SENTENZA PINO LA MONICA. Parte 2 – La voce delle bambine.

A grandissima richiesta continuiamo a commentare la sentenza che in primo grado, IN NOME DEL POPOLO ITALIANO, ha condannato “OLTRE OGNI RAGIONEVOLE DUBBIO” Giuseppe La Monica detto Pino (“docente di attività espressiva propedeutica alle attività espressive e dinamiche comunicative e abilità razionali” ) a 9 anni e 9 mesi per abusi su 9 bambine e detenzione di 399 files pedopornografici (foto di bambini anche di 3 anni d’età!).
È un viaggio nell’orrore e, se permettete, nello schifo quello che faremo oggi. Dovendo riportare alcune frasi (molte delle quali scritte nella sentenza in grassetto, affinché abbiano la dovuta evidenza) che rischiano di far diventare la nostra analisi quasi “morbosa”, se non fosse che le stesse sono le parole delle bambine. Dette con molto dolore, paura, vergogna.
Ma soprattutto con l’ingenuità e, aggiungo, la dignità che è loro. E che nessun pinolamonica di questa terra può nemmeno lontanamente sognarsi di intaccare.
Domani invece vedremo come La Monica si è difeso. Chi ha provato a tirare in ballo. Quali scusanti ha accampato.
Oggi parlano loro. 9 bambine, di tre paesi diversi. Bimbe fatte passare dagli ammiratori di La Monica con svariati epiteti (li ricordo tutti. Uno per uno. Sono per me una grande ferita. Che non si rimarginerà MAI! Molti addirittura ce li hanno mandati via mail. Che forse dovremmo raggruppare tutte e nell’adeguato teatro, mettere in scena…a buon intenditor….).
Ma ritorniamo a bomba sulla sentenza, pescando qua e là tra la voce delle bimbe.
Partiamo dalla prima.
La cui storia ci serve per far smentire (ma serve davvero farlo????) chi ancora crede che ai bambini basti puntare il dito contro qualcuno inventandosi a memoria chissà cosa, per farlo travolgere dall’onta dell’abuso.
La bambina 1, anni 10, dice al padre di non voler più andare ai corsi di La Monica, corsi che le piaceva frequentare fino a poco tempo prima.
”BAMBINA 1 ad un certo punto ha fatto sapere al papà di non voler più andare al corso perché non le piaceva ed anzi le faceva schifo; siccome la bambina era reticente sui motivi, il papà in quel momento ha ritenuto di non insistere nell’interrogarla, pensando che si trattasse di ragioni futili”.
”Quella sera stessa durante la cena, guardando assieme la TV, il papà ha nuovamente chiesto a BAMBINA 1 le ragioni del rifiuto del corso di teatro; a questo punto la bambina ha spiegato che non le piaceva un gioco che si faceva durante il corso. Anche di fronte a tale risposta il papà ha ritenuto di non insistere, apparendogli al situazione non preoccupante”.
Accade allora una cosa. Che dà la misura dell’intelligenza e della grandezza di quelli che mi piace chiamare i “nostri” bimbi.
La piccola aveva un diario. Una sorta di diario segreto, che ovviamente i genitori non dovevano leggere.
La stessa però fa in modo che il papà lo trovi, aperto e lo possa leggere.
Quando durante l’udienza il papà ha ricordato l’episodio si è profondamente commosso.
”Caro diario, oggi ho iniziato il corso di PINO. Qualcuno si è fatto male ma non era una tragedia! Però c’è una cosa che odio è che quando facciamo un gioco di doverci stringere gli devo sempre toccare il pisello!”.
Ci sono momenti nella vita repentini, come dei fulmini, che arrivano squarciando la notte e per un secondo la illuminano a giorno. Qua al contrario con la stessa velocità, arrivano di giorno e tutto intorno diventa notte. Ma non per un secondo per molto moltissimo tempo……..non sempre recuperato e sanato da sentenze così…..
Quel mondo, chi passa da qua lo conosce bene. Quella inversione improvvisa e violenta della propria esistenza, che da allora non è più come prima.
Unito a quel senso di impotenza, a quella ferita che ti esplode dentro e la domanda (nel 99% dei casi illegittima!): “come ho fatto a non capirlo prima?
”Il marito ne parla con la moglie e insieme decidono di rimettere il diario al suo posto. A riprova che la bimba voleva che fosse letto, sulle sue pagine apparirà la scritta “STATO GUARDATO”.
Dopo un iniziale momento di straniamento e di “imbarazzo” finalmente il padre affronta l’argomento con la bambina.
La quale “con imbarazzo, gli ha spiegato di non voler frequentare il corso di teatro perché l’insegnante durante il gioco del trenino, giocato a luci spente, le faceva mettere le mani nelle tasche dei propri pantaloni, che erano bucate, e si faceva toccare…”.
Nel frattempo le cose, per La Monica, precipitano. Viene arrestato per “presunti abusi avvenuti” in un altro paese e nasce un Comitato a suo favore. Molto rumoroso. Disturbante per le vittime. Come una nuvola di zanzare levatasi da un cumulo di letame.
E quella che in questa storia è la bambina 1 diventa, con la denuncia fatta la bambina 4. Alla faccia della cultura del contagio con cui hanno vinto una volta (leggasi Brescia) e da allora pensano di poterla applicare ogni volta devono difendere un proprio simile.
Ma lasciamo la piccola e passiamo ad un’altra bambina.
Anche lei è contenta di andare ai corsi di Pino. Anche lei improvvisamente, senza dare motivazioni serie, decide di non frequentare più i corsi di La Monica:
”adducendo motivazioni apparentemente banali e non preoccupanti” ma in contemporanea anche manifestando “sintomi di disagio e di ansia”.
La bimba non vuole più “addormentarsi con la luce spenta del tutto, temeva il buio ed anzi pretendeva sempre qualcuno al suo fianco al momento di prendere sonno”. Come se non bastasse, “piangeva spesso e chiedeva insistentemente di essere ascoltata: ma – come ammesso dalla stessa madre – tutti questi segnali non sono stati recepiti ed anzi quei comportamenti sono stati interpretati come banali capricci, tanto che BAMBINA 2 veniva rimproverata per essi”.
Come vedete siamo ancora una volta lontani anni luce dall’interpretazione che vi hanno fatto sempre bere, quella ciò di chissà quale complotto contro il Pinuccio.
Qua addirittura si fatica a capire i segnali di disagio dei bimbi e li si sgrida. Perché non vogliono più andare al corso.
Cambiamo nuovamente paese. E troviamo a testimoniare una assistente sociale, che riporta il colloquio col papà di un’altra bambina.
Il genitore le ha raccontato che sua figlia ed i figli di altri genitori si lamentano dei corsi tenuti da Pino La Monica specialmente per alcuni giochi “particolari “ che vengono fatti.
Il gioco di cui più hanno paura è quello del “nascondino al buio”, durante il quale “La Monica, secondo il racconto fatto dalle bambine ai genitori, dopo aver fatto buio nella stanza e dopo aver fatto nascondere sotto al proprio maglione una bambina, ne sospingeva il capo in basso fino ad avvicinarlo al pube, a diretto contatto con esso, al punto che la bambina avvertiva “qualcosa di molliccio ed odore come di pesce”.
Viene sentito il papà della bambina che conferma che la stessa aveva sempre seguito volentieri i corsi di la Monica, salvo “inspiegabilmente” cambiare idea ed impuntarsi per non volerli più frequentare.
I genitori si insospettiscono allora ed iniziano “a sondare la figlia”, caratterialmente molto riservata.. Dopo mille difficoltà e ritrosie la bimba trova la forza di aprirsi. E, seppure con molta fatica, e vergogna, racconta che “veniva avvolta dalla maglia dell’istruttore La Monica….veniva messa una posizione…in ginocchio o supina…veniva aiutata a restare ferma…si lamentava per il caldo…e rimaneva lì”.
Complimenti. Mi viene da chiedere ad alta voce se le tanto autoreferenziali doti decantate dall’imputato e da chi lo ha sostenuto stiano nelle modalità di far passare per giochi degli abusi sessuali su bambine di 10 anni.
Ma ad alta voce mi viene anche da sottolineare il dolore di questa bambina. E soprattutto la paura. Connotazione questa che non si evidenzia mai, ma che penso sia da mettere in conto tanto quanto la violenza subita.
Una bambina si trova in balia di un adulto. Deve stare ferma. Le manca l’aria. Non può urlare, chiedere aiuto, fuggire.
Deve stare lì, ferma, immobile, mentre lui….

CONTINUA.

5 Commenti a “SENTENZA PINO LA MONICA. Parte 2 – La voce delle bambine.”

  • Nounours:

    un abbraccio ed un augurio a queste bimbe, dimenticare gli episodi vissuti non sarà facile, non potranno..forse, ma una speranza, che diventi almeno meno doloroso.

  • Rosaria:

    Quanto dolore ma al tempo stesso tanto coraggio da parte dei genitori per le splendide bambine alle quali spero che il tempo il loro dolore diventi meno pesante.
    Per il predatore gli auguro di trovarsi al più presto in carcere e qualcuno che lo renda immobile e gli faccia mancare l’aria……

  • MARY:

    ………………………………………………………….. NO,NON CE LA FACCIO!!!!!!!!!!! MANDO SOLO UN BACIO E UN ABBRACCIO ALLE BIMBE VITTIME DEL MOSTRO!!!!!!!!!!!!!

  • yzy:

    dalla parte di queste piccole, che con tanta forza e tanta dignità (hai proprio ragione Max) hanno affrontato il loro dolore e la loro paura per poter riportare quella luce scomparsa all’improvviso.
    gli altri protagonsti sono già stati nominati, il letame e le mosche che ci ronzano sopra.

  • Non ho parole per dare una definizione a questo MOSTRO e come ho già detto e hanno già detto aperiamo che in carcere gli facciano capire cosa vuol dire stare giù immobile, respirare male e sentire odore di pesce per molto tempo e
    che dopo non riuscisse a vivere più, quindi che non esca vivo dal carcere perchè è questa la fine schifosa che dovrebbe fare ma dopo molti anni ma prima che scada la pena.
    Forza bambini vi abbraccio tutti e cercate di andare avanti e non dimenticare
    del tutto questo periodo della vs. vita perchè vi servirà per affrontarla nei prossimi anni e forgiare il vostro carattere in meglio, dare tanto amore alle persone giuste e fare solo del bene.

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