“Sono una bambina pocodibuono”….la storia di Simona.

“Sono una bambina pocodibuono”….la storia di Simona.

Domenica avremo il nuovo incontro col coordinamento nazionale vittime pedofilia, progetto che come sempre dico è il fiore all’occhiello per la Prometeo, poiché da lì sono ripartite tantissime vite.

Tante, tantissime però quelle che stanno là fuori…ancorate al palo…ferme sotto una cappa di dolore, senso di colpa, vergogna….ree di aver subito abusi….eppure se solo capissero quanta meraviglia c’è nei loro cuori…quanto bella è la vita che le aspetta.

“Simona” è una di loro….ho lasciato la lettera integra (malgrado alcuni dettagli che spesso ometto)…leggetela, fatela circolare, e soprattutto al di là del mero racconto, raccogliete tutta la sua sofferenza…ma anche quel desiderio di riscatto che pe rora è un lumicino, sotto alla cenere, ma che sono certo diventerà un incendio….si chiama vita,  non facciamola più  attendere.

Grazie “Simona”, sei grande, immensa, solo che ancora non lo sai….

 

Ciao Max,
non so xchè ho deciso di scrivere proprio a te….
Sono arrivata al tuo blog cercando di alleggerire un po’ i sensi di colpa,
pensando che magari leggendo altre esperienze avrei trovato dei punti comuni che mi avrebbero aiutata.
Ho letto decine di esperienze, storie di BAMBINI (3-4-7-9 anni) stupri e
violenze, ho letto del loro terrore, del dolore e dei traumi subiti, dell’odio
che provavano nei confronti dei loro orchi, dell’infanzia rubata e mi sono
chiesta con che diritto mi permettevo di accomunare la mia alla loro storia.
Piccole vittime dell’orrore, che non hanno avuto scelta.
E’ proprio dalla scelta che inizio la mia storia, quella che ho fatto e che mi
porterò sul cuore come un macigno per il resto della vita.
Una vita perfetta. Ho raggiunto tutti i miei obiettivi, realizzato i miei
sogni…. laureata, specializzata, sposata, madre di due figli….ma
all’improvviso compare un dolore… li dov’era riposta una strana storia, li
dov’era chiusa una relazione fuori dagli schemi ma pur sempre una relazione, in un cassetto in fondo all’anima.
La prima volta che l’ho definita molestia è stato solo per paura, paura di
essere giudicata una bocodibuono,o forse per essere, almeno per una volta, trattata come una vittima…. pur non sentendomi tale.
Dopo 25 anni sono ritornati lentamente, come dei piccoli tasselli, episodi,
immagini, scene, odori….sapori!
12 anni…quasi donna, non certo una bambina.
Uno zio, quasi quarantenne, i primi contatti. Ero curiosa, forse un po’
spaventata da quelle mani, ma curiosa. Un rientro in città, dal mare, solo noi due, delle riviste “segrete”….
Non ricordo come, ma mi vedo nuda, addossata al muro del corridoio di casa sua, lui che si spinge contro di me, non dico nulla, non scappo…. ricordo la luce del sole che veniva dalla porta del bagno….e poi il letto, forse delle mani che guidano le mie tra le sue gambe, ero una donna, lo diceva lui ed io ne ero certa… lo fanno tutti… ma bisogna mantenere il segreto.
Ero felice di sentirmi adulta, ero felice che qualcuno mi trattasse così. Era
tutto un po’ strano…ma forse per gli adulti le cose vanno così.
Qualche sera dopo, si va a comprare i gelati…solo noi, senza i suoi figli…
più lontano del solito… accosta su di uno stradone isolato…..ricordo la
luce del lampione, l’aria fresca di una serata di luglio…. e la sua voce che
dice di fare come con il “calippo”…ma “Fai attenzione, se senti qualcosa in bocca non ingoiare”… lo ripete due volte e poi mi spinge la testa verso di lui, la mano sulla nuca,le cuciture dei sediolini, la luce della notte…
nessun’altra immagine, nessuna sensazione, solo la nausea… i conati…ma non devo vomitare… non posso. E poi….sputo fuori dal finestrino, ancora conati, un sapore amaro che rifiuterò per il resto della vita, Sputo pensando che se non l’avessi fatto forse sarei rimasta incinta, ma  troppo vicino allo
sportello. Si arrabbia, devo vedere se ho sporcato la macchina, sono proprio una stupida.
Ma non importa… lui mi ama ed io lo amo. E poi dice che sono io che gli
faccio perdere la testa, con nessun’altra è così, e che mia zia starebbe
malissimo se si scoprisse, di certe cose non si parla.
Quanto altro c’é da raccontare, quanti altri incontri, quante altre volte mi
sono venduta per sentirmi adulta non sto qui a raccontare.
Ricordo bene però tutte le volte che, facendomi vedere le sue riviste, mi
chiedeva di scegliere ed io sceglievo quelli che oggi definirei rapporti
completi, ma che allora mi sembravano solo il mezzo per non fare ciò che non mi piaceva. Ma non si poteva. E così qualunque gioco, piacevole (e mi vergogno ancora oggi a definirlo tale) finiva poi nello stesso modo.
Negli ultimi tempi mi sono data della puttana decine di volte per quelle
scelte, per i no non detti, per il piacere che provavo con le sue carezze.
Ho scritto tutto in un racconto…tutto ciò che ricordo, e la persona che lo
ha letto dice che ho usato spesso la parola paura, ma non la ricordo…. Non
riesco a ricordarla se non l’ultima volta mentre scendevo le scale verso la
cantina come un condannato a morte, consapevole di ciò che mi aspettava, ma ancora una volta non dissi di no, e così mi ritrovai in ginocchio dinanzi a lui, ed ancora una volta ricordo solo la porta semichiusa di quella cantina, la paura di essere scoperti, l’umidità e la semioscurità….la rassegnazione.
Quanti mesi o quanti anni erano trascorsi non so dirlo esattamente, so che ad un certo punto gli ho detto che non volevo più, che ero fidanzata (non so se lo fossi davvero). Ero spaventata, non sapevo come l’avrebbe presa… mi fece promettere che appena “l’avessi fatto” con qualcun’altro l’avrei dovuto fare anche con lui, mi chiese di giurarlo ed io lo giurai, ma sapevo che non lo avrei fatto proprio con nessuno.
Smise…. oggi penso che avrei semplicemente potuto chiederglielo prima, ma non sono mai riuscita a fare la scelta giusta, non gli ho mai detto di no, non era una violenza solo una stupida cazzo di relazione. Ma allora perchè sento questo sasso sul cuore? Forse perchè vorrei semplicemente smettere di sentirmi così sbagliata, così sporca, così puttana.
Vorrei sentirmi per una volta la vittima e pulirmi questa maledetta coscienza che non mi da pace….ma non si può, gli errori si pagano, ed io ne porterò il peso per sempre.
Qualche volta analizzo tutto razionalmente, vedo una verità a me sconosciuta, ma non riesco a crederci fino in fondo. Ad un passo dalla “luce”, torno indietro… forse é giusto che questo dolore resti li dov’é.
Non so se leggerai questa mail, non so se mi servirà ad uscire da tutto
questo, non so se un giorno leggerò la mia storia e mi sembrerà così simile a quella degli altri, ma almeno ci ho provato. Grazie,
“Simona”

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