola e ho iniziato a uscire un po’ con gli amici ma ero sempre una persona di poche parole, avevo sempre paura di stare da sola con gli uomini , o anche solo con i miei compagni di classe.
I miei genitori pensavano che ero malata, e che forse mi erano rimasti dei problemi perché avevo passato poco tempo fa l’epatite B, mi hanno fatto tutte le visite e i medici hanno dato come risultato che ero anemica, ma non sono riusciti a dire altro, io con questo situazione di vomito e anemia ho sofferto fino a 19 anni, sono stata ricoverata in diversi ospedali di xxx e non ho mai avuto una vita normale.
Oggi dopo tanti anni , anche se sono riuscita a creare una vita normale , dove studio e lavoro, mi capita spesso di chiudermi dentro in camera e piangere …..e quando sono nervosa io vomito ancora…
In tutti questi anni ho sperato che qualcuno poteva prendere il coraggio di parlare e dire quello che succedeva dentro a quei muri di quella scuola; io oggi ho quasi 30 anni, e non so se questa persona continua a fare il mestiere di maestro. Io sono allontanata da quella città quando avevo 18 anni perché ci siamo trasferiti a xxx.
Sei la prima persona che io sto scrivendo e raccontando tutta la mia storia, la mia mamma l’ha saputa prima 1 anno fa, è rimasta malissimo mi ha detto perché non me l’hai detto prima, ma alla fine come io immaginavo da piccola, mi ha detto di non dire nulla al Papà.
Qualcuno lo sa che sono stata abusata, ma niente in dettagli.
Quando ero piccola per un lungo periodo io pregavo il Dio di far morire questo Bastardo, ho anche pensato di fare del male o uccidere a lui e poi me stessa nei momenti di stress, ma alla fine niente, mi sono allontanata dal mio Paesino con dolore e rabbia. e con la speranza che qualcuno parla.
Ma fino a questo giorno nessuno parla.
Non so per gli altri ma io parlo di me e dico che un bambino abusato si sente cosi: quando una persona muore, dicono che il corpo muore ma lo spirito è vivo, invece in me è morta la mia anima e sono viva con il corpo.
Grazie Max, che mi ha i dato la possibilità di parlare anche se tra le lacrime e scusa ancora per il mio italiano non perfetto. Ti abbraccio forte,
“Sole”

Testimonianza di abuso: la storia di “Sole” e del maestro pedofilo – parte 1
Testimonianza di abuso: la voce delle vittime.
“Sole” ed il maestro pedofilo.
Ciao Max,
Per la prima ti chiedo scusa che non l’ho mandato prima questa lettera, ma credimi che non ho potuto, l’ho scritto a cancellato tante volte, mi manca il coraggio di raccontare… avrei preferito incontrarti e raccontare di persona, ma i miei condizioni famigliari e la lontananza non mi permette.
Perdona fin d’ora il mio italiano che ancora non scrivo benissimo.
Sono nata in un piccolo paese in xxx, nei primi anni ‘80, frequentavo una scuola dove erano solo le 4 prime classi elementare e un asilo, la scuola era in un posto un po’ isolato, era una scuola piccola, e ogni classe aveva un Maestro unico per tutte le ore, in tutto c’erano solo 4 maestri 3 dei quali erano uomini e un asola una donna era ( che era la moglie del maestro bastardo di cui ora ti parlerò).
Era settembre e la scuola era appena inziata, io ero contenta e felice avevo solo 8 anni quel giorno il nostro maestro non c’era. viene comunicato che il nostro maestro era malato e nel posto di lui sarebbe venuto un altro maestro.
E cosi e successo . Lui e presentato davanti a noi come un maestro molto gentile e affettuoso, un uomo di 36 anni. Lui era anche il Padre della mia compagnia di classe. La prima settimana era affettuoso con tutti noi, poi piano piano le cose hanno iniziato a cambiare, Io l’ho visto a lui di essere seduto nei banchi dei bambini e metteva le mani sul corpo e gli toccava da dietro in fondo schiena, e passava da un banco a l’ altro. Tutti i bambini vedevano quello che succedeva spaventati ma senza aprire la bocca, e se qualcuno girava la testa per vedere lui lo colpiva nella testa con righelo, che la teneva sempre nella mano.e cosi giorno dopo giorno, guardavo le cose strane, guardavo i miei compagni di non uscire tutti da classe per la lunga uscita di 30 minuti, qualcuno mancava sempre, e se chiedevo ai miei compagni dov’era “Elisa”, loro mi rispondevano che il maestro l’ha tenuta dentro perché doveva finire i compiti.
E cosi un giorno mancava anche la mia migliore amica di infanzia “Eleonora”, io sono uscita ma lei no, mentre uscivamo tutti in fila dalla classe lui che era seduto allungava una gamba davanti a lei, e gli dice tu siediti che ti devo parlare, invece noi siamo usciti tutti… io sono rimasta l’ ultima a uscire con la testa dietro per vedere se lei esce e mi sono fermata, ma mentre andavo lui mi ha sgridato di uscire e mi ha sbattuto la porta in faccia, e poi l’ha chiusa con la chiave.
Io sono andata a giocare, ma ero sempre in attesa della mia amica, eravamo quasi alla fine dell’ uscita e era il tempo per entrare in classe, vedo lei che esce con la faccia tutta rossa. era silenziosa, non voleva parlare ,quando gli abbiamo chiesto che cosa voleva il maestro?- lei non risponde e si allontana. Anche quando siamo entrati io l’ho vista strana , e l’ altro giorno è successa la stessa cosa con altro compagno, ricordo che nessuno non giocava più come prima , ricordo che noi eravamo 16 bambini in classe. e in corso di una settimana almeno 3 di loro sapevano che cosa succedeva dentro a quella classe ma nessuno di loro non diceva nulla .
Una parte di noi eravamo curiosi e cosi pensiamo di andare a vedere che cosa lui fa , rampicando dalle finestre, perché la nostra scuola era al 1 piano, e cosi abbiamo fatto , io con una mia amica e due amici siamo andati a vedere, siamo saliti sopra e quello che l’ho visto era terribile , l’ho visto a mezzo delle gambe di lui la mia amica mezza nuda con i pantaloni tolti fino dalle gambe e che lui la stringeva e baciava, ..poi siamo allontanati perché lui l’ha sentito il nostro rumore, quando siamo andati dentro lui l’ha chiesto chi era da noi salito alle finestre, noi abbiamo detto di no, solo uno l’ha fatto il nome, lui l’ha preso il rigelo e gli ha colpito a tutti , era nervoso ,,sgridava …e mina cciava.
In domani quando siamo tornati abbiamo trovato che aveva messo un cartone sulle finestre (che erano piccole), noi non abbiamo fatto più quel gesto, e cosi i giorni passavano una dopo l’ altra, e siamo arrivati a seconda settimana di ottobre, erano due giorni prima del mio compleanno in quel periodo io compievo 9 anni. Era giovedì, lui mi avvicina e si siede vicino al mio banco io era seduta dal parte di muro, perché i banchi non erano con le sedie divise ma con una sedia lunga , lui si e messo in mezzo e ha iniziato a toccarmi il corpo, mi ha messo le mani sulla schiena toccandomi e mi diceva nel orecchio che dopo dovevo stare dentro per la pausa perché mi doveva dire qualcosa per mio Padre. In quel momento sentivo che mi mancava l’ aria avevo troppo paura , non volevo ,e mentre i minuti passavano io speravo che lui aveva dimenticato di me. Sento lo squillo, che dovevamo uscire, ed io mi alzo e vado in fila, ma quando ero vicino alla porta lui mi chiama, “Sole” tu non esci perché devi finire i compiti e ti devo dire una cosa per tuo Padre, torno dietro e l’ aspetto in piedi davanti alla lavagna. Quando tutti sono usciti, lui chiude la porta, apre il registro e mi fa il segno di avvicinare da lui, mi ha chiesto come stava mio Padre, se lavora e quando torna a casa, ho risposto e volevo uscire ma lui mi ha preso per la mano e mi avvicina , guardandomi negli occhi, e mi dice perché hai paura, perché io in quel momento tremavo non riuscivo a stare in piedi, lui mi ha baciato in faccia, poi mi ha detto che ero una bambina molto bella, e ormai era diventata grande e che dovevo imparare un gioco, e cosi ha iniziato a toccarmi …ricordo le sue mani schifose su di me, poi mi ha preso la mia mano e me l’ha messo in mezzo delle sue gambe, poi mi ha chiesto se la sento, io non dicevo neanche una parola era muta.. e tremavo dalla paura, poi continuava a baciarmi in bocca , la bocca di lui puzzava odore di fumo ,continuava a toccarmi da per tutto , con le sue mani ,mettendo le mani anche dentro il vestito, mi diceva che io dovevo toccare a lui in mezzo delle gambe,io non facevo nulla , lui mi prendeva in braccio e mi stringeva dietro il suo corpo, baciandomi e poi mi ha messo anche le mani nelle parte intime , ricordo che ho iniziato a piangere, e lui mi ha sgridato dicendomi che non era brava, e che meritavo una nota , e l’ha messo in registro una nota cattiva, (5) poi mi ha detto che non dovevo dire a nessuno quello che mi aveva fatto ,e soprattuto a mio Padre altrimenti io non sarei stata in grado di passare la classe , perché mi metteva le note cattive, alla fine sono uscita fuori, quel giorno non avevo altro nella mia mente solo sentivo ancora le mani di lui,e le parole nelle orecchie di non dire a nessuno, avevo paura, torno a casa e volevo dire qualcosa a mia Madre, ma per la mia sfortuna i miei a quel giorno litigavano, trovo la mia madre disperata e parlavano di divorzi ecc, non ho avuto il coraggio di parlare alla mia mamma per quello che e successo, quando l’ho visto a lei che piangeva, mi sono chiuso nella stanza con la scusa di fare compiti e ho continuato a piangere per ore, volevo che nessuno sapesse, mi sono lavata e cambiata…., avevo paura…!!
E cosi passavo tutti i giorni senza dire nulla a nessuno, ho iniziato di stare da sola non volevo uscire fuori a giocare, ricordo che la prossima settimana il maestro l’ha fatto la stessa cosa con me, solo che questa volta ..lui ha cercato di fare un altra cosa con me ha slanciato la cintura dei suoi pantaloni uscendo fuori le sue cose..mi ha messo sopra il banco e mi ha sdraiata e venuta sopra io ho avuto cosi paura che l’ho spinto mi sono alzata e ho cercato di scappare cercando di aprire la porta, lui mi ha picchiato con rigelo ,e mi ha detto di non ripetere mai più , non ricordo quante volte ha abusato di me, non voglio ricordare quei brutti ricordi perché poi sto male………………….
ricordo una mia compagna che era alta in corpo un giorno le ho visto sangue tra le gambe ….ma lui ha fatto di tutto per coprire e pulire, io quel giorno ero malata….ricordo poi che la sua figlia che era nella stessa classe con noi la odiava il Padre , dicendo che sperava che lui morisse, lei vedeva tutto quello che succedeva in classe, e quanto un giorno gli ha detto che io gli dico la mamma quello che tu fai qui , lui li ha sbattuto la testa sul banco, lo minacciava , che gli avrebbe fatto il peggio a casa, lei piangeva , credo che come noi anche lei aveva paura da lui.
.non lo so dire com’è andata quel anno in quella classe ,da settembre fino a giugno. Ricordo che io passavo i mie giorni chiusa in una camera dove non supportavo la luce , poi ho iniziato a rifiutare il cibo , era nervosa, non mangiavo, e anche quello che mangiavo lo vomitavo,non era più quella bambina brava a scuola, quando i miei venivano a fare l’ appuntamento con i Genitori, lui era diverso, era una persona molto gentile,educata e affettuoso con i bimbi, i miei genitori gli diceva spesso che cercava di aiutarmi perché io perdevo il tempo a giocare con altri bambini e non imparavo come prima.
I miei mi hanno anche sgridato per questo, ma lui diceva di non sgridare perché io con aiuto di lui sarei diventata una brava studentessa. e mi abbracciava negli occhi di miei genitori e sorrideva.
“Sole”
CONTINUA: domani la seconda parte.
La storia di Angela: la bimba ed il bosco.
Questa storia è accaduto parecchi anni fa. Più di 40. Ma per la bimba di allora che oggi sta seduta davanti a me il tempo non conta e quegli anni in realtà sono pochi secondi.
La sua e l’ennesima favola nera. Con tutti gli ingredienti della favola.
Il bosco. Il lupo cattivo. La bimba sola.
Ma andiamo per ordine.
La piccola ha circa 5 anni e lo zio, invitato a pranzo a casa dei genitori di lei con tutta la sua famiglia (figlioletto annesso) si offre di andare a prendere il gelato.
Il Bar sta proprio davanti a casa ma lui decide di prendere l’auto ed andare “da un’altra parte”, portando con sé la bambina.
Che subito intuisce l’inversione di marcia della normalità: “perchè andiamo con l’auto? Perché fare la strada quando il gelato è buon anch’e qua? Perché porti solo me e non porti anche il mio cuginetto?”.
La macchina si ferma alcuni chilometri dopo nello spiazzo isolato ai bordi della strada. Davanti, quasi invisibile tra le siepi, l’inizio di un sentiero.
Lo zio prende per mano la bimba. Non le fa forza, solo che ora non parla più. La luce sul suo viso è diversa. Diversi gli occhi.
L’uomo sta sudando.
Anche la luce sul volto della bimba è diversa ora. Ha paura, non capisce, ma in fondo è con lo zio, cosa può accaderle? Magari in quel bosco cercheranno dei fiori per la sua mamma o delle fragoline da mettere sul gelato, di quelle piccole ma dolcissime, di cui anche lei va ghiotta. Magari……
Quando la bimba e lo zio escono dal bosco è passata quasi un’ora.
Sulle gambe della bimba un rivolo di sangue che le mani sudaticce dello zio ripuliscono con dei fazzolettini profumati, una volta arrivati all’auto.
“Hai capito bene vero? Questo segreto rimane solo tra te e me. Guai se lo dici alla mamma. Non vorrai farla stare male? E poi sei venuta tu con me nel bosco, potevi dire di no se non ti piaceva…”.
La bimba troverà la forza di parlarne 3 giorni dopo. Ogni sera quando la mamma spegneva la luce e le augurava buona notte rimboccando le coperte lei aveva dei veri e propri attacchi di panico.
”Mi mancava completamente l’aria, mi sentivo soffocare, non riscrivo nemmeno a gridare ma sbattevo nel letto così forte da farlo tremare. I miei non capivano, temevano fossi diventata epilettica e poi io del buio non avevo mai avuto paura, doveva essere qualcosa d’altro. Certo è che ancora oggi mi addormento solo se le luci restano bene accese”.
Passano tre giorni e la bimba ne parla con la madre, preoccupata di quanto le sta accadendo.
La bimba, col suo racconto di bimba, con le sue parole di bimba, dice alla mamma quanto lo zio le ha fatto. “Ma perché non me l’hai detto subito? Ora sta tranquilla però, ci pensa la tua mamma e lui non ti farà più del male”.
”Lui no, ribatte la bambina, ma il diavolo sì”.
“Il diavolo, e cosa c’entra il diavolo”.
“Sì il diavolo” ribatte la piccola in lacrime, “lo zio mi ha detto che il diavolo sarebbe venuto a prendermi quando andavo a letto per mangiarmi, se ti avessi raccontato il nostro gioco del bosco”.
Il diavolo, quale alleato migliore per fare del male ad un bambino.
Il giorno seguente i genitori della bimba affrontano lo zio. Quindi vanno a raccontare tutto ai carabinieri. La moglie del pedofilo si presenta a casa offrendo dei soldi, “dite voi la cifra”, purché non facciano nessuna denuncia.
“Venni interrogata così tante volte che oramai passavo più tempo nelle aule dei tribunali che a casa mia. Mi fecero anche una visita ginecologica che attestò che la violenza era stata completa. Ricordo ancora la faccia dei miei genitori davanti al medico. E poi dovetti presenziare anche al processo. Alla fine ricordo che il giudice mi diede delle caramelle dicendo che ero stata proprio brava”.
L’uomo fu condannato ma risolse il tutto con una pena pecuniaria, “daltronde una volta andava così” ed oggi, anziano e malandato, vive a due chilometri di distanza dalla sua vittima.
“Ho il terrore di incontrarlo. So che quando mi dici che oggi lui non mi può più fare alcun male hai ragione, ma la paura ha la meglio su tutto il resto”.
Durante l’ultima riunione del coordinamento nazionale vittime pedofilia, la sedia di questa bimba è rimasta vuota.
All’ultimo momento non se l’è sentita. Le ci vuole ancora del tempo, poi, ne sono certo verrà. E riceverà quell’abbraccio che le farà bene.
Il primo passo, quello di parlarne con noi, l’ha fatto. E Dio solo sa quanto le sia costato. Ora la aspettano sfide più grandi. Non ultima quella di uscire di casa e lasciare un marito violento. Perché se è assolutamente falso che un bimbo abusato diventa un adulto abusante, è purtroppo spesso vero, che una donna abusata va a ritrovare nella propria esistenza avanzi d’uomo come compagni.
Ma questa è un’altra parte della sua storia che , forse, racconterò un’altra volta.
Intanto bentrovata Angela. Bambina che pensava di andare a cercare le fragole nel bosco e vi trovò il Diavolo. Bentrovata, ma soprattutto, arrivederci. Da oggi non sei più sola…
LA STORIA DI MARIA STELLA E DEL PROFESSORE PEDOFILO: “non smettiamo mai di guardare avanti!”
Ci sono giorni in cui la stanchezza si illude di avere il sopravvento sopra ogni cosa, portando nuovi pensieri, indicando altre strade.. Poi, dall’altro capo del telefono arriva la vostra voce. Quel appello che non si può zittire e che, finalmente, spesso dopo tanto peregrinare, trova l’ascolto che si merita. E allora si raccolgono le forze e si riparte. Più forti di prima. Questa la strada. Non risono alternative. M soprattutto, questo l’esempio e la forza:, che si riassume con un solo nome: voi!

Mi chiamo “Maria Stella” ho 51 anni, scrivo perchè è la prima volta che sento il bisogno di urlare a tutti quello che mi è successo…
Avevo 14 e mezzo ero in prima liceo e sono stata rimandata a settembre, il mio professore si è offerto di farmi ripetizioni a casa (ovviamente pagate), i miei genitori hanno accettato ed è iniziata la storia… mentre disegnavo, mi toccava le gambe io sapevo che non volevo ma lui diceva che lo faceva per tranquillizzarmi e che era un nostro segreto, che lui non lo faceva a tutte ma solo a me perchè ero carina.
Dopo poco ha iniziato ad andare avanti e io ero sempre più a disagio, ho iniziato ad avere malesseri, vomitavo ogni volta che aspettavo l’ora della lezione. Un giorno ha convinto i miei a farmi andare nel suo studio perchè lui aveva delle cose da fare e poteva farmi lezione solo lì….mi ha portata in auto, io stavo male, si è fermato e ha toccato con le mani un pezzo di plastica (ora da cinquantenne lo chiamo profilattico) e poi mi ha sollevato la gonna e…. ricordo solo che guardavo fuori dal finestrino e pensavo a cosa dovevo studiare e fare il giorno dopo…ricordo solo immagini, vaghe sensazioni… non ho voluto dare l’esame per poter ripetere l’anno e cambiare sezione, ma mi hanno rimesso nella sua sezione e la cosa è andata avanti… mi portava via dall’aula con una scusa lasciando i miei compagni soli in classe a continuare i lavori e mi portava in una stanza usata come ripostiglio e lì mi costringeva ad avere rapporti orali…io vomitavo, piangevo e lui faceva capire a bidelli e compagni che avevo crisi epilettiche e che lui sapeva come starmi vicino… Poi mi riportava in classe e pretendeva che finissi i lavori nella sola ora che mi restava e mi valutava come gli altri, dandomi voti appena sufficienti.
La sera dopo la scuola uscivo con qualche amica sotto casa e lui girava in auto, non voleva che vedessi i miei compagni di scuola per paura che parlassi, credo. Mi minacciava, se parlavo mi avrebbero mandato via da tutte le scuole d’Italia e io stavo zitta perchè volevo studiare anche se a scuola non avevo dei bei voti… Ho deciso di iscrivermi a fare karate per potermi difendere e i miei hanno acconsentito…
lui si è iscritto nella stessa palestra…. UN INCUBO.
Sono passati 35 anni e non ricordavo niente…ho rimosso tutto…
Sono andata da uno psichiatra psicoterapeuta per curare lo stato di ansia che aumentava per via di molestie sul lavoro e dopo alcune domande ho tirato fuori questa storia dapprima solo episodi, poi con l’aiuto della terapia EMDR ho ricordato tante altre cose, per tre anni ho ricordato rivivendo tanti momenti, dolorosi, dolorosissimi da togliere il fiato, da dilaniare il cervello, stavo rivivendo tutto quello che avevo passato ma ancora mancano tasselli .
Grazie all’aiuto di alcuni compagni di classe del liceo ritrovati dopo tanti anni, ho ricostruito tante altre cose e ho visto finalmente il quadro della situazione e prendere le distanze… Tutti vedevano e nessuno ha parlato, non pensavano che le sue attenzioni fossero morbose, pensavano che fossi la preferita… Durante la terapia ho lavorato in terza persona e mi sono presa cura della bambina (termini che usa il mio psicoterapeuta), ora l’assolvo per i sensi di colpa che ha avuto, la compatisco perchè non ha potuto parlare, la consolo perchè ha sofferto la coccolo perchè è stata una bambina infelice.
Ho saputo che ora lui ha 72 anni e vive in Florida…ho trovato la sua mail e gli ho scritto poche parole che mi hanno in piccola parte liberato…
Devo ancora superare l’ansia e controllarla, sono migliorata molto… nel frattempo vi dico che ho un marito che mi ama e che amo tantissimo così come le mie figlie figlie e dei genitori anziani che non sanno niente e non devono sapere niente (li ucciderei dal dolore), ho una vita bella, fino a adesso, posso dire che sono felice ma dentro ora che ho ricordato ed elaborato, ho un peso, un segreto grosso come un macigno….ma voglio continuare a guardare avanti, voglio cercare di godere e “recuperare” il tempo perso…
Vorrei che questa mia storia servisse a qualcuno, per far capire che anche con tutto quello che abbiamo subito possiamo guardare avanti anche se qualcuno ci ha sporcato, offeso, usato, violentato nel corpo e soprattutto nell’anima…Non smetterò di ringraziare mio marito per essermi stato vicino e il mio psicoterapeuta per avermi sostenuto in modo professionale ma con un pizzico di affetto e simpatia…infine grazie a voi per avermi dato la possibilità di urlare la mia storia.
“Maria Stella”










