Quando ad abusare è “Papà”.

padre abusante

CINICO BLOG.
Papà del giorno – numero 1.
 
D’accordo ci saranno pure le intercettazioni ambientali (audio e video) e quello che si vedrà fa venire la pelle d’oca al 90% di chi passa da questo blog. Però…però se avessimo capito male? Se fossero dei “modelli educativi”? Se le cose che un “padre” (chiedo scusa ai papà in ascolto) ha fatto al proprio bimbo di 5 anni a Reggio Emilia, nella stanza denominata dagli inquirenti, non a caso, stanza degli “orrori”, fossero state fatte per “farlo crescere meglio”? E se poi scopriamo che aveva delle foto pedopornografiche perché non pensare che fossero per poter poi meglio educare il proprio bambino? O per fare una ricerca?
No, non ho preso un colpo di sole (le vacanze le ho già dimenticate). Semplicemente ho provato ad analizzare la notizia di oggi (padre arrestato a Reggio Emilia per abusi sul figlio di 5 anni, abusi certificati, se così si può dire, dalle intercettazioni ambientali) con il linguaggio opposto a quello di questo blog. Indossando panni, che, lo ammetto, mi hanno fatto venire il voltastomaco.
Così come l’idea che le parole del bimbo dette alla maestra d’asilo, “il papà mi fa male”, unite ad un chiaro atto in cui imitava le violenze subite, non sarebbero servite a molto senza le intercettazioni. Grazie al disabile lavoro delle solita marmaglia di larve umane e dei loro psicotici complici.
 
Papà del giorno – numero 2: dopo Reggio, Parma.
Partiamo da lui:
di origini tunisine, in Italia da più di 20 anni, bravo operaio ligio al dovere, perfettamente integrato, con un comportamento sociale definito “irreprensibile”.
Fuori casa.
Dentro quelle mura invece padre padrone, marito violento, abusante.
La moglie l’ha denunciato dopo che il bimbo più piccolo (ne ha 4) è finito all’ospedale  per le botte prese dal padre, con ben 25 giorni di prognosi.
E così ha trovato al forza di raccontare tutto:
che i bimbi stavano chiusi al buio per ore, senza poter andare al bagno, in una stanza caldissima.
Che dovevano studiare, sempre per ore, fermi in piedi.
Che venivano picchiati e minacciati.
Non gli dava da mangiare né da bere.
La donna veniva presa poi a pugni, strozzata fino allo sfinimento (anche durante la gravidanza) e se non accettava di avere rapporti sessuali, l’uomo minacciava di stuprare uno dei bimbi più piccoli.
L’uomo ora è in carcere. Ci auguriamo tutti ci rimanga per molto tempo e che la donna (coi suoi figli) possa ricevere quel aiuto fino ad oggi negato, grazie alla consueta cecità del mondo esterno, alle malate mura domestiche.

2 Commenti a “Quando ad abusare è “Papà”.”

  • Oddio, non si possono proprio leggere queste cose…
    Padre, per alcuni mostri….
    Signore, perdona…

                                                                Lilly

  • Che notizie orrende !!!  Speriamo che entrambi restano a lungo in carcere … e che le vittime possano riprendere a vivere serenamente come meritano …

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