Seviziano famiglia di disabili….fanno accoppiare una bimba con un cane…e la condanna è di….

Seviziano famiglia di disabili….fanno accoppiare una bimba con un cane…e la condanna è di….

handicap e abuso

Non commento l’entità della pena. Siamo in Italia e oramai sappiamo come le cose vanno. Semmai riceviamo uno stimolo in più per non smettere mai di lottare. Certo è che 9 anni per i reati che vado ad elencare sono a dir poco ridicoli.
Una coppia di “benefattori” si prende cura di una donna disabile e dei suoi due figli, anche loro gravemente disabili. Peccato che il loro prendersi cura sia in realtà una copertura per abusi, maltrattamenti e comportamenti sadici.

La ragazzina di 14 anni è costretta ad avere “rapporti sessuali con un cane,  il pastore tedesco di casa”, mentre i bimbo di 11 anni veniva ustionato con l’acqua bollente.
I due sadici (anni 77 lui e 43 lei!) sono stati condannati anche in secondo grado, ad una pena, lo ripeto, ridicola. Lui poi vista l’età dubito andrà mai in carcere.
Purtroppo loro nomi non sono stati diffusi, per quel garantismo tipicamente italiano. Così come quello del loro figlio (all’epoca dei fatti minorenne, quasi coetaneo delle vittime) e pur lui ritenuto colpevole, ma non giudicabile per la minore età.

I fatti sono emersi solo quando una delle vittime è finita in ospedale e ha trovato al forza di chiedere aiuto spiegando che le scottature non se le era fatte da solo ma gliele avevano causate.
Il tutto è avvenuto in Sardegna, in provincia di Sassari. E ancora una volt ava segnalata la totale cecità dei servizi sociali che seguivano la donna disabile e i suoi figli. Anche se scrivere queste cose oramai è come sparare sulla Croce Rossa.
Dalla Sardegna al Veneto. A Carmignano, nel padovano, un uomo ha ammesso di aver abusato il figlio disabile del proprio collega.
Ha trent’anni si chiama Michele A. è di Brenta (la stampa veneta batte la stampa sarda) ed il suo modus operandi è interessante e da manuale. Si è fatto amico il collega di lavoro per poter così avvicinarsi al di lui figlio, un bimbo affetto da problemi psichici.

“Le violenze risalgono al 2012, e l’inchiesta ha preso avvio da un caso fortuito. Il discorso ad alta voce di un gruppo di amici in un bar del paese di residenza del bambino era giunto alle orecchie di un agente della polizia postale di Vicenza fuori servizio che si trovava nel locale. Gli uomini parlavano della vicenda di un padre preoccupato per le confidenze del figlio che aveva riferito delle presunte violenze ricevute. Il poliziotto aveva riferito l’accaduto ai superiori che a loro volta avevano messo al corrente la procura e la squadra mobile di Padova. Dalle intercettazioni telefoniche dell’inchiesta agli inquirenti è risultato inequivocabile il coinvolgimento del 30enne, già noto alle forze dell’ordine poiché condannato per detenzione di materiale pedopornografico e ai domiciliari in una struttura protetta del Veronese. L’uomo ha confessato le proprie responsabilità.“
Ultima nota. Il padre del bimbo, non il pedofilo, ha dovuto lasciare il posto di lavoro per non ritrovarsi più in giro l’uomo che ha fatto del male al proprio bambino. Se non è un mondo al contrario questo…

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