Il giorno in cui “Dream” ha incontrato le vittime della pedofilia.

Il giorno in cui “Dream” ha incontrato le vittime della pedofilia.

PREMESSA.
Da una settimana postiamo sul blog testimonianze (una minima parte rispetto a tutte le lettere che intasano, felicemente, le nostre scrivanie) di chi è intervenuto alla due giorni del coordinamento vittime. Una due giorni che ha dato anche a noi una carica fantastica e già infatti stiamo lavorando ai prossimi incontri mensili, ed al nuovo raduno nazionale (che sarà il più grosso mai realizzato fino ad oggi!).
Oggi vi riporto anche un mio breve resoconto. Di quanto sia stato importante il raduno, di come vi siate trovati, di come abbiate ritrovato la voglia di lottare, avete già scritto voi. Pertanto io mi limiterò a partire da un “sogno”, anzi per essere precisi da un “Dream”.

Diario di viaggio – ottobre 2011 coordinamento nazionale vittime pedofilia.
È domenica mattina, il tempo con noi è stato generoso ed il sole illumina la pineta che circonda il posto dove ci siamo trovati. Non siamo mai stati così tanti. I bimbi giocano spensierati nel prato facendo la caccia al tesoro, mentre quelli più grandicelli stanno provando non so che coreografia con la ragazza che insegna loro hip-hop.
Dopo i sottogruppi di lavoro, ogni operatore di Prometeo accompagna i suoi partecipanti al gruppo allargato.

Già nella precedente due giorni dedicammo parte della domenica mattina a delle testimonianze per così dire “esterne”.
Partendo dal presupposto che tutti siamo “sopravvissuti” a qualcosa (un trauma, un incidente, un lutto, un amore/amicizia finita, una malattia, e via dicendo) è utile ascoltare chi per l’appunto ce l’ha fatta, rompendo le catene della sofferenza e smettendola di restare imprigionati nel ruolo della vittima, per ricominciare a vivere, amare, sperare, progettare.
Durante il precedente incontro ospitammo un giovane amico rimasto paralizzato in seguito ad un incidente di moto. Ed una amica che aveva lottato (vincendo) contro un tumore al seno. Due persone magnifiche che avevano lasciato un bel esempio in chi li aveva incontrati.

Stavolta toccava al sottoscritto portare qualcuno, grazie a quel subdolo alibi per cui “dai Max conosci mezzo mondo, occupati tu di questa parte”; l’idea che avevo avuto era sulla carta fantastica, ma dal vivo, come si sarebbe potuta realizzare? Come sarebbe andata? Come avrebbero reagito?

Arrivare all’ospite non era stato facile. Ma a dirla tutta nemmeno impossibile. Grazie ad una splendida catena, via Facebook, ero arrivato alla persona con cui il nostro ospite speciale vive. E lì è bastata una telefonata, la spiegazione di cosa volevo fare, per ricevere subito un generoso: “sì, ci saremo”.

E così domenica mattina, prendo la parola.
Gli occhi e la voce tradiscono la forte emozione che pochi minuti prima ho vissuto, quando il mio ospite speciale è arrivato e sono andato a salutarlo. Nessuno (tranne un paio di operatori di Prometeo, sa chi sta per arrivare). Al mio fianco una giovane donna, emozionata forse più di me.
Io prendo la parola per, di fatto, dire poco o nulla (come sto forse facendo ora, prendendola mooolto alla larga).
Parlo dell’attaccamento alla vita. Di un’esistenza che per negativa che sia stata fino a qua, non va interrotta né sporcata, anzi. Parlo a quelle ragazze che al gruppo erano arrivate, la volta scorsa, con delle lamette in borsa per autopunirsi per gli abusi subiti. Parlo a chi ha soffocato quei dolori in una bottiglia o in un’illusoria droga. Parlo a chi ha provato (per fortuna non riuscendo nel proprio intento) a farla finita. Parlo a chi ha perso la voglia di lottare e di credere che un giorno cambierà, in meglio.
Quindi passo la parola alla mia amica: si chiama Alessandra.
Incomincia raccontando di quella chiamata, per andare in Sicilia.
Dove un cane, un grosso cucciolone, fu trovato in un cassonetto, allo stremo delle sue forze.
Non bevevo da 15 giorni, era pieno di lividi e segni di torture. Gli avevano tagliato 3 zampe con delle grosse forbici. Bruciato la coda, tagliuzzato il corpo. Preso a calci e pugni.
Per il solo “piacere” di seviziarlo.
Racconta del viaggio aereo per portarlo a Bologna e farlo operare. Del capitano del volo Alitalia che lo fa alloggiare in prima classe perché la pressurizzazione della stiva gli sarebbe stata fatale. Del medico veterinario che non dà speranze perché il cane ha sofferto troppo, ma comunque prova lo stesso ad operarlo.
Dei cuscini speciali per le piaghe da decubito. Del carrellino fatto arrivare dall’America. Delle protesi che ogni tanto gli mettono per farlo camminare “normalmente”. Delle notti insonni a coccolarlo e dirgli che sì, esistono tanti uomini cattivi, ma ne esistono anche tanti così buoni che quando li incontri il destino ti ripaga con gli interessi del dolore che ti è stato arrecato.
Quando lei ha finito io apro la porta e saltellando entra lui. “Dream”, sogno in inglese, questo il suo nome.
Tutti piangono ed a turno si avvicinano per coccolarlo. E farsi coccolare.
Qualcun altro deve uscire e respirare forte forte, salvo rientrare con gli occhi umidi e le lacrime che oramai non stanno più nei propri argini.
Chi però lo guarda dritto negli occhi impara la più bella lezione di vita che ci sia.
Non la trovi in nessun libro. E nemmeno dopo chissà quanti colloqui con lo specialista di turno.
La trovi nello sguardo di un cane che ha subito le peggiori torture e con tutta la forza del mondo si è attaccato alla vita. Per un giorno, questo giorno, poter dire: ce l’ho fatta. Sono vivo. Sono qui!
Massimiliano Frassi x Prometeo
p.s.:
Da sempre sono convinto che chi sevizia un animale poi alla prima occasione abusa di un bambino.

11 Commenti a “Il giorno in cui “Dream” ha incontrato le vittime della pedofilia.”

  • Smilla2:

    Grazie, Max. Il fatto che esistano persone come te e come Antonella dona luce a questo mondo di pazzi. Testimonianza meravigliosa, come te, d’altronde. Pia.

  • Nonna Isa:

    “Tutti piangono”… e non solo li…
    un grande grazie a Max e agli amici di Dream. Isa

  • golden rule:

    Grazie Max! Grazie x tutte le emozioni che si sono concentrate in un momento appena Dream ha varcato la porta! La sua voglia di vivere e di amare devono essere l’esempio… se ha combattuto così Dream in quello stato, devo e posso farlo anche io, devono e possono farlo tutte le anime che amano la vita. Non è il male l’ultima parola, ma l’Amore!

  • Lilla952:

    sono d’accordo con quello che hai detto! l’ho sempre sostenuto: chi sevizia un animale, alla prima occasione farà lo stesso con un bambino. DEVE essere fermato, prima che faccia altro male.

  • […] un post pubblicato da un’amica in Facebook me l’ha fatto conoscere. Poi da lì sempre grazie a quella amica sono entrato in contatto con la sua famiglia. A cui ho proposto quell’idea, forse folle ma poi rivelatasi vincente, di averlo come “testimonial” di vita alla tre giorni di Prometeo dedicata al coordinamento nazionale vittime pedofilia. Quel incontro con lui lo testimoniammo qua: http://www.massimilianofrassi.it/blog/il-giorno-in-cui-%e2%80%9cdream%e2%80%9d-ha-incontrato-le-vitt… […]

  • Flavia:

    Salve a tutti, ho letto l’articolo e non riesco a capire perché al mondo ci siano persone così cattive, anche se probabilmente la parola più adatta sarebbe”malvagie”, si accaniscono sempre su animali e persone indifese. Ogni volta piango, pensando che non ci sarà mai una fine, che ci saranno sempre persone e animali indifesi che subiranno. Grazie

  • Antonella:

    Evviva la vita !! Siete tutti meravigliosi.. Good bless all of you for ever….

  • Renata:

    Grazie per il coraggio e l’ immenso amore.

  • cinzia brachini:

    grazie a dio esistono gli angeli ma amore è splendido e come sempre gli animali ci insegnano e danno solo amore

  • anna:

    Ho seguito la storia du Dream dall.inizio…quante lacrime versate…quanta rabbia..per tutto il dolore…la sofferenza che questo angelo ha dovuto subire!!! Ha ragione il nostro grande amico dal cuore grande…chi e’ stato capace di fare tanto male ad un pivero cagnollino…puo farlo anche ad un bambino

  • lucilla:

    la storia di Dream la conosco benissimo, ho tanto pianto per quella povera stella, ho seguito la sua vicenda fin dall’inizio, ho visto le foto, ho cercato di leggere il più possibile, ho pianto quando i volontari hanno scritto la lettera di addio perché Dream doveva essere spostato al centro di riabilitazione… ho tanto pregato per quell’animaletto… ma ora sono contenta che lui stia bene, sono contenta che abbia trovato delle persone che si prendono cura di lui…. gli animali sono pazzeschi non perdono la speranza, non odiano, loro sono anime sensibili… siamo noi le bestie!!

Lascia un Commento

Come usare il Blog
Libri
libro nero pedofilia
ho conosciuto un angelo
bambini bucarest
adesivo
prometeo

Per non dimenticare Tommaso Onofri

Tommy

Archivio
Powered by AtSafe