La storia di Emily e del suo abusante, un “eroe” per i suoi concittadini…..

testimonianza di abuso pedofilia blog massimiliano frassi

Ho 26 anni. A 18 anni compiuti di fronte ad un disegno di un prato e un cartello con scritto “libertà”ho preso il treno e mi sono trasferita dal sud al centro Italia.

Pensavo che avrei trovato la pace. Che avrei trovato respiro, che avrei sentito un po’ di calore dentro. Eppure sapevo che sarei tornata proprio in uno dei posti, dove il Dottore mi aveva portata.

Ma infondo non mi importava. Volevo solo rinascere.

L’Università, l’arte, lo studio. Gli amici. Niente di tutto questo è riuscito a colmare il mio vuoto, o a lenire il dolore.

Quello che era il mio medico, quello che doveva curarmi, ha abusato di me per anni.

Solo lui porta la verità di quello che mi ha fatto. Di quello che è successo prima che io potessi dare voce ai ricordi.

Lui mi ha resa sua e ha avuto tutto il tempo per farlo. La connivenza di mia madre. Il silenzio di chi vedeva.

Ha atteso i miei 12 anni per venirsi a prendere ciò che pensava fosse suo. Era l’estate del ’98.

Mi sono svegliata in un letto accanto a lui e mi ha sussurrato che avevamo dormito e lui aveva scoperto che ero nuda, che aveva dovuto rivestirmi.

Non capivo nulla. Ero stordita. Mi sono sentita lontana. E’ stata un’estate lunga, fatta di incontri, cene, uscite, “visite”. Mia madre continuava a mandarmi con lui. E io a non capire.

Un giorno accadde qualcosa di sconvolgente per me,  e tornata a casa, disperata chiesi aiuto a mia madre. Lì tutte le mie speranze in lei morirono.

Mi disse di tacere, che non esisteva che io lo denunciassi, che avevo capito male.

Ho sempre creduto nella giustizia, ma lui era un membro in vista della società. Con parenti in politica e nelle forze dell’ordine. La mia voce non sarebbe stata dello stesso valore.

Sapevo che potevo denunciare, ma a soli 13 anni, l’unica persona che poteva aiutarmi mi aveva voltato le spalle. Decretando l’inizio dell’inferno più buio.

Se mia madre avesse tenuto lui lontano da casa, non sarebbe accaduto il peggio. Quel peggio che per anni ho tenuto nascosto a me stessa e che ritorna come un incubo ogni tanto.

Nonostante mia madre fosse irascibile, terribilmente violenta con me e mio fratello, nonostante i calci, i pugni e le botte con cui a sua detta ci educava, scoprirla complice del Dottore,

mi distrusse più di quello che lui mi faceva.

Quando compii 15 anni decisi che lui doveva uscire dalla mia vita. Così lo affrontai. Litigammo. Smise con me, ma mi teneva d’occhio, mi pedinava.

Cominciò a portar via mio fratello più piccolo.

E’ una cosa che non riesco a perdonarmi.

Mi sentivo impotente. Disperata. Abbandonata. Spenta.

Cercai aiuto dalla psicologa della scuola, ma non so come, il Dottore lo scoprì. Arrivò a casa mia il giorno stesso. Mi portò in camera mia tirandomi per un braccio. Urlando furioso.

Temetti per la mia vita. Pochi giorni dopo mi fu chiaramente detto che se avessi detto qualcosa contro di lui mi avrebbero fatta chiudere in un istituto di igiene mentale.

Così contai gli anni che mi separavano dalla maggiore età concentrandomi sulla partenza. Quando compii 17 anni lui aveva smesso di venire a trovarci, ma mia madre, fedele

continuò a fargli regali  e a portagli mie notizie fino ai miei 20 anni.

Ho finalmente deciso di provare a denunciarlo, ignorando la prescrizione, ignorando tutto quello che sarà. Perchè nel piccolo paesino dove sono nata, lui è un eroe,

lui è un politico, lui ha potere, mentre io, non riesco nemmeno a mettere piede nella casa dove sono cresciuta senza che la nausea e la sconfitta mi si arrampichino addosso.

Mia madre, si è fatta prendere dal senso di colpa e ora cerca il mio perdono, dicendo che ci metto troppo tempo per guarire.

Scrivo questa email perché ho bisogno di farla leggera a qualcuno, perché mi sento incredibilmente sola. Perché so che quando la mia denuncia partirà lo sarò ancora di più. Per quanto ci siano delle persone che mi stanno aiutando, è una battaglia mia. E andrò contro tutte le “regole” puntando il dito contro due rispettabili membri della società della piccola cittadina campana da cui provengo, ma almeno per una volta darò voce alla Verità. Almeno per una volta sarò ascoltata e smuoverò il mantello dell’Omertà sotto cui tutti si nascondono.

“Emily”

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