Storia di Roberto. Che ha capito quanto è speciale. E che ha deciso di non fare più sconti. A chi non lo merita.

Un giorno lo faremo. Metteremo insieme tutte queste storie, stampandole, pagina dopo pagina. Quasi 15 anni di voi. E con quei fogli, che tanto male hanno esorcizzato, tappezzeremo il mondo, dalla terra al cielo. Perché tutti possano vedere. Toccare con mano. Capire.
Poi torneremo da voi. Con un  vagone carico di commozione, lacrime, anche rabbia, certo, perché noi siamo esseri umani e quando calpestano un bambino gli esseri umani si arrabbiano.
Ma soprattutto, in quel vagone, ci metteremo quel sorriso, quel abbraccio, quella solidarietà che altrove vi hanno negato. Per paura, timori, complicità.
O semplicemente perchè non hanno mai capito quanto grandi voi siate.
Quella che segue sarà una di quelle lettere che stamperemo. Credo en siano arrivate migliaia in questi anni. Così simili e così uniche. L’ha scritta un’altra persona speciale. Lo chiameremo “Roberto”. So che lo accoglierete come sempre avete fatto fino ad oggi con chi l’ha preceduto. Con chi lo seguirà:

Mi chiamo “Roberto”, ho compiuto da poco 25 anni. Due anni fa, dopo anni di tormenti e confusione, decisi di rivolgermi alla psicologa della mia Università per cercare di guarire da dei tremori e rossori persistenti, che mi stavano rovinando la vita fino a farmi desiderare il suicidio. Tutti i miei conoscenti mi avevano sempre detto che si trattava di timidezza e che con l’età sarebbe passata. In realtà il tempo passava ma i miei problemi no, anzi sembravano peggiorare. Mi sentivo un freak, un diverso, perché spesso non riuscivo a intrattenere una semplice conversazione senza tremare, arrossire, senza provare una paura irrazionale e un enorme desiderio di scappare e evitare le persone. Non riuscivo a fare una presentazione in classe, non giocavo a calcio perché l’emozione di essere guardato in campo era troppo opprimente, avevo rinunciato a suonare la chitarra perché le mani mi tremavano troppo quando un’altra persona mi guardava, inutile dire che non ho mai potuto avere una ragazza. Ma ero solo timido, come diceva mia mamma. Col tempo sarebbe passato. La psicologa mi disse che soffrivo di fobia sociale e così iniziammo una terapia per affrontare questa patologia. Dopo un altro anno di sofferenza cominciai a notare i primi miglioramenti, ero più sicuro di me stesso e riuscivo a stare in mezzo agli altri più tranquillamente. Però a un certo punto cominciai a stare male: la notte non dormivo più a causa degli incubi, spesso mi capitava di iniziare a piangere all’improvviso, senza una ragione; e poi cominciarono ad affiorare i ricordi. I ricordi di quando ero bambino. Quando mia madre mi picchiava, mi lanciava oggetti contro, mi insultava, mi diceva che “non ero un uomo, che non valevo niente, che ero nato per farla esaurire”. Ho sempre saputo che mia madre soffriva di depressione e che probabilmente soffre di problemi psicologici anche più gravi. Ho sempre saputo che era stata violenta con me e mio fratello. Però in qualche modo quei ricordi li avevo rimossi, non avevo addirittura mai collegato la mia fobia e il ritiro sociale a quello che era successo nella mia infanzia! Sono tornati alla mente anche i ricordi di quando mi lavava nella vasca da bagno, quando mi facevo alzare e sedere a comando e mi strofinava tutto il corpo, genitali compresi. Essere lavato da una madre può sembrare una cosa innocente e tenera. Ma io ancora sogno quegli occhi che mi fissano i genitali e mi controllano. Quei bagni hanno distrutto la mia sessualità, impedendomi di avere rapporti con le ragazze e permettendomi di ricevere tutta una serie di simpatici nomignoli come asessuato o eunuco. Adesso sono in cura da uno psicoterapeuta specializzato in traumi che mi sta aiutando a ricostruire come le disfunzioni della mia vita sono collegati agli abusi subiti da piccolo. A quanto pare soffro di un disturbo dissociativo, ho cioè separato da me stesso e rimosso tutti quei ricordi e sentimenti terribili per costruirmi un’immagine più umana di mia madre e poter così sopravvivere attraverso l’infanzia e poi l’adolescenza. Se ho deciso di raccontare la mia storia, però, è perche l’aiuto terapeutico mi sta facendo lentamente rendere conto che la visione di me stesso e degli altri che ho avuto per tanti anni è totalmente falsa: non sono un essere inaccettabile, un fallimento, uno sfigato che nessuna ragazza vorrebbe, un fesso o un ingenuo che non capisce nulla della vita; e gli altri non sono tutti lupi pronti a sbranarmi al primo segno di debolezza, non sono tutti manipolatori e cospiratori con malvagi secondi fini, non tutte le persone sono inaffidabili o corrotte. Mi sono reso conto che per tutti questi anni mi sono assunto la colpa delle violenze subite, ho creduto davvero che la paura, il terrore, il dolore che provavo fossero stati causati da me, da me che in qualche modo ero sbagliato e quindi mi ero meritato queste punizioni; ma soprattutto, ed è la cosa che mi fa più rabbia, ho capito che la vergogna, il senso di isolamento, l’idea di essere sempre deriso e ridicolizzato, la convinzione che ogni volta che esprimessi la mia opinione sembrassi stupido o falso, sono stati solamente gli strumenti utilizzati da mia madre per mantenermi in silenzio, per tenere tutto nascosto e avvolto nella segretezza, perché non fosse macchiata l’immagine di famiglia perfetta e felice e non si venisse a conoscenza della sua vergogna e della sua vigliaccheria. Poiché lei sì che ha davvero vergogna di quello che ha fatto, ma ha preferito distruggermi la vita e scaricare tutto il peso su di me e mio fratello, ha preferito chiudermi la bocca screditandomi e facendomi sentire un imbecille, piuttosto che ammettere che lei non fosse una moglie e madre modello. Mi ci sono voluti due anni di terapia per capire che persona orrenda sia mia madre, ma adesso non le faccio più sconti.
Grazie per avermi ascoltato
“Roberto”

Ma non finisce qua.
Ieri parlavamo di come le vittime vengano oltraggiate. Sempre!
Oggi raddoppiamo la loro voce. Che qua è già da tempo un coro. Potente. Fortissimo.
Con una lettera che è dolore puro. Vivo.
Scritta da un’amica che vi chiedo di abbracciare. E che con noi farà un pezzo di strada, mano nella mano….

“Ciao!
Io non ti conosco nemmeno di persona, non so chi sei, ma so come per incanto che ho bisogno di te, della tua presenza nella mia vita per poter dare voce a quella bambina che è rimasta sepolta sotto le macerie per troppo tempo. Da quando ho letto queste testimonianze sul tuo sito non mi sento più sola, l’unica al mondo, anche se poi il dolore è “unico”. In alcune testimonianze pare che l’elemento dominante per chi abbia ricevuto abusi è “il senso di colpa”. Quel senso di colpa che ti rende vittima di te stessa, delle tue paure. Zitta, del resto la prima cosa regola è “stare zitta” “TACERE”!

È troppo tardi per salvare quelle bambine che da piccole sono state abusate!
Ma forse esiste per ognuna di noi un attimo, un solo attimo in cui tutto questo diventa consapevolezza e le grida di quella bimba le senti, le senti forti nel cuore della notte, le senti forti, hai paura! Paura di non essere creduta, paura di impazzire, paura di crollare, paura di credere che quel lupo cattivo possa fagocitarti ancora e ancora. E’ un suono, un odore, quell’odore acre pungente di alcool che ti ricorda quelle grida che irrompono nel silenzio apparente della tua vita.
Mani troppo grandi per un corpo troppo piccolo quasi inesistente, odori persistenti che non andranno mai più via. Sei già sporca quando per te il significato di sporcizia equivale solo a polvere. Zitta! Zitta! perché poi la mamma ti da botte. E la mamma le botte le da sul serio, anche per nulla, perché tu sei cattiva, la bimba più cattiva del mondo! Già sporca e cattiva! la mia famiglia, la famiglia del mulino bianco, tutti con il sorriso e poi dopo quel bellissimo tramonto, la casa degli orrori. Da pochi giorni è come se avessi ritrovato quella memoria persa, mi sento impazzire nei meandri di questi ricordi. È terribile solo pensarlo tutto questo, è terribile poi pensarlo nella tua vita. Ti senti ancora una volta divorare dai sensi di colpa, dalla paura di impazzire, ti senti perso e solo. Come fai a far ripartire la tua vita, come se nulla fosse accaduto.
Grazie!”
“Rosanna”

7 Commenti a “Storia di Roberto. Che ha capito quanto è speciale. E che ha deciso di non fare più sconti. A chi non lo merita.”

  • Daniela:

    O
    °——————-|——————-°
    ^
    non è abbastanza grande per contenervi tutt’e due…ma basta il pensiero, il mio per voi.
    Siete una forza!

  • Nounours:

    a Roberto e Rosanna va il piu grande pensiero solidale per ciò che hanno subito..a Roberto un pensiero speciale perchè in qualche modo una somiglianza c’è..la timidezza..quella che ancora oggi non riesco a superare, quella che mi ha bloccato da bambina..come lui..
    grazie per la vostra testimonianza..

  • MARY:

    Altre 2 lettere come pugni nello stomaco….2 storie così diverse ma così uguali sempre con il solito comune denominatore….la violenza che fa parte della loro vita e della nostra,che non si puo’ cancellare mai anche quando la nostra mente,per protegegrci,tenta di negare che esista,raccoglie tutto e lo nasconde così bene che,spesso,non siamo in grado di ritrovarlo senza aiuto…………spesso è così difficile chiedere aiuto,spesso è piu’ facile chiudere gli occhi e andare avanti tanto il dolore prima o poi passa,poi ritorna,poi passa di nuovo e per non dover spiegare a qualcuno perchè cadiamo spesso nella depressione anche senza un apparente motivo o per non farci mettere da parte dal resto del mondo,ci mettiamo la solita maschera che ci fa sembrare sempre sorridenti come se niente ci potesse fare male.. ma cosa succede quando siamo soli,quando finalmente non dobbiamo piu’ fingere perchè non c’è nessuno ci sta guardando e a nessuno dobbiamo dare spiegazioni? SI CROLLA E SI PIANGE a volte senza nemmeno sapere perchè….le notti perse a pensare,a ricordare…a non dormire per paura dei soliti incubi che ci fanno svegliare completamente sudati e in preda al panico….ma tutto questo prima o poi tornera’ al mittente,prima o poi sto benedetto elefante finira’ e il sorriso che splendera’ sul nostro viso non sara’ piu’ solo una maschera indossata per l’occasione ma sara’ un raggio di luce forte e luminoso,grande come il nostro cuore di bambine e bambini cresciuti e nessuno potra’ piu’ ferirci!!!!!!!!!!
    UN ABBRACCIO IMMENSO! by mary

  • Rita:

    Ciao Roberto, le tue parole mi hanno colpita. Sicuramente starai rivivendo tutta la sofferenza che non ti sei concesso allora. Allora grida, piangi e prendi le distanze da chi non ha saputo proteggerti.Oggi ti devi proteggere amare e devi curarti dei tuoi sentimenti. La terapia ti sarà di grande aiuto.
    Spero che ti arrivi il mio forte abbraccio.CIAO Rita

  • Rita:

    Un abbraccio anche a Rosanna.Rivivere i ricordi ti distrugge ma spero che ti possa permettere di allontanarli un pò. Anche solo un poco per volta.Ti auguro di avere tanta forza x continuare ad affrontare il tuo dolore.Quando senti di non avere più energie passa da queste parti…Max e tutti i suoi amici sanno sempre toccare le corde giuste.Un bacio a te…Rita

  • giuppy:

    Quei bimbi non ci sono più purtroppo, ma i ricordi, quei ricordi, quelle paure che di notte ti hanno fatta stare male, ti hanno fatto vomitare, quelle paure che non eri capace neanche tu di capire da dove venissero quelle si che ci sono ancora adesso. La tua vita può ripartire solo se ti lasci attraversare da questo dolore intenso, forte che senti dentro ogni singola parete del tuo corpo. Vorresti dire basta, ma sai che non puoi più tornare indietro, mai più!

  • lottoperunsogno:

    Un abbraccio forte a Rosanna e Roberto. A Roberto vorrei dire che ci sono passata anch’io, ho un’esperienza di vita molto molto simile alla tua. Prendi le distanze, se vuoi tagliare i ponti fallo senza rimorsi, e rifatti la tua vita. Ne vale la pena. E ce la si può fare, te l’assicuro.

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