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I bulli e la bambina “cicciona”

massimiliano frassi bullismo

Ieri ho raccontato il dolore che provano tante (troppe) donne, ingabbiate da predatori dell’anima. L’avete letto in tantissimi. Tra voi una ragazza che per anni è stata vittima di bullismo , “rea” di essere “cicciona”….

Leggetela, condividetela se vi va, ma soprattutto, visto che la vita è altro rispetto ad una condivisione su  Facebook, PER FAVORE lavorate coi vostri figli perché un domani siano come Lei, con la stessa pulizia morale e NON come “loro”, oggi spazzati via dal tempo e dalla storia, reietti tra i reietti, come tutti i bulli alla fine diventano e per i quali non può esistere né la parola pietà né la parola perdono, ma solo tutto il disprezzo verso chi vampirizza la vita e la felicità degli altri, non avendone una propria, facendo spesso molto male. A questa ragazza oggi donna vincente, tutto la mia ammirazione. Ce l’hai fatta da sola, non scordare mai che meravigliosa forza hai. <3

<<Un mio contatto oggi ha pubblicato una cosa che mi ha riportato alla mente un “dolore” sopito… Un dolore così simile da sembrare progettato dalle stesse menti, stesse parole e dinamiche…un dolore che si è ripetuto e si ripeterà all’infinito se non impariamo a dargli il giusto peso. Ringrazio questa persona e chiedo scusa se utilizzo un linguaggio simile. Ma siamo in troppi ad aver pagato questo prezzo veramente troppo simile.

Ho frequentato le medie del mio paese. Sono passati tanti anni, ormai. Era un giorno di settembre, quando iniziai la prima media, io ero felice. felice di conoscere tante altre persone, di socializzare, farmi degli amici. Io ero davvero felice e pensavo lo fossero stati tutti.

Ma mi sbagliavo. Gli altri non erano attirati dall’idea di diventare amici. All’inizio erano pochi a rivolgermi parole cattive. Quali? Oltre alle classiche “cicciona” e “cicciabomba”, c’erano “palla di merda”, “schifosa”, “bomba atomica” Aumentarono gli insofferenti alla mia persona. Mi veniva detto che puzzavo ogni giorno. Poi iniziarono con i loro giochini. Ma si divertivano soltanto loro. Io no. Solite battute,se facevo merenda ero una cicciona di merda, se usavo il bagno era perché mi cagavo addosso. Scritte sul banco. Spinte contro i muri. Risatine dietro. Pallonate addosso. Canzoncine crudeli. Poi, un pomeriggio, ero a casa. Nessuno mi chiamava mai per uscire, ero comoda a qualcuno perché mia mamma guidava e poteva accompagnarci ma stop. un pomeriggio mi arrivò un SMS. Erano alcuni ragazzi della classe. Mi chiedevano se volevo uscire per una passeggiata. Ricordo che mi vestii in un attimo. Ero così felice che qualcuno mi avesse considerata. Chiesi a mia mamma se potevo andare a prendere il pulmino. Disse si! Che gioia che avessero chiamato proprio me. Uscii in fretta e furia. Mi precipitai alla stazione dei bus dove ci saremmo dovuti incontrare. Ma non c’era nessuno. Non arrivò nessuno. Non rispose nessuno al telefono. Aspettai lì fino all orario di ritorno.A fissare il marciapiede. Poi ripresi il bus e tornai a casa. A mia madre dissi che mi ero divertita. Un altro giorno viene invitata sempre dalle stesse persone a mangiare un gelato,feci finta di non essere stata offesa dal fatto che nessuno si fosse presentato. Andai a prendere quel pullman e arrivata lì trovai! questa volta ero così contenta, non mi sembrava vero! mi ero sbagliata, probabilmente la volta scorsa non erano potuti venire. Mi sentii sciocca..andammo a prendere il gelato e gentilmente mi dissero di ordinare per prima. io presi il gelato e sentii una frase che mi geló il sangue “Non vi credo la cicciamerda mangia il gelato!” “ma può una persona grassa come te essere pure stupida? fai schifo !” e ridevano… io scappa i e mi rifugiai un negozio, ricordo ancora che vendeva soprammobili e ci rimasi delle ore fino a che mi calmai…quel giorno comprai un angioletto per la mia mamma che credo si chiede ancora adesso il perché gli abbia mai regalato un soprammobile.

In classe era sempre uguale. Il mio “buongiorno” quando entravo era muto la mattina. Non si voltavano neanche. Pugni sulle braccia. Calci.Addirittura sputi addosso, nei capelli, nei quaderni….Io guardavo gli altri, sperando che qualcuno arrivasse a difendermi. Non arrivava mai nessuno. Si voltavano tutti dall’altra parte. E io? Io non riuscivo a difendermi. É così, che succede. Ci si sente zero, inutili, fragili, spaventati, da non reagire a nulla. Ai pugni, alle parole, alle spinte, alle canzoni. Sì, è così che funziona. Capii che nessuno sarebbe mai intervenuto per aiutarmi. La fine della scuola fu una liberazione. Furono 3 anni di inferno. Inferno.

Io sono stata forte?forse…Sono stata forte perché non ho permesso a quelle persone di annullarmi fino in fondo probabilmente.Forte perché non ho permesso loro di portarmi via tutto. Ma c’è tanta gente che non ha la stessa forza. Ed è per tutti loro che mi rendo disponibile da sempre a parlare con chiunque, chiunque passi ciò che ho passato io e chiunque abbia voglia o bisogno di raccontarlo.

Ora sono cresciuta. Non sono più un’adolescente. Ma porto dentro i segni della crudeltà a scuola e non….A volte sento ancora addosso i loro sguardi. Certe cose non si dimenticano, ma certe cose si superano. É questo che dico a tutti. E a tutti dico: parlate. Parlatene. Non restate in silenzio. Parlatene, con chiunque vogliate, ma non tacete.

E ai miei cari compagni di classe, non tutti, non auguro che la vita restituisca loro quella solitudine, quel disagio e quel dolore che loro stessi hanno provocato negli altri. Ma vorrei dire grazie. Grazie soprattutto a quelle 2, forse 3, persone di quella classe che in quegli anni orrendi mi hanno teso una mano. Se mai doveste leggere, saprete che parlo di voi.>>

V.B.

dalla pagina Facebook di Massimiliano Frassi
a cura di blog staff.

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