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I bimbi abusati muiono più volte. Una breve riflessione.
In attesa del raduno nazionale vittime pedofilia, una breve riflessione:
”i bimbi abusati muoiono più volte”.
C’è un libro che mi sta molto a cuore. È del premio Nobel Josè Saramago e si intitola Il Vangelo secondo Gesù, sua personale riscrittura appunto della storia di Cristo, un Cristo sofferente, in perenne disequilibrio tra la sua parte umana (umanissima) e quella appunto divina.
Quando il libro uscì creò non poco scandalo ed il Nobel che quel anno pareva essere già nelle sua mani, fu rimandato di qualche tempo.
Mi è venuto in mente un passaggio di quel libro ieri, dopo il colloquio con una di voi. Una donna di circa 50 anni che mi ha detto una frase: “sai, io sono morta un sacco di volte, ma leggendo le testimonianze che da anni pubblichi, ho capito due cose: che non sono sola e che si può rinascere”.
Sul secondo punto abbiamo speso pagine e pagine (e continueremo a farlo), oggi pertanto mi soffermo sul primo punto. Ed a quello ricollego il libro.
Nel suo capolavoro Saramago ad un certo punto racconta l’episodio di Lazzaro. Solo che stavolta Gesù non lo fa rinascere, poiché una donna gli fa presente che nessuno dovrebbe provare per 2 volte la morte.
Ecco, quelli che io chiamo “i nostri bimbi” invece, nell’immane sofferenza in cui vengono catapultati, la morte l’hanno provata, una, due , tre nove, venti, cento volte.
Morendo nell’anima, prima che nel corpo, hanno dovuto (e spesso ancora devono) vivere e replicare più e più volte quel infinito dolore.
Però – c’è sempre un però che cambia il corso delle cose - hanno anche avuto il dono di poter rinascere, una, due , tre nove, venti, cento volte. E quando hanno avuto l’opportunità, e la forza, di abbracciare la vita, tutti quei ripetuti lutti, sono finiti in fondo al pozzo nero che contiene i ricordi più inutili. E con loro i dolori che hanno generato.
L’estate dei fiori spezzati: mia riflessione sulle vittime di abuso!
In vista della riunione per le nuove adesioni dell’associazione nazionale vittime di abuso un mia piccola riflessione, scritta dopo l’ultima dolorosa richiesta di aiuto.

Penso a voi. Ancora una volta. A tante storie, di follia, spesso macchiata di impunità. Resa possibile da silenzi e folli cecità.
Penso a come state lottando. A chi ce l’ha fatta. A chi ce la farà. Ma anche a chi è caduto. Per sempre.
Non penso a loro. Al loro squallido vociferare. Alle loro infamie. Ai loro inutili attacchi, sterili diffamazioni, utili boomerang.
Qua è di voi che torno a parlare, solo di voi.
C’è un’immagine che secondo me vi rappresenta.
E’ quella di un gruppo di fiori bellissimi, improvvisamente rovinati dalla tempesta. Di quelle che sbucano da dietro il sole. Un attimo prima eri lì a crogiolarti sotto i suoi caldi raggi un attimo dopo devi rifugiarti, in un angolo, bagnato fradicio.
E così dall’estate, ti risvegli in pieno autunno, con le poche foglie sane che cadono una dopo l’altra e le altre, ferite, ridotte a brandelli e subito catapultate avanti nel tempo, in pieno inverno. Con quel gelo che stende una indelicata patina sul cuore.
Intanto gli altri fiori, quelli che ti stanno intorno se ne sono andati.
Lontano.
Non sia mai che la loro “bellezza” sia “sporcata” dalla vostra vicinanza.
Come poter condividere un giardino quando il proprio vicino è ferito? Suvvia, si sa, “è la facciata che vuole la gente”. E quella deve essere immacolata.
Con tutti i petali di uguali dimensioni, al loro posto. Altro che cicatrice e ferite.
E i nostri fiori stanno lì…..convinti che non ci sia nulla da fare.
Qualcuno (sempre più pochi per fortuna) si arrende, lasciandosi portare via dal vento dell’inverno.
Lo ritroveremo….un giorno. Lontano da qui…..Rinato.
Altri invece riescono, con grandissima fatica, a rialzare il gambo proiettando i propri petali, la propria corona, verso il cielo.
Che da nero intenso, comincia a colorarsi.
Qualcuno si è avvicinato loro e mentre gli altri fiori, quelli belli, quelli “fighi” (come si diceva una volta), li ha colti e fatti finire in un vaso qualunque, ai nostri fiori nessuno viene in mente di strapparli, anzi.
Una volta avvicinato loro, quel qualcuno comincia a ripulire la terra che è intorno. Si tolgono le zecche, i parassiti, quegli insetti virulenti che ben conoscete ed i cui nomi sapete meglio di me, e si permette alle radici di respirare.
Poi si cerca della terra nuova, fresca, pulita, poiché non sempre quel seme ha avuto la fortuna di attecchire in un terreno buono per lui.
Non ultimo si accarezzano, delicatamente, quei fragili petali.
Alcuni sono spezzati, altri bucherellati, ma la loro “pelle” lisa, si rigenererà.
Mentre li stai accarezzando dalle nubi dell’inverno fa capolino un raggio di sole, prima timido, poi sempre più caldo.
E ad una velocità che manco sapevi potesse esserci ti ritrovi catapultato in piena estate. E’ la vita. Che ha bisogno di te.
Perché, alla fine, resti il fiore più bello…..
Con la stima di sempre….
FIRMATO
Un umile giardiniere
Nota:
Dimenticavo un passaggio importante.
Una volta cresciuti, quei fiori, genereranno altri fiori. Con un dna speciale. Quello che solo le persone buone, hanno dentro di sé.







