Quello che un pedofilo deve sapere.

Quello che un pedofilo deve sapere.

Tanti i lettori di questo blog. Parecchi anche i pedofili, probabilmente.
I quali in questi anni hanno avuto modo di vedere come spesso la propria categoria veniva difesa da (dis)abili movimenti di piazza. Inutili quanto anacronistici. Utili alla Questura più  che all’opinione pubblica per capire sul proprio territorio quale poteva essere il tasso di imbecillità. O peggio ancora di complicità.
Nelle foto ne vedete alcuni. Manifestanti per gente poi condannata anche a 10 anni di carcere. Gente che aveva nel proprio pc immagini di neonati torturati e che approfittando del proprio “ruolo” di maestro/prete/catechista abusava dei bambini che in qualche modo gli venivano affidati.

Oggi prendendo spunto dal profilo da noi tracciato sul pedofilo arrestato l’altro ieri alle porte di Bergamo (il catechista Carilio Ghilardi che proprio stamani si presenterà davanti al Giudice, facendo secondo noi, scena muta…anzi al massimo frignando un pochino con la vocina che lo contraddistingueva in mezzo a mille), ci rivolgeremo proprio a chi abusa dei bambini. Con quelli che in passato già abbiamo definito essere “gli effetti collaterali dell’essere pedofilo”.
Chi abusa deve sapere:

a)    che prima o poi verrò scoperto e denunciato. Troverà infatti persone coraggiose che avranno la possibilità di chiedere aiuto alle forze dell’ordine per far interrompere i propri abusi.
Non la si fa franca a vita! E prima o poi il conto (seppure in difetto rispetto ai reali abusi commessi) arriva!

b) quando si lavora come si è lavorato su questo caso e come oggi si fa (Rignano Flaminio e Brescia qualcosa avranno pure insegnato docet) e si arriva a delle prove provate (leggasi video degli abusi) è chiaro che in un colpo tutta quella facciata abilmente costruita lungo una vita intera crolla. E nel momento in cui c’è il riconoscimento della propria natura predatrice, una volta che si torna nella società civile quanto si era costruito è stato spazzato via, come fragili edifici sotto un forte terremoto.
Ecco perché  a volte questi codardi si tolgono la vita: perché capiscono di avere buttato via tutto. In un colpo solo.

c) ma il togliersi la vita (che resta una scelta personale!) non è nulla rispetto al dolore che si arreca ai propri cari. Partendo dai genitori (anziani nel caso del catechista) ai parenti più stretti. Che se difendono il proprio fratello/zio etc. è solo per condivisione di intenti non per altro, altrimenti da che mondo è mondo si trovano a vivere un duplice dramma: quello di aver perso un proprio congiunto nel modo peggiore. Non una grave malattia o un incidente improvviso, macchè, un arresto in quanto pedofilo, ovvero cacciatore di bambini, l’ultimo essere al mondo che una persona vorrebbe in casa.
Insieme ai parenti ricordiamo anche gli amici, i conoscenti, o il datore di lavoro che un pedofilo con lui non lo vuole assolutamente avere…perché i clienti se ne vanno…perché lì “se lui torna loro non entrano”.

d)   Fede: un discorso a parte. Ma chi utilizza il suo ruolo all’interno della Chiesa per sporcare i bambini che dovrebbe educare ed avvicinare a Dio, dovrebbe veramente ricevere il trattamento auspicato da Gesù: “macina d’asino al collo…”

e)    Potrei andare avanti per altre pagine, ma credo che già queste bastino. Ho volutamente omesso i danni alle vere vittime, i bambini. Perchè quei danni al pedofilo non interessano.
Anche per questo qua i toni che usiamo sono spesso “forti”. Perché va applicata al pedofilo la stessa regola che lui applica alle vittime: lo si de-personalizza. Non è un essere umano (non più dal momento in cui ha abusato) e in quanto tale ci si rivolge a lui, senza alcuna empatia.

Nota: ieri un mio operatore residente proprio in quel di Sorisole mi ha detto “incredibile…lo conoscevo da quando ero bambino….certo ora molte cose tornano ma chi mai avrebbe pensato…in tutta risposta, una persona da noi seguita gli ha risposto “e allora cosa dovrei dire io, che a farmi del male fu il mio adorato insospettabile nonno?! Svegliamoci, loro sono abili a mimetizzarsi!”: dedichiamo questo breve scambio di parole a chi pare stia raccogliendo firme per il catechista in carcere e voglia scrivergli “una bella lettera per alleviarne il dolore”. Scrivetegliela pure la lettera, ma non fate nulla di pubblico. Ognuno ha il diritto di stare vicino a chi vuole ma quel diritto cessa se diventa accusa verso chi ha subito abusi.
Se poi volete davvero confortarlo nelle lunghe ore noiose che passerà in isolamento, più che le vostre misericordiose parole di conforto allegategli le foto dei vostri figli…

Un Commento a “Quello che un pedofilo deve sapere.”

  • Gabry:

    Nessuno, ha il diritto/dovere, di star vicino ad un pedofilo (ritengo siano persone perverse, un po’ simili al maiale di turno). E’ il crimine peggiore di questa terra, anzi, é la schifezza peggiore che un uomo (?) possa compiere. Nessuna pietà, niente comprensione e pena esemplare inflitta e scontata (?)sino alla fine (anche se, personalmente, mi auguro s’impicchino tutti). I Bambini non si toccano e, a chi lo fa….peste lo golga.

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