La storia di Angela: la bimba ed il bosco.

Questa storia è accaduto parecchi anni fa. Più di 40. Ma per la bimba di allora che oggi sta seduta davanti a me il tempo non conta e quegli anni in realtà sono pochi secondi.
La sua e l’ennesima favola nera. Con tutti gli ingredienti della favola.
Il bosco. Il lupo cattivo. La bimba sola.
Ma andiamo per ordine.
La piccola ha circa 5 anni e lo zio, invitato a pranzo a casa dei genitori di lei con tutta la sua famiglia (figlioletto annesso) si offre di andare a prendere il gelato.
Il Bar sta proprio davanti a casa ma lui decide di prendere l’auto ed andare “da un’altra parte”, portando con sé la bambina.
Che subito intuisce l’inversione di marcia della normalità: “perchè andiamo con l’auto? Perché fare la strada quando il gelato è buon anch’e qua? Perché porti solo me e non porti anche il mio cuginetto?”.
La macchina si ferma alcuni chilometri dopo nello spiazzo isolato ai bordi della strada. Davanti, quasi invisibile tra le siepi, l’inizio di un sentiero.
Lo zio prende per mano la bimba. Non le fa forza, solo che ora non parla più. La luce sul suo viso è diversa. Diversi gli occhi.
L’uomo sta sudando.
Anche la luce sul volto della bimba è diversa ora. Ha paura, non capisce, ma in fondo è con lo zio, cosa può accaderle? Magari in quel bosco cercheranno dei fiori per la sua mamma o delle fragoline da mettere sul gelato, di quelle piccole ma dolcissime, di cui anche lei va ghiotta. Magari……
Quando la bimba e lo zio escono dal bosco è passata quasi un’ora.
Sulle gambe della bimba un rivolo di sangue che le mani sudaticce dello zio ripuliscono con dei fazzolettini profumati, una volta arrivati all’auto.
“Hai capito bene vero? Questo segreto rimane solo tra te e me. Guai se lo dici alla mamma. Non vorrai farla stare male? E poi sei venuta tu con me nel bosco, potevi dire di no se non ti piaceva…”.
La bimba troverà la forza di parlarne 3 giorni dopo. Ogni sera quando la mamma spegneva la luce e le augurava buona notte rimboccando le coperte lei aveva dei veri e propri attacchi di panico.
”Mi mancava completamente l’aria, mi sentivo soffocare, non riscrivo nemmeno a gridare ma sbattevo nel letto così forte da farlo tremare. I miei non capivano, temevano fossi diventata epilettica e poi io del buio non avevo mai avuto paura, doveva essere qualcosa d’altro. Certo è che ancora oggi mi addormento solo se le luci restano bene accese”.

Passano tre giorni e la bimba ne parla con la madre, preoccupata di quanto le sta accadendo.
La bimba, col suo racconto di bimba, con le sue parole di bimba, dice alla mamma quanto lo zio le ha fatto. “Ma perché non me l’hai detto subito? Ora sta tranquilla però, ci pensa la tua mamma e lui non ti farà più del male”.
”Lui no, ribatte la bambina, ma il diavolo sì”.
“Il diavolo, e cosa c’entra il diavolo”.
“Sì il diavolo” ribatte la piccola in lacrime, “lo zio mi ha detto che il diavolo sarebbe venuto a prendermi quando andavo a letto per mangiarmi, se ti avessi raccontato il nostro gioco del bosco”.
Il diavolo, quale alleato migliore per fare del male ad un bambino.
Il giorno seguente i genitori della bimba affrontano lo zio. Quindi vanno a raccontare tutto ai carabinieri. La moglie del pedofilo si presenta a casa offrendo dei soldi, “dite voi la cifra”, purché non facciano nessuna denuncia.
“Venni interrogata così tante volte che oramai passavo più tempo nelle aule dei tribunali che a casa mia. Mi fecero anche una visita ginecologica che attestò che la violenza era stata completa. Ricordo ancora la faccia dei miei genitori davanti al medico. E poi dovetti presenziare anche al processo. Alla fine ricordo che il giudice mi diede delle caramelle dicendo che ero stata proprio brava”.
L’uomo fu condannato ma risolse il tutto con una pena pecuniaria, “daltronde una volta andava così” ed oggi, anziano e malandato, vive a due chilometri di distanza dalla sua vittima.
“Ho il terrore di incontrarlo. So che quando mi dici che oggi lui non mi può più fare alcun male hai ragione, ma la paura ha la meglio su tutto il resto”.
Durante l’ultima riunione del coordinamento nazionale vittime pedofilia, la sedia di questa bimba è rimasta vuota.
All’ultimo momento non se l’è sentita. Le ci vuole ancora del tempo, poi, ne sono certo verrà. E riceverà quell’abbraccio che le farà bene.
Il primo passo, quello di parlarne con noi, l’ha fatto. E Dio solo sa quanto le sia costato. Ora la aspettano sfide più grandi. Non ultima quella di uscire di casa e lasciare un marito violento. Perché se è assolutamente falso che un bimbo abusato diventa un adulto abusante, è purtroppo spesso vero, che una donna abusata va a ritrovare nella propria esistenza avanzi d’uomo come compagni.
Ma questa è un’altra parte della sua storia che , forse, racconterò un’altra volta.
Intanto bentrovata Angela. Bambina che pensava di andare a cercare le fragole nel bosco e vi trovò il Diavolo. Bentrovata, ma soprattutto, arrivederci. Da oggi non sei più sola…

3 Commenti a “La storia di Angela: la bimba ed il bosco.”

  • Rosaria:

    Ho letto più volte la tua storia e devo ammettere che d’istinto ti abbraccierei forte,forte.Ha ragione Max quando dice che spesso le donne abusate hanno poi la sfortuna d’incontrare avanzi d’uomo.Anch’io non ho avuto un’infanzia facile e poi ho incontrato un avanzo d’uomo:so che non è facile liberarsi di loro ma lo dobbiamo a noi stesse e ai nostri figli(se ci sono).Sono sicura che ci riuscirai alla grande anche perchè ora non sei più sola.Ti lascio una carezza con l’umile speranza che ti arrivi al cuore. Rosaria.

  • apetta88:

    anche io, come Rosaria,sottolineo quella frase in fondo all’articolo:”una donna abusata va a ritrovare nella propria esistenza avanzi d’uomo come compagni”. un abbraccio anche da parte mia, cara Angela…

  • giuppy:

    Ciao cara, spero che la carezza possa arrivarti anche da parte mia.

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