SENTENZA PINO LA MONICA. Parte 3 – La voce delle bambine.

Continua l’analisi della sentenza di Pino La Monica, condannato in primo grado a
9 anni e 9 mesi per abusi su 9 bambine e detenzione di 399 files pedopornografici (files, giusto per ricordarlo a chi ha manifestato per lui catalogati, pescando un esempio tra i tanti, in cartelle così: “stupro anale di bambine”).
Abbiamo riportato alcuni giorni fa la prima parte con le testimonianze delle bambine. Testimonianze accomunate, l’ho già detto, da due fattori:
la grande dignità delle stesse e l’altrettanto grande sofferenza/paura, provata sulla propria pelle.
Continuiamo con altre voci, pescate nelle 100 e rotti pagine che ridanno senso alla parola giustizia. Ripartiamo da pagina 17 e da quei segnali che inequivocabilmente ci avvisano che c’è un disagio. Disagio che in questo caso, purtroppo, prende la parola di ABUSO SESSUALE.
La bimba fa la prima media e partecipa ai corsi di Pinuccio, “con entusiasmo e contentezza”. Tuttavia “durante l’anno, la ragazzina era visibilmente cambiata negli atteggiamenti e nell’umore ed aveva iniziato a rinchiudersi in sé stessa, ad intristirsi, come se stesse progressivamente sfiorendo, ed a manifestare sintomi di disagio e di ansia”.
Proprio perchè come sostengono i La Monica fans è tutta una cospirazione contro di lui, interessante evidenziare questo elemento (che pure ricorre spesso, perché l’ultima cosa che gli adulti pensano, è che possa esserci un abusante nel loro mondo!):
la mamma interroga la bimba su cosa stia accadendo ma la stessa sminuisce e dice che non c’è nulla, lasciandosi solo “sfuggire il desiderio di non andare più a teatro, cioè di non frequentare più i corsi pomeridiani, ma la mamma – per sua stessa ammissione – non aveva dato peso a ciò ed anzi aveva spronato la figlia a continuare le lezioni, non immaginando nemmeno lontanamente che i problemi fossero legati proprio a quei corsi”.
Come vedete è chiaro sia il contagio che il partire subito convinti che Pino sia un pedofilo…….
Finalmente la madre riesce a superare il muro di vergogna e silenzio della bimba. Che, con grandissima difficoltà, comincia  a parlare (altra dimostrazione pratica di come i bimbi puntino subito il dito contro i poveri innocenti accusati di abusarli):
“…le ha faticosamente rivelato, in notevole imbarazzo e con ritrosia (“cercava di parlarmi però poi faceva marcia indietro”), usando “mezze parole”, senza mai riuscire a dire apertamente, preferendo mimare i gesti, di avere subito, assieme alle amiche, toccamenti da parte dell’insegnante di teatro…”.
Dopo questa prima dolorosa rivelazione, nei giorni a seguire la bimba parla, aggiungendo particolari. Dice ad esempio che “tale insegnante, le prendeva la mano e gliela metteva a contatto con le proprie parti  intime, facendosele toccare” ed ancora che “durante un gioco al buio si è trovata sotto ad un banco con l’insegnante che le ha fatto infilare la mano nei propri pantaloni”.
Ancora una volta percepiamo la paura dei bimbi. Che in un contesto che doveva essere di gioco si ritrovano ad essere meri oggetti sessuali, manipolati per placare malate frustrazioni.
Un’altra bimba aggiunge:
”durante le lezioni di teatro , il professore (alt. Fermi. Errore nella sentenza. La dicitura esatta non è professore, ma:
“docente di attività espressiva propedeutica alle attività espressive e dinamiche comunicative e abilità razionali”. Continuiamo) si appartava in un’altra stanza con lei e con altre tre alunne, lasciando da solo il resto degli alunni in un’altra aula adiacente…a turno palpeggiava le ragazze toccandole il sedere e la vagina ed abbracciandole cercando ogni pretesto per porre in essere quei comportamenti…in particolare ad una delle ragazze ha afferrato la mano facendosi toccare il pene mentre con lei si era limitato ad abbracciarla forte avvicinandola alle sue parti intime”.
Un’altra bimba invece “rivela” ai genitori quanto accade in un modo quanto mai singolare.
È domenica ed il padre la sente urlare. La raggiunge e la bimba è al telefono che grida:
“mi devi lasciare in pace! Mi devi lasciare in pace!”.
Dopo la telefonata la bambina in “preda a disperazione e rabbia, gli ha rivelato che l’insegnante aveva iniziato a toccarle le tette e poi in seguito veniva fuori (dal bagno) con il pene dritto e se la tirava a lei…dicendole anche frasi del tenore <<mi sono innamorato di te, se vuoi scappiamo insieme>>.
Non posso esimermi dal segnalare che parliamo della stessa persona che dopo la condanna ha dichiarato che avrebbe continuato a lavorare con i bambini!
A tal riguardo questa bimba aggiunge che La Monica “teneva analoghi comportamenti anche nei riguardi di altre bambine più piccole di lei”.
Il padre della bimba dice: “mi ha detto che c’erano della bambine molto piccole che lui, con delle scuse banali, se le tirava a lui…”.
Un’altra bimba ancora aggiunge: “al termine di questo gioco la sensazione che restava sulle sue mani era quella di “bagnato…umido”, con un odore che la piccola ha definito “non proprio l’odore di lavanda…tipo come il pesce marcio”.
Direi che per oggi può bastare. Non vorrei che alla lettura di altri passaggi simili i suoi fans dovessero corressero ad aprire un altro mutuo. Sapete, coi tempi che corrono….

CONTINUA…..

3 Commenti a “SENTENZA PINO LA MONICA. Parte 3 – La voce delle bambine.”

  • Tania:

    A quando una legge che preveda la galera anche per gli imbecilli che lo sostengono?

  • Tania:

    Cercando qualche notizia in più su questo “pinuccio” stamattina mi sono imbattuta su un sito a lui dedicato (insieme per pino)… dopo lo shock iniziale ho trovato il coraggio di leggere e non ho potuto fare a meno di notare come si cercasse di far leva sul silenzio…
    Silenzio… perché il mostro non va sbattuto in prima pagina, perché non si spettacolarizza sul dolore della gente… ma sarà questa la vera motivazione per cui pino&co tentano di insabbiare tutto? Non sarà forse che rimanendo anonimo una volta uscito di prigione potrà andare altrove e riprendere i suoi vecchi vizietti a discapito di nuove vittime? Personalmente credo che “la gogna pubblica” sia la giusta risposta nei confronti di chi ha cospirato al buio, in “silenzio”, straziando l’anima e il corpo di chi è davvero innocente. Sbattere le loro foto in prima pagina è, non solo uno schiaffo all’omertà, ma anche un’arma di difesa, di prevenzione, perché si sa… questi vigliacchi si presentano al mondo come degli ottimi amici, dei buon pastori, persone amorevoli, parenti fidati…

  • samantha:

    L’odore di pesce marcio potrebbe essere il sintomo di un’ infezione dovuta da diversi batteri quali E. coli, Stafilococchi, N. gonorrhoeae, la Chlamydia, il Mycoplasma, gli streptococchi oppure virali quali Herpes o la presenza di fistole o anche neoplasie.
    L’ odore amminico ( quello di pesce marcio, per intenderci ) è più forte quanto più alcalino diventa la zona peri-genitale e genitale.

    Ovviamente in questi casi, oltre ad una scrupolosa igiene intima con detergenti specifici, è vivamente consigliata la visita e le cure mediche.

    In poche parole…manco si lava lo ZOZZONE!!!

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