La punizione se ti facevi la pipì addosso. Viaggio nel male degli istituti.

I vostri racconti che arrivano in questi giorni (da quando abbiamo lanciato il progetto di creare una sorta di archivio degli abusi nei collegi / orfanotrofi italiani) sono un viaggio alle origini del male.
Doloroso. Disturbante. A tratti difficile da leggere, per il dolore che le vostre parole, anche a distanza in alcuni casi di tantissimi anni, portano con sé.
Oggi parlo di un tipo di punizione.
Che tutti avete vissuto. È quasi come se decine di aguzzini si fossero formati per punirvi nello stesso modo.
Chissà forse è davvero accaduto questo. Forse si sono ritrovati e, nel loro malcelato sadismo, uniti da una forte frustrazione personale hanno stilato una sorta di regolamento interno. Da diffondere di orfanotrofio in orfanotrofio. Da collegio a collegio.
La punizione che tutti, bimbi e bimbe, anche solo una volta hanno vissuto è quella delle “mutande in testa”. Detta così sembra quasi un gioco, una sorta di leggera presa in giro. Per questo la spiego attraverso un collage di vostre parole, pescate davvero a caso tra le centinaia di mail che ci sono arrivate e tra i colloqui fatti fino ad oggi.
“Di tutto è la cosa che più mi è rimasta impressa. E quando ho avuto il mio primo figlio, ti confesso che all’inizio è stata dura. Lui si faceva la pipì addosso ed io avevo delle crisi isteriche. Pensavano fossero crisi post partum, si dice così vero, invece…..”.
“Era impossibile che non ci facessimo la pipì addosso. I più grandicelli avevano trovato un metodo. La sera non bevevano e riuscivano ad affrontare la notte senza farsi la pipì addosso malgrado il freddo pungente. Però non hai idea di che sofferenza, non poter bere dal pomeriggio alla mattina dopo.”
“Si spegnevano le luci e le porte venivano chiuse a chiave, pertanto se anche avessimo avuto la forza di sfidare il buio, non saremmo potuti andare in bagno. I più piccoli era ovvio che si facessero la pipì addosso, per il freddo, poiché il riscaldamento non funzionava mai, ma anche per la paura. Piangevano, tremavano, di freddo e paura, ed al mattino il letto era bagnato…a volte non solo quello facevano…e lì sì, che cominciavano i veri guai”.
“Mio Dio se me lo ricordo…è come se fosse accaduto prima che mi sedessi qua davanti a te…ricordo che tutti mi guardavano, ma nessuno rideva. Pensavo “adesso chissà come mi scherzano” invece no. L’ho capito solo da grande. Non ridevano perché erano terrorizzati e sapevano che prima o poi sarebbe accaduto pure a loro”.
”Dopo un po’ ti ci abituavi. Nemmeno l’odore sentivi più, tanto era il puzzo che si sentiva in quelle stanze. Ricordo però che a una mia compagna che doveva spesso subire questa umiliazione, ebbe una sorta di reazione allergica. E in poco tempo perse tutti i capelli, mentre sulla testa le si formavano delle croste che continuava a grattarsi, facendosi uscire il sangue”.
La punizione dio cui si parla è quella di stare con le mutande sporche di pipì (ed altro) per tutta la giornata sulla testa. Quando al mattino c’era il “controllo” dei letti, dopo la sveglia, i bimbi che avevano appunto bagnato il letto venivano umiliati così.
Prima però dovevano pulire il letto: in alcuni casi ci avete raccontato che il letto veniva fatto pulire loro…con la lingua.
Il tutto in istituti dai nomi “angelici”, gestiti da suore, dame di carità, e quant’altro. Folli Kapò che nel 99% dei casi hanno vissuto un’intera vita, impuniti, facendo del male a generazioni di bambini.

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