Intervista a Massimiliano Frassi: “al mio posto fareste molto di più”.

Anna Pia Fantoni intervista il dott. Massimiliano Frassi.
Dedica la sua vita alla lotta alla pedofilia. Autore di libri di successo tra cui il nuovo “Il libro nero della pedofilia” presentato in anteprima nazionale presso il palazzo del Governo a Bergamo venerdì scorso, ha fondato più di 10 anni fa l’Associazione Prometeo che dà sostegno diretto alle vittime della pedofilia.
Questa la cronaca di un incontro:

D: Premetto che sono una sua lettrice.  Possiedo tutti i suoi libri e devo dire che, nemmeno lo scrittore più fantasioso potrebbe arrivare a immaginare quello che succede, davvero, nel mondo. Mi sorge spontanea una domanda:
Come fa, lei, a mantenere la lucidità, di fronte a questi orrori? E’ sopraggiunta una sorta di autoprotezione, che le impedisce di farsi coinvolgere a livello emotivo, come un medico di fronte al dolore di un malato personale? Forse il raziocinio ha il sopravvento sulla ‘pietas’?
R: La risposta è più semplice di quello che si può immaginare. No. Non c’è il sopravvento della ragione (che pure non deve mai venire meno). Qualora diventasse “un mestiere”, qualora il sentimento, la rabbia, il dolore, l’empatia venissero meno, capirei che è il momento di fare altro.
Tornando a bomba alla risposta “semplice”, è presto detto: chiunque al mio posto, vedendo, incontrando, ascoltando, quello che per scelta vedo, incontro, ascolto ogni giorno da 15 anni a questa parte, farebbe le stesse identiche cose. O forse addirittura di più…e di meglio.

D: Come le è nata la voglia di aiutare i bambini vittime di violenza? C’è stato un episodio in particolare che le ha fatto prendere la decisione di creare Prometeo?
R: Difficile rispondere nello spazio di un’intervista. Diciamo che è stata la naturale evoluzione di un percorso che dal sociale “adulto” mi ha avvicinato al dramma di un bambino. A cui ne è seguito un altro.. poi un altro ancora. Poi erano due. Tre. 100. 500. Mille. Impossibile elencarli tutti. Impossibile dimenticarli. O addirittura starsene fermi con le mani in mano.

D:Una delle cose che mi sconvolgono maggiormente è il fatto che, spesso, quando i bambini decidono di parlare, non vengono creduti. In televisione ho sentito io stessa un importante uomo politico parlare di un 90 per cento di abusi che si rivelano falsi, è vero? A me risultano, invece, percentuali elevatissime di bambini abusati, per la maggior parte in famiglia o da persone a essa vicine . Mi può chiarire le idee, per favore?
R: Io di uomini politici importanti in tv a parlare di pedofilia dando dati che sono diffusi da soggetti noti alle Procure come pedofili, sinceramente non ne ho mai sentiti. Forse per la vergogna delle loro dichiarazioni li hanno passati all’una di notte.
I dati sono quelli sotto gli occhi di tutti. Forniti dalle Procure e dalla realtà come la nostra che lavorano 365 giorni all’anno a contatto con le vittime. Sono dati dolorosamente grandi. Tanto quanto l’ingiustizia che spesso li accompagna. Basti vedere l’ultimo report “istituzionale” di Telefono Azzurro che dice che ben 4mila casi sono stati archiviati per la vecchia formula della insufficienza di prove.
Chi nega questi dati ha un interesse a mantenere il silenzio, che come tutti sappiamo è il migliore alleato dei pedofili, poiché solo grazie a quello riescono ad agire.
Oppure chi li nega è un bambino che non è stato aiutato da piccolo, né da grande e che ha passato la barricata, andando dall’altra parte, convinto che nessun bimbo debba essere stato aiutato come non è stato aiutato lui. Accade anche questo, con percentuali infinitamente piccole ma accade.
In questo caso la rabbia per dichiarazioni imbarazzanti per l’alto tasso di imbecillità che portano con sé, va di pari passo alla compassione.

D: Due suoi libri parlano della situazione dei bambini romeni, i cosiddetti ‘bambini di strada’. So che con la sua associazione ha creato il Progetto Budimex, per aiutare un ospedale appunto in Romania. Mi può spiegare questo progetto, ed eventualmente dire anche ai nostri lettori come sostenervi?
R: In questi anni mi sono trovato ad avere degli appuntamenti col destino. Non so come altro chiamarli. Apparivano sulla strada incontri che pareva quasi fossero già stati scritti, predestinati.
Mi fermo qua per non sembrare troppo “misticheggiante”.
Uno di questi appuntamenti però è stato quello col Budimex.
Arrivai lì per dare aiuto a dei bimbi abusati che avevamo seguito in strada e che scoprimmo essere stati abbandonati fuori dal pronto soccorso, con addosso ancora il filo di ferro con cui avevano legato loro le braccia……
Gli stessi morirono poco tempo dopo, non per le ferite ma per l’hiv che se li portò via, in una realtà che non aveva nemmeno le siringhe monouso, figuriamoci il resto.
Allora scoprimmo che c’erano tanti altri bimbi, senza aiuti, senza le più elementari medicine. Bimbi che stavano in un reparto dal nome così “grande” da far paura anche solo a pronunciarlo: oncologia.
Sono passati alcuni anni. Molti li abbiamo letteralmente salvati. Aiutati, riportati alla vita. Oggi vanno a scuola, hanno i capelli lunghi ed il viso “pieno” e roseo e la malattia sta solo in una vecchia cartella clinica, archiviata. La loro vita è la risposta più bella che potessimo avere.
Altri invece non ce l’hanno fatta ed oggi li abbiamo vicini a noi in questa battaglia.
Per adottarli a distanza, in un percorso che meglio chiarirlo non è facile, potete guarda l’apposito spazio nel nostro sito e poi contattarci: www.associazioneprometeo.org

D: Uno degli omicidi più efferati di questi ultimi anni, in cui purtroppo si è effettuata una spettacolarizzazione che non ha fatto, a mio parere, bene a nessuno, è stato il caso di ‘Tommy’, quel piccino rapito, ucciso dopo pochi minuti e sepolto in una strada vicino al fiume. E’ una domanda retorica, lo so bene, e sono la prima a detestarle, ma mi viene spontanea: come può un essere umano massacrare un bimbo, oppure violentarlo?
R: Tommino….all’ingresso del mio ufficio c’è un quadro, col suo visino in primo piano. Quegli occhioni azzurro cielo guardano dritto chi entra. E ricorda a noi ogni giorno che si può fare ancora di più. Si deve fare ancora di più.
Tornando ala sua domanda c’è solo una parola che la può riassumere tutta, senza aggiungere altro. La parola: malvagità.

D: Ora le vorrei fare una domanda ‘scomoda’. In che percentuale esistono donne pedofile?
R: Non è scomoda. Semmai è ancora più “dolorosa”, o disturbante.
Se guardo al nostro schedario direi che è un fenomeno esploso negli ultimi 4/5 anni e che ha comunque una percentuale fortunatamente ancora bassa, del 10/15% dei casi. Poiché la pedofilia resta un crimine più al maschile. Ciò non toglie che ci siano stati casi di abusi al femminile. Per me personalmente ancora più dolorosi, dato che da sempre sostengo che sarete voi donne a salvarci dalla pedofilia. Anche se poi guardando i dati degli abusi sulle donne, c’è ancora una volta da inorridire……

D: Ora parliamo di bambini abusati. Io credo che un bimbo privo di autostima sia una preda più facile da colpire, e penso che noi genitori dovremmo parlare tanto, con i nostri figli e farli sentire speciali, insegnare loro che è loro diritto dire ‘no’. Cosa ne pensa?
R: Che senza saperlo ha fatto una piccola parte del corso che come Prometeo da quasi 10 anni facciamo nelle scuole elementari. Insegnando ai bimbi che nessuno adulto deve mancare loro di rispetto, nessun adulto deve “toccarli” in modo inappropriati, che non devono essere obbligati al silenzio con i segreti cosiddetti velenosi, perché appunto ti restano dentro e ti fanno del male avvelenandoti. Non abbiamo paura di parlarne con i nostri figli. Esistono modi strumenti e parole adatti a loro. E statene certi capiranno e non saranno terrorizzati. La pedofilia è un tabù per noi adulti per questo facciamo fatica a parlarne con i bambini, ma ancora una volta l’informazione resta l’arma migliore se vogliamo prevenire questi crimini.

D: Cosa comporta a livello emotivo una molestia o un abuso subiti da bambino, in un adulto? Come li aiuta, la vostra associazione?
Cosa consiglia agli adulti che sono stati molestati o abusati da piccoli e non hanno mai avuto il coraggio di parlarne con nessuno?
R: Diamo loro quel supporto che spesso nella vita non hanno avuto. Trovano due braccia pronte per abbracciarle, o rialzarle da terra, e due orecchie pronte ad ascoltare. A non giudicare. A credere e condividere un orrore che va raccontato, per essere elaborato. Va letteralmente vomitato fuori da sé. Fuori non farà più male. Fuori vedrà che quel bambino ora è cresciuto e nessuno può più nuocergli.

D: In quale percentuale un bambino abusato diventa egli stesso un pedofilo?
R: Nessuna. Zero assoluto.
È uno dei finti miti della pedofilia, finto in quanto da sfatare.
Accade in una percentuale del 2% solo in quei casi, complessi, di istituzionalizzazione del bimbo in seguito all’abbandono da parte della sua famiglia. E di abusi in quel istituto. Dall’età dell’adolescenza il bambino svilupperà dei comportamenti “pedofili” andando a molestare i bimbi più piccoli di loro e spesso, arrivando in età adulta, anche ad ucciderli.
Ma sono eccezioni. Fortunatamente rarissime. I casi di Luigi Chiatti. O di Giulio Collalto, predatori seriali, ne sono un esempio eclatante.
Per il resto, ripeto, è un’equazione fasulla. Ed infamante.
Smentita dati alla mano, da tempo dalla comunità scientifica americana.
D: E’ vero che la pedofilia non è una malattia, per cui da essa non si può ‘guarire’?
E qual è la percentuale della recidiva, in un pedofilo?
R: Che piaccia sentirselo dire o no chi è pedofilo è pedofilo a vita. E non credo serva aggiungere altro.

D: L’ultima domanda. In questi anni lei ha incontrato tanti bambini, tanti loro genitori ma anche tanti abusanti, contro i quali si è spesso esposto rischiando in prima persona. So che è difficile ma se dovesse scegliere due storie, una vittima e un predatore come li chiama lei…
R: Difficile sceglierne una. Tutte uniche a modo loro. Uguali per dolore. Diverse per dolore.
Se proprio ne vuole una le racconto brevemente quella di Giulio e Robertino, che ho avuto l’onore, sì l’onore, di raccontare nel mio libro “Favole di bambini e dei loro orchi”. La riassumo in poche sintetiche frasi, ma lì c’è tutto quanto si può dire:

Robertino conosce Giulio in ospedale. Giulio si presenta a casa di Robertino quando la sua mamma non c’è. Lo abusa. Lo uccide. Viene incarcerato. Viene scarcerato. Difeso da un importante legale che parla di falso abuso. Viene accolto in un oratorio. Difeso da un prete. Abusa un altro bambino. Uccide un altro bambino.

Viene arrestato e stavolta condannato all’ergastolo.

Accadeva più di 30 anni fa. Ma è più che mai attuale.

FINE.

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