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Pino La Monica. La condana e il sostegno della fan.

pino la monica condannato in secondo grado

Come già annunciato venerdì in tempo reale, è stato condannato anche in secondo grado Pino la Monica.
Questo uno stralcio dell’articolo uscito sulla Gazzetta di Reggio online:

<<E’ stata ridotta di un anno e sei mesi la pena per Pino La Monica, educatore di Reggio Emilia 41enne accusato di violenza sessuale su nove bambine a cui avrebbe tenuto un corso di teatro. La corte d’appello di Bologna lo ha condannato a 8 anni e 3 mesi perchè ha ritenuto sussistente un’attenuante, non considerata in primo grado dal tribunale di Reggio Emilia che lo aveva condannata a 9 anni e 9 mesi a giugno 2010. Abbassata anche la provvisionale prevista per le tre parti civili – costituite con l’avvocato Marco Scarpati – passando da 30 a 20mila euro. Il suo difensore Antonella Crippa voleva la cancellazione della pena, sostenendo che le bambine non erano credibili.>>

Pino La Monica condananto anche in appello

Questa invece uno stralcio di una conversazione avvenuta in Facebook e che ci hanno inviato.
A voi il commento:
“……lo conosco da quando ho 6 anni, non mi ha mai toccato con un dito. È una persona fantastica che due t******e invidiose e il gp di Reggio Emilia hanno voluto rovinare.
Non mi ha mai toccato in tutti questi anni e penso che se avesse voluto aveva qualcosa da toccare (sic)….”

Sentenza GIUSEPPE LA MONICA detto Pino.La fidanzata di 11 anni!

Abbiamo visto nelle precedenti analisi cosa si intende per pedopornografia quando si parla del caso La Monica (foto scaricate non casualmente, ben catalogate, nascoste o provate a cancellare, con bambini anche molto piccoli e seviziati!). Poi abbiamo dato voce alle bambine. Impaurite, vergognose, non portatrici di rancore, ma di paura, dolore vergogna e tanto schifo (“mi rivelò anche che, quando la sua testa veniva spinta giù, lei sentiva qualcosa di molliccio sulla fronte con puzza di pesce” ; “quando facciamo un gioco di doverci stringere gli devo sempre toccare il pisello!”: quest’ultima frase nella sentenza è in grassetto e la parola sempre è sottolineata! ), schifo quanto quello che proviamo noi!
Oggi analizziamo un’altra parte della sentenza di condanna di Pinuccio La Monica. Quella con le dichiarazioni dell’imputato (soffermandoci in particolar modo su un episodio particolare della sua vita…). Tralasciamo il modo in cui si presenta (l’abbiamo già riportato…) ed il modo in cui descrive i suoi corsi, solamente per evitarvi botte di noi assoluta. Segnaliamo solo una nota, di non poca importanza:
”sotto l’aspetto pedagogico egli ha affermato di ispirarsi ai modelli di Don Milani, Mario Lodi, ecc. ( peraltro, come si è già anticipato, l’imputato non può vantare alcun titolo di studio specifico in ambito pedagogico o psicologico) .”
L’imputato poi con termini definiti dagli stessi Giudici “alquanto confusi e con argomenti assai poco convincenti” tenta di difendersi, arrancando palesemente e cadendo a nostro avviso in mille evidenti contraddizioni.
C’è un episodio però che definire allucinante è poco. Viene chiamata a testimoniare una ragazza che noi chiameremo “Maria”. “Maria” è una ex studentessa di La Monica, che in passato ha frequentato un suo corso di teatro, “fin da quando lei era in prima elementare” (sic).
Di lei La Monca si innamora e “all’epoca delle scuole medie”, leggiamo, “quando lei aveva 11-12 anni, piano piano la loro frequentazione è uscita al di fuori dei corsi di teatro”.
“Maria” conferma di avere dormito con lui in più occasioni all’età di 13/14 anni , “ma senza alcun risvolto sessuale”.Pino si lega a lei e “progressivamente ha iniziato a cercarla in modo sempre più insistente” invitandola ad uscire per cena o ad andare a casa sua.
Ma il pezzo forte (di cui in passato peraltro avevamo già parlato in questo blog) arriva dopo. Ad ulteriore conferma che questa storia dovrebbe entrare dritta dritta nei manuale di criminologia:
”la testimone ha confermato che nel corso del 2007, l’imputato fece una sorta di pellegrinaggio a piedi fino a Santiago De Compostela, proprio per cercare di dimenticarla e tentare di tornare a considerarla di nuovo come una semplice amica/allieva, ma senza riuscirvi”.
Fermiamoci e facciamo due conti.
“Maria”è nata nel 1993. Pinuccio La Monica il 1 agosto del 1973, esattamente 20 anni prima.
Facile quindi fare i conti. Quando lei ha 11/ 12 anni lui ha 31/32 anni.
E se un uomo di 30 e rotti anni si innamora di una bambina di 10 e rotti anni, l’unica parola che a noi viene in mente è questa: PEDOFILIA!
Secondo un testimone “La Monica non aveva esitazione a dirle TI AMO anche al cospetto di terze persone, ad esternare il suo innamoramento per lei”. Un innamoramento che lo porterà pure a farle delle fotografie. Anche queste sequestrate dalla Polizia Postale….
La ragazza ad un certo punto decide di troncare la relazione malata. Ma Pino non molla. “Maria”dichiara di essere stata “bersagliata da insistenti chiamate e messaggi d’amore; di aver ricevuto altri messaggi d’amore anche dopo due anni da quei primi approcci; di essere stata costretta, a causa di questa pervicacia molesta, a far intervenire  i propri genitori (i quali contattarono l’imputato e gli intimarono di cessare di importunare la figlia)”.
Continua – la prossima volta, i capi di imputazione ed alcune domande. Che vi fate. Che ci facciamo.

Nota:
Pino ha dichiarato, tra le tante cose, che se non avesse più potuto lavorare in Italia a “contatto con i bambini” sarebbe emigrato.
Per un reato simile al suo (8 bambini anziché 9 e 80 video autoprodotti anziché 399 estremi scaricati) questa l’ultima condanna avvenuta in Romania:

CALCIO, ROMANIA: CONDANNATO A 30 ANNI ALLENATORE PEDOFILO
E’ stato condannato a 30 anni carcere per violenze e pedofilia l’ex allenatore della squadra di calcio giovanile Unirea Alba Iulia, Nicolae Stelian. E’ stato trovato colpevole di aver avuto rapporti sessuali con otto ragazzi della squadra giovanile. Tre di essi, scrive il quotidiano Adevarul, erano minori quando sono stati sottoposti agli abusi. Stelian ha peraltro filmato le scene di sesso e le ha scaricate sul suo pc personale. La polizia ha trovato 80 filmini nel suo computer dove sono riprese scene di sesso orale e anale. I fatti si sono svolti nel 2009-2010. Il Tribunale ha condannato l’allenatore in primo grado a 30 anni di carcere e ad un risarcimento morale di 520.000 lei (circa 122.000 euro).

SENTENZA PINO LA MONICA. Parte 3 – La voce delle bambine.

Continua l’analisi della sentenza di Pino La Monica, condannato in primo grado a
9 anni e 9 mesi per abusi su 9 bambine e detenzione di 399 files pedopornografici (files, giusto per ricordarlo a chi ha manifestato per lui catalogati, pescando un esempio tra i tanti, in cartelle così: “stupro anale di bambine”).
Abbiamo riportato alcuni giorni fa la prima parte con le testimonianze delle bambine. Testimonianze accomunate, l’ho già detto, da due fattori:
la grande dignità delle stesse e l’altrettanto grande sofferenza/paura, provata sulla propria pelle.
Continuiamo con altre voci, pescate nelle 100 e rotti pagine che ridanno senso alla parola giustizia. Ripartiamo da pagina 17 e da quei segnali che inequivocabilmente ci avvisano che c’è un disagio. Disagio che in questo caso, purtroppo, prende la parola di ABUSO SESSUALE.
La bimba fa la prima media e partecipa ai corsi di Pinuccio, “con entusiasmo e contentezza”. Tuttavia “durante l’anno, la ragazzina era visibilmente cambiata negli atteggiamenti e nell’umore ed aveva iniziato a rinchiudersi in sé stessa, ad intristirsi, come se stesse progressivamente sfiorendo, ed a manifestare sintomi di disagio e di ansia”.
Proprio perchè come sostengono i La Monica fans è tutta una cospirazione contro di lui, interessante evidenziare questo elemento (che pure ricorre spesso, perché l’ultima cosa che gli adulti pensano, è che possa esserci un abusante nel loro mondo!):
la mamma interroga la bimba su cosa stia accadendo ma la stessa sminuisce e dice che non c’è nulla, lasciandosi solo “sfuggire il desiderio di non andare più a teatro, cioè di non frequentare più i corsi pomeridiani, ma la mamma – per sua stessa ammissione – non aveva dato peso a ciò ed anzi aveva spronato la figlia a continuare le lezioni, non immaginando nemmeno lontanamente che i problemi fossero legati proprio a quei corsi”.
Come vedete è chiaro sia il contagio che il partire subito convinti che Pino sia un pedofilo…….
Finalmente la madre riesce a superare il muro di vergogna e silenzio della bimba. Che, con grandissima difficoltà, comincia  a parlare (altra dimostrazione pratica di come i bimbi puntino subito il dito contro i poveri innocenti accusati di abusarli):
“…le ha faticosamente rivelato, in notevole imbarazzo e con ritrosia (“cercava di parlarmi però poi faceva marcia indietro”), usando “mezze parole”, senza mai riuscire a dire apertamente, preferendo mimare i gesti, di avere subito, assieme alle amiche, toccamenti da parte dell’insegnante di teatro…”.
Dopo questa prima dolorosa rivelazione, nei giorni a seguire la bimba parla, aggiungendo particolari. Dice ad esempio che “tale insegnante, le prendeva la mano e gliela metteva a contatto con le proprie parti  intime, facendosele toccare” ed ancora che “durante un gioco al buio si è trovata sotto ad un banco con l’insegnante che le ha fatto infilare la mano nei propri pantaloni”.
Ancora una volta percepiamo la paura dei bimbi. Che in un contesto che doveva essere di gioco si ritrovano ad essere meri oggetti sessuali, manipolati per placare malate frustrazioni.
Un’altra bimba aggiunge:
”durante le lezioni di teatro , il professore (alt. Fermi. Errore nella sentenza. La dicitura esatta non è professore, ma:
“docente di attività espressiva propedeutica alle attività espressive e dinamiche comunicative e abilità razionali”. Continuiamo) si appartava in un’altra stanza con lei e con altre tre alunne, lasciando da solo il resto degli alunni in un’altra aula adiacente…a turno palpeggiava le ragazze toccandole il sedere e la vagina ed abbracciandole cercando ogni pretesto per porre in essere quei comportamenti…in particolare ad una delle ragazze ha afferrato la mano facendosi toccare il pene mentre con lei si era limitato ad abbracciarla forte avvicinandola alle sue parti intime”.
Un’altra bimba invece “rivela” ai genitori quanto accade in un modo quanto mai singolare.
È domenica ed il padre la sente urlare. La raggiunge e la bimba è al telefono che grida:
“mi devi lasciare in pace! Mi devi lasciare in pace!”.
Dopo la telefonata la bambina in “preda a disperazione e rabbia, gli ha rivelato che l’insegnante aveva iniziato a toccarle le tette e poi in seguito veniva fuori (dal bagno) con il pene dritto e se la tirava a lei…dicendole anche frasi del tenore <<mi sono innamorato di te, se vuoi scappiamo insieme>>.
Non posso esimermi dal segnalare che parliamo della stessa persona che dopo la condanna ha dichiarato che avrebbe continuato a lavorare con i bambini!
A tal riguardo questa bimba aggiunge che La Monica “teneva analoghi comportamenti anche nei riguardi di altre bambine più piccole di lei”.
Il padre della bimba dice: “mi ha detto che c’erano della bambine molto piccole che lui, con delle scuse banali, se le tirava a lui…”.
Un’altra bimba ancora aggiunge: “al termine di questo gioco la sensazione che restava sulle sue mani era quella di “bagnato…umido”, con un odore che la piccola ha definito “non proprio l’odore di lavanda…tipo come il pesce marcio”.
Direi che per oggi può bastare. Non vorrei che alla lettura di altri passaggi simili i suoi fans dovessero corressero ad aprire un altro mutuo. Sapete, coi tempi che corrono….

CONTINUA…..

SENTENZA PINO LA MONICA. Parte 2 – La voce delle bambine.

A grandissima richiesta continuiamo a commentare la sentenza che in primo grado, IN NOME DEL POPOLO ITALIANO, ha condannato “OLTRE OGNI RAGIONEVOLE DUBBIO” Giuseppe La Monica detto Pino (“docente di attività espressiva propedeutica alle attività espressive e dinamiche comunicative e abilità razionali” ) a 9 anni e 9 mesi per abusi su 9 bambine e detenzione di 399 files pedopornografici (foto di bambini anche di 3 anni d’età!).
È un viaggio nell’orrore e, se permettete, nello schifo quello che faremo oggi. Dovendo riportare alcune frasi (molte delle quali scritte nella sentenza in grassetto, affinché abbiano la dovuta evidenza) che rischiano di far diventare la nostra analisi quasi “morbosa”, se non fosse che le stesse sono le parole delle bambine. Dette con molto dolore, paura, vergogna.
Ma soprattutto con l’ingenuità e, aggiungo, la dignità che è loro. E che nessun pinolamonica di questa terra può nemmeno lontanamente sognarsi di intaccare.
Domani invece vedremo come La Monica si è difeso. Chi ha provato a tirare in ballo. Quali scusanti ha accampato.
Oggi parlano loro. 9 bambine, di tre paesi diversi. Bimbe fatte passare dagli ammiratori di La Monica con svariati epiteti (li ricordo tutti. Uno per uno. Sono per me una grande ferita. Che non si rimarginerà MAI! Molti addirittura ce li hanno mandati via mail. Che forse dovremmo raggruppare tutte e nell’adeguato teatro, mettere in scena…a buon intenditor….).
Ma ritorniamo a bomba sulla sentenza, pescando qua e là tra la voce delle bimbe.
Partiamo dalla prima.
La cui storia ci serve per far smentire (ma serve davvero farlo????) chi ancora crede che ai bambini basti puntare il dito contro qualcuno inventandosi a memoria chissà cosa, per farlo travolgere dall’onta dell’abuso.
La bambina 1, anni 10, dice al padre di non voler più andare ai corsi di La Monica, corsi che le piaceva frequentare fino a poco tempo prima.
”BAMBINA 1 ad un certo punto ha fatto sapere al papà di non voler più andare al corso perché non le piaceva ed anzi le faceva schifo; siccome la bambina era reticente sui motivi, il papà in quel momento ha ritenuto di non insistere nell’interrogarla, pensando che si trattasse di ragioni futili”.
”Quella sera stessa durante la cena, guardando assieme la TV, il papà ha nuovamente chiesto a BAMBINA 1 le ragioni del rifiuto del corso di teatro; a questo punto la bambina ha spiegato che non le piaceva un gioco che si faceva durante il corso. Anche di fronte a tale risposta il papà ha ritenuto di non insistere, apparendogli al situazione non preoccupante”.
Accade allora una cosa. Che dà la misura dell’intelligenza e della grandezza di quelli che mi piace chiamare i “nostri” bimbi.
La piccola aveva un diario. Una sorta di diario segreto, che ovviamente i genitori non dovevano leggere.
La stessa però fa in modo che il papà lo trovi, aperto e lo possa leggere.
Quando durante l’udienza il papà ha ricordato l’episodio si è profondamente commosso.
”Caro diario, oggi ho iniziato il corso di PINO. Qualcuno si è fatto male ma non era una tragedia! Però c’è una cosa che odio è che quando facciamo un gioco di doverci stringere gli devo sempre toccare il pisello!”.
Ci sono momenti nella vita repentini, come dei fulmini, che arrivano squarciando la notte e per un secondo la illuminano a giorno. Qua al contrario con la stessa velocità, arrivano di giorno e tutto intorno diventa notte. Ma non per un secondo per molto moltissimo tempo……..non sempre recuperato e sanato da sentenze così…..
Quel mondo, chi passa da qua lo conosce bene. Quella inversione improvvisa e violenta della propria esistenza, che da allora non è più come prima.
Unito a quel senso di impotenza, a quella ferita che ti esplode dentro e la domanda (nel 99% dei casi illegittima!): “come ho fatto a non capirlo prima?
”Il marito ne parla con la moglie e insieme decidono di rimettere il diario al suo posto. A riprova che la bimba voleva che fosse letto, sulle sue pagine apparirà la scritta “STATO GUARDATO”.
Dopo un iniziale momento di straniamento e di “imbarazzo” finalmente il padre affronta l’argomento con la bambina.
La quale “con imbarazzo, gli ha spiegato di non voler frequentare il corso di teatro perché l’insegnante durante il gioco del trenino, giocato a luci spente, le faceva mettere le mani nelle tasche dei propri pantaloni, che erano bucate, e si faceva toccare…”.
Nel frattempo le cose, per La Monica, precipitano. Viene arrestato per “presunti abusi avvenuti” in un altro paese e nasce un Comitato a suo favore. Molto rumoroso. Disturbante per le vittime. Come una nuvola di zanzare levatasi da un cumulo di letame.
E quella che in questa storia è la bambina 1 diventa, con la denuncia fatta la bambina 4. Alla faccia della cultura del contagio con cui hanno vinto una volta (leggasi Brescia) e da allora pensano di poterla applicare ogni volta devono difendere un proprio simile.
Ma lasciamo la piccola e passiamo ad un’altra bambina.
Anche lei è contenta di andare ai corsi di Pino. Anche lei improvvisamente, senza dare motivazioni serie, decide di non frequentare più i corsi di La Monica:
”adducendo motivazioni apparentemente banali e non preoccupanti” ma in contemporanea anche manifestando “sintomi di disagio e di ansia”.
La bimba non vuole più “addormentarsi con la luce spenta del tutto, temeva il buio ed anzi pretendeva sempre qualcuno al suo fianco al momento di prendere sonno”. Come se non bastasse, “piangeva spesso e chiedeva insistentemente di essere ascoltata: ma – come ammesso dalla stessa madre – tutti questi segnali non sono stati recepiti ed anzi quei comportamenti sono stati interpretati come banali capricci, tanto che BAMBINA 2 veniva rimproverata per essi”.
Come vedete siamo ancora una volta lontani anni luce dall’interpretazione che vi hanno fatto sempre bere, quella ciò di chissà quale complotto contro il Pinuccio.
Qua addirittura si fatica a capire i segnali di disagio dei bimbi e li si sgrida. Perché non vogliono più andare al corso.
Cambiamo nuovamente paese. E troviamo a testimoniare una assistente sociale, che riporta il colloquio col papà di un’altra bambina.
Il genitore le ha raccontato che sua figlia ed i figli di altri genitori si lamentano dei corsi tenuti da Pino La Monica specialmente per alcuni giochi “particolari “ che vengono fatti.
Il gioco di cui più hanno paura è quello del “nascondino al buio”, durante il quale “La Monica, secondo il racconto fatto dalle bambine ai genitori, dopo aver fatto buio nella stanza e dopo aver fatto nascondere sotto al proprio maglione una bambina, ne sospingeva il capo in basso fino ad avvicinarlo al pube, a diretto contatto con esso, al punto che la bambina avvertiva “qualcosa di molliccio ed odore come di pesce”.
Viene sentito il papà della bambina che conferma che la stessa aveva sempre seguito volentieri i corsi di la Monica, salvo “inspiegabilmente” cambiare idea ed impuntarsi per non volerli più frequentare.
I genitori si insospettiscono allora ed iniziano “a sondare la figlia”, caratterialmente molto riservata.. Dopo mille difficoltà e ritrosie la bimba trova la forza di aprirsi. E, seppure con molta fatica, e vergogna, racconta che “veniva avvolta dalla maglia dell’istruttore La Monica….veniva messa una posizione…in ginocchio o supina…veniva aiutata a restare ferma…si lamentava per il caldo…e rimaneva lì”.
Complimenti. Mi viene da chiedere ad alta voce se le tanto autoreferenziali doti decantate dall’imputato e da chi lo ha sostenuto stiano nelle modalità di far passare per giochi degli abusi sessuali su bambine di 10 anni.
Ma ad alta voce mi viene anche da sottolineare il dolore di questa bambina. E soprattutto la paura. Connotazione questa che non si evidenzia mai, ma che penso sia da mettere in conto tanto quanto la violenza subita.
Una bambina si trova in balia di un adulto. Deve stare ferma. Le manca l’aria. Non può urlare, chiedere aiuto, fuggire.
Deve stare lì, ferma, immobile, mentre lui….

CONTINUA.

SENTENZA PINO LA MONICA. Parte1 – La pedopornografia.


La sentenza di primo grado di condanna a 9 anni e 9 mesi di Giuseppe La Monica, detto Pino, l’ho ricevuta poco prima di Natale, anticipata da un lungo sms, questo:

“Ciao Max è uscita finalmente la sentenza. Avrei voluto spedirtela per e-mail ma 122 pagine sono troppe e la posta elettronica non le ingoia. Ti spedirò per posta un dischetto.
.Perchè lo faccio? Perchè lo meriti.
In questi due anni ci sei stato vicino più che mai.
Ti abbiamo conosciuto e poi incontrandoti abbiamo scoperto la meravigliosa persona che sei e la tua splendida associazione, fatta da tante belle persone che lavorano duramente nell’ombra.
Ti manderò un dischetto per posta della sentenza. perchè so che la pubblicherai.
Ovvio che depennerai tutti i nomi, ma per quanto riguarda mia figlia, e tu sai chi è perchè l’hai conosciuta, potrai scrivere xxxx (nota mia: in realtà ho deciso di omettere anche il soprannome).
E’ un nome anonimo, ma c’è chi lo conosce e gli servirà a fargli capire che non ho alcuna cosa di cui la coscienza mi rimproveri.
La mando a te perchè ripeto ci sei stato vicino per tutto questo tempo.
La mando a te perchè la metti sul tuo blog e sia di aiuto a tutti quelli che purtroppo si sono trovati nella nostra condizione, e che perciò abbiano il coraggio, senza se e senza ma, di denunciare senza timori eventuali casi.
La mando a te per fare coraggio a quelli di Rignano Flaminio , Vallo della Lucania e chissà quant’altri.
Per far capire a loro che la Giustizia, anche se lenta e farraginosa, alla fine arriva. Il tempo di attesa ti uccide, ma arriva.
Noi abbiamo avuto la fortuna che a sostenerci c’era un avvocato unico. Scarpati. Non era solo avvocato ma anche genitore, che ci ha sostenuto non solo professionalmente ma anche moralmente.
Ed abbiamo avuto una PM, Maria Rita Pantani che senza se e senza ma è andata in fondo alle cose.
I giudici non sono stati da meno, ma non hanno fatto altro che dedurre i fatti ed emettere una sentenza.
Grazie di tutto Max e…buon anno a te, ai tuoi collaboratori e a tutti quelli che ti seguono.”
Appena ricevuta l’ho letta di getto e lo ammetto sono stato male.
Nulla che non sapessi già, ma vedere una dopo l’altra tutte quelle barbarie…..
Poi ho dovuto metterla da parte ed impormi di non pensarci.
Ieri l’ho ripresa in mano. Letta a pezzi, poco per volta.
Ed oggi mi trovo a commentarla non sapendo sinceramente bene da dove cominciare né dove andare a parare.
Vorrei sdrammatizzare con una battuta ma stavolta a dire il vero c’è poco da ridere.
E se è di riso che abbiamo bisogno, pensiamo allora a chi ha fatto un mutuo per difenderlo, a chi faceva volantinaggi e raccolte firme, a chi ci inondava di minacce infamie ed insulti, a chi faceva l’elenco dei casi persi in Tribunale da noi (2 – dimenticando invece i più di mille vinti!) facendo passare l’equazione per cui tutti i casi di pedofilia erano “falsi”), ed a tutto il teatrino dei malati e deviati guitti che questa triste storia ha messo in scena.
Prima di analizzare quanto segue un  augurio, oggi come allora, che il sig. Giuseppe La Monica, detto Pino, si mantenga in salute e sentimento. Fino alla Cassazione. Ed alla certa Galera che ne seguirà……..
Perché dopo quanto ho letto il carcere è l’unico posto dove deve stare, per espiare una pena che per quanto grande sia (e 9 anni sono tanti in Italia) non sarà mai sufficiente….
In Galera. A meno che non scappi prima…
La sentenza (scritta benissimo! E chi vuole intendere intenda…) è innanzitutto testimone del grande lavoro fatto dalla Procura ma soprattutto del rispetto che si è sempre avuto per le parti ferite.
L’approccio alle parole delle bambine, alla loro sofferenza anche solo nel ricordo, si percepisce in ogni singola nota a loro dedicata.
Sembra quasi di vedere il Pubblico Ministero i Giudici ed i vari operatori delle forze dell’ordine avvicinarsi a loro in punta di piedi, con rispetto. E credetemi, io che di sentenze ne ho lette molte in questi anni, non sempre ho colto questo atteggiamento e proprio per questo, in tempi come questi, ci tengo a sottolinearlo.
Anche perché è marcatamente all’opposto dell’atteggiamento degli “altri”, di quelli che sfilano pro Pino e le cui testimonianze sono così ricche di contraddizioni che verrebbe da suggerire a qualsiasi altro pinolamonica di evitare nei propri processi di portare testimoni a proprio carico.
Parlando dei testimoni chiamati a sua difesa leggiamo (pag. 105):
“…la stessa credibilità di molte di queste testimonianze è apparsa già di per sé traballante e, per così dire, intermittente. Infatti gli esami condotti in aula hanno dato la netta impressione che quei testimoni fossero già ab initio inclini ad una assoluta ed incondizionata benevolenza verso l’imputato, tale da rasentare in qualche caso la beatificazione (sic) della sua figura (ad esempio Barbara L. ha parlato di PINO come di una “guida” che aiuta a “crescere”….), mentre tutte le persone offese, nelle rispettive audizioni protette, benché vittime, sono apparse più caute e prudenti, anche in negativo, ed in ogni caso non hanno mai mostrato di essere animate da acrimonia o da intenti di demonizzazione dell’imputato”.
Basterebbe questo per rispondere alle polemiche di questi mesi, alla differenza tra la mancanza totale di dignità da una parte e la grandezza morale dall’altra, ma riportiamo ancora una frase:
”Ora che le lezioni di LA MONICA potessero essere piacevoli ed interessanti per la maggioranza dei bambini partecipanti, e che i rapporti tra l’insegnante e gli alunni fossero talora splendidi e comunque generalmente buoni, può dirsi un dato di fatto sostanzialmente acquisito: del resto…è emerso che anche le stesse persone offese avevano già frequentato in precedenza e con soddisfazione, altri corsi dell’imputato o, comunque, alle prime lezioni iniziali dei corsi incriminati, si erano dimostrate contente (o anche entusiaste) di parteciparvi, tuttavia per queste 9 bambine l’iniziale approccio positivo con l’imputato e con i suoi metodi ad un certo punto è venuto meno (improvvisamente o progressivamente) e ciò proprio a causa delle pesanti attenzioni fisiche e degli abusi sessuali che hanno cominciato a subire…”.
Questa parte riassume quanto da sempre diciamo. Un pedofilo può incontrare migliaia di bambini ed essere per loro il miglior amico, professore, educatore, sacerdote, papà, etc. etc. del mondo. Poi però ne incontra uno, uno solo e con quel uno, spazza via tutto il bene che gli altri hanno avuto modo di vedere……
Questa, solo questa, è la pedofilia!
E qua le bambine sono ben 9. Di tre realtà diverse. A cui, non dimentichiamolo mai, vanno aggiunti i bimbi dei 399 files pedopornografici estremi. Di loro parlo sempre. Perché a differenza delle 9 bimbe non hanno avuto nessuno vicino. Nessuno che li aiutasse. Che li difendesse. Che li salvasse.
E chissà molti di loro che fine hanno fatto……
oggi perlomeno questa sentenza ridà loro la dignità rubata.
399 immagini pedopornografiche sono un mondo di bambini violati.
Ed i cui abusi sono stati minuziosamente catalogati.
”Negli allegati della consulenza  tecnica della Polizia postale sono presenti alcune stampe, esemplificative, delle immagini più significative, che ne consentono la valutazione: la natura pedopornografica è fuori discussione”.
Poco più avanti: “…dato il cospicuo numero… e considerato che normalmente i siti internet che offrono contenuti pedopornografici, proprio perché illeciti, non sono accessibili con facilità ed anzi sono sovente celati e protetti risulta francamente del tutto inverosimile l’ipotesi dello scaricamento casuale, o non voluto, in una unica occasione, ed appare per contro assai più razionale e credibile una attività, prolungata e ripetuta nel tempo, di ricerca mirata al procacciamento di simili contenuti.”
E da un’altra parte della sentenza leggiamo:
”significativamente poi non risulta che in quegli stessi PC fossero presenti anche immagini pornografiche “normali” cioè relative ad adulti”.
Questo passaggio pone la parola fine a tutte le (assurde) interpretazioni date dai suoi supporters in questi lunghi mesi…..
Certo ancora una volta viene un brivido (di paura e dolore) a pensare che un soggetto così di giorno aveva il compito di “educare” i bambini e la sera si metteva a caccia di loro coetanei in rete. Catturandoli. In situazioni così:
“rape child porn”, ovvero foto pornografiche con bambini stuprati (Rape = stupro); “3yo”, ovvero three years old, tre anni……
Lo stesso educ-attore che insegnava in rinomate scuole cattoliche.
Lo stesso educatore che d’ora in poi chiameremo non più così ma con le modalità con cui si presenta ai giudici, regalandoci in chiusura di questa prima analisi della sentenza, un sorriso. Lo stesso sorriso che impedisce alla bocca di allargarsi troppo. Per vomitare:
“docente di attività espressiva propedeutica alle attività espressive e dinamiche comunicative e abilità razionali” presentazione che il Giudice definisce, nero su bianco nella sentenza: “definizione di complessità pari alla sua astrusità”.

A breve. Dalla sentenza di primo grado di condanna di Pino La Monica: la voce delle bambine abusate (“l’insegnante aveva iniziato a toccarle le tette e poi in seguito veniva fuori – dal bagno – con il pene dritto e se al tirava a lei…dicendole frasi del tenore: mi sono innamorato di te, se vuoi scappiamo insieme…”) ed il modo in cui Pino si è difeso (partendo proprio dai pc che aveva e dai suoi colleghi dell’officina incanto).

Pino La Monica sentenza shock! Costringeva le bambine ad atti sessuali!

Il fatto lo conoscete tutti. Chiunque si occupi di legalità e di tutela dei bambini, ma anche chiunque abbia anche solo casualmente letto un articolo sulla pedofilia, oramai sa chi è Pino la Monica. Questo grazie alla campagna di informazione fatta da lui e dai suoi sostenitori. Da quel irrefrenabile desiderio di mostrarsi, sempre e comunque.
Tutto inizio così, con un titolo che faceva correre un brivido e che anche se il signor Pinuccio fosse stato l’ultimo dei santi, sarebbe stato scandaloso:

“APPLAUSI COME UN EROE”.

Poiché il primo giorno di un processo non si può accogliere un indagato per abusi “come un eroe”.
Questo in realtà fu solo il primo di tutta una serie di episodi, nati dagli esempi dei comitati falsi abusi, che fecero non poco male (altro male…) alle vere vittime: bambine e loro familiari.
Ma anche a quelle vittime che mi preme ricordare (e lo faccio sempre) sono i bambini delle immagini pedopornografiche! Quegli stessi bimbi che verosimilmente oggi potrebbero non essere nemmeno in grado di sapere che la Giustizia li ha difesi, per il solo fatto che non cisono più……..
Per esserci (giustamente) scandalizzati davanti a gazebo per raccolta firme, corsi per insegnare agli educatori a come occuparsi dei bambini (corsi di Pino La Monica ovviamente: ricodate “quella carezza della sera”?),solidarietà di parroci garantisti a senso unico e quant’altro, siamo stati sommersi, non solo dalla vostra sensibilità ferita, ma anche da una serie di insulti e minacce da parte di uno sparuto, ma rumoroso e ben coordinato, gruppo di sostenitrici del Pinuccio nazionale.
Chissà se oggi le stesse hanno letto i giornali. Chissà a dire il vero se sanno leggere…..
La sentenza integrale a breve la mettere nel nostro sito. E sarà disponibile per qualsiasi studio legale ne facesse richiesta.
Oggi riportiamo la rassegna stampa.
Testimonianza che il male non sempre vince. Né vince chi è più arrogante, chi grida più forte, chi cerca di portare i processi in piazza. Chi accusa quelli come noi di fare “chiacchiere da bar” o di “speculare sulla pelle dei bambini” (certo non c’è concorrenza se la speculazione sulla pelle dei bambini è quando la stessa serve per farci la formichina….).

Partiamo dai titoli:

PINO LA MONICA SCHOCK.

“In forme subdole, insidiose e camuffate costringeva le bambine ad atti sessuali”.
Innamorato delle adolescenti. A Santiago per dimenticare una 13enne.
“Lle bimbe sedotte subdolamente”. Depositata la sentenza sul caso La Monica: “soggiogava le allieve”
“Trovate nel pc 399 immagini pedopornografiche: era una detenzione consapevole”.
“Non concesse le attenuanti: “per le ragazzine era un maestro, non si è mai pentito”.
“Gravi atti sulla piccola di 9 anni: è ancora turbata”.
“I servizi sociali non hanno lanciato l’SOS”.
“Adesso deve pagare i danni”.

Buon anno bambine. Che vi siete ritrovate a crescere troppo alla svelta.
Posso l’anno nuovo non presentarsi alla vostra porta, anzi, vi mandi un suo anno precedente. Che vi ripaghi, sotto forma di tempo, di quei giorni perduti, sprecati direi, nel dolore, nel pianto, nella paura.
E che davanti a voi ci siano solo il sereno. Quel orizzonte ricco di colori che tutti i bambini si meritano, ma voi, concedetemelo, un po’ di più.
Con al certezza che un domani, diventiate vostra volta donne e madri serene. Combattive (come le vostre), che guardando quella piccola indolore cicatrice, dicano al mondo che No, nessuno, ma proprio nessuno deve fare del male, ad un bambino! MAI!
A voi il mio abbraccio più pulito,  ai Pinolamonica di questo mondo  il mio più assordante silenzio.

Un mutuo per Pino. Ma sarà vero? Le vostre perplessità.

In un periodo in cui siamo letteralmente in “overbooking” per mail e richieste di aiuto, forse ce la siamo cercata. Dico questa battuta  per spiegare che i 2 articoli di ieri, quello sugli abusi sul bimbo disabile e quello sul mutuo fatto per supportare Pino La Monica, hanno mandato in tilt il nostro sistema. Ed oggi sono tantissime le mail e le telefonate al riguardo (please, stop alle telefonate!).
Di gente furibonda, indignata, schifata, desiderosa di aiutare i nostri bimbi.
Sul tema abusi e disabilità, l’abbiamo detto e lo ripetiamo, abbiamo deciso di portare avanti una campagna molto forte, sia all’interno dell’opinione pubblica, che con interventi mirati, proprio in quelle realtà dove i piccoli disabili dovrebbero essere curati ed amati (mai come in questo caso il condizionale è d’obbligo).
Per il caso La Monica diciamo quanto dal primo giorno abbiamo detto:
ogni nostro intervento è in risposta a posizioni (le loro, loro intese quelle dei suoi supporters) che sono costantemente in bilico tra l’arroganza e l’inciviltà).
Oggi riportiamo giusto alcune osservazioni, che ci avete fatto.
Tutti vi chiedete una cosa, che in verità ci chiediamo anche noi, che come Onlus abbiamo (giustamente) un mare di controlli, anche di carattere fiscale.
Questa gente sostiene di poter raccogliere con alcune cene delle cifre elevatissime, per pagare appunto i centomila euro e rotti di spese legali / risarcimento alle vittime degli abusi.
La domanda è:
chi controlla questo flusso di denaro?
C’è qualcuno delle istituzioni che verifica il tutto, fino all’ultima pezza giustificativa?

Ed ancora, se bastano poche cene (le facciamo anche noi e credetemi se vi dico che da una cena solidale si ricava davvero ben poco) per coprire simili spese, la domanda che in tanti vi siete fatti è:
gli introiti arrivano appunto solo da quelle cene o c’è ben altro. Nessuno di voi infatti (e noi ci aggreghiamo) crede che ci sia solo quello. E nessuno vuole credere che una persona sana di mente apra un mutuo così elevato senza avere la certezza che quei soldi rientrino. Certezza matematica, non ideologica.
La domanda che quindi è legittimo farsi ed a cui chiediamo, alle istituzioni preposte, una risposta è:
chi finanzia realmente Pino La Monica?
Ma soprattutto una persona che aveva 399 files pedopornografici che giro di soldi realmente ha a disposizione?
È forse giunto il momento in cui qualcuno ci spieghi (e mi auguro che le motivazioni della sentenza in arrivo ce lo dicano) se quelle immagini sono state tutte scaricate gratuitamente o anche acquistate / scambiate. Poiché se prevalesse il secondo punto, credo sia legittimo porsi interrogativi ben più inquietanti ed indignati, di una cena natalizia o di un mutuo aperti per un pedofilo.
Dato che sappiamo tutti quanti che giri economici stiano dietro alla pedopornografia (anche) nel nostro paese.

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