“Leone? Macchè, una formica. Hai mai provato a dormire con una formica nel letto?”- intervista a Massimiliano Frassi

Contro la pedofilia conta capire più che indignarsi.
Al Grand Hotel di Como un tema scomodo.

“Filia” vuol dire
amore, e di tutto possono essere capaci i pedofili, tranne che di amore. Proprio per questo c’è chi propone di non chiamarla più pedofilia, bensì pedofagia. Perché il loro è un famelico, feroce, avido fagocitare e divorare l’innocenza della vita, finendo per umiliarla, annichilirla, distruggerla. L’orrore della pedofilia nella sua drammatica scottante attualità obbliga non solo a una reazione di indignazione ma anche ad una presa di coscienza, affinché si possa arrivare in tempo prima dell’orco, affinché si possa imparare a tradurre i silenziosi messaggi di aiuto che le vittime lanciano al mondo degli adulti, restando il più delle volte inascoltati. Sul delicatissimo tema della prevenzione dell’abuso sui minori questa sera, presso il Grand Hotel di Como, il Lion’s Club Como Lariano ha organizzato un incontro, in cui prenderà parola anche Massimiliano Frassi, presidente dell’associazione Prometeo e autore di libri, “L’inferno degli angeli” e il nuovo “Il libro nero della
pedofilia”, che nonostante l’argomento “scomodo” hanno registrato una attenzione e un riscontro tra il pubblico non indifferenti.
Frassi si presenta come una persona “che ha avuto una bellissima infanzia ma che un giorno, attraverso un forse non casuale percorso di vita, ha deciso di restituire la sua stessa infanzia a chi se l’era vista sottrarre, dedicando la sua vita alla causa della lotta alla pedofilia, stando dalla parte dei bambini abusati, ridando loro un futuro ed una dignità”.
L’impegno di dedicare la se sue energie e la sua vita alla causa dell’infanzia violata sono cresciuti man mano che Massimiliano seguiva “un percorso naturale.
Operavo già nel campo dell’emarginazione grave adulta e poi da lì ho spostato l’attenzione verso quelle persone che chiedevano il mio aiuto, i bambini. Quando i numeri delle richieste d’aiuto cominciarono ad aumentare nacque la necessità di creare una rete nella città dove eravamo nati (Bergamo) tra le forze dell’ordine, poiché il sommerso era enorme”.
Ma perché? Cosa può aver spinto un uomo a sposare una tale missione?
“Sono solito ripetere una farse come risposta a questa domanda: chiunque veda ciò che ogni giorno vedo io, chiunque ascolti ciò che ogni giorno ascolto io, non potrebbe che fare le stesse cose. Anzi forse farebbe ancora di più, o di meglio.”
Una delle caratteristiche più evidenti di Frassi è l’uso di toni “senza peli sulla lingua”, diretti come un pugno in pieno stomaco.
“Non è una scelta di pancia, bensì una scelta ragionata. I tono scomodi non sono una voce presuntuosa, sono un grido di dolore. Sono il modo per dire, adesso basta, questo è quanto accade, smettiamola di prenderci in giro edulcorando ciò che non è edulcorabile. Attraverso il blog sono riuscito a dare al voce alle vittime. A “insegnare” loro ad alzare la testa, a guardare in faccia l’orco e fare in modo che sia lui ad abbassare gli occhi”.  Con l’associazione Prometeo Frassi si è occupato di tanti, troppi casi in questi ultimi anni.
Negli ultimi mesi in particolare,le vicende di Sarah Scazzi e Yara Gambirasio hanno sollevato un’ondata emotiva molto forte che ha portato a impennate nelle richieste di aiuto.
In quasi tutti i casi si avverte nei protagonisti la consapevolezza che nessuno è al sicuro. Non solo, emerge che chiunque sia “bambino” oggi possa correre un rischio (“poiché la pedofilia non è legata a fasce deboli o emarginate e l’abusante non è il matto analfabeta”), ma emerge soprattutto la solitudine della vittima. Che viene sempre più emarginata, lasciata in disparte, isolata da una società disattenta, o peggio ancora, complice. Che sta dalla parte dell’abusante e non dell’abusato, perché magari lui indossa un “ruolo” particolare. Un caso emblematico a tal riguardo è quello di una bimba abusata per anni dallo zio di famiglia. La bimba subisce abusi ma non ne parla mai con i genitori che pure
capiscono il suo malessere, la sua mancanza di serenità, senza riuscire però a dare un nome a quella tristezza. Poi un giorno arriva in paese un prete, che “coi ragazzi ci sa fare”. E la mamma “consegna” nelle sue mani la ragazzina, affinché  la piccola torni a farsi degli amici. E
quando lei si confida con lui, chiedendo aiuto, lui pensa di abusarla. E la piccola si convince che tutti gli uomini, peggio, i maschi siano così. Dei vili abusanti.
La faccio breve: si scopre tutto, si denunciano i carnefici (condannati anche dalla cassazione, uno è in carcere, uno si è tolto la vita dalla vergogna di essere stato scoperto) ma da allora la bimba vive lontana da casa, ospite di un parente, perché in paese non può più tornare.
Oggi, dopo anni di sofferenza, di un vero e proprio Inferno, dopo la parola morte, intesa come desiderio di farla finita, entrata nel suo vocabolario, è diventata un bellissima ragazza, “serena, combattiva, ch diventerà a sua volta una mamma dolce, ed attenta”.
Il lavoro di Massimiliano Frassi e di Prometeo vanta premi e riconoscimenti non solo in Italia, ma anche a livello internazionale. Se nel 2006 Prometeo ha ricevuto il premio Giudice Livatino “Pro Bene Justitiae”, da anni l’associazione collabora con Scotland Yard, una collaborazione operativa sia sui casi specifici che sul fronte della formazione. Non è facile restituire la dignità, il sorriso e la speranza di un futuro di
vero amore ad un’anima violata. “Per il resto posso dirle che siamo come delle formiche. Non dei leoni, no delle formiche. Se lei vede il leone scappa. Ma si è mai trovata una formica nel letto?”.
di E. Ornaghi – 19/04/11 – l’ora-

4 Commenti a ““Leone? Macchè, una formica. Hai mai provato a dormire con una formica nel letto?”- intervista a Massimiliano Frassi”

  • MARY:

    Davvero una bella intervista,come si puo’ non ammirare un grande UOMO COME MAX….. 😀

  • elena:

    si “pedofagia” rende anche meglio l’idea!

  • samantha:

    e le formiche non sono mai sole, ne vedi una,poi ne spunta un’altra e un’altra e un’altra…..

  • giuppy:

    penso proprio che renda l’idea! è così triste pensare che questo mondo non è distante, ma vicinissimo ad ognuno di noi. La vita di chi ha subito violenza, è una vita spezzata, una vita che già una volta è morta. ricordare è come ritrovare una memoria che spaventa, annichilisce e ti rende quasi folle dei tuoi stessi pensieri. perchè pensi che in maniera naturale nessuno potrebbe mai fare del male ad un bimbo dal corpo inesistente. ma in un mondo impossibile, tutto è possibile!

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