La voce di una bambina e il ricordo della madre che non c’è più.

associazione prometeo massimiliano frassi
Ricevo e  riporto una lettera toccante. Scritta da una nostra amica, immensa, che a breve diventerà mamma e che proprio per questo, oggi, fa i conti coi fantasmi di un passato ricco di tanto male. Ma anche di tanto amore, che oggi continua, in lei e nel ricordo di una madre che un giorno, per il troppo dolore, decise di fermarsi…
I “nostri” bambini hanno attraversato, da soli, l’inferno in terra…ma uscendone, sono la certezza di avere domani, nella società, i migliori adulti che si possa sperare:

<< C’era una donna, aveva la delicatezza e l’eleganza dei fiocchi di neve, la sensibilità di una bambina, la forza di una leonessa. Era intelligente, dolce, bella, affascinante….ma nello stesso tempi fragile, delicata come ogni fiore di questa terra. Aveva una testa pesante, conosceva la libertà ma era schiava dell’uomo sbagliato. Illuminava il mondo coi suoi occhi e il suo sorriso, e spaccava il cuore quando ingoiava quelle lacrime amare mentre inutilmente cercava di nasconderle dietro a una faccia buffa per non far pesare a nessuno il suo dolore. Raccontava la vita, la viveva la vita, la dava…raccoglieva gatti abbandonati, nutriva cani randagi, cantava e ballava ed era bella e libera…nei pensieri e nei gesti. La chiamavo la mia rosa cresciuta sugli scogli, lei mai inopportuna, elegante e di classe anche quando ti insegnava a giocare col fango. Il suo abbraccio era sempre caldo, anche dopo quelle parole che a volte ghiacciavano. Sapeva stare a tavola ma anche mangiare in un prato. Con lei erano belle le coccole nel lettone, e rassicurante quel bacio di notte mentre dormivo quando faceva capolino per controllare che io dormissi serena. Sapeva lavorare giorni e notti intere e trovare il tempo per la sua yaya. Quella donna però poi a un certo punto ha mollato la vita e ha lottato solo per morire, ricordo la prima volta che la strappai alla morte senza nemmeno sapere cosa fosse, le pasticche ingoiate, le vene tagliate, la corda intorno al collo, quella sberla che a 11 anni le tirai, quella promessa di vita infranta….quel xx di ottobre mentre pur avendo una sola ragione di vita e 1000 per morire decise di mollare. Quel giorno non c’ero e lei è riuscita nel suo intento lasciando me, sua figlia. E si, lo so….devo andare avanti, la vita è bella, cambia, si cresce…..le so tutte queste cose razionalmente…..eppure la sua mancanza, soprattutto in questi giorni dove ogni attimo è scandito dai nostri ultimi momenti fa ancora un male bestia. >>

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