Condannato a sei anni ex curato.

La storia è una delle tante. E come tante ha un passaggio che deve essere cambiato. Le carceri italiane sono piene anche di poveracci, che magari con malattie gravi (hiv, ad es.) se ne stanno in celle sovra affollate , mentre potrebbero stare benissimo in una comunità terapeutica, per il bene loro ed altrui. Poi c’è chi abusa di una bimba ma sta comodo ai domiciliari in realtà, speso dotate pure di piscina. Poiché lo sanno tutti che con l’acqua termale si medita meglio.

 

Nuovo sito per Prometeo

E’ on-line da ieri e ci avete sommersi di commenti tutti positivi. A breve faremo alcune piccole correzioni e delle aggiunte.
Felicissimi che lo stile scelto, semplice, elegante, diretto, vi piaccia.

link: www.associazioneprometeo.org

Il non pedofilo e il non giornalista: una storia vera.

IL NON PEDOFILO E IL NON GIORNALISTA. UNA RIFLESSIONE.

Partiamo dalla breve cronaca dei fatti. Un pedofilo viene condannato a 4 anni e 8 mesi. La vittima aveva 12 anni, all’epoca dei fatti e lui più di 40. Poco importa, a chi conosce le dinamiche dell’abuso che la bimba si fosse “innamorata” di lui. Resta una bimba e quel termine va scritto con virgolette gigantesche. Chi si occupa di abusi sa bene il lavoro di plagio che questi soggetti compiono così come cosa voglia dire per un bimbo, “innamorarsi di un adulto”. Ma questo poco importa anche certi pseudo giornalisti, obbligati a scrivere un giorno della festa del gnocco fritto e il giorno dopo di cronaca nera, sempre e solo schierati dalla parte sbagliata.. L’articolo che mi avete segnalato in tanti ne è una prova. E a leggerlo bene scatta pure una lacrimuccia per l’ennesimo adulto sedotto da una bambina. Adulto che si precisa subito dalle prime righe “ci ha sempre tenuto a dire che lui non era un pedofilo perché lei sembrava più grande….ovvero di 16 anni” (sic doppio e triplo sic). Già qua le braccia, e non solo, cadono  a terra. Già qua capiamo bene la cultura di chi sta dietro un simile orrore ma il meglio deve ancora venire e leggendo si scopre che fu la moglie del non-pedofilo ad accorgersi che il marito  aveva adescato la ragazzina. E come tutte le brave persone anziché denunciarlo ai carabinieri l’ha affrontato dicendogli di lasciarlo stare. Vi basta? Nooo, labile giornalista (no non è un refuso ho omesso l’apostrofo) continua con la sua carrellata a spada tratta: diversamente da lei si è comportata la madre della bambina, anzi della dodicenne che a chiamarla bambina pare brutto, la quale, pensate un po’ signori e signore, ha avuto l’ardire di aggredire l’uomo ch invece “fortunatamente per lui” è riuscito a sottrarsi alle aggressioni del padre della stessa, “trattenuto faticosamente a bada da altre persone”; per la serie, capite chi sono i veri barbari? Da anni ogni giorno scriviamo di quello che vediamo. Orchi impuniti, bambini violati. Da anni chiediamo che si crei una cultura che rimetta i bambini al centro. E dove la parola rispetto nei loro confronti non sia una mera opinione ma un dato di fatto. Da anni ritorniamo al via, come in certi giochi da tavolo, quando l’ignoranza e la complicità, si manifestano sotto forma di articoli di cronaca. C’è ancora tanto da fare…

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Quella bambina sarebbe fiera di me.

“Quella bambina che a sei anni sulle nevi di Foppolo aveva sognato di vincere le Olimpiadi.. oggi sarebbe fiera di me “.

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Riporto il post e le parole di Sofia Goggia, oro olimpico (bravisisma e complimenti <3) , e le dedico a tutte le “bambine” che ogni giorno incontro. Solo ieri sono state 6.
Ecco, vorrei che quelle parole le facessero proprie. Non avranno una medaglia da appendere al collo, ma il loro trofeo, ciò che rende vittoriose le bambine dentro di loro, è la vita che oggi dopo anni di
dolore, si sono riprrese o stanno per riprendersi.
You are the champions, my friends.

 

  • dalla pagina Facebook di Massimiliano Frassi

Un Manipolatore narcisista ha abusato di mia figlia.

<<Ho capito di aver avuto a che fare con un manipolatore narcisista che, in maniera diversa, ha abusato di entrambe>>.
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E’ un passaggio di una lettera ricevuta ieri da una madre. Ferita ma oggi in rinascita. Il “narcisista” in questione (allenatore) ha plagiato la sua bambina, per abusarla. Uno degli aspetti meno valutati nei tribunali è proprio il lavoro di plagio che i predatori fanno. Che è fondamentale per capire, in profondità, il danno arrecato alle vittime ed a chi sta loro intorno. In 20 anni di Prometeo ho incontrato a tal riguardo situazioni a dir poco paradossali. Ricordo una donna sposata che continuava a subire abusi dallo zio (abusi iniziati quando lei aveva 5 anni e da me arrivò che ne aveva 41) poiché lui le aveva fatto credere che “fosse normale che ogni nipote subisse abusi”. Lo dico velocemente ed il tempo di un post su un social. Ma ripeto, il plagio e il lavoro di questi soggetti (per nulla malati, quindi) è un qualcosa che oggi più che mai va conosciuto, capito e combattuto. E che spiega, anche a chi sta intorno alle vittime, la difficoltà che le stesse hanno avuto, in un primo momento, di potersi liberare dalle spire violente dei loro sfruttatori.

I pericoli di internet – conferenza a Lonato.

massimiliano frassi associazione prometeo pedofilia

Lettera aperta alla bimba abusata dal pedofilo che poi si è tolto la vita

massimiliano frassi

Cara Amica,
non ti conosco di persona, ma come tanti altri ho letto la tua storia sui giornali. Di come hai trovato la forza (so quanta ce ne vuole: brava!!!!) di uscire allo scoperto raccontandoti a scuola, in un tema. Di vincere la paura e la vergogna, quel senso di sporco che ti si attacca addosso e ti impedisce di gridare, poiché il dolore a volte soffoca. Tanto. Ho letto anche che “lui” si è tolto la vita. Capita, quando la facciata si sgretola e capiscono che non la faranno più franca. Facile scappare così. Ma questi predatori sono codardi, tu lo sai bene. Ti scrivo queste poche righe, di getto,  poiché mi auguro un giorno di conoscerti di persona, per dimostrarti che c’è vita dopo l’abuso. Anche se a ben pensarci, in qualche modo ti conosco già,  dato che di anime come te io ne incontro un paio di migliaia all’anno, però ti scrivo  anche perché, proprio per la mia esperienza, ti chiedo una cosa: allontana subito, semmai ci fosse, il senso di colpa per la sua azione. Lui si è ucciso non perché tu hai parlato, ma perché, forse, ha capito la portata del male fatto. Oppure no, la portata loro la sanno fin dall’inizio, mi correggo. Si è ucciso perché la sua facciata, come ho già detto è crollata e non ha retto all’idea di finire in carcere per le sue azioni. Di sensi di colpa ne avrai già abbastanza. Impacchettali e seppelliscili con lui. L’anagrafe con te è stata poco generosa, ma sono certo che ora potrai rinascere e trovare chi vede in te una bellezza da rispettare e non da abusare. Semmai le mie parole ti arriveranno sappi che non sei sola. C’è un’Italia  pulita che ti ringrazia e sta con te. Massimiliano Frassi, per Prometeo  – associazione nazionale vittime pedofilia.

 

 

Pedofilo suicida. Ma e i bimbi? A loro chi ci pensa?

Un pedofilo si è suicidato..non ha retto al fatto che la facciata, oramai, non poteva più stare insieme. Innocentisti e colpevolisti trovano pane per i loro denti. Noi spostiamo l’attenzione e ricordiamo, invece, tutti quei bimbi che per sfuggire agli abusi cercano, e spesso trovano, la morte. Per loro nemmeno una riga in fondo ad una pagina. Tranne che in quella degli annunci funebri, dove la causa è declassata a “problemi adolescenziali”, anche quando la vittima magari ha 6 anni…..

http://www.massimilianofrassi.it/blog/category/suicidio-di-bambini

Gli uomini non cambiano.

Questo Non è un paese per bambini.

Né tantomeno per DONNE.

Quante volte ve l’ho gridato in faccia?

E se il dibattito, anche recente dopo il caso Wisenstein nel nostro paese verte solo su quanto mi è simpatica/antipatica Asia Argento e di conseguenza mi schiero, perderemo una grande occasione. Quella svolta culturale che da anni aspettiamo.

E che non mette sotto i riflettori la donna abusata/maltrattata. Ma mette sotto i riflettori i comportamenti di CERTI maschi, tali solo all’anagrafe.

Che sono tanti. Che sono di tutte le età, anche giovani. ma soprattutto che sono così:
http://www.bergamonews.it/2017/12/18/ragazza-incinta-fidanzato-la-invita-gettarsi-dal-ponte/271892/

Coloratevi la vita

banksy for victims of sexual abuses

 

Durante l’ultimo incontro del gruppo di auto aiuto ho dato a tutti i partecipanti una fotocopia a colori, con questa opera di @banksy . E’ un quadro che quando uscì fece scalpore. Qualcuno lo trovò “irriverente”,  fino a quando non si pronunciò la comunità ebraica, ricordando che dietro quell’opera c’era un fatto storico importantissimo. E’ il 15 aprile del 1945. Le truppe alleate “liberano” i prigionieri del campo di sterminio di Bergen Belsen. Tra di loro il tenente colonnello Gonin, tra i primi soldati britannici ad entrare in quel inferno, che col suo diario ci porterà all’interno del campo: “non sono in grado di fornire una adeguata descrizione…ovunque si trovavano cadaveri…ci volle un po’ per abituarsi a vedere donne e bambini che crollavano a terra nel momento in cui si passava loro accanto…”. Arrivano degli aiuti umanitari. Insieme a cibo vestiti e farmaci…un acassa di rossetti. “fu l’operato di un genio, un gesto di pura incontaminata intelligenza.  Credo che niente abbia aiutato quegli internati più del rossetto….vidi una donna morta sul tavolo  autoptico e nella mano serrava un pezzo di rossetto. Finalmente qualcuno si era adoperato per far sì che  tornassero ad essere degli individui, erano qualcuno, non più solo il numero che avevano tatuato sul braccio…”. Ecco questo lo spirito di quel foglio dato al gruppo. Che contiene un invito: a riprendersi la propria vita, anche partendo dalle piccole cose. Inaspettate. Apparentemente incongruenti. Usate quelle energie per occuparvi di voi (l’ho appena detto ad una donna maltrattata uscita dal mio ufficio ) , colorate il vostro mondo, anche di un rosso acceso, quello di un rossetto. <3

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