Rompere il silenzio è fondamentale.

 

 

 

prometeo max frassi

 

Mentre fisso la data del prossimo incontro nazionale del coordinamento vittime pedofilia, ancora non si è spenta l’eco (e il lavoro) della due giorni.
Uno dei temi più sviscerati e quindi approfonditi, è stato quello di raccontare il proprio vissuto. A chi si ha accanto, al proprio partner, a una migliore amica, a un parente.
Sembra facile ma è un passaggio complicato, poiché porta con sé un misto di vergogna, dolore, senso di colpa, frustrazione. Eppure, eppure quando poi lo si realizza ecco la frase che vi accomuna tutti: “pensavo sarebbe stato più difficile…pensavo che avrebbero reagito diversamente, invece”.

Invece vi hanno accolto. Invece le vostre parole sono state importanti. In primis per voi però, prima ancora che per gli altri, poiché per voi dovevate sviscerarle. Pronunciarle queste parole è a volte il primo passo per liberarsi, di una zavorra inutile alla vostra nuova vita, ma buona solo a produrre malessere.
Time’s up, gridano in America agli abusanti, il tempo è scaduto. Gridatelo voi a quel fottuto dolore che vi portate appresso, scoprite di svegliarvi un giorno e trovare nei vostri occhi una luce nuova, che manco vi immaginavate di poter avere.
Fidatevi, giuro che è così!

 

Frida Kahlo e il femminicidio.

frida kahlo quadro

 

Un giorno l’attenzione di Frida Kahlo viene catturata da un piccolo articolo di cronaca nera apparso su un giornale locale. Un uomo ha ucciso la propria moglie con decine di coltellate. Il motivo: la gelosia. Arrestato l’assassino, con un candore disarmante dichiara al Giudice di aver dato solo “alcuni piccoli colpi di pugnale”. il marito di Frida, Diego Rivera, disse una  volta che l’arte di Frida era dolce come le ali di una farfalla e dura come l’acciaio (perdonate la citazione forse non perfetta, ma mi sto affidando come ho già detto alla memoria e questo era comunque il senso). Questo quadro ne è la riprova. Guardate il sangue che esce dalla scena e schizza sulla cornice, con l’intento di chiamarci in causa. Saremo solo passivi spettatori, guardando la scena ed indignandoci, oppure faremo qualcosa di concreto? Quella domanda anni dopo è a mio avviso ancora irrisolta. Per la cronaca il quadro è stato realizzato nel lontano anno 1935. Ma sembra l’Italia (e non solo) del 2018.

Nostro appello sulla vicenda Don Lù.

Vittime di pedofilia si appellano al Papa: “Intervenga lui sul caso Don Lu”

Si poteva evitare.

grave-08

Latina, ma anche Brescia, Savona, Bari, Siracusa. “Si poteva evitare”, perché si può sempre evitare. Invece si sceglie la via più “comoda” e più ipocrita. Bergamo, lo scorso anno, “suvvia non ce l’avrai mica col papà, magari ha fatto qualche birichinata ma pure tu le combini e quante volte ti ha perdonato lui?” Tradotto significa torna dal paparino abusante e non rompere i c@@@@@@i  moccioseto. Ancora, “ magari papà ha bevuto un po’ troppo e ha preso droghe, ma chi non lo fa ogni tanto (sic e doppio sic) ma non per questo vogliamo che ora lui vadi (sic e triplo sic) in prigione”. Tradotto, ammazzo il congiuntivo per far capire che ammazzo pure te, quindi basta con queste menate che papà alza le mani o ti tocca e poi se anche lo fa è colpa della droga che tutti prendono mica sua. Due casi, di cui già vi parlai, tra mille. “Percorsi di ricongiungimento familiare”, li chiamano così, perché “legalizzare l’abuso” sarebbe stato troppo anche per loro.

Intanto le donne soffrono, se denunciano si trovano piene di lividi in mezzo ad una strada (nelle migliori delle ipotesi) e i bambini tornano tranquilli e silenti, nel letto dell’abusante. E, ultimo ma non ultimo, chi permette tutto ciò NON paga mai. Indignarci forse non basta più. Indignarci in nei social poi ancora meno. Urge una rivoluzione culturale, lo urliamo da anni. La stessa per cui forse da oggi a parlare di queste cose, in tv, come in parlamento, ci devono andare le persone che davvero sanno e non gli sgarbi di turno, o la moglie del pedofilo che la sedia del parlamento non la molla mica. Tanto pagate voi. In tutti i sensi.

Dalla pagina Facebook di Massimiliano Frassi.

Condannato a sei anni ex curato.

La storia è una delle tante. E come tante ha un passaggio che deve essere cambiato. Le carceri italiane sono piene anche di poveracci, che magari con malattie gravi (hiv, ad es.) se ne stanno in celle sovra affollate , mentre potrebbero stare benissimo in una comunità terapeutica, per il bene loro ed altrui. Poi c’è chi abusa di una bimba ma sta comodo ai domiciliari in realtà, speso dotate pure di piscina. Poiché lo sanno tutti che con l’acqua termale si medita meglio.

 

Nuovo sito per Prometeo

E’ on-line da ieri e ci avete sommersi di commenti tutti positivi. A breve faremo alcune piccole correzioni e delle aggiunte.
Felicissimi che lo stile scelto, semplice, elegante, diretto, vi piaccia.

link: www.associazioneprometeo.org

Il non pedofilo e il non giornalista: una storia vera.

IL NON PEDOFILO E IL NON GIORNALISTA. UNA RIFLESSIONE.

Partiamo dalla breve cronaca dei fatti. Un pedofilo viene condannato a 4 anni e 8 mesi. La vittima aveva 12 anni, all’epoca dei fatti e lui più di 40. Poco importa, a chi conosce le dinamiche dell’abuso che la bimba si fosse “innamorata” di lui. Resta una bimba e quel termine va scritto con virgolette gigantesche. Chi si occupa di abusi sa bene il lavoro di plagio che questi soggetti compiono così come cosa voglia dire per un bimbo, “innamorarsi di un adulto”. Ma questo poco importa anche certi pseudo giornalisti, obbligati a scrivere un giorno della festa del gnocco fritto e il giorno dopo di cronaca nera, sempre e solo schierati dalla parte sbagliata.. L’articolo che mi avete segnalato in tanti ne è una prova. E a leggerlo bene scatta pure una lacrimuccia per l’ennesimo adulto sedotto da una bambina. Adulto che si precisa subito dalle prime righe “ci ha sempre tenuto a dire che lui non era un pedofilo perché lei sembrava più grande….ovvero di 16 anni” (sic doppio e triplo sic). Già qua le braccia, e non solo, cadono  a terra. Già qua capiamo bene la cultura di chi sta dietro un simile orrore ma il meglio deve ancora venire e leggendo si scopre che fu la moglie del non-pedofilo ad accorgersi che il marito  aveva adescato la ragazzina. E come tutte le brave persone anziché denunciarlo ai carabinieri l’ha affrontato dicendogli di lasciarlo stare. Vi basta? Nooo, labile giornalista (no non è un refuso ho omesso l’apostrofo) continua con la sua carrellata a spada tratta: diversamente da lei si è comportata la madre della bambina, anzi della dodicenne che a chiamarla bambina pare brutto, la quale, pensate un po’ signori e signore, ha avuto l’ardire di aggredire l’uomo ch invece “fortunatamente per lui” è riuscito a sottrarsi alle aggressioni del padre della stessa, “trattenuto faticosamente a bada da altre persone”; per la serie, capite chi sono i veri barbari? Da anni ogni giorno scriviamo di quello che vediamo. Orchi impuniti, bambini violati. Da anni chiediamo che si crei una cultura che rimetta i bambini al centro. E dove la parola rispetto nei loro confronti non sia una mera opinione ma un dato di fatto. Da anni ritorniamo al via, come in certi giochi da tavolo, quando l’ignoranza e la complicità, si manifestano sotto forma di articoli di cronaca. C’è ancora tanto da fare…

28459305_10155563163146713_24175007_n

Quella bambina sarebbe fiera di me.

“Quella bambina che a sei anni sulle nevi di Foppolo aveva sognato di vincere le Olimpiadi.. oggi sarebbe fiera di me “.

sofia goggia

Riporto il post e le parole di Sofia Goggia, oro olimpico (bravisisma e complimenti <3) , e le dedico a tutte le “bambine” che ogni giorno incontro. Solo ieri sono state 6.
Ecco, vorrei che quelle parole le facessero proprie. Non avranno una medaglia da appendere al collo, ma il loro trofeo, ciò che rende vittoriose le bambine dentro di loro, è la vita che oggi dopo anni di
dolore, si sono riprrese o stanno per riprendersi.
You are the champions, my friends.

 

  • dalla pagina Facebook di Massimiliano Frassi

Un Manipolatore narcisista ha abusato di mia figlia.

<<Ho capito di aver avuto a che fare con un manipolatore narcisista che, in maniera diversa, ha abusato di entrambe>>.
narcis2-e1509187371658

E’ un passaggio di una lettera ricevuta ieri da una madre. Ferita ma oggi in rinascita. Il “narcisista” in questione (allenatore) ha plagiato la sua bambina, per abusarla. Uno degli aspetti meno valutati nei tribunali è proprio il lavoro di plagio che i predatori fanno. Che è fondamentale per capire, in profondità, il danno arrecato alle vittime ed a chi sta loro intorno. In 20 anni di Prometeo ho incontrato a tal riguardo situazioni a dir poco paradossali. Ricordo una donna sposata che continuava a subire abusi dallo zio (abusi iniziati quando lei aveva 5 anni e da me arrivò che ne aveva 41) poiché lui le aveva fatto credere che “fosse normale che ogni nipote subisse abusi”. Lo dico velocemente ed il tempo di un post su un social. Ma ripeto, il plagio e il lavoro di questi soggetti (per nulla malati, quindi) è un qualcosa che oggi più che mai va conosciuto, capito e combattuto. E che spiega, anche a chi sta intorno alle vittime, la difficoltà che le stesse hanno avuto, in un primo momento, di potersi liberare dalle spire violente dei loro sfruttatori.

I pericoli di internet – conferenza a Lonato.

massimiliano frassi associazione prometeo pedofilia

Come usare il Blog
Libri
libro nero pedofilia
ho conosciuto un angelo
bambini bucarest
adesivo
prometeo

Per non dimenticare Tommaso Onofri

Tommy

Archivio
Powered by AtSafe