Articoli marcati con tag ‘child abuse’

La gente finge di non vedere…

it_background1Riporto uno stralcio di un articolo, legato all’uscita in Italia del film It tratto dal romanzo di Stephen King:

<< Tra i messaggi che il clown legge nel film, cita quello che riguarda “la gente che finge di non vedere, che non interviene quando vede scomparire, risucchiare da un tombino, un ragazzino.
A volte ci sono cose che scegliamo di cancellare perché non vogliamo prenderci responsabilità” >>.

Credo solo io, che calzi alla perfezione, al caso nostro?

it stephen king child abuse

Ciao piccola: lettera di una donna abusata, a sé stessa!

“Martina” era una bella e serena bambina. Poi un giorno l’orco delle favole, l’uomo nero, prese vita e forma. E le rubò con la forza il sorriso.
Questa la sua lettera oggi. Dopo anni di battaglie. Contro sé stessa in primis. Anni in cui il suo corpo ha sofferto, è dimagrito (troppo!), ha sfiorato il vento della morte. Ma anche anni di battaglie vinte. Di traguardi raggiunti. E di una vita che è lì, ad un passo. E per poterla riabbracciare forte, oggi serve fare i conti col passato. E per questo, eccola scrivere una lettera. A sé stessa bambina. Lettera che condivido con voi.

Massimiliano Frassi

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Ciao piccola,
mi trovo qua, di fronte a te, ma dall’altra parte, in un mondo dove non so se credere a ciò che vedo, che sento, che tocco e che odoro. In un posto dove è facile trovare angoli per restare nascosta e osservare ciò che succede, ma nello stesso tempo pieno di catene, filo spinato, fantasmi e strane figure che trovi ovunque ti giri, ti seguono, non ti mollano mai, come se ti stanno incollati, usando la paura, lo spavento, lo scherno, gli incubi e appunto con catene o altro ti legano a loro facendoti un male terribile, da toglierti il respiro, la forza di pensare e di capire. Spesso ti fanno male e soprattutto mi ritrovo a farmi male per poter scappare via, ma sono più forti loro, mi strangolano. Accidenti devo, bisogna venire via da questo posto, bisogna saltare in quel luogo dove, così mi viene detto, che esistono posti, mondi, spazi sia belli che brutti, ma, dicono sempre, che in questi luoghi puoi essere sempre al sicuro sia col bello che col cattivo tempo, dicono anche, che puoi essere te stessa e fare o dire quello che vuoi, che pensi e sei libera di non fare ciò che una persona non ha voglia di fare. Attenta piccola, ti posso e ti devo dire che io in questo mondo non ci sono ancora o forse non riesco a restare, ascolto, capisco, condivido tutto, ma non riesco farlo mio. Penso che siano cose giuste, perfette, meritevoli ma che vanno bene per tutti gli altri che mi stanno attorno e non per me, non me lo merito, non è giusto non è possibile. Un’altra cosa da questo mondo dicono che ti devo aiutare, ma cavoli come faccio? Tu sei li oltre quella cortina di fuoco, di lame taglienti che ti perforano il pensiero, il respiro.

Uffa, cavoli fai qualcosa anche tu, apri gli occhi, muoviti, spostati, respira esci da quel torpore, da quella melma schifosa, viscida e puzzolente che hai addosso, appiccicata, meglio ne sei composta.
Scusami lo so che hai la bocca tappata, mani e piedi bloccati, tenuti fermi con la forza. So che non ti è permesso di muoverti, di fare rumore, di urlare e a te non resta che sparire. Sparire con quella parte di te che tutti chiamano anima, pensiero. Lo so quanto è difficile sopportare quel respiro, quella voce che ti dice un sacco di cose, spesso sembrano molto dolci, tenere per poi farti sentire un male cane, dolori lancinanti dove non sai come fare per non sentirli. Non ti è permesso di urlare, non devi farti sentire da nessuno, se poi servisse farti sentire, nessuno ti ascolta o si accorge che tu esisti sei al mondo, che tu ci sei, che anche tu respiri, senti e odori. Lo so che non sopporti quel tocco, quel calore, quel sudore, quel viscido che ti trovi addosso, ma porca vacca esci da quel torpore, scuotiti, rompi quella crosta che hai e allungati verso di me e prova, magari questa volta, non so, insieme ci facciamo male una volta per tutte e poi basta, magari riusciamo a catapultarci in quel mondo, in quel posto che ti dicevo e che in molti dicono “tu sei tu”, puoi parlare, sentire, percepire e giudicare con semplicità e sincerità. Dicono che qui non esiste quel filo spinato dove tu ti fai male, non serve, è anche vero che ci possono essere momenti brutti, spiacevoli, ma puoi dire ciò che provi e che senti. Però accidenti esci da quel torpore, svegliati, apri gli occhi, reagisci non non riesco ad avvicinarmi a te, posso solo allungarmi un po’, ma tu svegliati, datti una mossa e urla, urla,urla.
Scusami piccola se non riesco a starti vicina, a svegliarti con dolcezza, a prenderti in braccio e portarti via da li, sto cercando di liberare le mie mani, ma i nodi delle catene  sono stretti e i miei movimenti sono difficili. Ti ripeto svegliati, urla, grida e io lo farò con te, magari in due ci ascoltano e ci credono. Ciao piccola vorrei dirti a presto e spero di vederti presto, ma per favore svegliati, esci da quel torpore e poi da quel putridume in cui ti trovi, che sei. Un giorno riuscirai  e riusciremo a lavarcelo via, disinfettarci ed uscire allo scoperto.

Ciao ciao

“Martina”

“Sono una bambina pocodibuono”….la storia di Simona.

“Sono una bambina pocodibuono”….la storia di Simona.

Domenica avremo il nuovo incontro col coordinamento nazionale vittime pedofilia, progetto che come sempre dico è il fiore all’occhiello per la Prometeo, poiché da lì sono ripartite tantissime vite.

Tante, tantissime però quelle che stanno là fuori…ancorate al palo…ferme sotto una cappa di dolore, senso di colpa, vergogna….ree di aver subito abusi….eppure se solo capissero quanta meraviglia c’è nei loro cuori…quanto bella è la vita che le aspetta.

“Simona” è una di loro….ho lasciato la lettera integra (malgrado alcuni dettagli che spesso ometto)…leggetela, fatela circolare, e soprattutto al di là del mero racconto, raccogliete tutta la sua sofferenza…ma anche quel desiderio di riscatto che pe rora è un lumicino, sotto alla cenere, ma che sono certo diventerà un incendio….si chiama vita,  non facciamola più  attendere.

Grazie “Simona”, sei grande, immensa, solo che ancora non lo sai….

 

Ciao Max,
non so xchè ho deciso di scrivere proprio a te….
Sono arrivata al tuo blog cercando di alleggerire un po’ i sensi di colpa,
pensando che magari leggendo altre esperienze avrei trovato dei punti comuni che mi avrebbero aiutata.
Ho letto decine di esperienze, storie di BAMBINI (3-4-7-9 anni) stupri e
violenze, ho letto del loro terrore, del dolore e dei traumi subiti, dell’odio
che provavano nei confronti dei loro orchi, dell’infanzia rubata e mi sono
chiesta con che diritto mi permettevo di accomunare la mia alla loro storia.
Piccole vittime dell’orrore, che non hanno avuto scelta.
E’ proprio dalla scelta che inizio la mia storia, quella che ho fatto e che mi
porterò sul cuore come un macigno per il resto della vita.
Una vita perfetta. Ho raggiunto tutti i miei obiettivi, realizzato i miei
sogni…. laureata, specializzata, sposata, madre di due figli….ma
all’improvviso compare un dolore… li dov’era riposta una strana storia, li
dov’era chiusa una relazione fuori dagli schemi ma pur sempre una relazione, in un cassetto in fondo all’anima.
La prima volta che l’ho definita molestia è stato solo per paura, paura di
essere giudicata una bocodibuono,o forse per essere, almeno per una volta, trattata come una vittima…. pur non sentendomi tale.
Dopo 25 anni sono ritornati lentamente, come dei piccoli tasselli, episodi,
immagini, scene, odori….sapori!
12 anni…quasi donna, non certo una bambina.
Uno zio, quasi quarantenne, i primi contatti. Ero curiosa, forse un po’
spaventata da quelle mani, ma curiosa. Un rientro in città, dal mare, solo noi due, delle riviste “segrete”….
Non ricordo come, ma mi vedo nuda, addossata al muro del corridoio di casa sua, lui che si spinge contro di me, non dico nulla, non scappo…. ricordo la luce del sole che veniva dalla porta del bagno….e poi il letto, forse delle mani che guidano le mie tra le sue gambe, ero una donna, lo diceva lui ed io ne ero certa… lo fanno tutti… ma bisogna mantenere il segreto.
Ero felice di sentirmi adulta, ero felice che qualcuno mi trattasse così. Era
tutto un po’ strano…ma forse per gli adulti le cose vanno così.
Qualche sera dopo, si va a comprare i gelati…solo noi, senza i suoi figli…
più lontano del solito… accosta su di uno stradone isolato…..ricordo la
luce del lampione, l’aria fresca di una serata di luglio…. e la sua voce che
dice di fare come con il “calippo”…ma “Fai attenzione, se senti qualcosa in bocca non ingoiare”… lo ripete due volte e poi mi spinge la testa verso di lui, la mano sulla nuca,le cuciture dei sediolini, la luce della notte…
nessun’altra immagine, nessuna sensazione, solo la nausea… i conati…ma non devo vomitare… non posso. E poi….sputo fuori dal finestrino, ancora conati, un sapore amaro che rifiuterò per il resto della vita, Sputo pensando che se non l’avessi fatto forse sarei rimasta incinta, ma  troppo vicino allo
sportello. Si arrabbia, devo vedere se ho sporcato la macchina, sono proprio una stupida.
Ma non importa… lui mi ama ed io lo amo. E poi dice che sono io che gli
faccio perdere la testa, con nessun’altra è così, e che mia zia starebbe
malissimo se si scoprisse, di certe cose non si parla.
Quanto altro c’é da raccontare, quanti altri incontri, quante altre volte mi
sono venduta per sentirmi adulta non sto qui a raccontare.
Ricordo bene però tutte le volte che, facendomi vedere le sue riviste, mi
chiedeva di scegliere ed io sceglievo quelli che oggi definirei rapporti
completi, ma che allora mi sembravano solo il mezzo per non fare ciò che non mi piaceva. Ma non si poteva. E così qualunque gioco, piacevole (e mi vergogno ancora oggi a definirlo tale) finiva poi nello stesso modo.
Negli ultimi tempi mi sono data della puttana decine di volte per quelle
scelte, per i no non detti, per il piacere che provavo con le sue carezze.
Ho scritto tutto in un racconto…tutto ciò che ricordo, e la persona che lo
ha letto dice che ho usato spesso la parola paura, ma non la ricordo…. Non
riesco a ricordarla se non l’ultima volta mentre scendevo le scale verso la
cantina come un condannato a morte, consapevole di ciò che mi aspettava, ma ancora una volta non dissi di no, e così mi ritrovai in ginocchio dinanzi a lui, ed ancora una volta ricordo solo la porta semichiusa di quella cantina, la paura di essere scoperti, l’umidità e la semioscurità….la rassegnazione.
Quanti mesi o quanti anni erano trascorsi non so dirlo esattamente, so che ad un certo punto gli ho detto che non volevo più, che ero fidanzata (non so se lo fossi davvero). Ero spaventata, non sapevo come l’avrebbe presa… mi fece promettere che appena “l’avessi fatto” con qualcun’altro l’avrei dovuto fare anche con lui, mi chiese di giurarlo ed io lo giurai, ma sapevo che non lo avrei fatto proprio con nessuno.
Smise…. oggi penso che avrei semplicemente potuto chiederglielo prima, ma non sono mai riuscita a fare la scelta giusta, non gli ho mai detto di no, non era una violenza solo una stupida cazzo di relazione. Ma allora perchè sento questo sasso sul cuore? Forse perchè vorrei semplicemente smettere di sentirmi così sbagliata, così sporca, così puttana.
Vorrei sentirmi per una volta la vittima e pulirmi questa maledetta coscienza che non mi da pace….ma non si può, gli errori si pagano, ed io ne porterò il peso per sempre.
Qualche volta analizzo tutto razionalmente, vedo una verità a me sconosciuta, ma non riesco a crederci fino in fondo. Ad un passo dalla “luce”, torno indietro… forse é giusto che questo dolore resti li dov’é.
Non so se leggerai questa mail, non so se mi servirà ad uscire da tutto
questo, non so se un giorno leggerò la mia storia e mi sembrerà così simile a quella degli altri, ma almeno ci ho provato. Grazie,
“Simona”

Scaricare foto pedofile ed abusare. Ma dite davvero??? E’ un reato???

È di due giorni fa la notizia dell’ennesimo prete arrestato per pedofilia.
Si chiama Rafael Sansó Riera è spagnolo e nella giornata di ieri la Procura ha opposto subito le proprie obiezioni al fatto che attualmente il predatore di bambini sia ai domiciliari in un convento, poiché potrebbe “reiterare i fatti” o “fuggire”, chiedendo quindi di rivedere il giudizio della corte e porlo in stato di arresto.
Le indagini sono ancora aperte e potrebbe essere condannato ad una pena che va dai 4 agli 8 anni.
La cosa che ha più colpito l’opinione pubblica è stata la reazione del sacerdote.
Tranquilli. Nessun movimento di massa, né fiaccolate a suo favore. È cosa oramai obsoleta che non riguarda più il resto del mondo, ma solo poche isole infelici del nostro paesello.
La cosa sconvolgente dicevo sono state le sue dichiarazioni.
Che  fronte dell’arresto per detenzione di 21mila (21.000) immagini pedopornografiche. Lo ripeto ventunmila.
Ventunmila bambini abusati, fotografati/filmati e catalogati nell’archivio della parrocchia, ecco a fronte di tutto questo ha dichiarato:
“non ero al corrente che si trattasse di un crimine così grande”.
Aggiungendo a seguire la formula consueta: “mi sono confessato (e quindi auto assolto) e poi ne ho parlato ai miei superiori” (che l’hanno a loro volta perdonato anche se pare da indiscrezioni del Paìs, che sia in corso la pratica per ridurlo allo stato laicale).
Insieme al pedofilo americano che ha incolpato il gatto, insieme a quello italiano che lo faceva per motivi di studio, occupa la vetta delle str…..e peggiori mai dette. Da un pedofilo. Colto con le mani nel sacco.
Come i soggetti di cui riporto i nomi.
Le cui esternazioni ancora mancano, ma credo sia solo questione di poche ore.
Partiamo dai loro nomi:
T.C.: padre della bimba (e per questo metto solo le iniziali): 15 anni
Marco Cagassi, all’epoca dei fatti professore associato e aiuto nella II divisione di chirurgia generale del Gemelli: 10 anni
Gerardo Balascio, commerciante; Salvatore Blanco, ex sagrestano, Gregorio Mangano e Giancarlo Savelli: condannati a 8 anni e 6 mesi ciascuno.
Sono stati condannati perchè organizzavano “festini a luci rosse”, dove si vestivano con abiti femminili, ed all’interno delle loro orge….portavano una bambina. Da abusare.
Una bambina di 6 anni  quando gli abusi sono iniziati e continuati per 2. Figlia del capobranco.
Per questo sono stati condannati.
In Tribunale si sono limitati a dire che loro non c’entrano niente.
Scommettiamo che non sapevano fosse un reato così grave?

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