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Sapete come muoiono i bambini di Aids in Romania?

Oggi è la Giornata Mondiale per la Lotta all’Aids.La ricordo con due estratti da una mia relazione ad un convegno di una decina d’anni fa.
Attualissima. Purtroppo…
Aggiungo solo che in molti paesi il tasso di hiv pediatrico è oggi elevatissimo, grazie al turismo sessuale….

Sapete come muoiono i bambini di AIDS in Romania?
I bambini di AIDS in Romania muoiono a testa in giù.
Questo aneddoto lo racconto sempre poiché a dicembre dell’anno scorso, visitando l’ospedale mostrato in fotografia, ho visto un fagottino di 7 anni, con due occhioni enormi, immerso in un letto che non vi descriverò per pudore e per rispetto nei confronti di quella bambina.
Questo fagottino, con il volto oramai vinto e sconfitto dall’AIDS, mi guarda e mi dice: “Fai in modo che io non esca di qua a testa in giù”, io non capisco, anzi c’è un attimo in cui discuto con l’interprete poiché credo che mi stia traducendo in modo assolutamente sbagliato, ma quando la bambina capisce che non sto capendo, ribadisce che lei non vuole uscire da lì a testa in giù; allora le chiedo di spiegarsi meglio e lei mi indica un infermiere al fondo della sala – un uomo alto e robusto, con il camice macchiato di sangue – e mi dice: “Sai cosa accade qui, quando i bimbi chiudono gli occhi e non respirano più?
Che lui li prende per i piedini e li porta fuori a testa in giù.”

Ho iniziato ad occuparmi di AIDS più di 15 anni fa, anni duri, anni in cui si combatteva ogni giorno tra mille difficoltà, anni in cui il tasso di mortalità era elevatissimo e chi incontravamo oggi non l’avremmo sicuramente rincontrato la settimana successiva, anni che riassumo con un piccolo ma significativo aneddoto:
Vedendo i nostri amici – perché questo erano, non erano utenti, non erano pazienti, erano i nostri amici – che dimagrivano di giorno in giorno, ci illudevamo di poter sconfiggere quel loro dimagrimento andando a comprare nelle rosticcerie di Bergamo, dei piatti che poi si facevano scaldare nel reparto infettivi e che davamo loro al posto dei cibi che giungevano dalla mensa.
Ci illudevamo così di far riguadagnare loro peso, cancellando la fiacchezza, i dolori, il deperimento che andava a minare sempre più il corpo di quei ragazzi.
Questo capitava giusto l’altro ieri, un altro ieri lungo dieci anni come ho già detto, anni in cui molte cose sono cambiate mentre molte altre sono rimaste uguali.
Quegli amici oggi non sono più con noi. Su di loro la malattia ha vinto, distruggendo il loro corpo non prima di averli isolati dalla società.
Oggi però almeno da un punto di vista medico, possiamo dire che abbiamo vinto noi. Grazie alle nuove terapie abbiamo sentito dalle parole del dott. Suter quali e quanti progressi sono stati fatti e quanti altri, sicuramente nei prossimi anni, andremo ad ottenere. La stessa cosa però non capita ancora da un punto di vista sociale: in questo caso persistono le medesime intolleranti paure di allora.

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