Riflessioni sulla madre che difende il pedofilo e fa pubblicare le foto dello stesso con la figlia.

Oreste Triassi

 

Riflessioni sulla madre che difende il pedofilo e fa pubblicare le foto dello stesso con la figlia.

Può accadere solo da noi. A Bergamo una donna fa pubblicare le foto della figlia con l’uomo che l’ha abusata. E lo difende!

 

Premessa. Prima di affrontare l’articolo leggere quanto segue.
1) di questa storia abbiamo più volte parlato: è il caso di Oreste Triassi, condannato la scorsa settimana. Oggi però ne affrontiamo una pagina parallela. Ma non per questo meno dolorosa.
2)da sempre porto avanti, dati scientifici alla mano, la dimostrazione pratica appunto che chi ha subito abusi non diventa un abusante (altrimenti starei dedicando la mia vita ad un mare di mostri).
Lo stesso dicasi, per fortuna,  di chi ha avuto pessimi esempi genitoriali che non diventa affatto un avanzo d’uomo (o di donna).
3) nel mio “lavoro” i danni peggiori li riscontro quando l’abusante è la madre.
Allora si rompe qualcosa, a volte per sempre, perché se chi ti ha messo al mondo arriva ad abusare di te, non vedi più speranza. Lo stesso vale quando chi dovrebbe difenderti contro tutto e tutti non lo fa, anzi, in questo caso poi addirittura non lo fa non per cecità o ignoranza ma per alleanza: con chi abusa.
In questo caso però, nel caso che state per leggere, la vittima ce l’ha fatta. Ed è importante che lo sappiate subito. Sta tornando alla vita, è amata e sa amare e oggi ha fatto i conti con una anagrafe distratta, che non le ha dato la madre che si meritava. Sarà la vita, ne sono certo, a ripagarla per quel amore rubato.
Lei è il mio esempio. La dimostrazione che anche quando scendi, perché trascinato, all’inferno, ne puoi uscire vivo. Forse un po’ bruciacchiato ma vivo. E pieno di amore. Mentre chi quel inferno ha generato, lì è destinato a restarci. Per sempre.
Perché come cantava De André “dal letame può nascere un fiore”.
Ma dai fiori, non nasce letame. Mai!

Su un giornale locale, pubblicato in provincia di Bergamo, appare una lunga intervista esclusiva. E delle foto. Benché la minore ritratta abbia il volto oscurato dai pixel trattasi di una vittima. Di abusi.
Fotografata sorridente insieme al suo carnefice.
A quello che un processo a tutto settimana scorsa ha ritenuto essere un pedofilo. E l’ha condannato ad anni sei di reclusione!
L’intervista ha un titolo già di per sé eloquente: “Non riesco ancora a credere…” e non ci stupiremmo più di tanto visto che a movimenti di opinione pro abusanti siamo tristemente abituati, se non fosse che l’intervistata è la madre della bambina abusata. Donna che supponiamo abbia dato lei le foto al giornale (non si spiega altrimenti come possano averle) e sempre lei abbia dato il permesso alla pubblicazione.
Ma al di là di questo aspetto, comunque gravissimo a prescindere da chi quelle foto le abbia date, restano le sue parole quelle che fanno male. Lei ancora oggi non crede alla figlia. Lei preferisce perderla per sempre, piuttosto che scusarsi. D’altronde dal processo abbiamo appreso che la donna aveva avuto una relazione col pedofilo (sposato e con prole. Chissà cosa ne pensa la moglie ufficiale? Marito pedofilo e fedifrago) e che rischia un processo solo per lei, per falsa testimonianza.
E allora torniamo al punto di partenza. Scopo di questo articolo (che più volte abbiamo riscritto per stare il più possibile sui fatti, accantonando quel emotività che qua è forte, poiché quelle foto fanno male):
pubblicare simili foto è, secondo la nostra opinione un atto grave quanto l’abuso. Non trovo ci sia differenza tra le foto diffuse dall’isis che mostrano bambini armati ed intenti ad uccidere e questi scatti: trattasi in entrambe i casi di folle propaganda. Giocata sulla pelle dei bambini.
Come rappresentante di una associazione che raduna più di duemila vittime di abusati da tutta Italia io pure ritengo questo fatto gravissimo.
Ma ancora più grave è il dare voce a chi dovrebbe restarsene in silenzio. E in quel silenzio interrogarsi. Sulla propria incapacità genitoriale.
Perché una donna che sceglie se stare dalla parte di un maschio da mettere nel letto, anziché l’amore di una figlia e contro questa ha il coraggio di fare simili scelte, dovrebbe solo vergognarsi. E tacere.
Un atto simile è a dir poco contro natura. Poiché anche nelle bestie più feroci è insita una difesa nei confronti dei propri cuccioli. Che qua invece non riesco a vedere.
E per questo non mi capacito.
L’importante però è quanto detto in apertura. La vittima, l’unica vera vittima, quella data in pasto a questo articolo peraltro pieno di dichiarazioni a dir poco vergognose (ma a questo ci penseranno i legali della bimba abusata), oggi sta tornando alla vita. Chi invece alla vita non tornerà più, perdendo la più grande occasione del mondo è questa madre, pardòn questa donna. Che da oggi nessuno credo possa appunto più chiamare “madre”.

Nota: il prossimo passo quale sarà? Parlo in generale, non del singolo episodio. Il prossimo passo dopo la foto di una bimba tra le braccia del pedofilo (col fine di farla passare per qualcosa d’altro, non scordiamoci questo passaggio!), sarà che ne so, forse pubblicare dei filmati? Magari dove i bambini fanno sesso, col fine di dimostrare che “provano pure piacere”? Non c’è davvero nessuno che tuteli l’infanzia in questo povero paese?

 

 

 

I Commenti sono chiusi

Come usare il Blog
Libri
libro nero pedofilia
ho conosciuto un angelo
bambini bucarest
adesivo
prometeo

Per non dimenticare Tommaso Onofri

Tommy

Archivio
Powered by AtSafe