Articoli marcati con tag ‘associazione nazionale vittime pedofilia’

Vederti sorridere è la ricompensa più grande. C’è vita dopo l’abuso.

Riceviamo e pubblichiamo con piacere.
A cura di Blog Staff.
coordinamento vittime pedofilia

Ho conosciuto questa splendida ragazza questa estate, precisamente il 3 Luglio dell’anno corrente, simpatica, sorridente, intelligente e soprattutto bella da spezzarti il fiato. Abbiamo subito iniziato a scherzare e ridere insieme e più la guardavo ridere, più mi rendevo conto di quanto fosse bella con quel sorriso stampato in faccia. C’è stato fin da subito un certo feeling, una certa chimica tra noi…

Una sera ci ritroviamo tutti quanti in spiaggia a chiacchierare ed esce fuori il nome di un’Associazione. Incuriosito, chiedo di cosa si occupasse tale Associazione e così, io e lei, continuavamo il nostro discorso a proposito di tale Associazione e dei progetti che porta avanti.

Nei pochi che seguirono venni a conoscenza di una piccola parte del suo passato.. Forse le avevo trasmesso qualcosa, qualcosa di buono, affinchè si aprisse con me e mi raccontasse determinate cose. Mi ricordo ancora bene la frase che le dissi quel giorno: “Ehi, anche se ci perderemo di vista e non ci sentiremo spesso, cosa molto improbabile, sappi che sei hai bisogno di parlare di qualunque cosa, o di sfogarti, io ci sono e son ben felice di ascoltare tutto ciò che hai da dirmi”.

MI rende così triste vederla alcune volte li col capo chino, immersa nei suoi pensieri.. Io vorrei vederla sorridere tutto il tempo, perchè è quello che si merita.. Si merita il meglio del meglio dalla vita perchè credo che una ragazza così, con la testa sulle spalle, possa capitare una sola volta nella vita e fin quando sarò al suo fianco sarò ben felice di contribuire a farle vivere la vita che ogni ragazza sogna, lontano da quei brutti ricordi.

In sostanza fin dal primo giorno è scattato il cosiddetto colpo di fulmine e tutt’ora stiamo assieme.

Mi sono promesso di dare il massimo e mettercela tutta con lei, ma credetemi, vi sembrerà strano, io non sento alcuno sforzo, alcun peso in tutto ciò perchè mi viene spontaneo! Poi provate a immaginare quanto io mi possa sentire felice quando lei abbracciandomi e stringendomi forte a se mi dice: “Tu non hai idea di quanto bene mi fai.. Se solo ti avessi conosciuto prima amore mio”.

Stare con lei, per me, è una favola e sapere che in qualche modo, anche se in una minima parte, riesco a contribuire a far sbocciare la sua felicità, mi sento il ragazzo più felice del mondo.

Vederti sorridere è la ricompensa più grande.. Ti Amo piccola mia. <3

Appello alle vittime della pedofilia. “Non tenete dentro di voi un segreto!”

vittime pedofiliaL’abbiamo trovato in rete e una nostra operatrice, Sara, l’ha tradotto in italiano e sottotitolato, affinché tutti possano usufruirne. E’ il racconto di un uomo, da piccolo vittima di abusi e di ciò che è capitato poi a sua figlia. Con un invito fondamentale: “non tenete dentro di voi un segreto che vi avvelena la vita”.
Da vedere e diffondere. Miglior testimonianza non ci poteva essere:
Blog Staff.

https://www.youtube.com/watch?v=tsu7GMZNfnI&feature=youtu.be

 

Grazie davvero!

Sabato si è tenuto il raduno vittime pedofilia. E ancora una volta è stato un grande momento. Che richiede grande impegno. Ripagato poi da e-mail così:
gruppo auto aiuto vittime pedofilia (2)

Buongiorno Max! Vorrei dirti quello che stai per leggere da Sabato, ma nel caos emotivo non ci sono riuscita. Diciamo che scrivertelo è più semplice!

Quando ho letto per la prima volta il tuo Blog, sono rimasta stupita e ho pensato “non credo ai miei occhi”. Poi appunto, ti ho scritto. E ancora non credevo ai miei occhi. Nel senso che ci sono anche altre associazioni anti pedofilia, ci sono altre persone che si battono per i diritti dei bambini, ma quando le guardi negli occhi, lo senti nell’Anima, quanto è radicata in loro la battaglia e la guerra che stanno combattendo, quanto Amore c’è, quanta Passione. Nel corso della mia vita fino ad ora ho imparato a capire quasi al volo dagli sguardi, dai gesti, le persone di cui potersi fidare, quelle sincere, quelle oneste. E quando ti ho conosciuto mi è presa una fitta al cuore. Quando ho conosciuto Zia Caterina, Antonella, Chiara. Mi girava la testa perché mi dicevo: “non è possibile!” In tutti questi anni, ho sempre alimentato la speranza che le persone Buone, quelle con un Cuore, ci fossero, ma basandomi semplicemente su idealizzazioni, e adesso ho davanti delle prove tangibili e numerose.

E ti assicuro questo non è poco. Anzi. Perché avere avuto intorno troppe persone che mi hanno usata per i loro personali scopi, ha pian piano scavato una voragine, che in alcuni momenti pensavo fosse incolmabile. La Voragine che intacca la fiducia nel prossimo, nell’Amore. Con gli anni ho sempre avuto il sentore che non fosse davvero una voragine dove non ci sarebbe più stata Vita. Ma ogni volta che io vengo da voi a Prometeo nella Voragine scopro che la Vita c’è. Scopro che pian piano (ho ancora dei limiti su cui lavoro) degli altri ci si può fidare. E senza Voi, senza il G8, senza quel calore che si sente da quando si fanno quei passi per attraversare il cancelletto, tutto questo sarebbe il lavoro di un minatore con una lampada scarica e una bussola impazzita.

Sappi che i tuoi consigli arrivano al Cuore. Mi spiace tanto per quello che la tua posizione, il tuo lavoro comportino. Mi spiace immensamente per quello che affronterai Giovedì.

GRAZIE. Davvero.

Probabilmente tutte queste cose te le sarai sentite dire un milione di volte. Ma avevo bisogno di fartele sapere.

Ti auguro una Settimana Raggiante, Luminosa e piena di Vita e di Amore.

Clo.

Prometeo – Gruppi di auto aiuto per vittime di abusi: ora anche per gli adolescenti.

stop child abuse
Sono ripartiti i nostri gruppi di auto aiuto. E da quest’anno una novità: il gruppo per adolescenti. Citando le parole di una persona che adolescente non lo è da un po’ di lune 😉 “avessi avuto io alla loro età questa opportunità la mia vita sarebbe stata diversa”.

Tra le frasi raccolte nel ultimo gruppo di auto aiuto, tenutosi domenica scorsa nella nostra sede alle porte di Bergamo, ve ne riporto un paio.

La prima è in realtà di Dominique Lapierre, l’autore tra i tanti capolavori di La città della gioia:
“se la strada non c’è, falla!”. Un insegnamento a spronare chi non crede di potersi liberare dalle catene di un abuso che spesso, se non risolto, condiziona la propria vita.

L’altra frase arriva da una ragazza che anche solo pochi mesi fa stava nel pineo di quel tunnel di dolore e incapacità di vedere la vita e che oggi invece urla ai quattro venti: “si può tornare a galla dopo l’abuso”.

Ultima frase, per par condicio, ad un pedofilo. Un padre pedofilo che chiamato in causa affinchè chiedesse scusa ai propri figli (scuse che ai figli sarebbero “bastate”/servite per cicatrizzare le loro ferite) ha risposto: “semmai chi deve chiedere scusa sono loro”.

 

Nota:
Per aderire ai gruppi (che non hanno ovviamente alcun costo!!!!!!), questi i contatti:

mandare una mail a prometeobrescia@yahoo.it oppure telefonare al
numero: 0364 880593 .
Forza che la vita è lì pronta a riabbracciarvi…e nessun dolore è per sempre!

gruppo auto aiuto pedofilia

La frase che segue è stata estratta  invece tolte da una pagina di Facebook (Humans of New York) dove ci sono interviste a Newyorkers, cittadini di New York.  Questa è stata detta da una ragazza e riassume in pieno lo spirito del nostro lavoro e del nostro gruppo:
<< Qual è stato il momento più triste della tua vita?”
“La mia tragedia personale, vuoi dire. Sicuro che vuoi sentirla?”
“Certo”.
“Sono stato abusata sessualmente da un membro della mia famiglia tra gli otto e i dodici anni. Ma, onestamente, non mi va neanche più di parlarne, perché ho finalmente compreso che non è questo aspetto della mia vita a definirmi. A lungo mi sono considerata una vittima, ma sono andata oltre. Sono arrivata al punto di rendermi conto che la mia vita mi appartiene perchè io possa reinventarla e goderne, e che il mio futuro sarà unicamente il risultato delle mie scelte”. >>

“Sono una bambina pocodibuono”….la storia di Simona.

“Sono una bambina pocodibuono”….la storia di Simona.

Domenica avremo il nuovo incontro col coordinamento nazionale vittime pedofilia, progetto che come sempre dico è il fiore all’occhiello per la Prometeo, poiché da lì sono ripartite tantissime vite.

Tante, tantissime però quelle che stanno là fuori…ancorate al palo…ferme sotto una cappa di dolore, senso di colpa, vergogna….ree di aver subito abusi….eppure se solo capissero quanta meraviglia c’è nei loro cuori…quanto bella è la vita che le aspetta.

“Simona” è una di loro….ho lasciato la lettera integra (malgrado alcuni dettagli che spesso ometto)…leggetela, fatela circolare, e soprattutto al di là del mero racconto, raccogliete tutta la sua sofferenza…ma anche quel desiderio di riscatto che pe rora è un lumicino, sotto alla cenere, ma che sono certo diventerà un incendio….si chiama vita,  non facciamola più  attendere.

Grazie “Simona”, sei grande, immensa, solo che ancora non lo sai….

 

Ciao Max,
non so xchè ho deciso di scrivere proprio a te….
Sono arrivata al tuo blog cercando di alleggerire un po’ i sensi di colpa,
pensando che magari leggendo altre esperienze avrei trovato dei punti comuni che mi avrebbero aiutata.
Ho letto decine di esperienze, storie di BAMBINI (3-4-7-9 anni) stupri e
violenze, ho letto del loro terrore, del dolore e dei traumi subiti, dell’odio
che provavano nei confronti dei loro orchi, dell’infanzia rubata e mi sono
chiesta con che diritto mi permettevo di accomunare la mia alla loro storia.
Piccole vittime dell’orrore, che non hanno avuto scelta.
E’ proprio dalla scelta che inizio la mia storia, quella che ho fatto e che mi
porterò sul cuore come un macigno per il resto della vita.
Una vita perfetta. Ho raggiunto tutti i miei obiettivi, realizzato i miei
sogni…. laureata, specializzata, sposata, madre di due figli….ma
all’improvviso compare un dolore… li dov’era riposta una strana storia, li
dov’era chiusa una relazione fuori dagli schemi ma pur sempre una relazione, in un cassetto in fondo all’anima.
La prima volta che l’ho definita molestia è stato solo per paura, paura di
essere giudicata una bocodibuono,o forse per essere, almeno per una volta, trattata come una vittima…. pur non sentendomi tale.
Dopo 25 anni sono ritornati lentamente, come dei piccoli tasselli, episodi,
immagini, scene, odori….sapori!
12 anni…quasi donna, non certo una bambina.
Uno zio, quasi quarantenne, i primi contatti. Ero curiosa, forse un po’
spaventata da quelle mani, ma curiosa. Un rientro in città, dal mare, solo noi due, delle riviste “segrete”….
Non ricordo come, ma mi vedo nuda, addossata al muro del corridoio di casa sua, lui che si spinge contro di me, non dico nulla, non scappo…. ricordo la luce del sole che veniva dalla porta del bagno….e poi il letto, forse delle mani che guidano le mie tra le sue gambe, ero una donna, lo diceva lui ed io ne ero certa… lo fanno tutti… ma bisogna mantenere il segreto.
Ero felice di sentirmi adulta, ero felice che qualcuno mi trattasse così. Era
tutto un po’ strano…ma forse per gli adulti le cose vanno così.
Qualche sera dopo, si va a comprare i gelati…solo noi, senza i suoi figli…
più lontano del solito… accosta su di uno stradone isolato…..ricordo la
luce del lampione, l’aria fresca di una serata di luglio…. e la sua voce che
dice di fare come con il “calippo”…ma “Fai attenzione, se senti qualcosa in bocca non ingoiare”… lo ripete due volte e poi mi spinge la testa verso di lui, la mano sulla nuca,le cuciture dei sediolini, la luce della notte…
nessun’altra immagine, nessuna sensazione, solo la nausea… i conati…ma non devo vomitare… non posso. E poi….sputo fuori dal finestrino, ancora conati, un sapore amaro che rifiuterò per il resto della vita, Sputo pensando che se non l’avessi fatto forse sarei rimasta incinta, ma  troppo vicino allo
sportello. Si arrabbia, devo vedere se ho sporcato la macchina, sono proprio una stupida.
Ma non importa… lui mi ama ed io lo amo. E poi dice che sono io che gli
faccio perdere la testa, con nessun’altra è così, e che mia zia starebbe
malissimo se si scoprisse, di certe cose non si parla.
Quanto altro c’é da raccontare, quanti altri incontri, quante altre volte mi
sono venduta per sentirmi adulta non sto qui a raccontare.
Ricordo bene però tutte le volte che, facendomi vedere le sue riviste, mi
chiedeva di scegliere ed io sceglievo quelli che oggi definirei rapporti
completi, ma che allora mi sembravano solo il mezzo per non fare ciò che non mi piaceva. Ma non si poteva. E così qualunque gioco, piacevole (e mi vergogno ancora oggi a definirlo tale) finiva poi nello stesso modo.
Negli ultimi tempi mi sono data della puttana decine di volte per quelle
scelte, per i no non detti, per il piacere che provavo con le sue carezze.
Ho scritto tutto in un racconto…tutto ciò che ricordo, e la persona che lo
ha letto dice che ho usato spesso la parola paura, ma non la ricordo…. Non
riesco a ricordarla se non l’ultima volta mentre scendevo le scale verso la
cantina come un condannato a morte, consapevole di ciò che mi aspettava, ma ancora una volta non dissi di no, e così mi ritrovai in ginocchio dinanzi a lui, ed ancora una volta ricordo solo la porta semichiusa di quella cantina, la paura di essere scoperti, l’umidità e la semioscurità….la rassegnazione.
Quanti mesi o quanti anni erano trascorsi non so dirlo esattamente, so che ad un certo punto gli ho detto che non volevo più, che ero fidanzata (non so se lo fossi davvero). Ero spaventata, non sapevo come l’avrebbe presa… mi fece promettere che appena “l’avessi fatto” con qualcun’altro l’avrei dovuto fare anche con lui, mi chiese di giurarlo ed io lo giurai, ma sapevo che non lo avrei fatto proprio con nessuno.
Smise…. oggi penso che avrei semplicemente potuto chiederglielo prima, ma non sono mai riuscita a fare la scelta giusta, non gli ho mai detto di no, non era una violenza solo una stupida cazzo di relazione. Ma allora perchè sento questo sasso sul cuore? Forse perchè vorrei semplicemente smettere di sentirmi così sbagliata, così sporca, così puttana.
Vorrei sentirmi per una volta la vittima e pulirmi questa maledetta coscienza che non mi da pace….ma non si può, gli errori si pagano, ed io ne porterò il peso per sempre.
Qualche volta analizzo tutto razionalmente, vedo una verità a me sconosciuta, ma non riesco a crederci fino in fondo. Ad un passo dalla “luce”, torno indietro… forse é giusto che questo dolore resti li dov’é.
Non so se leggerai questa mail, non so se mi servirà ad uscire da tutto
questo, non so se un giorno leggerò la mia storia e mi sembrerà così simile a quella degli altri, ma almeno ci ho provato. Grazie,
“Simona”

La lettera di Fiore alla madre.

La lettera di Fiore alla madre.

Oggi pubblico una lettera di un’amica, che viene al nostro gruppo di auto aiuto (facendo progressi a dir poco miracolosi in tempi strettissimi). E’ una ragazza straniera che ha messo qualche migliaio di chilometri tra lei e un ambiente che non l’ha capita, ma soprattutto protetta: dall’abusante. Noto a tutti come pedofilo in quanto recidivo ed a tutt’oggi libero.
La lettera è per la madre….e vi troverete ancora una voltala prova di quanto da soli i nostri bimbi riescano ad affrontare….affinchè sia da monito a chi magari oggi ha in casa un bimbo con gli stessi problemi….
Grazie Andrea, sei davvero grande!

Mia cara madre,
so che per molte volte vi siete chiesti cosa accade ultimamente. Faccio veramente un grande sforzo per risponderti ogni volta che mi scrivi perché mi fa male, mi fa male non poter più esserti complice come prima. Si può anche capire che la mia vita è cambiata in meglio, che finalmente ho ricominciato a sorridere, che finalmente mi godo la mia vita dopo un periodo molto buio. Ci sono molte cose che non conosci, cose che magari tu non hai vissuto con me direttamente e cose che non li scrivo adesso solo per farti sentire colpevole, ma solo perché volevo proteggerti. Proteggerti dal dolore, da tutto ciò che potrebbe farti mai del male, perché ti amo molto.
Magari ti chiedi perché proprio adesso? Perché non in un momento diverso?
E ‘semplice .. Perché solo adesso riesco farlo e solo adesso capisco che non è niente di cui ti devo proteggere. Forse perché fino ad ora non sono mai stata in grado di buttar fuori tutto ciò che era in me …e perché non sono mai riuscita farvi capire a te e a papà tutto il dolore che era in me. Ora ho capito finalmente che tutta questa sofferenza deve finire.
Quando sei stata qui a Roma, è stato un incubo per me. Non perché tu fossi qui, ma dovevo tenere tutta questa realtà nascosta, questa realtà che tu non la conosci. Per quanto mi riguarda ho trovato la serenità qui, in questo paese, mi sono sentita finalmente libera, libera di tirar fuori tutti i mostri, per liberarli e per distruggerli. Quelli mostri che mi hanno distrutto la mia infanzia, hanno distrutto l’adolescenza e che mi hanno affrettato la maturità. Alcuni dicono che il tempo sana tutte le ferite. Io non sono d’accordo. Le ferite rimangono. Col tempo, la mente, per proteggere se stessa, le cicatrizza, e il dolore diminuisce, ma non se ne vanno mai. C’è stato nella mia vita quel giorno “benedetto” che è venuto dopo molti giorni “miserabili”, dopo tutto il fango e il sale, ho potuto uscire dal freddo e dal gelo e dopo molti giorni è arrivato, anche se raro il sorriso tra le lacrime … Quel sorriso, che c’è adesso sul mio viso…è vero, è puro ed è di vera felicità…ma per capire a che cosa mi riferisco userò una favola…
Mi spiego meglio. Userò una storia, la storia di una ragazza che ha combattuto da sola, come Don Quixote con i mulini a vento. Una bella ragazza con grandi ciglia nere, che amava giocare con le sue mille bambole, una più bella dell’altra…una bimba che amava giocare da sola e sentirsi libera di inventarsi il suo mondo pieno di fate, di re e regine, di unicorni e di stelline. Era una ragazza timida la nostra principessa, almeno è cosi che me la ricordo … Oh, questa bimba come ci credeva nell’amore…Eh si, si…a quel tempo ancora credeva nell’amore, credeva ancora nelle favole, credeva in Cenerentola continuando a pensare che si trasformerà in una principessa e in Bianca Neve e nella sua storia, accompagnata dal suono dell’ago dei giradischi, una volta che incontrava il suo principe … anche se, anche Bianca Neve ha dovuto combattere con la sua strega malvagia. Era una bambina felice che viveva per i giorni di domenica, quando usciva dalla vasca da bagno con l’odore di torta che adorava cosi tanto, quando sapeva che la mamma avrebbe tenuto da parte il bordo della torta, quello più croccante che si taglia ma che è cosi buono mangiato con il latte fresco…o i momenti in cui papà gli chiedeva di farli un massaggio, il che significava che la principessa saliva sula sua schiena a camminare con i suoi piedini piccolini… e rideva, rideva con tanta gioia quando la mamma gli faceva il solletico.
La storia comincia quando la principessa aveva pochi anni, attorno a 5-6 anni. Viveva in un quartiere piccolino dove tutti si conoscevano come in una grande famiglia. La nostra bimba amava la Bianca Neve, si sognava quando era grande cosi come lei…una grande principessa, che incontrerà il suo principe e vivrà felice fino alla fine dei suoi giorni. Poco ne sapeva, che nella storia della principessa, doveva esistere anche il dolore per poter arrivare a quella felicità, e presto non rimarrà una storia, ma la realtà e il male lo sentirà sulla sua pelle. Era già grandicella a quest’età e cominciava a svilupparsi. Come tutte le bambine, non faceva sempre la brava a volte non ci voleva proprio sapere di andare all’asilo, e in quel giorno era cosi…voleva la mamma in quel giorno, solo la mamma, voleva essere coccolata. Ma la mamma non poteva stare con lei…doveva andare a lavorare … così fu trovato un compromesso …poteva rimanere a casa ma doveva restare sotto l’osservazione di qualcuno, quel qualcuno con cui rimaneva spesso e in cui la madre metteva tanta fiducia e la bambina amava questo uomo, era come il suo secondo padre, un amico.
Era una persona affascinante, aveva la casa piena di casette colorate, di musica, e la nostra bambina amava la musica, amava i suoni, e l’emozione strana che davano i suoni.
In quel giorno, però tutto sarebbe cambiato…quel qualcuno cambierà tutta la vita della nostra eroina. Poco ne sapeva la mamma che l’amico di sempre si sarebbe trasformato, una volta chiusa la porta, in un mostro, un mostro brutto che ferirà, da quel maledetto giorno, la nostra piccola Bianca Neve.
Ha iniziato in quel giorno, un giorno freddo e piovoso. Non poteva andare fuori a giocare, quindi doveva stare in casa con lui, in quel mondo pieno di colori che a lei piaceva tanto. Era strano in quel giorno il suo amico. La guardava strano e non capiva perché. Egli la mise sul letto accanto a lui, li voleva mostrare belle immagini gli disse, immagini di persone grandi, quelle che solo i adulti li possono guardare è che cominciando da quel momento doveva essere un grande segreto che solo loro due possono sapere. La principessa aveva paura guardarle, ma lui li diceva che non deve avere paura, se il segreto rimane tra di loro, nessuno potrebbe dire niente … e prendendola in braccia le feci vedere tutti quei uomini e donne che si baciavano, che si toccavano, che si baciavano laggiù, facevano cose strane … non voleva più guardarle ma il mago cattivo non la lasciava più dalle sue braccia e se si sarebbe liberata in qualche modo il mago avrebbe urlato a lei. Lei ha paura delle persone che urlano, non gli piace la violenza, non li piace quando mamma e papà litigano, quando si fanno del male…E se anche lui li farebbe del male? No, no è meglio fare la brava…magari così non gli fa niente.  Però non è stato cosi, ha cominciato a toccarla, e a toglierli il bel abitino che aveva messo in quel giorno…gli diceva “dai, adesso stai con me in letto, sotto il piumino perché ho freddo. E puoi ti faccio toccare qualcosa di morbido…vedrai che bello.” Aveva paura ma ha accettato perché lei amava tanto il suo amico…però quel che seguirà, sarebbe stato il suo modo di amarla…un modo nuovo di amare. Quel giorno, tutto si è fermato là…ma nei prossimo giorni, mesi, anni ha continuato così. Le chiese di promettere di non dire niente a nessuno, perché se i grandi avrebbero  saputo del loro segreto lei sarebbe stata punita e avrebbero detto che lei è una ragazza cattiva, che è una ragazza che non sa come mantenere i segreti e che gli altri non potranno mai capire quanto lui ama lei.
Potrei finire la mia storia qui … se fosse qui la fine … ma purtroppo era solo l’inizio …

CONTINUA. DOMANI LA SECONDA PARTE.

Canzone per Lilly.

Sabato si è tenuto a Bergamo un nuovo incontro del nostro coordinamento nazionale vittime pedofilia.
Incontri così dovrebbero essere tenuti in diretta tv…giusto per permettere al mondo di SAPERE.
Ma soprattutto di sedersi ed ascoltare la migliore lezione di vita del mondo.
Sulla mia scrivania stamani ho due foto. Ingiallite dal tempo e stropicciate. In una c’è una bimba. Sorride.
E’ bellissima e serena. Facile riconoscere in lei lo stesso sorriso di quella bimba, oggi cresciuta, che sabato era seduta al mio fianco. Un esempio di resilienza, forza, coraggio, intelligenza ed una vita a cui dovrebbe essere dedicato un libro.
La seconda foto fu scattata invece al matrimonio dei suoi genitori. Ci sono loro due e un’altra coppia. L’uomo alla sinistra della foto è il testimone di nozze, nonché suo abusante. Un uomo (brutto) distinto, elegante, alto, altissimo se visto poi con gli occhi di una bimba.
Due foto per riassumere un’esistenza intera. E una morale:
per quanto dolore abbia portato il predatore, quella bimba ha vinto ed il suo sorriso è rimasto lo stesso, di questa fotografia che proprio ora tengo tra le mani….

La lettera di Martina al suo Mostro.

Da anni pubblichiamo le vostre lettere, dandovi voce, raggiungendo chi ancora non ha avuto l’occasione per poterlo fare.
Occasione e coraggio.
Ce ne vuole tanto, tantissimo. E quando arriva da una ragazza di 16 anni fa ancora più impressione. Ma allo stesso tempo ci fa capire che meraviglia di persona lei sia. Malgrado ancora non si veda così, ha davanti a sé tutta una vita. Di amore, rispetto, affetti da coltivare e far crescere. Con lei.
Da qua il nostro abbraccio più caloroso.
Questo il suo sfogo:

“ciao mostro,
ti chiamo mostro perchè non meriti di essere chiamato per nome.

Sai chi sono? Sono quella a cui hai rovinato la vita,sono “martina”!!! Ti scrivo perchè voglio cercare di farti capire come sto adesso e di quello che provo in questo momento.

Devo iniziare col dirti che per colpa tua non posso avere una vita da semplice sedicenne, faccio fatica a relazionarmi con la gente sopratutto con i ragazzi!! Ho una paura assurda di stare da sola con un ragazzo, non riesco ad immaginare il mio futuro.

Ti sto scrivendo questa lettera in lacrime perchè mi fa ripensare a quei momenti e fidati che in 7/8 anni che è uscita questa storia non sono mai stata così a pezzi, sono sempre stata forte ma ora non ce la faccio piu!! Sto esplodendo!! per colpa tua non ho potuto vedere gli ultimi anni della nonna!! Per colpa tua non ho potuto vedere crescerei miei cugini!! Per colpa tua la mia vita è rovinata, ogni cosa che faccio è condizionata dal mio passato, cioè da te… Ti ricordi quando mi dicevi:“ mi alleno con te per far bella figura con la mia amica.” Te lo ricordi? Oppure quando mi promettevi che mi regalavi l’orso gigante che era nella camera vecchia dello zio!! Queste cose tu non te le ricordi vero? Ah è vero secondo te io mi sono inventata tutto anche i dettagli di quando mi facevi mettere la mia mano nelle tue mutande, oppure quando mi baciavi con la lingua… Sto sbagliando?

Ormai sono passati 7/8 anni che non ci parliamo, l’ultima volta che ci siamo visti era al funerale della nonna s e non sarebbe stato il funerale della nonna ti sarei venuta a prendere a sberle ma non l ho fatto per non rovinare l’ultimo saluto della nonna.

Ti odio con tutto il cuore, sei un mostro dovresti vergognarti di aver rovinato la vita a due bambine sopratutto del fatto che le due bambine facevano parte della tua stessa famiglia. Noi eravamo le tue nipoti, io avevo 8 anni e mia sorella aveva 2 anni.

Per me tu non sei altro che un parassita della società e basta, le persone come te dovrebbero subire quello che hanno fatto subire alle loro vittime, anzi no perchè poi vi comincia a piacere!!!

Tu ora sei in giro, non hai subito nessun cambiamento, mentre noi dobbiamo andare tutte le settimane in neuropsichiatria poi ci hanno dato l’educatrice.

So gia che questa lettera è destinata al cestino, ma mi piacerebbe aver una risposta… Vorrei sapere cosa pensi di tutto quello che ti sto scrivendo, vorrei sapere se pensi che tutte queste cose sono inventate da me.

Mi sono dimenticata di dirti che sei un lurido maiale!!! Per colpa tua soffro di emorroidi fin da quando sono piccola, cosa che nei bambini non succede… A me e successo per colpa tua perchè mi mettevi le tue luride dita nel culo.

Se adesso dovessi incontrarti in giro non so come reagirei, sicuramente ti salterei addosso e te ne darei tante ma tante che tu non t’immagini neanche non ti faccio piu alzare dal male che ti farei!!

Ora sono diventata grande, capisco tutto quello che mi hai fatto e per questo ci sto male perchè il mio rapporto con i ragazzi non sarà mai come quello di una ragazza normale che non ha mai subito quello che ho subito io.

Non riuscirò mai a fidarmi completamente di un ragazzo, farò sempre fatica per colpa tua… Non te la dimenticare sta cosa!!

Quando sto con un ragazzo non so mai come comportarmi per il semplice motivo che ho paura succeda la stessa cosa che è successa con te, queste sono le mie paure.

Le mie storie con i ragazzi non durano molto proprio perchè quando si parla di farlo io scappo perchè mi tornano in mente le cose brutte che facevamo io e te, hai ricatti che mi dicevi ad esempio :” se mi tocchi il pisello ti faccio un regalo, oppure se non mi baci con la lingua non ti voglio piu bene non sarai più mia nipote” queste cose te le ricordi?

La mia vita ora è condizionata dal mio passato, il mio passato sei te con la tua mente malata!!!

La tua faccia è cambiata, sembri un vecchio decrepito.

(…) Ti ricordi quando ci chiamavano per dirci che eri malato e stavi per morire solo per far avvicinare la famiglia, te lo ricordi?

Io quando me lo diceva mio papà pensavo subito che era una punizione per tutto il male che ci avevi fatto, solo che dopo qualche giorno casualmente si scopriva che erano tutte palle, che sarebbero servite a far pace tra le due famiglie.

Ora mi ritrovo con una ferita interna che non si può guarire, nessuno può aiutarmi a far rimarginare questa ferita… Continuerò a lottare fino alla morte pur di avere giustizia!!!

Lotterò sia per me che per le ragazze nella mia stessa situazione!!

Ora ti saluto perchè non ho tempo da perdere per un MOSTRO!!!

ADDIO MOSTRO!! Ti odio per tutto il male che ci hai fatto…”
Aggiungo una nota: l’ultima volta che ho visto “Martina” le ho regalato un grande orso di peluche. Per dimostrarle che non tutti i maschi sono così….Oggi lei sta bene, anche se questa lettera è di poche settimane fa. Sta imparando che “nessun dolore è per sempre” e soprattutto ci sta dimostrando che quando scriviamo che è grande, lo è per davvero….

La storia di Martin Gray, per dire alle vittime della pedofilia: NON MOLLATE!

Ieri c’è stato un bellissimo incontro del coordinamento vittima di abuso (tutti sono belli a dire il vero).
Tra le testimonianze che abbiamo letto in apertura, riporto una lettera, scritta da una neo mamma e che dedichiamo a tutte le vittime che ancora vivono nel buio del loro dolore: con l’augurio di poter presto tornare a vivere la vita che si meritano.
“ Ciao Max, ciao a tutti!!
In questi giorni ci stiamo concentrando il più possibile sul nostro cucciolo, 
per non fargli mancare niente, per imparare ad ascoltarlo, capirlo..!!
è un’avventura meravigliosa che richiede però tanto impegno, soprattutto in questi primissimi passi della sua vita!!
Ci sorprendiamo ad ogni sorriso, smorfia, pianto.. (…)  In attesa di tornare al gruppo, c’è un pensiero che ci avrebbe fatto piacere condividere con tutte le “meravigliose creature” che saranno presenti:
è la storia di Martin Gray, che a seguito dell’invasione della Polonia da parte dei nazisti viene deportato nel campo di concentramento di Treblinka, dove vede uccidere prima la mamma ed i fratelli, poi, il padre del quale aveva perso le tracce, fucilato durante un’insurrezione nel campo.
Dopo aver vissuto gli orrori e le umiliazione dei campi di concentramento, viene arruolato nell’armata russa e combatte vivendo anche gli orrori della guerra..
Nel primo dopo guerra costruisce la sua casa, con la donna che ama e dalla quale ha 4 figli..perde tutto e TUTTI..in un incendio accidentale..
Deciso ormai a porre fine alla sua triste vita, si ricorda di quel che suo padre gli disse prima di morire “la vita è il più bel dono..lotta per difenderla”..decide quindi di scrivere, e nella scrittura sfoga la rabbia, la tristezza, il senso d’impotenza con cui si è scontrato negli anni.. e trova la sua salvezza..ma soprattutto diventa testimone per molti della tenacia, dell’amore per la vita..
In uno dei suoi scritti dice così : 
“voglio gridare che la vita è indistruttibile, nonostante la morte; che la speranza è la brezza che spazza la disperazione; che l’altro è un fratello, che non bisogna mai disperare di se stessi e del mondo; che le forze che sono in noi sono forze che possono sollevarci e sono inesauribili; che si deve parlare l’amore, e non le parole di tempesta e caos; che la vita comincia oggi e ogni giorno e che è speranza”.
Se ci è riuscito lui..se è sopravvissuto a tutto questo male..perchè non dobbiamo riuscirci noi??
Vi auguriamo davvero che il cuore vi si inondi di speranza, che abbiate sempre quella forza inesauribile per sollevarvi sempre, dopo ogni caduta!!
Vi abbracciamo forte, vi pensiamo e vi ringraziamo ancora per l’immenso affetto di cui ci avete circondati in questi giorni così felici per noi!!

Il giorno in cui “Dream” ha incontrato le vittime della pedofilia.

Il giorno in cui “Dream” ha incontrato le vittime della pedofilia.

PREMESSA.
Da una settimana postiamo sul blog testimonianze (una minima parte rispetto a tutte le lettere che intasano, felicemente, le nostre scrivanie) di chi è intervenuto alla due giorni del coordinamento vittime. Una due giorni che ha dato anche a noi una carica fantastica e già infatti stiamo lavorando ai prossimi incontri mensili, ed al nuovo raduno nazionale (che sarà il più grosso mai realizzato fino ad oggi!).
Oggi vi riporto anche un mio breve resoconto. Di quanto sia stato importante il raduno, di come vi siate trovati, di come abbiate ritrovato la voglia di lottare, avete già scritto voi. Pertanto io mi limiterò a partire da un “sogno”, anzi per essere precisi da un “Dream”.

Diario di viaggio – ottobre 2011 coordinamento nazionale vittime pedofilia.
È domenica mattina, il tempo con noi è stato generoso ed il sole illumina la pineta che circonda il posto dove ci siamo trovati. Non siamo mai stati così tanti. I bimbi giocano spensierati nel prato facendo la caccia al tesoro, mentre quelli più grandicelli stanno provando non so che coreografia con la ragazza che insegna loro hip-hop.
Dopo i sottogruppi di lavoro, ogni operatore di Prometeo accompagna i suoi partecipanti al gruppo allargato.

Già nella precedente due giorni dedicammo parte della domenica mattina a delle testimonianze per così dire “esterne”.
Partendo dal presupposto che tutti siamo “sopravvissuti” a qualcosa (un trauma, un incidente, un lutto, un amore/amicizia finita, una malattia, e via dicendo) è utile ascoltare chi per l’appunto ce l’ha fatta, rompendo le catene della sofferenza e smettendola di restare imprigionati nel ruolo della vittima, per ricominciare a vivere, amare, sperare, progettare.
Durante il precedente incontro ospitammo un giovane amico rimasto paralizzato in seguito ad un incidente di moto. Ed una amica che aveva lottato (vincendo) contro un tumore al seno. Due persone magnifiche che avevano lasciato un bel esempio in chi li aveva incontrati.

Stavolta toccava al sottoscritto portare qualcuno, grazie a quel subdolo alibi per cui “dai Max conosci mezzo mondo, occupati tu di questa parte”; l’idea che avevo avuto era sulla carta fantastica, ma dal vivo, come si sarebbe potuta realizzare? Come sarebbe andata? Come avrebbero reagito?

Arrivare all’ospite non era stato facile. Ma a dirla tutta nemmeno impossibile. Grazie ad una splendida catena, via Facebook, ero arrivato alla persona con cui il nostro ospite speciale vive. E lì è bastata una telefonata, la spiegazione di cosa volevo fare, per ricevere subito un generoso: “sì, ci saremo”.

E così domenica mattina, prendo la parola.
Gli occhi e la voce tradiscono la forte emozione che pochi minuti prima ho vissuto, quando il mio ospite speciale è arrivato e sono andato a salutarlo. Nessuno (tranne un paio di operatori di Prometeo, sa chi sta per arrivare). Al mio fianco una giovane donna, emozionata forse più di me.
Io prendo la parola per, di fatto, dire poco o nulla (come sto forse facendo ora, prendendola mooolto alla larga).
Parlo dell’attaccamento alla vita. Di un’esistenza che per negativa che sia stata fino a qua, non va interrotta né sporcata, anzi. Parlo a quelle ragazze che al gruppo erano arrivate, la volta scorsa, con delle lamette in borsa per autopunirsi per gli abusi subiti. Parlo a chi ha soffocato quei dolori in una bottiglia o in un’illusoria droga. Parlo a chi ha provato (per fortuna non riuscendo nel proprio intento) a farla finita. Parlo a chi ha perso la voglia di lottare e di credere che un giorno cambierà, in meglio.
Quindi passo la parola alla mia amica: si chiama Alessandra.
Incomincia raccontando di quella chiamata, per andare in Sicilia.
Dove un cane, un grosso cucciolone, fu trovato in un cassonetto, allo stremo delle sue forze.
Non bevevo da 15 giorni, era pieno di lividi e segni di torture. Gli avevano tagliato 3 zampe con delle grosse forbici. Bruciato la coda, tagliuzzato il corpo. Preso a calci e pugni.
Per il solo “piacere” di seviziarlo.
Racconta del viaggio aereo per portarlo a Bologna e farlo operare. Del capitano del volo Alitalia che lo fa alloggiare in prima classe perché la pressurizzazione della stiva gli sarebbe stata fatale. Del medico veterinario che non dà speranze perché il cane ha sofferto troppo, ma comunque prova lo stesso ad operarlo.
Dei cuscini speciali per le piaghe da decubito. Del carrellino fatto arrivare dall’America. Delle protesi che ogni tanto gli mettono per farlo camminare “normalmente”. Delle notti insonni a coccolarlo e dirgli che sì, esistono tanti uomini cattivi, ma ne esistono anche tanti così buoni che quando li incontri il destino ti ripaga con gli interessi del dolore che ti è stato arrecato.
Quando lei ha finito io apro la porta e saltellando entra lui. “Dream”, sogno in inglese, questo il suo nome.
Tutti piangono ed a turno si avvicinano per coccolarlo. E farsi coccolare.
Qualcun altro deve uscire e respirare forte forte, salvo rientrare con gli occhi umidi e le lacrime che oramai non stanno più nei propri argini.
Chi però lo guarda dritto negli occhi impara la più bella lezione di vita che ci sia.
Non la trovi in nessun libro. E nemmeno dopo chissà quanti colloqui con lo specialista di turno.
La trovi nello sguardo di un cane che ha subito le peggiori torture e con tutta la forza del mondo si è attaccato alla vita. Per un giorno, questo giorno, poter dire: ce l’ho fatta. Sono vivo. Sono qui!
Massimiliano Frassi x Prometeo
p.s.:
Da sempre sono convinto che chi sevizia un animale poi alla prima occasione abusa di un bambino.

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