Intervista ad un pedofilo.

 

COME APPARE IL PEDOFILO

PARLA UN PEDOFILO……..
PREMESSA:
Necessaria e già fatta, coi medesimi toni, quando pubblicammo la lettera di due sostenitori di Pino la Monica.
Questo blog è CONTRO la pedofilia. In ogni sua forma.
Questo blog non crede nella redenzione dei pedofili, tutt’altro.
Li considera scaltri manipolatori, (dis)abili seduttori. Sempre pronti all’occorrenza a reinventarsi una nuova identità, una mano di colore e via eccoli dotati di una nuova verginità. Questo blog non dà spazio solitamente a loro. Se non per denunciarne le esternazioni, le folli farneticazioni, le impossibili e complici difese.
Da un paio di settimane siamo stati contattati dall’autore di questa intervista.
un pedofilo condannato a 7 anni in primo grado. Inutile stare qua ad interrogarsi sul perché ci abbia scritto, dato che appare abbastanza scontato.
Il soggetto in questione sa peraltro che se bussa a questa porta si può esporre anche a mille critiche, dubbi, perplessità, attacchi. Oppure solidarietà, “comprensione”……..lascio a voi la scelta.
E domani, quando avrò messo la seconda ed ultima parte insieme decideremo, io e voi, se continuare a dialogare, facendo noi una nuova intervista o chiudendola qua se quello che avete letto già lo riterrete sufficientemente esplicativo..
 Mi preme sottolineare che dall’intervista emerge una cosa: che il sig. ”Mario” (lo chiamo così io per praticità) non chiede di essere perdonato né cerca alcun tipo di alibi che gli faccia da scudo. Ma fa, come dice anche il giornalista, una analisi lucida ed estremamente fredda del suo percorso……..
“IO PEDOFILO, HO CAPITO CHE C’È UNA VIA D’USCITA”.
Una cosa è chiara: qui non c’è nulla da giustificare; qui non c’è nulla da compatire; qui non c’è nulla da perdonare perché il perdono non serve e basta. Questo è uno degli abissi dell’animo umano. E questa è una intervista ad un pedofilo che parla delle sue pulsioni, della sua storia, dei suoi reati gravi. Di un male che sgomenta. Sempre più intollerabile perché, nonostante tutto, l’infanzia ha più valore oggi di un tempo, anche di un tempo recente. Un male profondo. “Sì – afferma – un male profondo. Ed è per questo che ho deciso di raccontare la mia storia di pedofilo.
DOMANDA: Lei è seguito da uno specialista?
RISPOSTA: Sì sono seguito da uno specialista del centro di salute mentale. Sento il bisogno di dire ad una certa, chiamiamola così, categoria di pedofili, che ci sono i presupposti per prendere coscienza di quello che si fa. Che ogni scusa che si cerca è di comodo, da tutti i punti di vista. Io sono ancora un pedofilo, ho ancora questi impulsi con i quali dovrò convivere, però quando si riesce a fare un passo avanti si sta bene. Vede questo taccuino? Questo è quello che chiamo il mio taccuino emozionale: quando sento di nuovo gli impulsi lo apro ed è come ricevere una scossa. C’è la foto di mio padre, vede? Qui c’è quella di un’altra persona che è stata molto importante per me.
D: Questo gliel’ha consigliato lo psicologo?
R: No, queste sono cose che capisci da solo quando inizi stabilmente un percorso.
D: Un percorso, immagino, che è iniziato con un reato e una condanna?
R: Sì la scelta è nata quando ho avuto a che fare con la polizia. La polizia delle comunicazioni, gente che ha una grande competenza tecnica, ma anche umana. Sono stati loro a capire che in me c’era qualcosa che si poteva salvare e mi hanno spronato ad andare al Centro.
D: Insomma se non l’avessero perso lei avrebbe continuato.
R: Ero combattuto tra bisogno e rimorso. Prevaleva il rimorso, ma poi non trovavo la forza per non farlo più.
D: Lei è stato individuato perché faceva scambi su internet?
R: No, il computer non l’ho mai voluto perché sapevo che avrebbe aumentato la mia pericolosità. Sono stato preso in seguito a contatti che avevo con una minore tramite il telefonino.
D: Minore che non è riuscito a incontrare…
R: No, anche se stavamo per incontrarci. In precedenza avevo fissato già altri incontri ma mi ero tirato indietro. Dentro di me c’era un contrasto tra l’anima bianca e quella nera.
D: Quindi lei aveva consapevolezza di quello che stava facendo?
R: Sì, ma come dicevo cercavo di trovare giustificazioni al mio modo di agire e questo di cercare scuse è il modo per non trovare una soluzione e andare avanti fino a superare una linea definitiva.
D: Lei è stato condannato?
R: Sì, in primo grado a 7 anni per un cumulo di pene…..
D: Quindi lei ha commesso più volte lo stesso reato?
R: Sì, l’avvocato dice che si potrebbe anche arrivare ai 4 anni di condanna perché ci sono i presupporti per considerare la mia personalità border-line, ma a me interessa poco.
D: Se i giudici di appello confermeranno la condanna lei andrà in prigione. Lo sa?
R: A me non importa. In prigione non ci andrò di sicuro e non perché penso di scappare, ma perchè ho già predisposto tutto per il suicidio.
D: Ne parla con un distacco che raggela.
R: Ho già tentato di uccidermi e ci penso spesso.
D: Quando si è accorto di essere un pedofilo?
 CONTINUA……

9 Commenti a “Intervista ad un pedofilo.”

  • pregasi riflettere bene prima di commentare…e magari aspettare la seconda parte…..

  • Quest’uomo deve fare la terapia, ma deve farla in carcere dove dovrebbe finire anche l’avvocato che propone la riduzione della pena.

    Attendo la fine dell’intervista prima di proseguire con i miei commenti…

  • L’abisso dell’animo umano esiste anche nelle vittime e in quello che dovranno sopportare fino alla morte.

    Son brava, mi fermo e aspetto la seconda parte.

  • non avendo letto ancora la seconda parte forse non dovrei commentare, ma al di là dei vergognosi crimini che ha commesso, nella sua lettera leggo che il signor “mario” ha rifiutato l’uso del computer perché “sapeva che avrebbe aumentato la sua pericolosità”; leggo che rifiuta i trucchetti dell’avvocato per ridurre gli anni di pena, e che ammette senza mezzi termini che “ogni scusa che si cerca è di comodo, da tutti i punti di vista”.

    potrei sbagliarmi, ma il signor “mario” mi pare soffrire della sua condizione di pedofilo o per lo meno rendersi conto di ciò che non va, mentre di solito i pedofili vanno fieri di quello che sono e non ammettono mai di sbagliare.

    io non gli auguro il suicidio. lo auguro piuttosto a quelli che a differenza di lui, del computer ne hanno fatto uso eccome, che nei trucchi degli avvocati hanno attinto a piene mani, che di trovare scuse hanno fatto una ragione di vita, e che invece di pensare a togliersi la vita pensano a come rovinare ulteriormente quella delle vittime.

  • aspetterò a esprimere completamente la mia perplessità…

  • Vorrei aggrapparmi al mio cinismo, tagliar corto e dire “meglio cosi’! uno di meno…”. E invece, mio malgrado, mi ritrovo a pensare che vorrei guardare questo signore negli occhi e domandargli se veramente sta soffrendo, se crede che esiste la possibilita’ che un pedofilo non tocchi mai piu’ un bimbo, o se invece ha deciso di suicidarsi perche’ e’ consapevole che non esiste salvezza per un pedofilo, che ci sara’ sempre un altro bambino.

  • Grazie. Fino a qua avete espresso benissimo ciò che da voi mi aspettavo.

    Più tardi sto in ufficio e posto la seconda parte.

    p.s. Ledar, come sempre ti sottoscrivo in pieno!!!!

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