Articoli marcati con tag ‘abusi sulle donne’

Il cambio culturale passa dalle parole che usiamo.

Il primo a riportare la notizia con questo titolo è stato il Resto del Carlino (contatti redazione: segreteria.redazione.bologna@monrif.net    ).

Da lì è stata ripresa, senza la benché minima verifica o ritraduzione del titolo, da tutti. Questo, a dimostrazione di quanto ho detto, lo stesso articolo sul Tg Com (solitamente molto più serio), ma se digitate in Google tale titolo, troverete praticamente la stessa cosa riportata da più fonti. Oramai non ci si prende più il tempo per verificare nulla. Vale tutto e il contrario di tutto. Peccato che sei si legge l’articolo andando oltre il titolo, non si parla di una moglie, passatemi l’agghiacciante termine, “meno focosa del marito”. Né si parla di un uomo appunto, come in tanti che hanno commentato nel web, “che ha le sue esigenze”, verso una moglie che “ne ha di meno non capendo cosa si perde (sic e doppio sic)”. Qua si tratta di un soggetto che si masturba nudo davanti alla figlia minorenne (e questo è quello che si chiama con un nome ben diverso dall’essere “focosi”), e che costringe con la forza la moglie ad avere ripetuti rapporti sessuali (e pure questo , nel codice penale, ha un nome preciso). Sopra ho riportato la mail del Resto del Carlino. Due righe, non volgari (la volgarità non serve e non ci rende migliori!), ma decise di sdegno andrebbero fatte. Da voi tutti. Che siete tanti, qua ogni giorno, e quindi sarebbe un bel segnale forte. Perché anche le parole possono ferire. A volte più dell’abuso medesimo.
https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/rimini-marito-malato-di-sesso-la-moglie-lo-denuncia-indagato-per-maltrattamenti-in-famiglia_3209852-201902a.shtml

Come gli uomini (certi uomini) giudicano l’abito di una donna.

Questa è una foto di una studentessa canadese, il cui nome è Rosea Posey. Titolo dell’opera: Giudizi.
Ad ogni parola sulla gamba, corrisponde il livello della gonna indossata da una donna. Le parole esprimono i giudizi degli uomini, pardòn dei maschi che le guardano.

Al livello più basso (quindi gonna più lunga) l’aggettivo usato è “matronale”.

Poi si sale:

pudibonda

all’antica

per bene

farfallina

sfacciata

provocante

se la va a cercare

puttana.

 

Che ne dite? E vi stupite ancora che si chieda, oggi 2013, ad una donna stuprata “scusi ma lei com’era vestita?”.

 

Troppe le donne che ancora subiscono abusi.

Ci sono donne che vivono una vita d’inferno. Con mariti abusanti. Che le tradiscono, a volte pure portando a casa interi campionari di malattie veneree. Oltre agli abusi le umiliazioni. “Questa casa è la mai”, “cosa, ancora soldi per la spesa?” e via dicendo. Sono tantissime. Le incontriamo al mercato con gli occhiali scuri e la sciarpa alzata per coprire i lividi. E quando chiedi loro di ribellarsi, ti rispondo che non possono, ci sono i figli.
Se solo capissero che nessuno le deve toccare, se in quel tocco c’è una minima traccia di violenza. Se solo capissero che quei figli hanno bisogno di guardare negli occhi la propria madre e vedere la vita, chissà, forse….
Una donna su due in Italia ha subito una grave forma di violenza, fisica, sessuale, psicologica. Dati Associazione Doppia Difesa.

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