Le vittime della pedofilia si appellano agli insegnanti di oggi.

Le vittime della pedofilia si appellano agli insegnanti di oggi.

corso formazione pedofilia maestre

Sabato  23 maggio a Gorle presso la nostra sede faremo una intera giornata di studi dedicata a chi opera nel mondo della scuola.
Ci saranno vari interventi, tra cui uno del sottoscritto e poi parleranno degli adulti che da piccoli hanno subito abusi e non sono stai aiutati.
Questi alcuni messaggi raccolti all’interno del coordinamento nazionale vittime della pedofilia, affinché gli insegnati di oggi, se si trovassero di fronte ad uno di questi bambini, non compiano gli stessi errori dei loro colleghi di “ieri”.

 

La domanda di partenza è proprio: cosa diresti a queste maestre?
Gli “alunni” arrivano da ogni parte d’Italia. La più lontana dalla Sicilia, la più vicina dalla provincia di Bergamo.

 

1- Direi che comprendo le loro difficoltà, la loro perdita di entusiasmo, il loro sentirsi accusati di essere degli incapaci e poco preparati, la mancanza di riconoscimento… ma vorrei far capire loro quanto invece sia fondamentale il loro ruolo…. hanno nelle loro mani, non soltanto il presente, ma anche il futuro dei loro scolari/studenti! Fra pre-scuola, dopo scuola, tempo pieno e quant’altro, passano più tempo loro con i nostri bambini di quanto questi non ne passino in famiglia. Li inviterei a cercare ed anche a pretendere una maggiore partecipazione da parte delle famiglie in modo da poter “crescere” insieme i nostri cuccioli. Il risultato sarebbe sicuramente una maggiore attenzione, un confronto costante, che permettono di individuare velocemente i problemi e le difficoltà. E se la famiglia è assente, allora porre ancor più attenzione perchè sicuramente quel bimbo ne ha più bisogno! direi loro di interrogarsi un po’ di più sugli atteggiamenti, sui comportamenti, sugli sguardi, sul riso e sul pianto dei loro bimbi. Cercherei di far capire loro quanto la pedofilia non sia così distante, quanto c’è di sommerso, quanto reale sia il pericolo…. e quanto, anche in questo caso, possa essere di vitale importanza la loro attenzione e la loro collaborazione… Forse sarebbe interessante, oltre ai numeri e alle statistiche, che anche loro, come le forze dell’ordine, potessero sentire con le proprie orecchie le testimonianze di noi arcobaleni così da toccare con mano quanti danni può causare avere la malaugurata “sfiga” di incontrare nel proprio cammino di vita un predatore di bambini.

 

2. La mia maestra elementare scriveva sempre nei giudizi finali in pagella che ero una bambina introversa, poco socievole, educatissima e studiosa..ogni volta che tornavo a casa con quel pezzo di carta, tremavo di paura perché sapevo che il mostro mi avrebbe picchiata.. Dovevo sorridere a tutti costi altrimenti significava che non apprezzavo abbastanza la mia famiglia.. L’ho odiata a volte..ma ho imparato a sorridere e così, alle medie, la prof. d’italiano scriveva che ero molto portata per lo studio, sempre attenta, preparata, educata.. ma curavo poco l’aspetto e questo provocava nei compagni di classe la voglia di ironizzare, per cui consigliava un abbigliamento più consono ad una ragazzina. Ovvio che si scatenava un altro inferno per me.. ho provato a spiegarle che vivevo un disagio, che mi vergognavo ad indossare le minigonne, che avevo paura.. Fece chiamare mia madre e le offrì dei soldi perché pensava che ci fosse un problema economico di fondo… Sarebbe bastato che mi guardasse davvero ,mi chiedesse cosa intendevo davvero con la parola “vergogna”, bastava le leggesse oltre le poesie intrise di paura che scrivevo e che lei, orgogliosamente, correggeva.. ho lanciato tanti segnali.. nessuno si è degnato di coglierne uno.. quanto alle alle superiori.. beh.. non ce la faccio a raccontare, non riesco proprio.. Se potessi, direi agli insegnanti che il loro lavoro non va inteso come “posto statale”, hanno il compito di formare, educare, istruire.. hanno il compito di imparare quanto sia difficile essere bambini.. hanno il compito di osservare, perché a guardare sono capaci tutti…

 

3. Direi alle insegnanti di “soffermarsi un po’ di più” su un bimbo che…
..non sorride mai..
..è bravissimo a scuola in modo quasi ossessivo..
..è iperatttivo..
..è troppo timido..
..ha paura del contatto fisico..
..viene a scuola mascherato da super eroe..
..non vuole andare in bagno da solo..
..fa disegni color nero..
..non vuole tornare a casa..
..sembra tranquillo ma a volte “si assenta” e si chiude nel suo mondo..
Insomma..so che hanno tanto lavoro, tante ore, tanti alunni…però quel terzo occhio usatelo, anche se questo dovesse comportare lavoro extra e andare contro le altre colleghe che dicono..”fai finta di nulla”…
Esperienza mia, figli di amiche, insegnante che conosco…

 

4. Io ho 3 episodi della scuola che mi sono rimasti ben impressi…. Soprattutto sul primo ci ho pensato tantissimo, probabilmente se fosse stato posto dalla maestra in modo diverso forse mi sarei salvata molto tempo fa…
Il primo episodio risale alla 4 elementare….. Era da poco successo il brutale omicidio di Silvestro Delle Cave che mi aveva molto impressionato… Era un bambino della mia stessa età che era stato ucciso da 3 pedofili che dissero di aver ridotto il corpo a pezzettini e sotterrato. Questa storia, appunto, mi impressiono perché se ne parlo’ molto nei telegiornali e da allora avevo cominciato a capire che quello che mi succedeva non era molto normale e avevo paura che se mi fossi ribellata a mio zio avrei fatto la stessa fine dato che a volte quando abusava di me indossava la divisa da guardia giurata con la pistola. Ecco della storia di Silvestro ne parlammo un pomeriggio intero un classe con la maestra che ci spiego cosa era successo e cosa era la pedofilia. Durante questa discussione la maestra chiese “c’è qualcuno di voi che subisce le stesse cose e non dice niente?” Io ebbi l’impulso di alzare la mano e stavo per farlo quando mi sono bloccata perché mi vergognavo di dire una cosa così davanti ai miei compagni. Ancora oggi mi chiedo come sarebbe cambiata la mia vita se avessi alzato la mano oppure se la maestra avesse detto “se c’è qualcuno che subisce le stesse cose può venire a parlarne con me quando vuole, anche dopo la lezione”. Per me invece fini’ li’, tornai nel mio silenzio e non mi passo’ più per l’anticamera del cervello di parlarne con qualcuno perché mi vergognavo.
Un’altro episodio è successo in terza media… Una mattina sono scoppiata a piangere durante la lezione e la prof mi chiese perché piangessi. ..si accontento’ della mia risp: “stamattina è morto il mio gatto”
Ultimo episodio…. Durante un’interrogazione avevo avuto una specie di malessere, avevo incominciato a tremare e balbettare.la prof si era accorta che questo non era la solita agitazione di chi non ha studiato ma che ci fosse qualcos’altro sotto tant’è che mi chiese, davanti a tutta la classe, se volessi parlare con uno psicologo: io ancora una volta mi sono vergognata dei miei compagni e dissi di no. Ancora oggi credo che se me lo avesse chiesto in disparte alla fine della lezione avrei accettato.
Quindi, alla fine di tutto questo papiro , Direi alle maestre di avere molto tatto nel porre anche le domande più banali verso i bambini/ragazzi… di mettere in considerazione la vergogna che i bambini devono superare per riuscire a raccontarsi a loro…

 

5.Nessuno dei miei insegnanti ha mai capito cosa ci fosse di anomalo in me, nemmeno a casa, anzi la mia solitudine era associata da tutti al  “gioca troppo al computer”.
Gli insegnanti non hanno la bacchetta magica o sfera di cristallo, ma la scuola serve per imparare e anche chi è adulto deve imparare a capire come intuire e avvicinarsi per aiutare chi vive questa triste realtà nascosta.

 

 

Quello che direi agli insegnanti è di usare più tatto e sensibilità, di farsi delle domande se ogni qualvolta una bambina, nel corso di tante interrogazioni viene presa da tosse convulsiva e non riesce a rispondere, e non perché non ha studiato, Le direi di non girarsi dall’altra parte quando una scolara le fa notare che una tal bambina ha le gambe piene di lividi, facendo finta di niente, le direi di andare a fondo, di capire il perchè , di aiutare quella bambina e non lasciarla sola nel suo dolore. Questa purtroppo, cari amici è stata la mia esperienza personale.

 

 

6. Direi agli insegnanti che ogni studente dovrebbe essere come un figlio.. Di amarlo per quello che è.. Di cercare di chiedersi perché sempre.. Quando è bravo ed ha ottimi voti e quando è strafottente e va male.. Quando parla sempre ed è sempre un sacco sorridente e quando si isola e piange per niente.. Quando si veste da velina e quando si veste con vestiti sformati e inadeguati alla stagione.. Chiediti perché sempre e scava finché non trovi la risposta.. E poi agisci… Insisti..dimostrati credibile e coerente..abbi pazienza e sopporta, anche quando ti verrebbe voglia di andartene..perche è quando stai per girati e andare via che al tuo alunno viene il coraggio di dirti qualcosa..la sussurra..ma se tu sei di spalle non lo sentirai… Gli direi di capire di più di quello che è il mondo del proprio alunno.. Chi frequenta, chi ama, chi ammira..chi non sopporta, verso chi mostra insofferenza… Non è facile, ma pensi che x quel bambino lo sia?? Ci vuole coraggio x denunciare e segnalare.. Ma pensi che una vita salvata possa valerne la pena?? Ci vuole coraggio e forza x andare contro un genitore o un allenatore o un collega.. Ma pensa alla paura che ha quel bambino… Direi di tenere in considerazione che un bambino tradito da un adulto avrà paura a fidarsi di nuovo di un adulto..abbi pazienza anche se ti allontana.. .. Direi che vedere quel bambino rinascere dopo il tuo interessamento, la tua denuncia ti ripagherà di tutti i sacrifici e le difficoltà di un’intera carriera.. Un bambino felice, amato, compreso sarà un adulto equilibrato, coerente che sa amare e proteggere..il futuro scorre ogni giorno nelle vostre mani.. Cosa volete farne????

 

 

7. Due episodi alle elementari. …di ritorno da quell’estate, guardando un video dell’ acquario di Genova che avevo portato da far vedere alla classe, e che avevamo girato in quel periodo, mi hanno dovuta accompagnare fuori dalla stanza perché non riuscivo più a respirare e ho quasi perso i sensi…..non mi é stato chiesto nulla sul perché mi fossi sentita male, é stato dato per scontato fosse l’effetto del “buio”….poi in quinta ho reagito in maniera abbastanza violenta quando un mio compagno di classe mi aveva abbracciata alle spalle per gioco…ma anche in quel caso non é stata fatta alcuna domanda, solo una gran sgridata per aver tirato un calcio, più di uno in realtà, “inutilmente, solo per un gioco”. Poi sulle insegnanti delle superiori avrei da scrivere un libro intero forse….ma si può riassumere il tutto chiedendo agli insegnanti un po’ di umanità e disponibilità anche, e forse soprattutto, verso quei ragazzi che sembrano più intrattabili. E poi come han già detto prima di me, ascoltare anche quando si girano le spalle….perché é proprio in quel momento, quando speri che non ti sentano, che in realtà lanci gli SOS più disperati.

 

8. Ecco io chiederei loro il perché hanno scelto quella professione, qual è l’obiettivo principale che deve avere un’insegnante, qual è per ognuna di loro il “vero” ruolo di un’insegnante, cosa si aspetterebbero e quali competenze dovrebbe avere l’insegnante del proprio figlio. Insomma le farei interrogare su sé stesse così a brucia pelo e poi chiederei a loro di pensare a come si comportano realmente loro stesse ogni volta che varcano il cancello della scuola, un piccolo esame di coscienza sul loro operato. A questo punto direi a loro quanto è importante – osservare-annotare subito su di un foglio-parlarne con i colleghi-di fronte a dubbi di qualsiasi genere NON AVERE PAURA DI MUOVERSI A FAVORE, PER TUTELARE IL BAMBINO, di agire, non aspettare che altri lo faranno, il tempo è prezioso. Non esiste solo l’apprendimento, ma è il bambino il punto centrale, con tutte le sue caratteristiche, quello silenzioso- quello educato -quello esuberante -quello che dorme troppo -quello che modifica il suo comportamento etc etc . Ecco dovrebbero rendersi conto che loro sono lì per i bambini, che sono piccole persone indifese, che chiedono in modi diversi di essere ascoltati, capiti, creduti e aiutati. Care maestre aiutateli a diventare persone adulte, serene e felici.

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