La lettera delle bambine albanesi al padre in carcere per pedofilia, ovvero come strumentalizzare le vittime!

Reggio Emilia, o meglio, perdonate, la parte malata di Reggio Emilia (che è uguale a quella malata di Roma, Brescia, Palermo, Cagliari, per citare a caso alcune città italiane)  ha deciso di rendere la propria città capitale della pedofilia italiana.
Non si spiegherebbe altrimenti l’uso volgare e strumentale che si sta facendo, soprattutto in relazione ad un caso recente.
Che dopo quello di Pino La Monica è ugualmente destinato ad entrare nei libri di criminologia. Mondiali.
Parlo del “padre” albanese in carcere poiché, secondo la Procura, ha per almeno 4 volte avuto rapporti orali col proprio figlio. Rapporti registrati da “inequivocabili filmati” e rapporti smentiti dalla comunità albanese che parla di “tradizioni albanesi male interpretate” ed ovviamente di “innocente in carcere”.
Fatto gravissimo fu che il bimbo venne obbligato a scendere in piazza per manifestare….a favore del padre, presunto abusante. Fatto altrettanto grave oggi che le sue figlie, sorelle del bambino, hanno scritto una lettera di proprio pugno (come no…) che vi riporto. E che credo si commenti da sé.
È infatti caratteristica dello stile di espressione dei bambini, che sono soliti quando descrivono un filmato contare il minutaggio e soffermarsi su altri dettagli.
“Bella” anche la versione data di come i fatti sarebbero emersi, con una maestra che birichina si mette a mimare un rapporto orale con un cucchiaio imputandolo al bambino.
Credo, a fronte di un uso così pericoloso e strumentale dei bambini, che serva un intervento immediato da parte della autorità preposte atte a difenderli da una ambiente palesemente degradato e complice. Come dimostra peraltro la notizia che riporto subito dopo la lettera delle ragazzine.

«Caro presidente!
Siamo due sorelle, che viviamo da molti anni in Italia insieme con la nostra famiglia. In questa lettera LE vogliamo raccontare la nostra storia o meglio “la tragedia della nostra famiglia. Verso la fine di giugno nell’ asilo del nostro fratello durante una feste, mentre i bambini si raccontavano gli scherzi che facevano con i genitori, anche il nostro fratello ha raccontato uno scherzo, che subito dopo è stato provocato dalle maestre con un cucchiaio. Dopo questa provocazione hanno denunciato nostro padre con la grave accusa di pedofilia, senza prima chiarire con i nostri genitori lo scherzo che aveva raccontato nostro fratello. Con questa denuncia sono state installate in casa nostra due microspie con audio e filmati, una in camera dei nostri genitori dentro la t.v. ed una nel bagno sotto la doccia, che riprendeva tutto il bagno. Non eravamo controllati solo dentro casa, ma anche fuori con una telecamera di fronte al palazzo. Dopo une mese di indagini, il 03 agosto, un giorno come tanti altri il nostro padre, si era alzato alle quattro del mattino per andare al lavoro. Finito il lavoro, mentre scendeva dall’ auto del datore di lavoro, viene subito arrestato , come se non gli bastasse la stanchezza della giornata in mezzo a tutto quel caldo e senza aver mangiato. E’ da quattro mesi e mezzo, che nostro padre si trova in carcere per tre sequenze di un totale di 20 secondi , che ha coccolato suo figlio ; in queste riprese è stato tolto volutamente l’audio.
Una grande vergogna signor Presidente, pensare di essere viste un mese intero dalle telecamere, soprattutto in bagno ; cosa possiamo dire?! Noi due che ci hanno visto della nostra vita privata?! Questa è una ingiustizia; condannare un padre per aver mostrato affetto al proprio figlio. Noi conosciamo meglio di tutti il nostro padre, un padre che ha sacrificato tutta la sua vita a farci crescere nel migliore dei modi senza mai farci mancare niente. Se nostro padre non fosse stato un bravo padre, saremmo state noi le prime a denunciarlo.
Dal 03 agosto non vediamo nostro papa’ ; non sappiamo piu’ sorridere, ma piangiamo circondate dal dolore, con la speranza che aprendo la porta di casa rivediamo nostro padre che ci riporti felicita’ di nuovo nei nostri cuori. Perché non si è felici mettersi a tavola con le lacrime agli occhi e vedere quella sedia vuota e spiegare al nostro fratello, ad un bambino cosi’ piccolo per dove si trovi suo padre; chiede sempre, ogni secondo che passa , dove si trova, perche’ non torna a casa, gli telefona, ma il cellulare risulta spento, aspetta di festeggiare il natale con lui, che gli manca molto,dorme con la sua maglia e la sua foto, noi gli abbiamo detto che è al lavoro, ma che lavora molto lontano. Come se il dolore non bastasse, ci obbligano a parlare con i psicologi, ma noi non abbiamo bisogno di psicologi, ma del nostro caro papa’. Non riusciamo a capire come possa confrontarsi un bambino di soli quattro anni davanti ad un giudice. E’ da quattro mesi e mezzo che cerchiamo giustizia, ma giustizia non cè. Soprattutto quando anche il Tribunale di Riesame di Bologna ha annullato i filmati come illegittimi. Perche’ signor Presidente, nostro padre resta ancora in carcere?! Ogni giorno che passa la signora Maria Rita Pantani inventa cose assurde, per quale motivo?! Per sotterrare una famiglia distrutta, perche’ è questa che vuole. Ma noi non ci fermeremo e daremo la vita per nostro padre. Scrivendo a Lei questa lettera signor Presidente,
 CHIEDIAMO LA SCARCERAZIONE IMMEDIATA, PERCHE’ NOSTRO PADRE E’ INNOCENTE, CI MANCA TANTO ; LE FESTE SI STANNO AVVICINANDO E NOI VORREMMO FESTEGGIARE CON LUI COME TUTTE LE ALTRE FAMIGLIE CON UNA GRANDE FELICITA’ CHE E’ QUELLA CHE CI MANCA. LA FIDUCIA E LA SPERANZA E’ RIMASTA SOLO IN LEI, PERCHE’ NON VEDIAMO NOSTRO PADRE DA PIU’ DI QUATTRO MESI.
 Speriamo in una risposta il piu’ presto possibile da parte SUA per giustizia ad una famiglia ed una verita’ che fin ora sono state nascoste. Speriamo, che questa lettera finisca nelle SUE mani. Con grande rispetto.
Cordiali saluti dalle sorelle : PAVLINA (17 anni) e REDIONA (15 anni) . Reggio Emilia, 17.12.2010.  »

Ma non finisce qua.
Come ho già anticipato nel giorno in cui tale lettera è stata diffusa, apprendiamo anche questo:
”Il sostituto procuratore Maria Rita Pantani ha iscritto a registro indagati la moglie dell’artigiano albanese accusato di atti di pedofilia sul figlio di cinque anni. Secondo il magistrato inquirente, la donna sarebbe stata al corrente di quegli atti sessuali per i quali il marito è indagato ma non avrebbe fatto nulla per evitarli. L’uomo è stato arrestato il 3 agosto scorso e da allora si trova rinchiuso in carcere. Ieri la moglie era presente all’incidente probatorio svoltosi in tribunale a Reggio davanti al gip Angela Baraldi. «Mio marito non ha fatto niente di grave» ha ripetuto più volte in aula con tono concitato, tanto da essere richiamata dal giudice.
«Non stiamo vivendo un bel Natale» ha poi aggiunto guardando il marito, parso molto provato dalla detenzione. Nel corso dell’udienza è stato sentito il perito nominato dal giudice per valutare la capacità di testimoniare del piccolo. La psicologa Rita Rossi, dopo una serie di colloqui con il bambino, ha ritenuto che questi possa essere in grado di testimoniare. La perizia avrebbe anche evidenziato come il bimbo abbia visto ridursi i contatti con il mondo esterno dopo l’arresto del padre, vivendo ora quasi esclusivamente rapporti con i familiari e altri connazionali. Non frequenta infatti più la scuola materna cittadina dove in giugno, durante un gioco con i compagni e le insegnanti, avrebbe raccontato di come il padre lo baciava nelle parti intime, mimando poi con un cucchiaio un rapporto orale.”

Un Commento a “La lettera delle bambine albanesi al padre in carcere per pedofilia, ovvero come strumentalizzare le vittime!”

  • simona:

    NO…. VERAMENTE NO COMMENT…..
    CERTA GENTE VERAMENTE… TI LASCIA SENZA PAROLE…..
    IL MARITO IN GALERA….MA LA MOGLIE….. GUARDA… LASCIAMO PERDERE… E POI DICONO DI ESSERE INTEGRATI… SI! MA CON LE PERSONE SBAGLIATE!!!!
    SPERIAMO GLI PORTINO VIA TUTTI E TRE I BAMBINI…

Lascia un Commento

Come usare il Blog
Libri
libro nero pedofilia
ho conosciuto un angelo
bambini bucarest
adesivo
prometeo

Per non dimenticare Tommaso Onofri

Tommy

Archivio
Powered by AtSafe