Pedofilia: una riflessione alla luce degli ultimi eventi….

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La notizia diffusa ieri, ma che era di dominio pubblico da tempo, secondo la quale più di un prete pedofilo è stato (o sarà) ospitato in una comunità intitolata a Don Milani e che ospita a sua volta minori in difficoltà, minori tolti dalla strada o avuti in affidamento dal carcere, malgrado le dichiarazioni di rito secondo le quali i “pedofili” recuperabili non entreranno mai a contatto con suddetti minori, fa capire come la lotta alla pedofilia sia come la lotta alla Mafia. Persa in partenza, se si pensa a chi delinque.
Mi spiego. E’ un dato di fatto che la  Mafia si sia infiltrata nelle più alte sfere dello Stato e che la lotta che le viene fatta non sia di annientamento ma di “contenimento”, soprattutto quando la stessa eccede e l’opinione pubblica ha bisogno di vedere che qualcosa si sta facendo.
Non si spiega altrimenti il fatto che in molte zone d’Italia, ad esempio, il pizzo sia ancora obbligatoriamente pagato dai commercianti o che interi quartieri di intere città hanno una gestione che non è di sicuro quella dello Stato Italiano, giusto per fare due semplici quanto veloci esempi.
Ecco, per la lotta la pedofilia vale la stessa cosa.
E come ho già detto se continuiamo ad occuparci del pedofilo, di quelli che sono i suoi mancati giorni di carcere, le ingiuste pene (ingiuste nel senso di mai commiserate al crimine commesso) allora perdiamo. E ce lo ritroviamo ai domiciliari “nella stessa casa delle bimbi abusate”, ce lo ritroviamo “a rivedere i propri figli (da lui abusati)” nel nome di una ritrovata genitorialità, e ce lo ritroviamo libero e potenziale cacciatore “in una comunità per minori” dove peraltro rivestirà indegnamente le vesti di prete, quelle sporcate per sempre il giorno in cui se le tolse per stuprare un bambino (ma la nuova ondata di pulizia di papa Francesco, dove sta? Luisa cosa sta accadendo davvero?).
Come Prometeo quando iniziammo usammo temi e toni molto forti (i cui effetti furono a tratti così eclatanti che ancora oggi ci fanno pagare il conto….), oggi la strategia deve cambiare. Oggi noi siamo cambiati. Oggi infatti ci occupiamo delle vittime.
Il vederle tornare alla vita, il vederle cicatrizzare le proprie ferite, il permettere loro di sostenere lo sguardo del pedofilo che ha tolto loro i migliori anni della propria vita, quella è l’unica risposta, quello il nostro unico compito.
Quanto al pedofilo, soprattutto in questo caso al prete pedofilo, ci affidiamo alla speranza che quel inferno che tanto ha predicato e messo in pratica consegnandolo in terra ai bambini, esista davvero. E abbia per lui un posto riservato in prima fila.
Per lui e per chi l’ha protetto. Perché si sa canis canem non est.

Nota: grazie a Claudio Magris il cui articolo “Il boia di Nicola merita l’Inferno”ha ispirato la mia riflessione.

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