Dentro di me c’è una bimba di 9 anni che non ha imparato a difendersi!

Ciao Max,
avevo scritto questo testo autobiografico per un concorso letterario riservato alle donne. Volevo che si parlasse del problema della pedofilia ma poi, alla fine, non ho avuto il coraggio di mandarlo(…) lo mando a te, che sei l’unico custode di tutto quello che ho passato.
Se vuoi pubblicarlo, pubblicalo. Se vuoi tenerlo in un cassetto, tienilo. Io lo deposito in quell’angolino del tuo cuore riservato a me (c’è posto per tutti noi, hai un cuore talmente grande!!!!…e poi l’amore si moltiplica, non si dimezza mai!!!) perché so che questa condivisione può solo farmi bene.
Grazie perché da quando ci sei, questo fardello è più leggero.
Ti voglio bene,
“Elisa”

 “I’m worse at what I do best and for this gift I feel blessed
Lorenza era un fiume in lacrime. Ero seduta per terra, nel corridoio, quando lei arrivò, trafelata e distrutta. “Si è ucciso, si è ucciso….” Balbettò con la voce strozzata dai singhiozzi. Era il lontano aprile del 1994. Il telegiornale aveva appena annunciato la morte di Kurt Cobain, leader dei Nirvana. Il marmo del corridoio mi sembrò improvvisamente più gelido. Guardavo impotente la mia compagna di classe, chiusa nel suo dolore. Bionda, pallida, con gli occhi e il naso arrossati dal pianto.
I Nirvana. Colonna sonora dei miei 16 anni. La moda grunge, con quei vestiti trasandati e tanto criticati. Anch’io indossavo abiti larghi,  più larghi che potevo.
Che nascondessero il mio grassissimo corpo.
Da anoressica.
“Ma sei filiforme!” ed io, abbassando gli occhi, negavo sempre quella realtà che non volevo o non potevo vedere e, a testa china, sgattaiolando via veloce.
Così, era così tutti i giorni. Con tutti. Una lotta con il mondo per nascondere a me stessa e agli altri quello che il mio corpo urlava per me. Un corpo spigoloso, emaciato, magro all’eccesso, ma allo specchio ancora troppo grasso: 38 kg.
Una lotta continua. Coi miei genitori, che avrebbero tanto voluto costringermi a mangiare. Che mi avevano offerto addirittura dei soldi per ogni kg conquistato. Ma io non ne volevo sapere. Loro mi volevano grassa, io mi volevo magra. E questo era sufficiente per impedirmi di alimentarmi e sentirmi finalmente illusoriamente realizzata, padrona di me stessa, nella mia folle perdita di peso.
Amavo, in realtà, mangiare. Più di quanto potessi sopportarlo. Un piacere proibito, troppo forte per me. Un piacere che faceva male. Perché mi faceva perdere il controllo. E ingrassare.
Non avevo più vita sociale. Ritagliavo immagini di modelle, le loro cosce, i loro ventri, e le incollavo sul mio diario. “Voglio essere così. Entro due mesi, così”. E in 3 mesi avevo perso quasi 20 kg.
E così magra, a “Marco”, non piacevo più.
Marco. La mia mente andò indietro di qualche tempo. Potevo sentire ancora la brezza sul mio viso, in quella calda sera d’estate di qualche anno prima. Ero lì, sul balcone di casa, con lui vicino, che mi stringeva forte, mentre mi faceva sedere sulle sue gambe. Lui, che mi accarezzava in un modo che allora non capivo. Lui, che avvicinando le sue labbra alle mie, mi chiese sottovoce di baciarlo, mentre le sue mani esploravano il mio corpo. Lui, e i suoi 38 anni.
Io ne avevo solo 9.
Quella fottutissima paura di restare da sola in sua compagnia. Il mio corpo era scosso da fortissimi tremiti incontrollabili. Ero sola. Nessuno mi ascoltava. Nessuno mi salvava. Nessuno mi avrebbe mai creduto . Nessuno avrebbe mai creduto ad una bambina. Bambina “bugiarda”. Bambina che stava male per attirare l’attenzione dei genitori.
Scelsi la strada del silenzio. Uno di quei silenzi assordanti, squarcianti, laceranti e disturbanti a tal punto che il mio corpo lo ruppe per me.
Ma no, io non ero anoressica. E Marco non era un pedofilo. No. Lui mi amava veramente. Mi chiamava sempre così, “Amore”, e di quel amore mi nutriva. Ed io mi sentivo così terribilmente in colpa per aver paura di lui. Perché lui mi amava ed io non riuscivo a corrisponderlo. Non riuscivo a guardarlo negli occhi. Ero sotto il suo controllo, ero in suo potere. Lui ordinava, io eseguivo. “Altrimenti racconto a mamma e papà quello che stai facendo”. Da vittima, a carnefice. Da 9 anni, a improvvisamente adulta.
Rimase quello, il nostro segreto, per tanti, troppi anni. Ed io non volevo più mangiare. Quel cibo era dannoso per me. Mi stava avvelenando. Avevo bisogno di altro amore. Anzi, semplicemente, di Amore. Ma quello Vero.
Perché Marco era un pedofilo, ed io ero diventata veramente anoressica.
Finalmente era chiaro.
“Be still be calm, be quiet now, my precious Boy
don’t struggle like that or I will only love you more
for it’s much too late to get away or turn on the light
the spiderman is having you For dinner tonight” (“Lullaby”, The Cure).

E una preda così magra, adesso, non lo soddisfaceva più il suo ragno …..Marco smise di tessere la sua tela per me. Smise di mangiarmi d’”amore”
Così, con la mia folle perdita di peso, ero riuscita a liberarmi, a dissolvere quella vischiosissima tela, scrollandomi di dosso i suoi fili appiccicosi e maleodoranti.
Lentamente e progressivamente, il mio corpo smise di urlare. Mese dopo mese, il mio stomaco e le mie guance ripresero a riempirsi, mentre la testa si svuotava dei ricordi, che cominciarono a sfumare.
La sinopia dei miei pensieri raramente ripercorreva quei ricordi sbiaditi e lontani. C’era sangue nelle mie vene, c’era voglia di costruire e di combattere, c’era voglia di girare pagina e c’erano tanti sorrisi che dispensavo generosamente a chiunque incrociasse il mio sguardo. Sorrisi che nascondevano segreti e dolori inconfessabili, ma sorrisi che remavano nel mare azzurro della giovinezza più dolce e tenera, anche se non spensierata.
“It’s amazing with a blink of an eye you finally see the light”….canticchiavo a squarciagola sopra la voce di Steven Tyler. Adoravo questa canzone. La vita può cambiare in un momento, e in un momento si può uscire dalle tenebre – ma anche ritornarci.
Tutto, tutto era passato. Tutto era ovattato, lontano, impercettibile, quasi difficile da intravedere. Fino al giorno in cui nacque il mio bimbo.
Uno tsunami emotivo così violento e impetuoso da smuovere gli anfratti più profondi, tra le pieghe dell’anima, facendo venire a galla quello che avevo inghiottito a forza tanti anni prima.
Nessuno doveva toccare il mio cucciolo, nessuno avvicinarsi per fargli del male. Lo avrei difeso con le unghie e coi denti e con la mia stessa vita. Nessun bambino al mondo avrebbe mai dovuto passare quello che avevo passato io, né ora né mai.
Incubi a tinte forti ripresero a occupare le mie notti. Il pensiero di Marco divenne un’ossessione. Quella rabbia, così forte, così incontrollabile, che avevo sempre rivolto contro me stessa, cominciò finalmente a uscire. A travolgermi. Fino quasi a farmi soccombere. Avrei voluto cercarlo, prenderlo in disparte, per dirgli quanto male mi aveva fatto.
Avrei voluto finalmente incrociare il suo sguardo, e che per una volta fosse lui ad abbassare gli occhi. Per la vergogna. Per quella stessa vergogna che mi sta distruggendo la vita. Schiacciato anche lui, dai sensi di colpa. Soffocanti a tal punto da toglierti il fiato. Così paurosi e incontrollabili da farti tremare le gambe e da scuoterti violentemente il corpo. Solo. Isolato. A portare sulla schiena quella croce che tutte le domeniche va devotamente a pregare.
Per dirgli che sono cresciuta e che non ho più paura.
I bambini amano i genitori a tal punto da decidere di sacrificarsi, continuando a subire, piuttosto che dare a chi li ha messi al mondo un dolore così grande.
Sta ai genitori capire. Sta ai genitori credere sempre ai propri figli. E difenderli. Schierandosi dalla loro parte. Perché non c’è mente di bambino che possa mai arrivare ad inventarsi un orrore tanto grande. Con conseguenze così devastanti.
Marco vive tranquillo la sua vita. Da sempre. Come moltissimi altri “Marco” nel mondo.
Mentre dentro di me c’è una bambina di nove anni che ancora non ha imparato difendersi.

3 Commenti a “Dentro di me c’è una bimba di 9 anni che non ha imparato a difendersi!”

  • elena:

    ma perchè i bambini si sentono sempre così tanto responsabili per la serenità dei loro genitori? è così per tutti, è stato così anche per me, e non è giusto.
    un grande abbraccio a Elisa

  • MARY:

    ELENA,perchè il senso di colpa diventa così grande e devastante da arrivare a pensare di essere noi che,se rivelassimo quello che succede,facciamo male alle persone che amiamo perchè loro piangerebbero per colpa nostra come se non bastasse il casino che pensiamo che stiamo combinando gia’ in quel momento,ti senti sporca e impotente e la paura di non essere creduta e di vedersi girare le spalle di fronte alla sofferenza,sarebbe un dolore troppo forte,troppo!!!!!!!!!!
    è pazzesco vedere come,il diventare genitori,riesca a tirare fuori cose di noi che non avremmo mai neanche immaginato…io in questo momento sono come in quella bufera di emozioni e di paure che descrivi in questa lettera cara elisa e spesso sento come se stessi per perdere il controllo di me (cosa che mi spaventa ancora di piu’) ma,per proteggere le nostre creature,dobbiamo imparare a gestire queste emozioni e a renderle nostre amiche e alleate nella difesa dei nostri cuccioli come una leonessa che protegge con le unghie e con i denti i propri piccoli…TI MANDO UN GRANDE ABBRACCIO ELISA 🙂

  • Donatella83:

    anche io ho i tuoi stessi problemi, solo che io invece di rendere scheletrico il mio corpo lo nascondo sotto vestiti larghi e tanti, troppi chili di troppo. purtroppo non ho ancora imparato a perdonarmi, e a non abbassare gli occhi di fronte ai mostri

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