LA COMPLICITA’ VELATA

“Smettila di dire così. Il papà non ti voleva fare male. Sei tu che interpreti male i suoi giochi”.
Dire una frase così ad un bimbo abusato, significa abusarlo nuovamente. Dire una frase così ad un bimbo abusato, significa ricondurlo all’oblio. Peggio, farlo risprofondare negli abissi del dolore, del senso di colpa (gigante), del silenzio.
Una frase così è complice di abuso. E per questo dovrebbe essere perseguita penalmente. Una frase così è figlia della cultura dei falsi abusi (a tal riguardo ci sarà da riflettere, e molto, quando pubblicheremo la sentenza di condanna di Apolloni) e viene detta, troppo spesso per passare impunita, da tutte le consulenti di parte che al mondo dei falsi abusi si rifanno. La stessa che alcuni giorni fa guardando i disegni, inequivocabili, di un bimbo di 4 anni abusato (disegni con falli e quant’altro) diceva che sicuramente quel bimbo aveva visto dei cartoni animati e si era fatto influenzare dalle immagini.
Una psicoterapeuta quando inizia un lavoro con un bambino deve avere la mente libera per poter andare a capire le cause del suo malessere.
Partire negando quella che peraltro molto spesso è l’assoluta evidenza dei fatti, significa, lo ripeto, indirizzare certe perizie a favore dei pedofili e quindi essere loro complice.

Un Commento a “LA COMPLICITA’ VELATA”

  • Hai ragione Max, è proprio così…
    mi sento di aggiungere che il dolore è così difficile da vedere ed affrontare che molte volte gli adulti lo negano per non doverlo affrontare.

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