Articoli marcati con tag ‘bambini delle fogne di bucarest’

Romania Anno Zero.

Romania, anno zero.

Quante volte ho usato questa frase negli ultimi anni, oramai non lo ricordo nemmeno io. Ogni volta infatti si torna al punto di partenza, che rende attualissimo il mio libro di tanto anni fa, quello su “I bambini delle fogne di Bucarest” . Secondo  uno studio realizzato dall’Autorità nazionale per la protezione dei diritti dell’infanzia e l’adozione, insieme ad altri enti e di cui ora sono stati presentati i risultati, nell’ultimo anno più di 10mila bambini sono stati abbandonato in strada dai genitori. Causa principale ancora una  volta la povertà. “Economica”, dice lo studio. Morale, mi permetto di aggiungere io. Irina la conobbi che viveva in una sorta di campagna fuori Bucarest. Era incinta. Aveva sì e no 24 / 25 anni. Il bimbo che aspettava era il sesto. Gli altri cinque però in casa non c’erano, lei me lo disse molto decisa “non voglio c@@@@di bambini intorno”. “E allora cosa ne sarà del nascituro? Ma cosa è stato degli altri?”. “Mi guardò e rise forte, in faccia al mio stupore, al mio shock. “Li vuoi tu? – risata – finisce anche questo in strada, non li voglio io i bambini, e poi cosa gli do da mangiare?”. Un altro ricordo mi si ripresenta. Da qualche parte devo avere pure un video che realizzai con una mini telecamera che tenevo accesa sotto al giubbotto. Sono in stazione. Sto distribuendo una minestra calda. Per molti di loro sarà l’unico pasto della giornata. Arrivano, a gruppi. In mano il sacchetto di aurolac, un solvente potente che stordisce ed uccide, l’odore è quello acre della candeggina. Sporchi, ammalati, affamati, infreddoliti. A pochi metri da noi i taxy scaricano obesi predatori in cerca di bambini. I più spavaldi girano in mezzo a noi, ci sfidano,m sano che non possiamo fare nulla. Sento piangere, un pianto più forte degli altri. Benché provenga da uno scricciolo d’uomo. Il bimbo ha, se ben ricordo, non più di 4 anni. L’ho visto uscire dalla metropolitana mano nella mano con quello che pensavo fosse il padre, ma l’uomo non c’è. Lo cerchiamo. I testimoni diranno che è arrivato, ha lasciato lì il bimbo e se n’è andato. Da quel momento la strada sarà casa sua.

Fu proprio una di quelle sere che approdai al Budimex. Da allora come sapete aiutiamo i bambini  ricoverati presso il reparto di oncologia. A breve lanciamo la nuova raccolta di giochi ed  abiti (NUOVI!), materiale per l’igiene e cibo. Stamani non aggiungo altro. La mente rincorre mille altre episodi, che ora devo rimettere a tacere… Per oggi basta così.
 

bambini di strada romania

Foto: fonte web.

– dalla pagina Facebook di Massimiliano Frassi.

A cura di Blog Staff

 

 

Romania. Nulla è cambiato. Le foto shock!

bambini della romania

I bambini poveri finiscono ancora oggi negli orfanotrofi….i genitori sono “contenti”, convinti che lì possano mangiare, sopravvivere…invece…Invece sono luoghi deputati all’abusi, alle sevizie, alla incompetenza di chi li dovrebbe crescere, alla morte…
Queste foto non sono mie. Non le feci più di 10 anni fa col mio reportage sui bimbi di Bucarest. Queste foto sono state scattate oggi, aprile 2015 d.C. In Romania ancora si muore negli orfanotrofi. Per la colpa di essere bambini. Peggio se poi con più o meno gravi disabilità.
Massimiliano Frassi i bambini delle fogne di Bucarest 2015

I bambini delle fogne di Bucarest

Ora che lo rivedo per la prima volta dopo quasi 10 anni capisco perché il Governo rumeno si riunì d’urgenza.
peccato che le cose siano poco cambiate per i bimbi di strada…poco cambiate, se non in peggio….:

 http://www.youtube.com/watch?v=5quvqAlK9WU

I bambini ci guardano. E capiscono più di quanto capiamo noi.

I bambini ci guardano.
E capiscono più di quanto capiamo noi.
Vi riporto la sintesi di un lavoro fatto dagli alunni della classe dell’Istituto Comprensivo “Aldo Moro” di Stornarella (classe II B Scuola Secondaria di Primo Grado), nell’ambito dell’Unità Formativa sul Diritto all’Infanzia (che è stata selezionata tra le “Scuole Amiche” ovvero tra le scuole italiane di eccellenza per la conoscenza e valorizzazione della Convenzione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza). Tra le varie letture hanno pure affrontato il mio “I bambini delle fogne di Bucarest” e questo blog!!!
Questa la loro analisi. Con una chiusura a dir poco eccezionale, che hanno condiviso tutti quanti.
Come ho scritto alla loro insegnante (Paola Grillo) se questo è il futuro, possiamo tornare a sperare:

INFANZIA NEGATA
Elenco delle cose che ho visto per le strade di Bucarest

  1. Ho visto bambini sniffare colla da una busta per non sentire la fame
  2. Ho visto bambini  vivere  in una fogna non in una casa
  3. Ho visto bambini  derubare i turisti alla stazione
  4. Ho visto bambini vendere il proprio corpo in cambio di un pasto caldo
  5. Ho visto bambine violentate da poliziotti che avrebbero dovuto proteggerle
  6. Ho visto bambini cercare avanzi di cibo tra i rifiuti
  7. Ho visto bambini  prendersi cura di altri bambini
  8. Ho visto bambini senza famiglia accolti dalla strada
  9.  Ho visto bambini scappare dai propri genitori
  10. 10.  Ho visto bambini scappare dagli istituti
  11. 11.  Ho visto un bambino col volto sfigurato dall’ira di una madre ubriaca e incinta
  12. 12.  Ho visto  una madre disperata tagliare con un’accetta le dita ad un figlio
  13. 13.  Ho visto negli occhi dei boskettari il terrore

14. 14. Ho visto bambine mettere al mondo altre bambine

  1. 15.  Ho visto un clown francese  far divertire i bambini romeni
  2. 16.  Ho visto bambini abituarsi alla puzza delle fogne e dei rifiuti
  3. 17.  Ho visto adulti indifferenti

INFANZIA NEGATA

Elenco delle cose che ho visto in Uganda

  1. Ho visto bambini saltare in aria, mentre giocavano
  2. Ho visto una casa in fiamme con tre bambini che bruciavano vivi
  3. Ho visto una giovane mamma fatta a pezzi a colpi di panga
  4. Ho visto bambini senza gambe e senza braccia e penso che sarebbe stato meglio morire
  5. Ho visto bambini con in mano fucili più grandi di loro
  6. Ho visto bambini combattere di giorno e piangere di notte
  7. Ho visto bambini uccidere i propri familiari e compagni
  8. Ho visto bambine violentate dal capo supremo dei guerriglieri
  9. Ho visto bambini addestrarsi correndo per ore con sacchi di pietre sulle spalle
  10. 10.   Ho visto bambini giocare ad una guerra maledettamente vera
  11. 11.   Ho visto mamme andare al pozzo per l’acqua ed essere violentate
  12. 12.   Ho visto bambini strappati alle loro famiglie di notte
  13. 13.   Ho visto soldatini per forza ripetere la parola  d’ordine “nekare”
  14. 14.   Ho visto bambini andare in fabbrica e non a scuola perché lì qualcuno dà loro da mangiare
  15. 15.   Ho visto missionari  che insegnavano a questi bambini a leggere e scrivere

 

INFANZIA NEGATA

Elenco delle cose che ho visto in Brasile

  1. Ho visto i meninos de rua
  2. Ho visto bambini dormire per strada sui cartoni
  3. Ho visto bambini raccogliere cartoni, plastica e vetro da vendere in cambio di pochi soldi
  4. Ho visto bambini vivere come dei cani randagi
  5. Ho visto bambini picchiati e uccisi dai poliziotti
  6. Ho visto bambini nelle favelas
  7. Ho visto bambini che non hanno mai giocato
  8. Ho visto bambini con in mano pistole non giocattoli
  9.  Ho visto bambini cavarsela da soli
  10. 10.  Ho visto bambini cresciuti da altri bambini
  11. 11.   Ho visto bambini mandati a scuola  per portare il contributo dello Stato a casa
  12. 12.   Ho visto bambini camminare scalzi su strade non asfaltate
  13. 13.   Ho visto bambini ripararsi nei cassonetti della spazzatura
  14. 14.   Ho visto bambini minacciare altri bambini
  15. 15.  Ho visto bambini  guardare  dal tetto di lamiera della propria baracca un grattacielo lontano e sognare un giorno di viverci

 

E SOPRATTUTTO HO CAPITO CHE NON ESISTONO BAMBINI DI STRADA,
MA BAMBINI DIMENTICATI IN STRADA DA ADULTI
E CHE QUESTI ADULTI
SIAMO TUTTI NOI.

Un angolo di Romania

In questi giorni avrete notato che il blog viene aggiornato a singhiozzo.
Tranquilli, dopo la pausa vacanziera (vostra….:-( ) tornerà ad essere aggiornato quotidianamente.
Mai come ora possiamo dire che stiamo lavorando per voi, con una programmazione del 2011 sempre e solo dalla parte dei bambini.
Intanto in questi giorni di bilanci, mettiamo (finalmente) l’articolo sul viaggio in Romania, fatta dalla nostra Maria Rosaria.
Buona lettura….

 Un angolo di Romania
Anche quest’anno siamo andati in Romania, anzi per la precisione all’ospedale Budimex e più precisamente al reparto di oncologia-pediatrica per la festa di S. Nicolau (la festa per eccellenza dei bimbi in attesa di doni). Potrei subito raccontare del piccolo Marian che è da solo in ospedale a 5 anni perché la mamma ha altri 7 figli e non può lasciare neanche gli altri da soli. E da questo racconto in poi potrei continuare a parlare di altri 10, 20 casi difficili. Invece voglio raccontarvi un’altra Romania. La Romania di A., la psicologa-volontaria del reparto che è il ns punto di riferimento e che, anche se le hanno tagliato lo stipendio  (lei lavora in un centro per bimbi disabili) e oggi ne ha uno di € 200,00 mensili, lei resta in Romania e ogni anno ci aspetta, lascia che invadiamo la sua casa con 40 scatoloni e più che noi poi riapriamo per ricomporre i regali per i ns bimbi del progetto con le adozioni a distanza e per gli altri che comunque sono in ospedale. Sì, lei sorridendo, felice lascia che strapazziamo la sua casa, che ci arrabattiamo in mezzo agli scatoloni che lei e suo marito hanno salito al terzo piano senza ascensore e che poi riscenderanno da soli per portarli al Budimex per la festa. E’ felice A. perché domani i bimbi saranno tutti allegri, tutti avranno giochi, dolci, vestiti e non importa se noi mettiamo a soqquadro la casa. Quanto conta “la rivoluzione” del suo piccolo appartamento a fronte di un giorno di gioia per i piccoli malati? Resiste A. in una  Romania in ginocchio e non se ne va. Potrebbe andar via come tanti e cercare uno spazio di realizzazione diverso, invece resta, resiste. Con tenacia resta, resta a difendere quelli che non interessano a nessuno. Resiste nel suo Paese, per il suo Paese. A. ha una bimba di 7 anni che porta con noi in ospedale per la festa. La piccola si muove con disinvoltura nel reparto: passa di camera in camera a salutare i bimbi, distribuisce le fotocopie di disegni da colorare preparati da sua mamma e sorride a tutti, gioca con qualche bimbo, sguscia tra gli abbracci delle infermiere ed è una reginetta del reparto. La piccola è abituata a venire qui, è evidente. La bimba già sa della malattia, della morte, del dolore e sorride a questa parte della vita che ha già imparato ad accogliere senza traumi, senza tutte le infinite protezioni che noi siamo abituati a dare ai ns bimbi. La sua naturalezza è disarmante: una bimba tra bimbi, due infanzie diverse…ma la mamma le ha insegnato da un po’ il valore di essere prossimi e lei và, saltella e sorride alla vita che anche lei aiuta a difendere. Sua mamma potrebbe andar via, anche per assicurare a lei un futuro diverso. Invece A. non se ne va, resta, con sua figlia, insieme a sua figlia a difendere un’ipotesi di futuro. Ma non sono sole. Con loro c’è il dottor S.: un oncologo che ha dedicato la sua vita a questi bimbi e alle loro mamme disperate, che a bordo di ogni letto ( un solo letto sempre per ogni bimbo e per la sua mamma) o in un ambulatorio piccolissimo spiega, informa, sostiene e accoglie il dolore di donne e a volte di qualche papà, disperati per le sofferenze dei figli o per quella certezza che non vorresti mai avere: tuo figlio non ha speranza, non c’è la può fare perché il cancro l’ha vinto. Passano giorni, settimane, anni e il dottor S. resta, resta anche quando il suo stipendio è tagliato fino a consistere in € 400,00 mensili, lui resta. Resta e resiste anche quando gli arrivano proposte allettanti dall’Europa. Rinuncia e resiste. A due anni dalla pensione, che non sa di che tipo sarà, se ci sarà, lui resta, resiste alla tentazione di costruirsi altrove una sicurezza economica per la sua vecchiaia. Resiste il dottor S. per i piccoli del suo Paese. La Romania è in ginocchio, ma lui non cede. Ristrutturano l’ospedale, riceve la comunicazione che il reparto di oncologia pediatrico non sarà ristrutturato perché i fondi sono finiti, ma lui non cede, aspetta paziente e rilancia e oggi il reparto è quasi alla fine della ristrutturazione. Per ristrutturare il reparto chiede che sia realizzato a “regola d’arte” come si direbbe da noi, ma i soldi non bastano e il direttore dei lavori cerca di tagliare su alcuni aspetti importanti: non fare le docce, non utilizzare un materiale costoso che è un protettivo su tutte le pareti, un prodotto speciale, lavabile e disinfettabile. Ma lui non ci sta’, pretende che si facciano gli sforzi necessari e ottiene docce e protettivo. Resiste il dottore, resiste conquistando centimetro dopo centimetro quanto tentano di annullare. Poi c’è un’emergenza farmaci nell’autunno 2010 e lui resiste: chiede all’Associazione Prometeo, lancia l’allarme. L’Associazione Prometeo risponde e lui resiste, sorridente e continuando ad accompagnare bimbi e mamme in un percorso durissimo, ma non li abbandona. Neanche lui è solo. Ci sono la caposala, L. e le altre infermiere del reparto che restano, resistono anche se nell’ultimo anno c’è stata un’emorragia  di queste figure professionali verso l’Europa. Loro non se ne vanno. Il reparto di pediatria del Budimex, affianco a quello di oncologia pediatrica, viene chiuso perché tutte le infermiere si sono licenziate per essere assunte nelle strutture private o in Europa, perché gli stipendi delle strutture pubbliche non garantiscono condizioni di vita dignitose. Ma la caposala e le altre infermiere del reparto di oncologia pediatrica restano, resistono accanto ad un dolore che diversamente avrebbe solo le pareti domestiche e nessuna speranza. Loro restano e resistono in un Paese che a loro sta togliendo la speranza di futuro, invece loro in piena trincea non si lasciano vincere e provano a resistere per sostenere la speranza. Quando si accorgono degli scatoloni di farmaci che abbiamo portato il loro sguardo si illumina: adesso hanno una copertura buona per tre mesi, adesso è Natale! C’è anche questa Romania che non lascia il Paese, che non “invade l’Europa per delinquere“ come ci dicono i giornali. Una Romania dignitosa, dove la dignità non è vissuta in modo altero, ma solo con immensa umanità ed è questa Romania che cerchiamo di aiutare tra mille difficoltà e anche tra mille quesiti: basta quello che facciamo? E’ utile lo strumento delle adozioni a distanza? Lo sappiamo non basta, sono necessari programmi d’intervento più ampi che incidano sulle dimensioni strutturali del Paese. Certo, assolutamente! Ma mentre l’Europa fatica ad individuare i finanziamenti per la cooperazione internazionale, mentre l’Italia azzera quasi i fondi della cooperazione internazionale e mentre la Romania affoga nelle politiche del suo governo, tentare di dare anche solo un pò d’ ossigeno ad una nazione tradita (prima da 45 anni di politiche di regime e poi dall’illusione che entrare in Europa sarebbe stata la panacea economica), è un dovere che si impone a chiunque ha a cuore il futuro dei popoli di cui tanto si chiacchiera anche a vuoto a volte. Sì, perché intanto che arrivi il miglior governo nazionale, il grande programma internazionale e i fiumi di fondi necessari a risollevare il Paese e dunque intanto che passano ancora altri anni, ecco noi intanto proviamo a fare qualcosa, a sostenerli nei modi che riusciamo a inventare, anche se non bastano. Ma noi intanto abbiamo scelto di stare affianco di chi prova a resistere e a restare affianco di chi rischia di morire domani, anzi no oggi perché manca il Nurofen per esempio e senza questo farmaco potresti morire solo per le conseguenze di una febbre alta in un fisico devastato da un tumore. La Romania per noi oggi è questo: un’emergenza del cuore e della ragione, un’emergenza sul pianerottolo di casa in questo condominio chiamato mondo.
Per Prometeo
Maria Rosaria

 Nota: un abbraccio alle mie compagne di viaggio, e di Prometeo, Maria e Paola. Buone feste a tutti!

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