Articoli marcati con tag ‘aurelio baisotti’

Gli abusi sulla bimba disabile non esistono: “chi mai abuserebbe una mongola?”

Ancora abusi sui bambini disabili.
Oramai non si contano più i post del mio blog che si sono aperti con questa frase.
Un mondo sommerso, sotto strati di fango, che soffoca le grida di dolore di innocenti impossibilitati, ancora più impossibilitati, a difendersi. O anche solo a chiedere aiuto.
Abusi sui bambini disabili, l’ennesima frontiera di una follia che si nutre solo di male, senza il quale non potrebbe esistere. Male che chiamano “amore” con l’auto illusione di poter appartenere al genere umano e non invece all’ultima scala darwiniana di un’evoluzione mancata. Pura preistoria. Nel corpo e nell’anima.
Il caso, l’ultimo in ordine di tempo, arriva dalla provincia pavese e ce ne siamo già occupati in passato.
La prima volta fu con questo post:
http://www.massimilianofrassi.it/blog/il-fidanzato-di-mia-sorella-lei-11-anni-e-lui-63.html

Oggi torniamo a parlarne perché altre due persone (oltre a Berengario Borromeo di anni74 e Luciano Finotti di anni 63) sono finite agli arresti (purtroppo solo domiciliari) per i presunti abusi nei confronti di una bimba disabile mentale, di 12 anni.
Sono due soggetti molto noti nel paese di Inverno (un nome una garanzia), il fruttivendolo ambulante di Santa Cristina, Sebastiano Margarine di anni 46 (con precedenti) ed una guardia giurata, Angelo Cremascoli di anni 57 (v. foto).
La guardia giurata si offriva di accompagnare la bambina a fare dei giretti, mentre il fruttivendolo la adescava quando la incontrava in strada facendola salire, “con gran facilità, sulla propria auto” e portandola poi in posti appartati, per abusarla.
Mi chiedo al fronte di un caso simile da noi seguito, quello di Aurelio Baisotti, (http://www.massimilianofrassi.it/blog/le-certezze-morali-un-altro-passo-importante-dal-processo-ad-aurelio-baisotti-stupratore-di-una-donna-gravemente-disabile.html   ) quante siano ancora oggi le bimbe/ragazze con gravi disabilità vittima di simili esseri.
Soggetti che vivono in realtà dove, lo si dica una volta per tutte, in molti sanno ma non intervengono. Per paura, o ancora peggio, complicità.
E così accade pure a Inverno, dove al fronte delle dichiarazioni del Procuratore Gustavo Coppa il quale ha detto: “dopo una certa omertà iniziale la gente ha iniziato a collaborare, (d’altronde) non potevano non sapere”, si scontrano le dichiarazioni delle gente medesima:
”per me questa storia è tutta una montatura…è una persona a modo che ha sempre pensato alla famiglia….oggi basta un pettegolezzo detto da un bambino matto e si finisce come pedofili su tutti i giornali…
….lo conosco bene il Sebastiano compro sempre le arance da lui e poi diciamolo come è possibile che abbia fatto una cosa così, ma la conoscete la bambina, quella è una mongola…”.
Abusi su bambini disabili. Forse dovremmo cambiare il termine e farlo diventare abusi su bambini, da parte di uomini inabili al ruolo di esseri umani.

Le certezze morali: un altro passo importante dal processo ad Aurelio Baisotti, stupratore di una donna gravemente disabile.

Che la sentenza di condanna in primo grado di Aurelio Baisotti vi avrebbe indignato ce lo potevamo aspettare. Che vi avrebbe indignato così tanto, a tal punto da far andare in tilt la casella di posta elettronica ed il telefono, lo ammetto, non ce lo aspettavamo manco noi.
Tantissima la vostra indignazione, ma per fortuna ancora di più le vostre parole di solidarietà da rimandare alla ragazza vittima, parole che le faremo arrivare e le scalderanno il cuore, ne siamo certi.
Siete la dimostrazione che il mondo non appartiene a loschi individui, ma a persone civile ancora in grado di indignarsi, quando l’innocenza viene violata.
Oggi torniamo però su quella sentenza, sugli atti del processo e su alcune constatazioni di carattere più generale.
Innanzitutto la prima cosa che dobbiamo dirvi (dato che tutti, più o meno, l’avete domandata) è la risposta alla domanda “ma lui , l’abusante Aurelio, il buon parrocchiano, oggi dov’è?”
Per fortuna: in carcere!
Inizialmente finì a Brescia. Da lì in ambulanza (scivolato in doccia? Chissà….) fu portato a Milano e da lì poi a Vigevano, dove pare sia tutt’ora “residente”.
Come avete già visto nel precedente post al riguardo il Giudice ha bocciato la richiesta di accoglierlo in una comunità religiosa.
Bocciatura che ci porta al secondo quesito.
Vi siete chiesti, tutti quanti, come mai certi soggetti (il discorso è più generale) vengano spesso difesi ad oltranza da Parroci ed affini, che non spendono al contrario mai una parola, anche solo una parola, per le vittime.
Se vi aspettate che vi risponda, oggi, resterete delusi.
Riporto però, tornando quindi su questo processo, una parte dell’interrogatorio ad un sacerdote (definito nella sentenza: “ineffabile”. Per l’esattezza         questa l’intera frase: “le affermazioni fornite dai testi, tra cui la figlia ed un ineffabile sacerdote, non a conoscenza di fatti specifici, appaiono una semplice manifestazione di fede e sono  prive di qualsiasi valore probatorio”).
Perché riporto il passo che segue tra poco? Semplice.
Perché appunto in questi anni abbiamo assistito a decine di interventi così. Tonache fresche di bucato venivano rimesse per poter svolazzare come libellule nelle aule di Tribunale, quasi a voler rimarcare un potere, una valore soprattutto che da tempo oramai è naufragato. A volte era pura complicità, altre becera ignoranza. Altre ancora…chi lo sa…In tutti i casi mai e poi mai lo stesso impegno l’abbiamo visto a difesa di una vittima. Mai.
E tale carenza appare appunto anche in questo processo, dove dicevo il passo che riporto serve ad evidenziare come alla fine le testimonianze di chi difende gli abusanti siano di fatto totalmente inutili, poiché gli elementi che vengono portati sono assolutamente inconsistenti e nulla hanno a che fare con i fatti in questione.
Come accade appunto per Aurelio Baisotti (che apprendiamo pure essere stato tra i 30 bornesi andati in pellegrinaggio ad assisi e poi in Piazza San Pietro per vedere il Papa).  Che vede un lungo elenco di anime caritatevoli sfilare a sua difesa, senza portare alla fine un solo elemento concreto.
Leggete però questo breve passo tolto dall’interrogatorio all’allora sacerdote della comunità bornese:
<< Domanda : Il sig. Baisotti Aurelio le risultava impegnato anche nella comunità, se sì in che veste, quali attività svolgesse?
Risposta (dal Don): Aurelio era membro del consiglio pastorale, catechista insieme alla moglie e li ho conosciuti molto bene per questi motivi. Erano collaboratori strettissimi e devo dire anche fedelissimi. La loro opera all’interno della parrocchia era più che conosciuta e anche all’interno del paese una famiglia stimata. Molto stimata.
D: Nel suo personale rapporto con il signor Baisotti Aurelio lei ha mai avuto modo di osservare o avere la sensazione che avesse diciamo così problemi o una personalità particolare? Come lo definirebbe dal punto di vista caratteriale diciamo?
R: Dunque assolutamente nessuna di queste cose che lei mi sta dicendo, anzi una persona molto aperta, disponibile al dialogo. E devo anche dire, siccome negli ultimi mesi io sono rimasto da solo (..), devo anche dire che, evidentemente non posso non dirlo, non sono l’angelo custode di ogni singolo parrocchiano.
Però c’è una certezza morale che deriva dal fatto che credo che se avessi anche sentito qualcosa di questo tipo in paese…
D: Scusi le certezze morali sono importanti ma se le può tenere per sé.
(…) Non le facciamo leggere le intercettazioni perché sennò le certezze morali forse avrebbero una piccola incrinatura. Però a parte questo, ci dica i fatti.  >>

Non serve aggiungere altro vero?!

Abusi su donna disabile. La sentenza di condanna di Aurelio Baisotti, di Borno (Bs), “bravo parrocchiano”.

Abusi su donna disabile. La sentenza di condanna di Aurelio Baisotti, di Borno (Bs), “bravo parrocchiano”.

Una delle battaglie di cui andiamo più fieri come Prometeo, tra quelle a cui questo Blog ha dato una forte eco, è quella sugli abusi sessuali a danno di bambini (e donne) con gravi disabilità.
Abusi che sono tanti. Tantissimi.
Nel mondo.
In Italia.
Spesso impuniti. Ancora più impuniti degli “altri”, per l’ovvia difficoltà da parte delle vittime di gridare la propria richiesta d’aiuto, non certo il proprio dolore, poiché quello sì che viene gridato, anzi urlato, forte, al mondo distratto.
Abbiamo dato il via a questa nostra campagna partendo da questa testimonianza, unica, forte, necessaria, quella di un padre meraviglioso, le cui parole ed il cui esempio sono una vera e propria lezione di vita:

Parte1:
http://www.youtube.com/watch?v=SDgUK5xCgnc
Parte 2/2:
http://www.youtube.com/watch?v=axDm2XPQhC4

E da qui abbiamo continuato con articoli dai vario tipo (qua ne riportiamo giusto un paio, che vi chiediamo di rileggere e diffondere):
http://www.massimilianofrassi.it/blog/abusi-su-un-disabile-macche-e-la-terapia-civettini.html

http://www.massimilianofrassi.it/blog/abusi-su-bambini-disabili-9-anni-di-condanna.html

E soprattutto questo:
http://www.massimilianofrassi.it/blog/abusi-sessuali-sui-bambini-disabili-come-avvengono-perche.html ).
Oggi torniamo a farlo, avendo letto la sentenza di condanna di primo grado di questa persona, della quale già parlammo quando il fatto emerse e ci fu la condanna di primo grado:

http://www.massimilianofrassi.it/blog/violenta-disabile-condannato.html

Vi chiederete perché oggi, a distanza di tempo (neanche molto a dire il vero) ne parliamo e perché non l’abbiamo fatto, come siamo soliti fare, uscendo proprio “sul pezzo”, puntuali.
Semplice. Perché le cose per la vittima non sono cambiate.
Perchè continua a stare male.
Perchè non può andare nei negozi del paese ma va a fare la spesa altrove.
Perché le sue notti sono popolate da incubi e si addormenta, esausta, solo in tarda mattinata, mente nel sonno chiede aiuto alla mamma defunta, “mamma mamma dove sei aiutami!”.
Perché sia da monito a tutti i difensori ad oltranza di soggetti così.
Perché c’è chi dice che “poi la ragazza non è nemmeno disabile (quindi la si poteva violentare liberamente?) e si vede che recita”.
Perché in chiesa la gente durante la Messa non le stringe la mano invertendo il “segno di pace” con un segno di guerra.
E allora se guerra deve essere guerra sia.
Dopo la lettura chiunque ancora difenda chi le ha fatto del male sarà identico all’abusante. In tutto e per tutto.
A questi soggetti dedichiamo le righe che seguono e tutto quel altro materiale, soprattutto le registrazioni telefoniche (intercettazioni ambientali) dei carabinieri, tra il predatore e la preda, materiale che non pubblichiamo per evitare che il vostro disgusto tracimi oltre ogni umana sopportazione.
Partiamo dalla sentenza, riportandone le motivazioni integrali, con una piccola premessa. Che serve per inquadrare i due protagonisti di questa turpe vicenda, le cui biografie riassumiamo così:

– Predatore: AURELIO BAISOTTI, classe 1954

Residenza: BORNO (provincia di Brescia)

Attività: gestisce una pizzeria, è molto impegnato nel sociale, ex assessore ai servizi sociali, molto attivo in parrocchia (e dalla Parrocchia difeso a spada tratta).

Segni particolari: insospettabile. Tutore della ragazza.

– Preda: “Stella” (nome di fantasia).
Nasce in una famiglia con diversi problemi. Due dei suoi quattro fratelli sono gravemente disabili come lei (sono affetti da cerebropatia infantile).
Dalla nascita lei è affetta da oligofrenia ed invalida al 100%.
Nel periodo in cui gli abusi si intensificano ha perso nel giro di pochi mesi il cognato (morto suicida dopo una grave depressione in seguito alla perdita del posto di lavoro), la sorella, la madre e la nipote (morte a distanza di mesi l’una dall’altra per il medesimo incidente stradale).
L’età mentale è di 3 – 7 anni. Di fatto una bimba piccola piccola rinchiusa in un corpo grande grande. Quoziente intellettivo: 35 – 50 (bassissimo ma comunque il doppio di chi la emargina).
È seguita dal servizio sociale e da un noto e stimato centro che si occupa di persone disabili, centro dove troverà la forza di chiedere aiuto (per la seconda volta. La prima pare l’avesse chiesto, anni prima, altrove……inascoltata….pare….).
Ma torniamo subito ai fatti, che emergono grazie ad una attenta e scrupolosa assistente sociale che segnala ai Carabinieri (di Breno…) quanto le era stato riportato da un’operatrice sociale che aveva raccolto le confidenze di “Stella”, la quale a sua volta in lacrime le aveva raccontato dell’ultimo (in ordine di tempo) abuso da parte del Baisotti che l’aveva obbligata d un rapporto anale “molto doloroso”.
Ci fermiamo subito ed apriamo una parentesi:
le persone disabili, proprio per la loro disabilità, sono forse ancora più credibili delle persone non-disabili.
Inoltre quando qualcuno racconta un abuso subito non lo fa ripetendo pappagallescamente una storiella a memoria, ma lo fa con racconti narrati con un’esplosione di vissuti, con tutti i sensi chiamati in causa (l’olfatto…il tatto…il gusto…) e via dicendo. Chiusa parentesi.
Aggiungiamo solo che merita un plauso il lavoro fatto dalle forze dell’ordine (comando dei Carabinieri di Breno). Ottengono subito di mettere i telefoni di tutti sotto controllo (presunta vittima, presunto abusante, amici e operatori sociali vari) e quello che si trovano ad ascoltare è letteralmente vomitevole.
Baisotti che telefona alla vittima, che la minaccia, che si masturba al telefono, che parla liberamente dei precedenti rapporti sessuali avuti con la vittima medesima.
Le indagini confermeranno che gli abusi andavano avanti da anni. La ragazza veniva abusata a casa sua. A casa del predatore/tutore, addirittura sul tavolo della pizzeria che lui gestiva.
Inoltre la vittima veniva minacciata di non dire nulla a nessuno. Se l’avesse fatto sarebbe stata “picchiata” e non avrebbe ricevuto i soldi per poter vivere, soldi di lei ma che amministrava lui in qualità di tutore.
Questi i fatti principali. Avvalorati anche dalle perizie a cui la vittima viene sottoposta, che ne confermano la totale attendibilità e spazzano via certi folli dubbi (“una volontà calunniatrice non sarebbe coerente con la sua personalità”) e dall’incidente probatorio (che si rivela dolorosissimo per la vittima, ma importante ai fini processuali: “nel corso dell’esame protetto effettuato in dibattimento, “Stella”, esaminata in maniera opportuna attraverso le domande, mai suggestive, ha, in maniera anche drammatica, con frequenti accessi di pianto – come emerge dalla videoregistrazione – confermato quanto già rivelato…”).
Un passaggio dovrebbe essere tenuto conto per tutte le sentenze:
“va ricordato che ci troviamo di fronte ad un soggetto che ha uno sviluppo mentale dai 3 ai 7 anni e che non è in grado in alcun modo di costruire con coerenza un castello accusatorio senza cadere in contraddizione ed incertezze nel corso dei vari racconti…”.
Ma se non bastasse la voce della vittima. Il suo dolore. I suoi racconti, ecco allora quella che viene chiamata la pistola fumante, la prova provata del crimine:
“è dal contenuto delle intercettazioni telefoniche che il racconto della persona offesa riceve un riscontro che non lascia spazio a tesi difensive”.
Qua la tentazione di copiare brani della sentenza con i passaggi dove lui parla è mooolto forte. Ma non lo facciamo. Solo per non dare dei dettagli che potrebbero risultare morbosi. Ma che, diciamolo, sono molto volgari. Volgarissimi. E rendono alla perfezione, semmai ce ne fosse ancora bisogno, la gravità del fatto.
Certo è che il bravo volontario parrocchiale lascia a bocca aperta per il linguaggio usato e per quella che i Giudici definiscono una “sessualità deviata e depravata”.
Arriviamo allora alla parte corposa della sentenza, quella con i capi di imputazione e la condanna ad anni 7 di reclusione (rigettando la richiesta di sostituzione della misura cautelare in carcere con i domiciliari presso la Comunità sacerdotale della Parrocchia di Santa Maria della Stella a Rivoli (To), condannato a sette anni per questi motivi:

–         (…) perché con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, abusando delle sue condizioni  di inferiorità psichica e della sua qualità di tutore, costringeva “Stella” affetta da oligofrenia, di cui era stato nominato tutore (…), a subire atti sessuali anche per via anale presso la pizzeria da lui gestita, presso l’abitazione dello stesso e presso l’abitazione di “Stella” medesima, come di fatto accadeva ripetutamente da diversi anni ed in particolare accadde (…) quando la convinceva telefonicamente a recarsi a casa sua a ritirare la cartella sanitaria, che a suo dire le avrebbe consegnato in sua assenza la moglie, facendosi trovare in casa nudo, cercando di imporle di sottostare ad un rapporto sessuale completo con lui, nonché peraltro in diverse occasioni cercando di costringerla più volte a subire atti sessuali senza tuttavia in quei casi riuscire nell’intento criminoso per cause indipendenti dalla sua volontà, molestandola a tal fine, per indurla ad accedere ai suoi desideri sessuali,ripetutamente per telefono, con insistenti inviti, non accolti, ad accettare di incontrarlo, accompagnando in quelle circostanze le parole con atti di masturbazione sulla sua persona, di cui dava esibizionistiche comunicazioni verbali durante le telefonate della donna.
Con le aggravanti aver abusato della sua qualità di tutore e di avere inoltre abusato della palese condizione di inferiorità psichica della donna.

–         (…) perchè, in esecuzione del medesimo disegno criminoso, al fine di conseguire l’impunità dei reati costringeva “Stella” a non rivelare el violenze sessuali subite e comunque il suo comportamento morboso finalizzato ad indurla a concedersi a lui, minacciandola…”.

Continua:
domani mettiamo dove si trova lui oggi. Come se la passa. E una deposizione tutta da leggere, quella di uno dei tanti soggetti che lo difesero.

VIOLENTA DISABILE. CONDANNATO.


Diciamolo subito: non ci aspettavamo una condanna così.
Segno forse che i tempi stanno cambiando.
Anche perché le difese a suo favore erano arrivate da molto in alto ( o molto in basso, scegliete voi). Invece non sono servite. Davanti alla Giustizia che gli ha dato ben 8 anni di condanna in primo grado (uno in più addirittura di quanto richiesto dal Pubblico Ministero).
Lui, bresciano di 57 anni, ex assessore comunale del Comune di Borno, ha abusato di una ragazza affetta da un grave deficit psichico ed orfana di entrambi i genitori  (alla loro perdita risomma la morte di una sorella che si occupava di lei, per un incidente d’auto e il dover vivere con altri due fratelli gravemente disabili: per la serie, quanto può accanirsi al vita contro una sola persona?). Ragazza che a lui era stata affidata in qualità di suo tutore, e che invece che el cure e l’assistenza necessarie, ha ricevuto violenze e minacce.
Pare certificate dall’ottimo lavoro in fase di indagine fatto dai Carabinieri. Che tra video intercettazioni telefoniche e quant’altro ha portato alla Procura un quadro probatorio indiscutibilmente grave.
E così, Aurelio Baisotti è stato condannato.
Due cose aggiungiamo a questa vile storia.
Come sapete da tempo ci stiamo occupando di abusi si bambini/adulti disabili.
Crimini questi già di per sé gravissimi e la cui malvagità/brutalità sono aggravate appunto dalla disabilità.
Si pensa che i bimbi disabili siano “meno credibili” degli altri invece come abbiamo già spiegato non è affatto così, anzi.
La ragazza abusata da Baisotti è stata ritenuta da più perizie (chissà perché le vittime vanno sempre periziate e loro no!) credibile ed ha testimoniato, in incidente probatorio, con una lunga e dolorosissima deposizione. Ricostruendo i fatti. Il dolore. La paura…
In tutta risposta Baisotti ha chiesto di poter lasciare il carcere e scontare la pena in una comunità religiosa nel Piemonte….fatto questo respinto dai Giudici e su cui preferiamo stendere un pietosissimo velo.

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