Sopravvivere all’inferno. Ce la si può fare. La storia di Edie.

“Io sopravviverò”.

little_dancer_by_svision

A chi partecipa al nostro coordinamento nazionale vittime di pedofilia, soprattutto se è all’inizio di un percorso, racconto sempre questa storia, la storia di Edie Eger. Partiamo da quando questa bimba, danzatrice provetta e talentuosa ha 16 anni. Si è già esibita nei teatri di mezza Europa ed ha davanti a sé, vista la giovane età, un sicuro futuro di grande successo. La vediamo scendere dal treno. Non è la prima volta che prende il treno per viaggiare ma stavolta è tutto così diverso. E caotico. Scende dicevo e davanti a sé c’è un uomo che divide i passeggeri in due file. Lei va a sinistra, mentre i suoi genitori a destra. Poche ore dopo loro moriranno. Gasati e poi bruciati nel forno crematorio. Di Auschwitz. E quando lei, sola, in una baracca chiederà “ma quando potrò rivedere la mia mamma ed il mio papà” le risponderanno: “eccoli, stanno uscendo ora da quel camino, vedi di dimenticarli presto”.

Alla sera in quella baracca torna l’uomo del mattino. Quello che divideva la gente in due file. Ha voglia di “divertirsi”, di “passare la serata”. Lei è magra, magrissima già di suo. A tal punto che l’SS che doveva tatuarle un numero sul braccio non lo fece perché “non ha voglia di perdere tempo e poi questa sicuro che la gasano subito”. Davanti a quel uomo austero, lei fa l’unica cosa che sa fare: ballare, mentre un altro carcerato suona in sottofondo un brano di Strauss. Lei balla, chiude gli occhi, pensa di stare su un palcoscenico prestigioso, in un teatro importante, davanti ai suoi genitori che commossi la applaudono. Sente il profumo dei fiori che le regaleranno, gli odori del teatro e volando via da lì, appunto, balla forse come mai prima d’ora. Lo farà ogni giorno. Per mesi. Ballando e sognando insieme. E così si salverà.
Facciamo un salto nel tempo: lei oggi. Vive in America, ha 5 nipoti, un bisnipote. Ha avuto due mariti. Ha uno studio pieno di statuine di ballerine di tutte le fogge. La chiamano “l’Anna Frank che ce l’ha fatta”. Per carità, a lei certo fa piacere, ma quando le dicono “che donna forte che sei” le si arrabbia e risponde: “non sono una donna forte ma una donna che sa cos’è la forza”.
Torniamo indietro di nuovo nel tempo: ancora là. C’è lei, una ragazzina minuta. Pesa 20 kg quando gli alleati entrano nel campo di sterminio e lei sta schiacciata sotto ad un blocco di cadaveri. Per fortuna un soldato nota che la sua mano trema, “è viva, questa è vivaaaa!”. Come è SOPRAVVISSUTA? Vi chiederete. “Pensavo al futuro. Passavo ore guardando i prati, contando i fili d’erba, il loro spessore. Tanto più un filo era grosso tanto più succoso sarebbe stato”. Ma più di tutto, Edie, ripeteva a sé stessa: “tutto questo passerà, è temporaneo, ed io SOPRAVVIVERO’ ”. Oggi. America. Lei si occupa di “sopravvivenza emotiva”. Insegna proprio questo. A sopravvivere, progettando il futuro. Partendo da sé stessa. Da quando bambina, senza alcuna speranza, danzò ogni sera davanti ad un uomo. Un uomo chiamato Joseph Mengele.
Massimiliano Frassi, Associazione Prometeo lotta alla pedofilia.

 

“Nessun dolore è per sempre”: www.associazioneprometeo.org

I Commenti sono chiusi

Come usare il Blog
Libri
libro nero pedofilia
ho conosciuto un angelo
bambini bucarest
adesivo
prometeo

Per non dimenticare Tommaso Onofri

Tommy

Archivio
Powered by AtSafe