Gli abusi sessuali a danno di donne disabili.

Abbiamo parlato di bambini abusati disabili nei giorni scorsi sollevando un polverone:
oggi parliamo di donne.
A loro volta (ancora più ) invulnerabili proprio per la disabilità (fisica/psichica) che le ha colpite.
Come per i bambini non ci sono molti studi al riguardo (purtroppo gli studi sugli abusi tendono a non tenere conto di queste categorie, molto a rischio!) e quel poco di valido che c’è arriva dall’America, dove il fenomeno degli abusi a danno di donne disabili è, purtroppo, ancora una volta contraddistinto da grandi numeri.
Il primo studio scientifico di un certo rilievo è del 1977, quando un gruppo femminista di Seattle (il “Rape Relief Center” fautore della creazione di tantissimi importanti centri anti violenza) relazionò quanto stava vedendo con i propri occhi: l’aumento per l’appunto di vittime disabili, fornendo per la prima volta dei dati.
In un breve lasso di tempo erano 300 le donne con disabilità fisiche/ intellettive che avevano subito abusi. Meno di un terzo di queste avevano sporto denuncia.
Da un successivo studio di comparazione di dati (datato 1988), il medesimo centro arrivò a formulare la possibilità che nello stato di Washington almeno 30mila donne disabili potessero essere vittima di abusi.

La vulnerabilità.
Come già detto più volte le persone disabili sono chiaramente più a rischio abuso di quelle che disabili non lo sono. M soprattutto una volta che l’abuso avviene ancora più impossibilitate a difendersi.
Il rischio per una donna disabile, dice un altro studio sempre Made in Usa (e datato  1993) è tra le 4 e le 10 volte più elevato di una donna non disabile.
Non solo. Rispetto agli uomini (che hanno sempre una donna che li accudisce…aggiungo io!), le donne disabili sono spesso “istituzionalizzate”, ovvero ricoverate in apposite realtà (istituti, centri d’accoglienza, ospedali, etc.).
Il dramma è che in simili contesti (dove avviene appunto l’abuso) se la disabilità è molto grave (soprattutto a livello mentale) la donna penserà che è un “comportamento normale”, in quanto spesso attuato a livello giornaliero…..
Per questo, anche se comincerà a stare molto male, saranno bassissime (se non nulle) le possibilità che chieda aiuto. Aggravate poi dal fatto che spesso chiedere aiuto non sa!
I centri dove queste donne vengono ricoverate sono i luoghi dove l’abuso avviene. Poiché stando lì vengono a contatto con un elevato numero di uomini (leggasi: maschi), dai medici, ai volontari, dagli psicologi ai fisioterapisti. E se il 99% di questi è facente parte del mondo civile, basta ancora una volta un 1% a creare la sofferenza che stiamo denunciando.
Quindi così come avviene per i bimbi il luogo dove dovrebbero essere protetti diventa la loro prigione!
Cosa fare?
Le realtà americano rispondo a questo quesito con le stesse modalità che da questo blog vi abbiamo mostrato negli anni.
“Mappare l’orco”, smascherarlo. Per lo meno rendere accessibile a tutti il nome di chi già stato identificato come abusante.
Poiché, dall’altra parte, ancora una volta hanno fatto cose ben peggiori.
Hanno creato riviste e siti internet, completamente dedicati alle sevizie su donne con disabilità.
Dove scambiarsi informazioni (quali i centri di ricovero, come entrare da volontari, quali i bandi di concorso per personale specializzato, etc. etc.), ma anche condividere le proprie “fantasie” (“ho sognato che io ero in un angolo e dato che lei era cieca e sorda non poteva intuire i miei movimenti. Per un po’ l’ho osservato e quando mi sono sentito “pronto”…).
insomma: la normale routine pedofila.
E se qualcuno ha il coraggio di denunciare ecco scendere in campo i soliti noti, che per prima cosa punteranno alla non credibilità della vittima.
Che invece, proprio in quanto disabile, è ancora più credibile (così sancisce al giurisprudenza Usa in merito!).
Un ultimo aspetto: oggi le associazioni disabili americane stanno riunendo le vittime disabili di abuso. Danno loro voce. Le aiutano e le mettono in rete. Creano una cultura a loro favore. Informano e sensibilizzano, su un tema sicuramente delicato, ma importante.
Lanciamo un appello a tutte le associazioni di disabili italiane a far lo stesso e magari a contattarci, per saperne di più!

 

Nota: nella foto, anticipata ieri, un fumetto. Vietato ai minori di 18 anni (oggi fuori catalogo, ecco perché lo riportiamo!), sul tema “quanto è bello fantasticare sugli abusi su una disabile”….Ogni mio commento è superfluo….

2 Commenti a “Gli abusi sessuali a danno di donne disabili.”

  • eleonora:

    ho letto con attenzione e non mi stupisco. Essendo mia madre invalida, conosco purtroppo bene la realtà degli istituti (anche quelli religiosi, anche quelli gestiti da suore che abusano di bambine e questa è una realtà che non si può ignorare: le cosiddette “protette” da sempre esistono nei collegi femminili per bambine disabili!!!!!!). L’idea di creare una rete specifica la trovo fantastica! Avviserò tutte le associazioni per disabili presenti sul mio territorio. E, come sempre, grazie Massi.

  • ledar:

    ma come possiamo aspettarci buon senso e dignità dalla gente se i primi a fare porcate sono quelli che ci governano? mi pare sia in danimarca che era (o è ancora?) permesso ogni genere di pornografia, col risultato che l’industria cinematografica produceva in modo perfettamente legale video pedopornografici. qui con il presidente del consiglio che ci ritroviamo, state a vedere che magari un domani mister “bunga bunga” legalizza pure questo genere di attività.

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