LA SCOMPARSA DEI FATTI. Il caso Vallo e la lettera dei genitori.

LA SCOMPARSA DEI FATTI. Il caso Vallo e la lettera dei genitori.

Odio ripetermi. Ma pure stavolta dovrò farlo.
Dal nostro personale osservatorio oramai percepiamo, giorno dopo giorno, che siete stanchi. Stanchissimi. Di brutte notizie, sempre e solo a favore di questo o quel criminale. Se pedofilo poi pure peggio…..
Stanchi e molto arrabbiati. E la cosa che perlomeno ci fa ben sperare è che il vostro rancore oggi si trasforma in azioni concrete, di protesta civile, che cancella anni di silenzi a cui vi avevano ricondotto.
Ieri non so più quante mail ci avete mandato di indignazione per il post scritto e per questo oggi torniamo su un argomento assolutamente simile.
Cambia solo la regione, ma uguale è il tema (l’abuso) e il trattamento riservato alle vittime. Le uniche vittime. I bambini (abusati).
Nel mio Libro nero della pedofilia parlo della cosiddetta “scomparsa dei fatti”, quella che avviene puntuale quando non si vuole raccontare l’amara verità e si dà quindi la propria versione ribaltando il punto di vista.
Vi faccio un esempio, inventato al volo:
c’è una rapina in banca, il bandito, molto violento, spara colpi a destra e manca e urla come un ossesso e prende a pugni e calci le persone in coda allo sportello. Una donna muore di crepacuore. Lui successivamente viene arrestato.
Quando c’è la scomparsa dei fatti, certi giornalisti (che a chiamarli così….), spesso amici/conoscenti dei delinquenti in questione, riportano la notizia ribaltando come ho già detto il punto in questione. Nel caso appena inventato dal sottoscritto, la notizia quindi a cui dare spazio e con una personalissima soggettiva aggiunta diventerebbe questa:
”donna muore in fila allo sportello bancario, per infarto. Soffriva da tempo di cuore. E pare non prendesse regolarmente i farmaci salva vita.”
Davanti ad un simile sistema (di cui da sempre, ad es., una certa mala politica si nutre per vivere) i primi ad indignarsi dovrebbero essere tutti quei giornalisti che fanno davvero il loro mestiere e in qualità di reporter, hanno il compito di riportare appunto i fatti. Altrimenti facciano gli opinionisti, che però è cosa ben diversa dal dover riportare i fatti.
Nel caso di un articolo di cronaca, il fatto sopraccitato andrebbe così riportato: “Rapina violenta allo sportello del Banco di xx. Rapinatore percuote gli ostaggi e spara diversi colpi di pistola. Una donna muore di crepacuore”.
Ora torniamo alla cronaca di cui noi ci occupiamo, senza dover inventare esempi.
Immaginatevi di essere genitori di bimbi che hanno subito abusi (e purtroppo so che per molti di voi l’immaginazione stavolta non serve), immaginatevi però di andare in edicola il giorno seguente la condanna dell’aguzzino dei vostri figli, ma anche della assoluzione di altri, dopo anni di processi e perizie, e di leggere questa lettera:

“Per quanto tempo abbiamo aspettato questo giorno?
Esattamente per cinque anni e tre mesi. Per quanto ci riguarda non potevamo sperare in sentenza migliore. Eppure un disgustoso sapore amaro in bocca non va via. Probabilmente non se ne andrà mai.
Lo abbiamo aspettato con ansia questo giorno. Lo abbiamo immaginato così tante volte. Ma troppe cose sono accadute prima che arrivasse. Troppi bocconi amari da digerire, troppe notti insonni. Troppe lacrime versate troppe le offese. Troppo tempo in cui ci siamo sentiti come don chisciotte a combattere da soli contro i mulini a vento. Troppo vergognosa la totale assenza di chi avrebbe dovuto tutelarci in quanto cittadini. Hanno lasciato che ci trasformassero in carne da macello….hanno lasciato che la nostra dignità venisse calpestata, sconvolta, soffocata, umiliata, fatta a pezzi…..
come possiamo e come potremo aver fiducia nelle persone, nella società e nelle istituzioni se accadono cose come queste? Il prezzo pagato è stato talmente alto che nessuna sentenza, nessun risarcimento potrà mai renderci tutto ciò che ci hanno tolto…”.

Bella vero? Toccante. Scritta col cuore. Chissà, pensereste voi, chi tra noi genitori è stato così bravo ad esporsi.
Peccato che la lettera non l’abbia scritta un papà o una mamma dei bambini abusati (loro sì fatti in tutti i sensi “carne da macello”), ma il genitore di uno dei soggetti andati a processo e poi assolti (scopriremo dalle motivazioni che pubblicheremo integralmente in questo blog, quando verranno depositate, il perché….).
Genitore che per carità ha tutto il diritto ad esprimere la sua sofferenza (diritto che perde però nel momento stesso in cui la difesa del proprio familiare diventa attacco verso anche solo un bambino abusato ABISATO!) e peccato che ancora una volta si dimentichino le vere vittime: i bambini.
Dimenticanza che coinvolge pure il giornale che forse avrebbe dovuto chiedere un intervento simile anche ad uno dei genitori dei bimbi (che dimenticavo di dire, sono quelli di Vallo della Lucania: di cose loro sì che ne avrebbero da recriminare!).
A meno che non valga la solita regola del giornalismo, che fa spazzare via qualsiasi pensiero sulla scomparsa dei fatti, quella per cui se un cane morde un uomo non fa notizia, ma se un uomo morde un cane la notizia va riportata.
Fosse questa l’interpretazione sarebbe però ancora più amara. Segno che gli abusi sono oramai la normalità e l’assoluzione, con relative recriminazioni per voce dei suoi familiari, di un soggetto processato per pedofilia, è l’unica notizia degna di nota.
Ma se così non fosse, i termini da usare potrebbero essere ben altri: scomparsa dei fatti, come già detto, ma pure censura della verità. O peggio ancora, complicità.

Nota: nell’agosto del 201 il noto scrittore Messori, quello per capirci dell’Inchiesta su Gesù,a proposito dei preti pedofili (oggi sempre più smascherati) disse in una intervista alla Stampa, sminuendo così la gravità dei fatti e scambiando i bambini per un piatto da consumare:
“c’è chi non si sa fermare davanti agli spaghetti all’amatriciana”…

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