Articoli marcati con tag ‘abusi su bambini disabili’

Leggiamo la sentenza del caso Pietro Materi. Predatore di bambini disabili.

Leggiamo insieme  la sentenza del caso Pietro Materi. Predatore di bambini disabili.

 È uno dei casi peggiori di cui ci siamo mai occupati e non esagero se dico uno dei peggiori casi di pedofilia al mondo.Una rete internazionale di cacciatori di bambini disabili.
Tra questi un italiano, Pietro Materi, la cui storia recuperate qua:
http://www.massimilianofrassi.it/blog/tag/pietro-materi

Ora leggiamo insieme la sentenza di condanna:
che diciamolo subito è stata di anni 16 di reclusione!
Ma andiamo a vedere alcuni stralci della sentenza, che riportano dritti dentro il mondo della pedofilia:
”La completa analisi e la attenta valutazione delle risultanze istruttorie acquisite al fascicolo del dibattimento impongono l’affermazione della penale responsabilità del Materi in ordine ai gravissimi fatti a lui contestati, ampiamente ammessi, peraltro, dallo stesso imputato in sede di interrogatorio acquisito al giudizio su accordo delle parti.”
L’indagine parte nel 2010, con modalità che tralasciamo per non dare suggerimenti ai pedofili. Diremo solo che la Polizia Postale svolge un eccellente lavoro sottocopertura e riesce così ad entrare nella rete di pedofili collegati a Materi.
La perquisizione a casa sua porta subito al ritrovamento di materiale pedopornografico, con “minori anche in tenera età prevalentemente di sesso maschile”.
“Attraverso protocolli criptato” l’indagato aveva condiviso tantissimo materiale con “una selezionata lista di utenti”.
Come spesso accade per questi soggetti “il materiale pedopornografico era stato scrupolosamente ed ordinatamente archiviato, al fine di consentirne una facile ricerca nell’ingente patrimonio” (vi ricordo che parliamo di bimbi abusati!).
La sentenza da qui continua con delle analisi tecniche che vi ometto, fino a presentare la cartella denominata “Me” con il materiale prodotto dallo stesso Materi. Questa la frase scritta sulla sentenza per descriverlo:
“drammatico è il contenuto delle immagini nella cartella”.
Le immagini descritte sono quelle realizzate nei bagni della scuola dove Materi insegnava. E descrivono gli abusi su due bimbi disabili.
Inutile spiegare perché ometto la descrizione riportata: aggiungo solo un dettaglio, che so essere disturbante, ma serve per ribadire (nuovamente) di cosa ci stiamo occupando:
”le foto ritraevano il minore dapprima in compagnia di un suo coetaneo, poi da solo alla presenza di un uomo con il pene eretto (il Materi) che, dopo essere stato toccato dal minore, raggiungeva l’orgasmo”.
La sentenza continua con el indagini della Polizia, che scopre la scuola dove Materi ha operato e quali bimbi ha “seguito” in qualità di insegnante di sostegno. Tutti bimbi con disabilità.
La Polizia vede poi che i bagni della scuola sono gli stessi che appaiono nelle immagini.
Interrogato, Materi confessa: “ammetteva di scambiare materiale pedopornografico a mezzo di internet sin dall’anno2006”e parlando di una delle sue vittime diceva “che il piccolo M. era molto legato alla sua persona”.
E visto il legame di fiducia che il bimbo ha creato con lui, ecco scattare gli abusi.
”In un’occasione l’imputato munitosi di macchina fotografica, lo aveva portato in bagno ed aveva scattato delle foto mentre urinava e lui lo aiutava….dopo alcuni mesi, sempre in occasione della necessità del bambino di andare in bagno, lo aveva fotografato nudo e mentre lo sottoponeva ai suoi palpeggiamenti. L’imputato aveva poi scambiato tali foto a mezzo di internet con altro materiale pedopornografico relativo a bambini al di sotto dei 10 anni, autoprodotto da parte di un malese – che gli aveva inviato fot di bimbi nudi che avevano rapporti sessuali tra loro e con lui (orali masturbazioni, anali, solo con maschietti) ed uno statunitense che gli aveva inviato alcune foto del figlio e dell’amichetto di 8 anni nudi che dormivano”.
Per oggi ci fermiamo qua. Anche se già questo basta. Per portarvi dentro il mondo della lucida follia, di esseri troppo disumani per chiamarli uomini.

 

 

 

 

Abusi e bimbi disabili. La vergogna continua…

Abusi e bimbi disabili. La vergogna continua…
Sono state depositate le motivazioni del processo Pietro Materi.
A breve (dateci il tempo di digerirle….) le riportiamo e commentiamo.
Intanto un altro caso di abusi su bimbi disabili. Che come diciamo spesso, sono tantissimi. A Salerno una ragazzina disabile ha subito abusi per quasi 3 anni. Da un 63enne ora agli arresti. La bimba (affetta da un gravissimo deficit psico fisico) veniva abusata a casa sua. La Procura sta indagando sull’eventualità che i genitori la vendessero….la bimba infatti raccontò tutto alle assistenti sociali quando fu tolta (3 anni di abusi dopo) ai genitori. Il legale del pedofilo si dice intenzionato a chiedere al scarcerazione per “inconsistenza dell’attività investigativa e delle accuse rivolte”.

Gli abusi sulla bimba disabile non esistono: “chi mai abuserebbe una mongola?”

Ancora abusi sui bambini disabili.
Oramai non si contano più i post del mio blog che si sono aperti con questa frase.
Un mondo sommerso, sotto strati di fango, che soffoca le grida di dolore di innocenti impossibilitati, ancora più impossibilitati, a difendersi. O anche solo a chiedere aiuto.
Abusi sui bambini disabili, l’ennesima frontiera di una follia che si nutre solo di male, senza il quale non potrebbe esistere. Male che chiamano “amore” con l’auto illusione di poter appartenere al genere umano e non invece all’ultima scala darwiniana di un’evoluzione mancata. Pura preistoria. Nel corpo e nell’anima.
Il caso, l’ultimo in ordine di tempo, arriva dalla provincia pavese e ce ne siamo già occupati in passato.
La prima volta fu con questo post:
http://www.massimilianofrassi.it/blog/il-fidanzato-di-mia-sorella-lei-11-anni-e-lui-63.html

Oggi torniamo a parlarne perché altre due persone (oltre a Berengario Borromeo di anni74 e Luciano Finotti di anni 63) sono finite agli arresti (purtroppo solo domiciliari) per i presunti abusi nei confronti di una bimba disabile mentale, di 12 anni.
Sono due soggetti molto noti nel paese di Inverno (un nome una garanzia), il fruttivendolo ambulante di Santa Cristina, Sebastiano Margarine di anni 46 (con precedenti) ed una guardia giurata, Angelo Cremascoli di anni 57 (v. foto).
La guardia giurata si offriva di accompagnare la bambina a fare dei giretti, mentre il fruttivendolo la adescava quando la incontrava in strada facendola salire, “con gran facilità, sulla propria auto” e portandola poi in posti appartati, per abusarla.
Mi chiedo al fronte di un caso simile da noi seguito, quello di Aurelio Baisotti, (http://www.massimilianofrassi.it/blog/le-certezze-morali-un-altro-passo-importante-dal-processo-ad-aurelio-baisotti-stupratore-di-una-donna-gravemente-disabile.html   ) quante siano ancora oggi le bimbe/ragazze con gravi disabilità vittima di simili esseri.
Soggetti che vivono in realtà dove, lo si dica una volta per tutte, in molti sanno ma non intervengono. Per paura, o ancora peggio, complicità.
E così accade pure a Inverno, dove al fronte delle dichiarazioni del Procuratore Gustavo Coppa il quale ha detto: “dopo una certa omertà iniziale la gente ha iniziato a collaborare, (d’altronde) non potevano non sapere”, si scontrano le dichiarazioni delle gente medesima:
”per me questa storia è tutta una montatura…è una persona a modo che ha sempre pensato alla famiglia….oggi basta un pettegolezzo detto da un bambino matto e si finisce come pedofili su tutti i giornali…
….lo conosco bene il Sebastiano compro sempre le arance da lui e poi diciamolo come è possibile che abbia fatto una cosa così, ma la conoscete la bambina, quella è una mongola…”.
Abusi su bambini disabili. Forse dovremmo cambiare il termine e farlo diventare abusi su bambini, da parte di uomini inabili al ruolo di esseri umani.

Oggi la sentenza sul predatore di bimbi disabili. Intanto….

È attesa per oggi la sentenza per il caso di Pietro Materi, predatore di bimbi disabili, il cui caso abbiamo portato alla luce alcuni mesi fa grazie alla testimonianza di un coraggioso genitore.
Nel frattempo sul fronte “abusi sui disabili” (che non mi stancherò mai di ripetere, essere tantissimi, e stare al primo posto tra le priorità della prometeo, in termini di contrasto e sensibilizzazione) arriva un’altra notizia, che evitiamo di commentare, ma che riportiamo integralmente dal sito del Secolo XIX.

“Abusi su disabili, visionati i filmati.
Chiavari – Dieci filmati, ognuno della durata di qualche minuto. E la verità sul caso Cella, il professore di educazione fisica accusato di abusi su disabili, va in scena. Ieri, in tribunale a Chiavari, “spettatori” delle riprese effettuate dalla polizia grazie a telecamere nascoste, erano i tre legali delle due persone coinvolte nell’inchiesta. Gli avvocati Andrea Vernazza e Fabio Di Sansebastiano, che assistono Emilio Cella, 52 anni, attualmente in carcere a Chiavari; e l’avvocato Camillo Ciurlo, difensore di una professoressa chiavarese di 49 anni, N. D., indagata a piede libero.

L’inchiesta è relativa ai presunti abusi su ragazzini portatori di gravi handicap fisici e psichici che frequentano l’Istituto comprensivo di Cogorno (dove lavorano i due docenti coinvolti nell’indagine) ospitato al Villaggio del Ragazzo di San Salvatore. Emilio Cella è finito in manette il 28 novembre, con le pesanti accuse di maltrattamenti aggravati, violenza sessuale aggravata, atti sessuali con minori e corruzione di minorenni (questi ultimi due reati in concorso con la collega N. D., di 49 anni).

Tecnicamente, con la visione dei filmati, i legali dei due professori hanno avuto copia degli atti di indagine; un passaggio fondamentale per poter elaborare una strategia difensiva a tutela dei loro assistiti. Nei prossimi giorni gli avvocati chiederanno di poter essere ascoltati dal pm titolare della delicata indagine, il procuratore capo Francesco Cozzi. L’inchiesta, fin dai primi passi, è stata secretata, e non è possibile quindi conoscere il contenuto delle immagini che sono state visionate dai difensori alla presenza degli inquirenti. Di certo i filmati si riferiscono a episodi in cui il professore è venuto a contatto fisico con i ragazzi, ed è ragionevole pensare che i legali del docente tenteranno di ricondurre quelle violenze a manovre contenitive nei casi di allievi particolarmente agitati. Ma da quanto è trapelato nei giorni scorsi, anche grazie a testimonianze, emerge un quadro probatorio piuttosto ingombrante per i due indagati, in particolare per Cella. Schiaffi, pugni, gomitate, calci, e poi le umiliazioni, nei confronti di almeno otto allievi dell’Istituto comprensivo: tutti con gravi handicap, e quindi, in quanto tali, impossibilitati a riferire all’esterno l’accaduto.

C’è poi un capitolo ancora più agghiacciante, tra gli elementi di prova raccolti dagli inquirenti. Ovvero i presunti atti sessuali che il docente avrebbe mimato in presenza degli allievi disabili. Un comportamento che ha fatto ipotizzare alla procura di Chiavari i reati di violenza sessuale aggravata, atti sessuali con minori e corruzione di minorenni. E che, se confermati, sarebbero da censurare non solo sotto il profilo penale ma anche sotto quello morale e deontologico.
Intanto, dopo 12 giorni di carcere in regime di isolamento, Emilio Cella è descritto come un uomo che si è chiuso in un cupo silenzio: al momento del suo ingresso alla casa circondariale di Chiavari si era dimostrato sicuro di sé, incredulo di fronte alle gravissime accuse che gli venivano mosse.
Ma le persone che hanno avuto contatti con lui negli ultimi tre o quattro giorni restituiscono un’immagine di un’uomo distrutto, silenzioso, apatico e profondamente depresso. Per questo, per evitare che commetta gesti inconsulti, gli uomini della Penitenziaria controllano la sua cella di ora in ora.”

Il fidanzato di mia sorella. Lei 11 anni e lui? 63.

Ancora abusi a danno di bimbi disabili.
Chi ci legge sa che questo è uno dei temi caldi di questo blog. Da noi portato alla luce e da noi tenuto costantemente sotto quella luce, perché non vinca l’oblio dell’informazione. Abusi sui bimbi (e su donne) disabili. La tragedia nella tragedia. L’ennesima involuzione della sana follia pedofila. Come dimostra anche la storia che vi raccontiamo oggi:
“Lo vedi quello? È il fidanzato più grande di mia sorella”.
A parlare è un bimbo di 9 anni che chiameremo Massimo. Massimo è seguito, insieme alla sua sorella, una bimba con grave disabilità di 11 anni, da una assistente sociale. I bimbi sono figli di agricoltori che passano tutta la giornata in campagna, lasciando i figli da soli a casa. Col fratellino che si prende cura (9 anni, lo ripeto) della sorellina.
L’assistente sociale è a passeggio con Massimo, il quale vedendo per strada un 63enne (Luciano Finotti, residente a Monteleone, in provincia di Pavia) pronuncia appunto la frase sopra riportata. A cui per fortuna l’assistente sociale dà il giusto peso. Facendo poi altre domande, per “capirne di più”.
La dinamica dei fatti dimostra che finalmente si sta lavorando bene per tutelare i bambini e che i processi di cui abbiamo spesso tristemente parlato perlomeno hanno insegnato qualcosa.
L’assistente sociale approfondisce ed il bimbo le apre uno scenario di  puro orrore.
Decide allora la stessa di segnalare il tutto ai Carabinieri che tra mille difficoltà (dettate soprattutto dal fatto che il paese è un piccolo borgo di poco più di mille anime) riescono a fare intercettazioni (ambientali/telefoniche) che portano alla Procura di Pavia un quadro probatorio definito “inequivocabile”.
Quadro che certifica gli abusi a cui la piccola è sottoposta, alla presenza del fratellino, sia da parte del già citato Luciano Finotti, che da parte di un altro “fidanzato”: tale Berengario Borromeo, di anni 74.
Entrambi i predatori oggi sono ai domiciliari. Mentre i bimbi, inseparabili, stanno in una struttura protetta.
Dove, ci auguriamo di tutto cuore, qualcuno riaccenda loro la speranza in una vita decisamente più a misura di bambino.

Altre due storie di abusi su bimbi disabili.

E’ stato condannato a 9 anni di carcere il 55enne riminese accusato di avere abusato della figlia disabile, oggi 26enne, da quando lei era ancora bambina. La richiesta di aiuto della bimba fu raccolto da una insegnate che denunciò il tutto.
A Sava invece (provincia di Taranto), un bidello è stato arrestato dai carabinieri per abusi su una studentessa minorenne affetta da deficit psichico. Anche in questo caso la ragazzina si era confidata, pur tra mille difficoltà e con senso di colpa e vergogna alle stelle, alle proprie insegnanti.
L’uomo attualmente si trova in custodia cautelare in carcere, poichè a detta degli inquirenti sono stati raccolti “gravi indizi di colpevolezza su di lui”.

Abusi sui bambini disabili. Una testimonianza “storica”.


Pedofilia & Disabili.
Prendetevi 10 minuti. E per favore guardate con attenzione questa lezione di vita. Poi fatela girare ovunque (come sempre). Per la prima volta in Tv siamo riusciti a portare la voce dei bimbi disabili vittima di abusi.
E che voce. Quella di una Padre, MERAVIGLIOSO!
Credetemi se vi dico che questa apparizione segna un momento “storico” nella lotta alla pedofilia. Momento che ha aperto un varco importantissimo e generato un numero elevato di segnalazioni al riguardo. Cogliamo l’occasione anche per ringraziare tutto lo staff di Mattino 5.

Parte1:
http://www.youtube.com/watch?v=SDgUK5xCgnc

Pedofilia & Disabili Parte 2/2.
http://www.youtube.com/watch?v=axDm2XPQhC4

Ancora abusi sui bimbi disabili.

Riporto integralmente un articolo. Senza commentarlo, poiché contiene già il solito copione ed oggi non mi va di ripetermi. Dico solo una cosa: massima solidarietà alla famiglia.  
Per oggi, finisce qua.

 Matera, picchiato bambino disabile.
Il 10 febbraio udienza davanti al giudice di pace. L’associazione Dumbo di cui facevano parte non si costituirà parte civile. I genitori: “Ci sentiamo soli”.
LUIGI e Lucia sono i genitori di Francesco, un ragazzo autistico. Seguono loro figlio da quando è venuto al mondo e sperano, per quanto possibile, di riuscire ad abbattere il muro di silenzio che c’è attorno a lui. Per farlo, 14 anni fa, hanno immaginato e fortemente voluto un’associazione all’interno della quale il disagio di chi non ha voce, potesse trovare modo di essere espresso. I loro nomi sono frutto di fantasia nel rispetto della privacy e della delicatezza di una storia che è cominciata tempo fa. Da un anno Luigi e Lucia devono combattere con la solitudine. Non quella provocata dalla malattia del figlio ma quella imposta a chi decide di parlare, di difendere i diritti di un soggetto debole. Nel febbraio di un anno fa il loro figlio fu percosso da un assistente del centro diurno comunale gestito in affidamento dalla cooperativa sociale “I ragazzi della Dumbo”.
Da quel giorno le difficoltà sono aumentate e il ragazzo è diventato sempre più violento, soprattutto nei confronti delle figure maschili. Il 10 febbraio prossimo, davanti al Giudice di Pace, Luigi e Lucia dovranno ripercorrere quella giornata, quella vicenda drammatica e cominciare il percorso che li condurrà al rispetto della legge e della giustizia. Avevano chiesto, accanto a loro, il sostegno dell’associazione Dumbo Onlus, proponendo che si costituisse parte civile nel procedimento, ma la risposta è stato un rifiuto “all’unanimità”. La stessa richiesta è stata fatta all’amministrazione comunale. La decisione negativa assunta dal direttivo dell’associazione Dumbo Onlus (anche se loro se avevano chiesto che l’atto venisse assunto dall’assemblea dei soci, ndr) e comunicata con una lettera imbucata a mano al loro indirizzo e con un testo senza data e con firma fotocopiata.
Oggi si chiedono cosa ne è di tutta quella strada percorsa negli anni con i genitori degli altri ragazzi seguiti dal centro diurno, perché attorno alla loro vicenda è calato un silenzio così pesante. «I disabili non devono essere defraudati dei diritti civili ma considerati portatori di diritti pari a quelli di cui godono tutti i cittadini». Il loro sfogo sta tutto in queste parole, contenute nell’articolo 4 dello statuto dell’Associazione Dumbo Onlus, Per raccontare la loro vicenda hanno deciso di rivolgersi al Quotidiano e ripercorrere quel periodo ricordando che, subito dopo l’accaduto: « La famiglia ha sporto denuncia alle autorità competenti e all’Amministrazione comunale, titolare del progetto ed ha chiesto per iscritto con lettera raccomandata al Presidente dell’associazione Dumbo (che è anche presidente della cooperativa, ndr.), che venisse convocata l’assemblea dei soci, al fine di prendere drastiche decisioni nei confronti di colui che aveva commesso il fatto e posizione ufficiale ed unanime di condanna dell’accaduto, nel pieno rispetto delle finalità dello statuto».
Il disagio della famiglia è ormai palpabile e la difficoltà nella quale vive da un anno si comprende anche dalla necessità di mantenere l’anonimato e di garantire al ragazzo la serenità pur messa in discussione dai fatti che lo hanno coinvolto. La responsabilità della gestione di un figlio disabile rappresenta un conto quotidiano con il quale confrontarsi e che, proprio grazie all’attività delle associazioni, consente di solito di sentirsi meno soli. «Crediamo profondamente nello spirito della cooperazione – spiegano – e per questo siamo iscritti e fondatori dell’associazione Dumbo Onlus sin dal 1997. L’atteggiamento dell’associazione dal febbraio scorso ad oggi è per noi e per nostro figlio una grave offesa perché non tutela i suoi e i nostri diritti. Potete capire l’amarezza, la delusione, lo sconforto in cui siamo piombati non sentendoci tutelati neanche dalla stessa associazione nella quale credevamo. Ci chiediamo a questo punto – proseguono – a cosa servono le associazioni, e soprattutto nel nostro caso, un’associazione di famiglie con disabilità che vivono quotidianamente gli stessi gravi problemi gestionali e che meglio di altri dovrebbero condividere e difendere con tutte le loro forze quelli i diritti e la dignità delle persone care che accudiscono. Da quale parte stanno?
Ancora oggi – prosegue Lucia – mi chiedo quante altre volte mio figlio è stato oggetto di episodi come quello del febbraio scorso, senza che io abbia mai saputo nulla? Come ci si può accanire contro una persona che non può reagire, che non può parlare? E’ inconcepibile per questo – proseguono i due genitori – non schierarsi a difesa della dignità e dei diritti dei propri cari. Per questo ci rivolgiamo alle persone che lottano veramente per l’affermazione di principi e dei valori fondamentali a difesa e tutela dei disabili e delle loro famiglie affinché ci supportino per il raggiungimento di questo obiettivo e contestualmente chiediamo al Csv di Basilicata di prendere anch’essa posizione a riguardo». Il vero paradosso starebbe nelle ultime righe della lettera. Addolorati e provati dalla vicenda, Luigi e Lucia spiegano: «L’associazione non si costituisce parte civile nel processo intentato dalla famiglia ma ha nella sua sede, tutti i giorni, la persona rinviata a giudizio senza che nessuno dei soci abbia mai sollevato tale incongruenza».
Fonte: Il Quotidiano della Basilicata.

La dignità di un genitore parte 1.


Ieri molti di voi hanno seguito la puntata di Mattino 5 (per chi l’ha persa a breve mettiamo tutto – anche le puntate precedenti –  nel sito di Prometeo). La storia di “Antonio” (nome usato nel blog e che in tv è diventato Giuseppe) bimbo gravemente disabile abusato dall’insegnante di sostegno Pietro Materi, ha colpito tutti. E solo stamani, dalle 8, sono quasi 100 le mail arrivate al riguardo…..
Oltre a quello però ha colpito moltissimo la figura del papà di questo bimbo, il sig. Francesco.
Che con una lucidità, ma soprattutto una dignità, immensa, ha raccontato il vissuto suo e di sua moglie (altrettanto splendida).
Ci siamo sentiti spesso negli ultimi tempi con lui. Mi ha raccontato di quanto questa società sia poco a misura di bambino disabile.
Di quando la famiglia va al ristorante e lui sorride ai vicini di tavolo se questi guardano male il suo bimbo, che magari fa dei versi o non sta fermo. E di come, il più delle volte, con quel sorriso riesca a dire loro più di quanto non direbbe con chissà quale discorso.
Un po’ come ha fatto ieri, davanti a milioni di telespettatori, raccontando lo ripeto in modo estremamente dignitoso, quanto un orco ha fatto al suo piccolo. Indifeso con tutti i bimbi. Ancora più indifeso poiché disabile. Approfittando anche della fiducia dei suoi genitori (“di lui ci fidavamo ciecamente…l’abbiamo pure difeso…abbiamo fatto di tutto perché non venisse spostato….all’inizio non stessi non credevamo potesse essere un pedofilo), fino all’amara verità…quegli abusi certificati dal predatore.
Riporto la parole di Paolo Del Debbio che ha sottolineato come dentro questi bambini ci sia una vera e propria “miniera”, tanto è grande al ricchezza che li compone. Miniera a cui il predatore non è in grado di attingere. Diverso, troppo diverso il suo dna.
A Francesco, a sua moglie e ad “Antonio/Giuseppe”, il grazie più sincero.
Spesso qua abbiamo visto il cattivo esempio di genitori che abusavano i propri figli. Di madri che aprivano la porta e dicevano al marito abusante (nell’atto disturbare al propria figlia) di abbassare al voce perché “ i vicini potevano sentire”, di madri che andavano all’ospedale a prendere al pronto soccorso la figlia abusata dal nonno e anzichè consolarla le dicevano “sali in macchina svergognata”. Ma voi, che siete diversi, rimettete le cose al proprio posto. Nel giusto ordine.
Ridisegnate gli orizzonti così come noi eravamo speranzosi di vederli.
E ci confermate che sì, le cose cambieranno, in meglio. Ogni qual volta un bimbo piangerà, per gli abusi subiti…..

(nel post successivo – aggiornamento sulla situazione processuale).

A gennaio processo contro Pietro Materi. E spunta un nuovo filone.

MA QUANTO MALE HA FATTO QUESTA PERSONA?
Partirà a gennaio 2011 il primo processo contro Pietro Materi, insegnante di sostegno e predatore di bambini disabili. Scoperto grazie ad una indagine della Polizia Postale che ha smantellato una rete criminale di pedofili che collegava l’Arabia Saudita, con l’Italia, l’Australia col Canada, e via dicendo, per un folle giro del mondo.
Il predatore (reo confesso) chiederà quasi sicuramente il rito abbreviato…..
Nel frattempo però c’è un secondo filone di indagini.
Pare infatti che abbia risposto ad un annuncio in internet dove un “padre pedofilo svizzero affittava il proprio bambino, di pochi anni d’età, per farlo abusare.
In cambio della compartecipazione all’abuso. E di 300 euro.
Trecento euro. Chiunque sia genitore sa che la  vita, la dignità, il futuro del proprio figlio non hanno prezzo. Ma per qualcuno, invece, il prezzo c’è. 300 euro.

Nota: non serve conferma, ma ancora una volta le cronache ci dicono che questa è la via da seguire:
“Avrebbe violentato per un anno la figlia di un vicino di casa, una bambina di 9 anni con un ritardo nell’apprendimento. Oggi per l’uomo, un 69 enne vedovo di Palermo, il pm Fabiola Furnari ha chiesto la condanna a 10 anni di carcere. Il processo si svolge, in abbreviato, davanti al gup Marina Petruzzella. La vicenda, che risale al 2008 è emersa grazie alla denuncia delle maestre della vittima che ne avevano raccolto le confidenze.(ANSA).”

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