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La cultura dello stupro, per cui un abusante prende solo sei mesi di carcere.

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In questi giorni su tutti i media americani compare  la foto di questo ragazzo, Brock Allen Turner, il classico “bravo ragazzo”, di quelli che fanno il pieno di b. B come bravo appunto, b come bello, b come buono, b come bastardo dato che lo stesso è uno stupratore. Durante una festa in un college ha violentato una ragazza, la cui “colpa” (e che le virgolette siano ben chiare)  era di non essere cosciente avendo la stessa bevuto troppo. Il b – boy (bastard etc. etc.) è stato condannato a soli sei mesi di reclusione, ma per la legge americana il suo nome verrà iscritto almeno nel registro pubblico dei sexual offenders: rischiava una pena di 14 anni. Lui durante il processo non ha mai chiesto scusa, ma al contrario ha sempre accusato la ragazza e trovate assurde spiegazioni. Il Giudice ha dato una condanna lieve poiché il ragazza è un brillante sportivo, con un futuro davanti a sé ed il carcere avrebbe avuto un forte impatto sulla sua carriera che dovrebbe portarlo alle prossime olimpiadi. Del futuro della ragazza, e di tante altre come lei, poco importa. Il padre dello stesso ha sottolineato che per “soli 20 minuti di azioni su 20 anni di vita” il prezzo è “troppo alto da pagare”. Di questo tipo di cultura, la rape culture cultura dello stupro,  la nostra società è intrisa in ogni suo poro e la lotta culturale che dobbiamo fare è proprio quella di cercare di scardinarla, partendo come già dicevo ieri, dall’insegnare ai nostri figli quel rispetto che i loro fratelli più grandi (e via via su fino ai loro trisnonni) hanno perso o forse non hanno mai avuto. Una ragazza, seppure ubriaca ad una  festa, non è un oggetto da prendere ed usare a proprio piacimento. E non deve fare la differenza che tu sia un barbone nero, pardòn negro, o uno sportivo con la faccia da Ken. La ragazza in una lunga lettera letta durante il processo ha mostrato quale sia la vittimizzazione a cui è stata nuovamente sottoposta. Malgrado i testimoni che l’hanno soccorsa, malgrado le ferite riscontrate dal Pronto Soccorso, malgrado tantissime prove la vera colpevole alla fine è stata lei, rea, come dicevo prima di essersi ubriacata e , diciamolo apertamente, di “aver sedotto il povero “ bravo ragazzo, la cui carriera ora è stata disturbata, mentre la vita della ragazza invece no: il suo stare male poco importa, mica va alle olimpiadi lei. Durante il processo la giovane vittima  ha letto una lunga lettera. Dolorosa e coraggiosa. Che non è bastata ai fini processuali ma che credo abbia creato un ulteriore precedente nella lunga lotta al maschilismo imperante dentro quelle aule dove la Legge NON è uguale per tutti. La lettera la trovate qua: https://www.buzzfeed.com/katiejmbaker/heres-the-powerful-letter-the-stanford-victim-read-to-her-ra?utm_term=.ayyr4xwlQD#.om6ZrjBlAR Estraggo solo una frase, questa e con questa concludo:
“Quando mi è stato detto di essere preparata nel caso in cui non avessimo  vinto , ho detto  che per questo preparata non lo ero. Era colpevole nel momento stesso in cui mi sono svegliata (ricordiamo che la ragazza era incosciente mentre lui la abusava!). Nessuno può capire male che mi ha causato.”

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