Due facce della stessa medaglia.

E’ morta pochi giorni fa l’attrice Mary Tyler Moore. Aveva 80 anni ed era malata da tempo. Un premio Oscar, numerosi Emmy ed una serie televisiva, che aveva il suo nome e che negli anni ’70 fece scalpore (oltre ottenere un successo planetario, Italia compresa). Con quella serie abbatté tantissime barriere per le donne in tv. Il personaggio che interpretava era un qualcosa che fino ad allora non si era mai visto (donna, single, in carriera, indipendente e felice). Non solo, nella serie (che aveva ben  25 sceneggiatrici donne!!!!) toccò temi assolutamente “sconvolgenti” per la prima serata della Tv americana, parlando di omosessualità, sessismo, parità di trattamento nel mondo di lavoro, pillola e metodi anticoncezionali.

Lei stessa negli anni ’60, in un’altra serie, fu la prima donna che indossò i pantaloni in Tv (andando contro le ire degli sponsor che minacciarono di farla cacciare). Insomma, una grande donna oltre che una grande attrice. Nello stesso giorno della sua morte un suo collega, Alain Delon, che in tempi recenti è stato ricordato più per certe sparate (una su tutte: “gli omosessuali sono malati”) che per i suoi film, ha preso le difese del regista Roman Polansky. Come ben saprete su Polansky pende l’accusa di aver drogato una ragazzina di 13 anni e poi averla abusata. Per quella pena scontò 42 giorni di detenzione, salvo poi scappare in Europa (dagli Usa) per non tornare più indietro (se tornasse sarebbe immediatamente arrestato). Delon prende le difese del regista e dichiara: “ogni volta che attraversa la strada dobbiamo chiedergli conto degli anni settanta?”. Sì. La risposta del mondo civile. Anche di quello che negli anni ’70 Mary Tiler Moore cercava di costruire, mentre l’ennesima bimba veniva stuprata. Impunemente.  16358939_10154512799751713_1775977683_n

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