Riflessioni sul dolore, le vittime di abusi ed i loro sacrifici

19775896Riflettevo stamani (ancora una volta) sul dolore:
ieri abbiamo parlato di quello forse più “assoluto”, che ti toglie, per sempre, un figlio.
Oggi vorrei parlare di quel dolore che è esclusivo delle vittime.
Partendo da alcuni pensieri a ruota libera (in questi giorni va così…perdonatemi) che nascono dalle recenti manifestazioni sull’orgoglio pedofilo.
Sempre più folcloristico, per certi versi ed autoreferenziale (nel senso che paradossalmente gli stessi pedofili “godono” che se ne parli, pur nell’attacco), ma soprattutto improntato sempre e solo sugli adulti.
Invece vorrei che ancora una volta, come sempre abbiamo fatto qua, le cose le si guardassero da un altro punto di vista, quello delle vittime.
Così facendo non è più quindi “scandaloso” leggere che dei pedofili si festeggiano tra di loro e si dichiarano orgogliosi di essere quello che sono. Deve essere “scandaloso” che certi soggetti possano parlare perché le loro parole possono ferire nuovamente le vittime. Che, aprendo il giornale, leggono che chi ha segnato loro l’infanzia, i migliori anni della loro vita, quel giorno sta festeggiando (orgoglioso), e non marcendo dentro le patrie galere.
Questo l’unico punto di vista che ci interessa e che tutti insieme dobbiamo far passare.
Il punto di vista di chi ha subito.
Ieri ho parlato con una vittima (poi una volta per tutti dovremo trovare un termine che non sia questo!!!!). Una sopravvissuta.
Che oggi sta riguadagnandosi la serenità. Ma che dopo due processi di condanna si è vista cancellare la parola Giustizia dal suo curriculum e deve riprendere a combattere, dato che il padre abusante non è stato condannato dalla Cassazione che ha chiesto di rifare il processo.
Parlando dei giornali che hanno trattato il caso e delle falsità, macroscopiche, da loro riportate, questa nostra amica  mi ha detto: “quello che mi ha fatto più male è vedere che bassa considerazione hanno di me, dimenticandosi che parlavano di una bambina abusata!”.
Rifletto spesso sulla mole di dolore che le vittime della pedofilia portano con sé. E della loro forza (a volte latente ma poi, una volta “riattivata”, enorme!). Ma anche del loro essere in grado di sacrificarsi. Sempre.
Si sacrifica il bimbo che viene violentato perché sa che se dovesse parlare “veniamo a casa tua e uccidiamo il tuo papà, sai gli facciamo un taglio lungo la pancia fino alla testa”, subisce e tace la bimba che altrimenti “se parli perdi la mamma perché te la porto via e non la vedrai mai più”, si sacrificano i bambini che quando parlano “nessuno li crede” ed allora meglio aspettare che il tempo “passi e si diventi grandi”, perché ai grandi “quelle cose lì non capitano”, oppure trovare nella morte la via di fuga “così nessuno mi farà più del male”.
Sempre ieri mi hanno raccontato una storia.
In un lager nazista vengono internate due donne, madre di 38 e figlia di 12 anni.
La madre si ammala presto, tossisce di continuo, vomita e rischia di essere portata in un altro blocco, quello appunto per chi sta male, non può lavorare e verrà gasato.
La figlia lo sa, lo sanno tutti cosa accade a chi viene portato via in quanto “malato”.  E per permettere alla madre di restare lì, di non essere portata via ed uccisa, accetta le “avances” della Kapò. Che a cadenza quotidiana la abusa.
La bambina si è salvata, è sopravvissuta al campo di sterminio. La madre no.
O meglio, il suo corpo non ce l’ha fatta. Ma il suo esempio, continua a vivere nella forza della figlia. In quel suo estremo sacrificio che diventa una lezione di vita per chiunque, a qualsiasi costo, decide di raccogliere quelle sofferenze, farle proprie e difenderle. A qualsiasi costo……

Un Commento a “Riflessioni sul dolore, le vittime di abusi ed i loro sacrifici”

Lascia un Commento

Come usare il Blog
Libri
libro nero pedofilia
ho conosciuto un angelo
bambini bucarest
adesivo
prometeo

Per non dimenticare Tommaso Onofri

Tommy

Archivio
Powered by AtSafe